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Conversazione con Tiresia


 


“Chiamatemi Tiresia, sono qui per raccontarvi una storia più che secolare che ha avuto una tale quantità di trasformazioni da indurmi a voler mettere un punto fermo a questa interminabile deriva. A Siracusa vi dirò la mia versione dei fatti, e la metterò a confronto con quello che di me hanno scritto poeti, filosofi e letterati. Voglio sgombrare una volta per tutte il campo da menzogne, illazioni, fantasie e congetture, ristabilendo i termini esatti della verità.”
Andrea Camilleri


Andrea Camilleri sceglie Tiresia e quel che di questo personaggio ci ha trasmesso la letteratura, la filosofia, la poesia, e lo elegge a pretesto - come già fece Borges con molti dei suoi temi prediletti - per investigare un pensiero da cui estrarre tracce, o prove, della sua vita precedente. Le infinite manipolazioni subite da questa straordinaria figura attraverso epoche e generi, costituiscono per Camilleri uno specchio in cui riflettersi, e attraverso cui rileggere il senso ultimo dell’invenzione letteraria.
L’indovino che compare nell’Odissea, il profeta reso cieco da Giunone (o da Atena?) punito perché rivelava i segreti degli dei, è il protagonista di una conversazione solitaria che si terrà l’11 giugno al Teatro Greco di Siracusa, nel corso della quale il più grande scrittore italiano, meditando ad alta voce sulla cecità e sul tempo, sulla memoria e sulla profezia, parlerà di sé e del suo viaggio nella vita e nella Storia.


Camilleri attore, monologo a teatro
«Chiamatemi Tiresia, sono qui per raccontarvi una storia». Inizia così il monologo di cui è autore e protagonista Andrea Camilleri, in scena l’11 giugno al Teatro Greco di Siracusa. «Conversazione su Tiresia» si intitola lo spettacolo, con la regia di Roberto Andò, nell’ambito del 54° Festival dell’Inda.
Perché proprio Tiresia l’indovino?
«È una vecchia storia che mi intriga da tempo. Ben 63 autori, dai greci a oggi, si sono occupati di questo personaggio affascinante, manipolato nei secoli. Quattro tragedie contengono la sua vicenda e poi Eliot, Apollinaire, Primo Levi... persino Woody Allen lo fa apparire in un suo film, La dea dell’amore. La mia ricerca su di lui è un fiume inarrestabile: attraverso le epoche, è descritto nei modi più disparati, da dissoluto ermafrodita, che riusciva addirittura a godere di se stesso, ad allegoria di San Paolo. Nella mia conversazione solitaria in una tranquilla notte d’estate, nei panni di Tiresia dico al pubblico: volete sapere come sono stato stracangiato nei secoli?».
Il fascino dell’ambiguità?
«Direi della doppiezza: lui è stato compiutamente sia donna, sia uomo. Io racconto il destino di un protagonista letterario, che è stato esaltato e bistrattato: faccio il punto della situazione».
Una confessione anche personale?
«Certo! Lui è cieco come me. È l’elogio della cecità».
In che senso?
«Appena ho iniziato a perdere la vista, ho acuito gli altri sensi. Ho sempre fumato 80 sigarette al giorno e, quando ancora ci vedevo, avevo perso il gusto degli odori, dei sapori. Quando gli occhi si sono spenti, sono ritornati tutti insieme! Anche il tatto mi fa impressione per quanto è sensibile. Tiresia vede il futuro da cieco: poteva non piacermi recitare un ruolo del genere?».

(da un'intervista a Emilia Costantini, Corriere della Sera, 21.4.2018)




Last modified Sunday, April, 22, 2018