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Camilleri Jam

La favola infinita

Piccoli racconti nuovi ed inediti, favole e filastrocche di Andrea Camilleri

 



5-6 agosto 2007, Roma, FontanonEstate

Regia
Maria Luisa Bigai

Costumi
Dora Argento e Valentina Salerno

Interpreti
Cinzia Villari, Giovanni Carta, Patrizia Barbieri, Mauro Pescio, Alessandra Costanzo (nel ruolo della Memoria)

Musiche originali dal vivo
Mirko Onofrio (flauti e sax), Filippo Alessi (tamburi a cornice)



Il tempo dei maiali ubriachi

“I maiali si sono completamente ubriacati si sono mangiati i resti della spremitura e hanno saltato la recinzione”. “E ora che facciamo?”. “Ci conviene entrare in casa e aspettare che gli passi la sbornia”. I maiali usciti dal sottoterrazzo, si stavano inventando una quantità di spassi. Due giocavano con la palla di un mio cuginetto, due si sollazzavano a saltare l’uno sulla groppa dell’altro, il quinto forse aveva la sbornia triste perché teneva in bocca un mazzetto di fiori di campo e se ne stava in un angolo malinconicissimo. Poi cambiarono gioco.
Uno, col muso, spingeva la palla il più lontano possibile, gli altri tre si lanciavano all’inseguimento. Strillavano come a una partita di calcetto.
Il primo a crollare fu il malinconico. Sempre col mazzetto in bocca, si sdraiò su un fianco e si addormentò pesantemente. Poi fu la volta dei calciatori.
Andrea Camilleri (Il Messaggero, 5.8.2007)



Camilleri, storielle per “innocenti”

Tutto è cominciato all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, dove Maria Luisa Bigai era allieva di Andrea Camilleri. Poi il rapporto insegnante-alunna è diventato un’amicizia. Da qualche anno a Maria Luisa, friulana di nascita e siciliana d’adozione, capita di partecipare a piccole riunioni di famiglia in casa del “padre” di Montalbano, e di sentirlo raccontare ai nipoti (che non sono i figli del commissario scapolo di Vigàta, ovviamente) filastrocche e storielle inventate su due piedi.
Per quelle narrazioni lo scrittore attinge a piene mani ai ricordi della sua infanzia, tutti puntualissimi e ricchi di quei dettagli che –a saperli dire- fanno vivere anche nella mente superaccessoriata e telematicamente apparecchiata di un ragazzino del Ventunesimo Secolo tutto un mondo di sapori primordiali, di luci diverse, di spensieratezze pretelevisive. Alchimie che identificano un’epoca.
Immaginando un pretesto drammaturgico come quello scelto da Boccaccio per mettere insieme le cento novelle del Decamerone (cioè la peste nera che attanagliava Firenze e che aveva costretto i dieci protagonisti a rifugiarsi nella campagna di Fiesole e poi scambiarsi storie e gossip ante litteram per ingannare il tempo) Maria Luisa Bigai ha confezionato quello che lei stessa definisce “un Boccaccio per bambini” su favole e filastrocche inedite di Andrea Camilleri. Così era nato anche un precedente spettacolo, “Il topo rode le sillabe”. Questo “Camilleri Jam” è uno spettacolo-concerto jazz, realizzato con la collaborazione dell’autore. Sarà in scena stasera e domani sul Gianicolo, accanto all’Acqua Paola, per la rassegna FontanonEstate, interpreti Cinzia Villari, Giovanni Carta, Mauro Pescio, Patrizia Barbieri e Alessandra Costanzo (nel ruolo della Memoria).
Il titolo, decisamente contemporaneo, se da un lato fa pensare a una jam session musicale (in palcoscenico i flauti e il sax di Mirko Onofrio e i tamburi di Filippo Alessi), dall’altro evoca gustose confetture di frutta mista (jam in inglese significa marmellata). Come misti sono i percorsi che affronteranno musicisti, attori e ballerini dovendo andare indietro nel tempo da oggi fino agli anni Trenta e Quaranta. Quando -siamo tra le due Guerre- i ragazzi dovevano esorcizzare la noia agrodolce dei lentissimi pomeriggi estivi.
Paola Polidoro (Il Messaggero, 5.8.2007)



La grandezza dei piccoli universi

Esiste un Camilleri delle piccole cose, dei lunari, dei proverbi, delle ricette di cucina, delle regole tramandate a voce su come si potano le piante e si coltiva l’orto.
E’ il Camilleri intimo, sapienziale, il più siciliano, che ritroviamo anche fra piega e piega delle avventure di Montalbano e nel cuore del personaggio stesso, ma, soprattutto, nel romanzo più lungo, “Il re di Girgenti”, 510 pagine che raccontano in molti modi la primavera: una giornata indimenticabile sul lago di Pergusa, dove si dice che Proserpina tornò dagli Inferi per ridare sorriso alla terra; i mandorli di Agrigento, i campi e le viti attorno a Tindari e Segesta; il volto “non politico” del tempo che nell’isola invita alla pigrizia della controra, all’amore, all’idea di futuro. Ancora, il profumo della zagara, un grido d’argento come quello di un bambino; l apiacevolezza di dimenticare le minestrine e le carni troppo condite a favore della verdura e della frutta.
Questo Camilleri “domestico” e contadino, attento alla pragmatica poesia del quotidiano e alla liturgia delle stagioni, tramanda e crea le fole, le storielle comiche, le filastrocche, i quadretti infantili, le fughe di fantasia. E proprio qui, in questi unviersi minimi, c’è autentica grandezza.
Rita Sala (Il Messaggero, 5.8.2007)




Last modified Saturday, July, 16, 2011