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L'autore



Andrea Camilleri

Il primo rapporto con il teatro data, nella mia vita, all'incirca del 1949. Da questo momento in poi, si puo' dire, non ci siamo mai lasciati. Il movente fu un sentimento tipico di certa gioventu' inquieta, tra la noia e la curiosita'.

Del teatro gia' da subito mi attraeva le sperimentalismo linguistico, piu' che quello teatrale. Per primo posso dire, ho sperimentato nei teatri cosiddetti minori autori come Beckett e Adamov. Le altre mie regie teatrali, circa un centinaio, hanno spaziato su repertori diversi per prospettiva e storia.

Non ho scritto di teatro, come sarebbe sembrato normale, ma nel '67, volendo aprire un capitolo nuovo della mia creativita', scrissi "Il corso delle cose", che venne puntualmente rifiutato da dieci editori.

Oggi posso assistere a come il pubblico reagisce di fronte ad un drammaturgo di se stesso che ha gia' conosciuto come scrittore.

Prima di sccettare l'ipotesi di una riduzione per il teatro di questa mia opera letteraria ho resistito un bel po'. Non capivo come fosse possibile (e ragionavo, e' ovvio, da autore) trovare un contenitore spaziale, una griglia che supportasse, senza tradirlo, il racconto. Il colloquo avuto con Giuseppe Dipasquale ci ha fatto trovare la sluzione: una strutura drammaturgica che salvaguardasse la scomposizione temporale del romanzo, ma condotta in modo da localizzare scenicamente il tutto in un luogo che fosse ad un tempo un teatro (quello per esempio dove poteva essere avvenuto l'incendio) e il luogo dell'azione del racconto.

Sono stato per lungo tempo un regista per non capire quante insidie si nascondono nella trasposizione scenica di un'opera letteraria. Ci sembra, quetsa volta, di aver fatto il possibile affinche' l'opera, lo spirito, l'ironia del romanzo siano state conservate. Per il resto non posso che essere d'accordo con quell'altro mio illustre conterraneo, quando diceva che l'opera delo scrittore finisce quando comincia quella del regista.




Last modified Thursday, January, 10, 2002