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La creatura del desiderio

Dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri



Adattamento di Giuseppe Dipasquale
Regia Giuseppe Dipasquale

Interpreti
Valeria Contadino
David Coco
Leonardo Marino
Antonella Scornavacca

Scene e costumi Erminia Palmieri
Musiche Matteo Musumeci
Movimenti scenici Donatella Capraro

Prima messa in scena il 24 e 25 novembre 2018 al Teatro Musco di Catania.



Repliche:
Catania, Teatro Musco, 28 febbraio 2019
Siracusa, Teatro Comunale, 2 marzo 2019
Palermo, Teatro Biondo, stagione 2019/2020
Catania, Teatro Musco, stagione 2019/2020


Nel 1912, un anno dopo la morte di Mahler, la sua giovane vedova, considerata la più bella ragazza di Vienna e allora poco più che trentenne, incontra il pittore Oskar Kokoschka. Inizia una storia d’amore fatta di eros e sensualità, che sfocerà ben presto in una passione tanto sfrenata quanto tumultuosa. Viaggi, fughe, lettere, gelosie e possessività scandiscono i successivi due anni, durante i quali l’artista crea alcune fra le sue opere più importanti, su tutte La sposa del vento. Ma la giovane Alma è irrequieta e interrompe brutalmente la relazione. Kokoschka parte per la guerra con la morte nel cuore. Al suo rientro in patria, traumatizzato dal conflitto e ancora ossessionato dall’amore perduto, decide di farsi confezionare una bambola al naturale con le fattezze dell’amata. Questa è la storia.
La creatura del desiderio è di questa storia una versione in cui Andrea Camilleri nell’omonimo testo pubblicato da Skira, in modo del tutto originale – come sempre – e umanamente sensibile, racconta di Kokoschka e Alma Mahler, cioè delle sensibilità diverse, eppur concorrenti, che hanno temprato il Novecento europeo. Questo racconto rappresenta un’indagine sull’ossessione d’amore costruita sulla finzione umana, e l’occasione teatrale darà certo lo spunto a conversazioni non casuali sulla civiltà che si sta sviluppando in Europa e la cui prima radice non è stata finora tratteggiata con serenità distaccata.
“Il tema – dice il regista Giuseppe Dipasquale – è molto attuale per la vicenda che io e Andrea Camilleri abbiamo voluto raccontare in questa pièce: l’ossessione d’amore per una donna oggetto che si reifica in una bambola fino a portare alla pazzia il personaggio di Oskar Kokoschka, realmente vissuto come quello di Alma Mahler. Questa vicenda emblematica costituisce oggi nella misura del paradosso una delle più raffinate e crudeli violenze sulle donne”.



Natura immensamente donna
«Io credo fermamente che la donna sia davvero l'altra metà del cielo. Tanto immensa nel suo essere donna, quanto allo stesso tempo irraggiungibile e per certi versi incomprensibile al nostro mondo maschile, ma per ciò stesso affascinante e magnetica. Il mondo femminile ha un orizzonte che per noi definisce il punto di un percorso e di una vita. Purtroppo non sempre sguardo e orizzonte coincidono, ma questa, come suol dirsi, è la vita!».
In questi termini Giuseppe Dipasquale parla del tema teatrale che ha realizzato con Andrea Camilleri, sotto il titolo "La creatura del desiderio", e che va in scena stasera e domani al Teatro Must di Catania.
Una prima assoluta che si presenta come innovazione drammatica in un momento in cui di idee innovatrici all'orizzonte se ne vedono poche. Innovatrici nei modi, ma ben radicate nella natura umana, fin dove può giungere la memoria storica o mitologica. L'argomento è quello del rapporto tra l'uomo e la donna, sul piano delicatamente sentimentale che spesso sconfina nell'immaginario con tutte le frange (poetiche, passionali, concupiscibili, irrealizzabili) che la natura stessa di quel rapporto comporta. I due drammaturghi prendono in considerazione la vi-cenda umana e artistica del pittore Kokoschka con Anna Mahler che fu la sua musa e si muoveva agilmente tra letteratura ed arti, tra sentimenti affettuosi ed eros in un tutto inestricabile. Ne ab-biamo parlato diffusamente con il regista e autore che si avvale della interpretazione di Davide Coco e di Valeria Contadino (ben noti al pubblico italiano che ne ha sempre applaudito le in-terpretazioni) con le scene significative di Erminia Palmieri e le musiche altamente suggestive di Matteo Musumeci, uno dei compositori moderni più attenti alla storia del pensiero occidentale e alle sue implicazioni psicologiche.
La conversazione, come si conviene a materia tanto stimolante è stata fitta, con varie svolte secondo l'immaginazione dell'intervistatore e la creatività dell'intervistato. Qui il tutto è messo in ordine e sintesi.
La tematica di fondo è quella dell'eros, soprattutto maschile, che considera la donna un complemento della propria passione e dunque immagina di poterla controllare: cosa che non riuscì agli innamorati di Elena, né a quelli della Lulu di Wedekind. Perché la donna non è un oggetto ma un soggetto... «... E uscendo dalle metafore non riuscì neanche all'immaginifico D'Annunzio ed è riuscita parzialmente a Hoffmann che immaginò Coppelia come amante: perfetta perché era una bambola. Ma non del tutto priva di autonoma sensibilità... Il possesso totale è impossibile e porta a creare un simulacro...».
Si avverte la tematica di Andrea Camilleri che di recente ha rivissuto il mito di Tiresia che ottenne dagli dei di partecipare della natura femminile...
«Sono parabole create dalla inadeguatezza del maschio nei confronti della donna: la bambola è la materializzazione di un eros unilaterale. Non solo favola. Le cronache recenti parlano di una casa di appuntamenti, a Torino dove le femmine da conio sono... bambole».
E non sarebbe più comodo tenersi la bambola in casa?
«E' proprio quello il punto: la finzione femminile deve essere completata dalle modalità dell'incontro, che deve essere più simile possibile a quello vero, pur essendo falso, cosa che garantire la totale subordinazione del partner. Del resto non è casuale che il nostro spettacolo vada in scena a ridosso del 25 novembre giornata della sensibilizzazione sulla violenza contro le donne. Perché la materializzazione dell'eros femminile è l'estrema violenza. E noi in un finale a sorpresa lo sottolineiamo».
Una tematica del genere va oltre le consuetudini dello spettacolo come show, impone allo spettatore una consapevolezza emotiva, per riattraversare le questioni esistenziali in un mondo (quello di oggi) che solo apparentemente le ha risolte. E questo vale anche per gli interpreti e per quell'interprete spirituale che è il musicista. Matteo Musumeci ha scritto musiche di grande impatto sentimentale ed emotivo.
Prima di comporre la vostra colonna sonora ha visto lo spettacolo?
«Di più: ha partecipato alla sua costruzione, come gli attori e come la scenografa. E' stata una ricerca su una tematica che finora non è stata portata in scena da nessuno...».
Suppongo che la tensione emotiva non ammetta nessun intervallo...
«Naturalmente. Ma l'azione scenica si sviluppa in due fasi che si raccordano tra loro ma in continuità di raffigurazione. Gli spettatori e le spettatrici, come partecipi della natura umana non sono osservatori distaccati di una azione altrui. Quelle passioni, quelle debolezze, quei sogni, sono di tutti. L'amore carnale, quello attraverso le parole o l'arte sono di tutti».
Sarà un gran momento di riflessione sulla società attuale che ha messo sui video tutto quel che l'eros esibisce o nasconde, ma che nel confronto con la realtà vissuta si dimostra selvaggio, brutale o inerme e fallimentare. L'immagine elettronica è pur sempre una immagine fittizia. La sublimità dell'eros è la sua vitalità.
Con un programma del genere, con una carica emotiva come quella che Camilleri e i suoi discepoli sanno suscitare, questa creazione sarà un must del teatro. Nel Teatro Must.
Sergio Sciacca (La Sicilia, 24.11.2018)



Last modified Tuesday, June, 11, 2019