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Festa di famiglia


La compagnia Mitipretese con Andrea Camilleri

Drammaturgia e regia Mitipretese - Manuela Mandracchia, Alvia Reale,
Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres
Collaborazione alla drammaturgia Andrea Camilleri (da testi di Luigi Pirandello)
Anteprima Studio per “Festa di famiglia”
27 luglio 2008, Ponza, Ponza in Festival
Cast Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti,
Fabio Cocifoglia
Prima 6 ottobre 2009, Roma, Teatro India
(poi tournée 2009-2010 e 2011)
Cast Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti,
Mariángeles Torres, Fabio Cocifoglia, Diego Ribon
Compagnia Mitipretese
Produzione Teatro di Roma / Mercadante Teatro Stabile di Napoli /
Artisti Riuniti
Premi Alabarda d’oro 2010 – Città di Trieste,
quale miglior spettacolo teatrale


Festa di famiglia è una riflessione sulle dinamiche violente all'interno del nucleo familiare. Il tema è drammatico e la storia che raccontiamo lascia pochi spiragli alla speranza; la sfida che ci proponiamo è quella di riuscire a raccontarne anche il lato tragicomico, di riuscire a vedere ciò che di grottesco e ridicolo si cela dietro le umane miserie. Siamo partiti da Pirandello, un autore che conosce a fondo la nostra realtà. Abbiamo isolato le scene che ci sembravano centrate sul nostro tema, abbiamo scambiato le battute tra i personaggi, abbiamo cambiato genere ai personaggi, abbiamo creato un nuovo personaggio da due, tre altri personaggi già esistenti. Abbiamo pensato che Camilleri, grande conoscitore di Pirandello e maestro di ironia potesse essere la persona più adatta per consigliarci in questo lavoro e invece ne è nato un vero e proprio sodalizio, un vero e proprio progetto comune.
Mitipretese

 
 
 
 


Breve rassegna stampa

Camilleri riscrive Pirandello
"Con il genio racconto la violenza di famiglia"

Roma. Andrea Camilleri "riscrive" Pirandello per raccontare la violenza sulle donne all´interno della famiglia. Sette commedie del grande autore siciliano vengono così rivisitate con un creativo copia-e-incolla dando luogo a un nuovo testo, “Festa di famiglia”, un´operazione in cui Camilleri collabora con la compagnia Mitipretese, che aveva già portato in scena “Roma ore 11”. Il montaggio - ricavato da brani di “Questa sera si recita a soggetto”, “Sei personaggi”, “L´amica delle mogli”, “Enrico IV”, “L´uomo, la bestia e la virtù”, “La vita che ti diedi” e “Trovarsi” - racconta il compleanno d´una mamma sessantenne alle prese con i rapporti tesi con le figlie. Per ora in forma di studio debutterà a "Ponza in Festival" domenica; protagonisti sono Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Fabio Cocifoglia, in attesa d´una versione autunnale con Mariángeles Torres e un sesto attore. La regia collettiva è di Mitipretese.
Camilleri, una bella responsabilità, trovare un filo rosso nel Pirandello teatrale...
«Non so se l´abbiamo "saccheggiato". Direi che è stato piuttosto un percorso trasversale nel suo teatro. Io avevo già messo mano ad adattamenti da sue pagine letterarie, riducendo “La cattura” (per gli 80 anni di Turi Ferro, ndr), “Il vitalizio”, e “Pena di vivere così” (“La signora Lèuca”). Ad aver buttato giù un primo schema pirandelliano sui disturbi femminili in famiglia sono state le ragazze di Mitipretese, da me conosciute all´Accademia Nazionale d´Arte Drammatica».
Quale è stato il suo apporto?
«Ho elaborato una serie di punti, ho sciolto certi nodi. Loro si prendevano le pagine mie e se le andavano a provare, dicendomi se funzionavano. Io non avevo mai fatto un lavoro con verifiche dirette in palcoscenico. E m´è piaciuto».
Lei ha scritto un saggio sui testi pirandelliani in dialetto. Qualcuno ha detto che il teatro di questo grande autore è fatto su misura per la borghesia italiana, ma Gramsci sostenne che i suoi personaggi sono storicamente popolani siciliani. La sua opinione?
«Sto dalla parte di Gramsci, la cui analisi partì dal “Liolà”. Per una mia laurea ad honorem ho portato una lectio sul rapporto tra Gramsci e Pirandello. Trovo che c´è un percorso anche da Pirandello a Emma Dante: lei trasferisce in contesti urbani la parlata contadina. Qui, in “Festa di famiglia”, nelle scene di raccordo ho mimato un ruvido "linguaggio pirandelliano". Anche lui s´avvaleva di altre fonti: il finale dei “Sei personaggi” lo prese da Reinhardt. E a me la falsificazione riesce bene. Ho avuto un Premio Boccaccio per una mia novella tutta apocrifa...».
Si dichiara contraffattore di Pirandello perché è suo conterraneo?
«Ogni sua struttura è di matrice siciliana. Ai personaggi mette in bocca verità dialettali. Io lo sento. Siamo nati vicini, lui ad Agrigento, io a Porto Empedocle. Ma guai ad alterare il gemellaggio. Il sindaco del mio paese scoprì una statua dedicata a Pirandello, e io obiettai che era un Lenin a basso prezzo, con cranio e barbetta identici, ma con abito stazzonato e scarpe militari, mentre Pirandello aveva calzature di "invulnerato coppale", era distintissimo. E non si meritava la targa in cui Porto Empedocle era definita "seconda città natale": va bene che si vive due volte, ma l´ubiquità della nascita, no. La targa l´hanno tolta».
E l´accostamento tra violenza famigliare e Pirandello, funziona?
«Sì. Nell´universo pirandelliano c´è sopraffazione. La riprova delle violenze domestiche è nella Madre, nella Figliastra, in Mommina. Fenomeni irrisolti, esplosivi, che non esplodono, e che causano feriti gravi, più che morti. Tutto quello che ora nel nostro testo si disfa e si riaggiusta male attorno a una madre e al suo compleanno corrisponde a una situazione pirandelliana, a un salotto buono mandato all´aria. Io ho introdotto un oggetto diabolico, una vecchia scatola metallica per i biscotti, perché contenesse foto bonarie che però suscitano dispute, incomprensioni, rancori».
Oltre al teatro, cosa sta scrivendo?
«Una cosa nuova e complessa. Un racconto lungo su un viaggio poco noto che Pierre-Auguste Renoir fece ad Agrigento, riferito dal figlio Jean Renoir nella biografia sul padre. Sembra che al papà avessero rubato il portafoglio, che sia stato ospitato dal contadino cui aveva chiesto di fargli da guida, uno che s´offese quando alla fine gli fu offerto un compenso, tanto che la moglie Aline risolse togliendosi una catenina con la Madonna e regalandogliela. Si separarono tra i pianti. Altro non c´è. Ma io scrivo».
Rodolfo Di Giammarco (La Repubblica, 24.7.2008)


"Festa di famiglia", occhi dietro le quinte
A Ponza Pirandello assemblato da Camilleri


Roma - Il Festival di Ponza si affaccia quest’anno all’ampio e lussureggiante balcone delle rassegne estive proponendo appuntamenti di riguardo. Domenica, ad esempio, alla Villa “Le Tortore” (21.30), c’è una una “prima” nazionale: Studio per “Festa di famiglia” da testi di Luigi Pirandello, con Fabio Cocifoglia, Manuela Mandracchia, Alvia Reale e Sandra Toffolatti. Ha collaborato alla drammaturgia Andrea Camilleri; la regia è del collettivo.
Lo spettacolo nasce dalla volontà di “Mitipretese” (Mandracchia - Reale - Toffolatti - Mariángeles Torres, già accomunate dal riuscito esperimento “Roma ore 11”, da Elio Petri) di proseguire la ricerca testuale e scenica intrapresa insieme. Soggetto e oggetto della nuova indagine del quartetto (davvero rispettabile: s’impegna e realizza rara avis più di quanto si lamenti), rimane la figura femminile. Ma se nelle scorse stagioni la donna era còlta nel mondo del lavoro, qui la si scandaglia dentro la famiglia, vittima di dinamiche segrete e “violente” comunque legittimate dal legame coniugale o parentale. «Non ci interessa la cronaca spicciola o l’istant-drama dice il gruppo . Partendo dalla nostra tradizione letteraria e teatrale vorremmo piuttosto arrivare a comporre un testo che ci permetta di far luce sui meccanismi celati all’interno di quello che oggi, così semplicemente e così insistentemente, chiamiamo famiglia».
Brave ragazze. La produzione di “Mitipretese”, che con ogni probabilità confluirà nel cartellone 2008-2009 di “Artisti Riuniti”, testimonia una volta di più come un pugno di attrici in carriera, dotate di sicuro talento e spesso gratificate dai cosiddetti consensi “di critica e pubblico”, sappia affrontare le attuali panie teatrali, economico-finanziarie e creative, nell’unico modo possibile: lavorando.
Tutte diplomate all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, le magnifiche quattro hanno scelto il nome “Mitipretese” in memoria della dattilografa (“di miti pretese”, appunto) che muore tragicamente in “Roma ore 11”.
Rita Sala (Il Messaggero, 26.7.2008)


Pirandello violento: Camilleri indaga

«Difficile trovare un uomo psicologicamente più violento nei confronti delle sue donne di Luigi Pirandello. L'annientamento della moglie Antonietta, sposata, poi relegata a finanziatrice dei bisogni familiari, che impazzisce quando la fine della sua dote le sottrae la propria identità. La povera figlia Lietta che tenta il suicidio... Il caro "zio Luigi" ha predicato bene, denunciando le mascalzonate maschili nell'opera letteraria, e razzolato molto male nella vita privata».
Andrea Camilleri è di umore radioso, il suo studio romano è inondato di sole, risate, aromi di caffè. L'allegria dell'attivissimo ottantatreenne è concimata da quattro attrici-autrici-registe (Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariángeles Torres, ovvero il gruppo «Mitipretese») che lo hanno coinvolto nel progetto drammaturgico di «Festa di famiglia». Debutto già fissato al Teatro India, sala sperimentale del Teatro Stabile di Roma, il 6 ottobre. Quindi tournée a Milano, Napoli, Genova e altrove.
Il pretesto è il compleanno di una madre di 60 anni festeggiata dalle sue tre figlie, la vera trama è la violenza quotidiana degli uomini contro le donne nell'ambito familiare. Non una sola battuta è nuova perché l'intero impianto drammaturgico è composto da materiale letterario di Luigi Pirandello estrapolato da drammi, novelle, romanzi. C'è la molestia sessuale del padre verso la figliastra dei "Sei personaggi in cerca d'autore", il marito segregatore di "Questa sera si recita a soggetto", il manipolatore di personalità de "L'amica delle mogli". L'impianto allestito dalle quattro attrici-autrici ha trovato in Camilleri una sterminata banca dati, unica nel suo genere e una cabina di regia dal ricchissimo passato. Dunque una sintesi che solo nominalmente è semplice «collaborazione alla drammaturgia», come si leggerà in locandina.
Spiega Camilleri: «C'è chi si ferma alle statistiche ma i numeri sono il miglior modo per esorcizzare un problema immenso, che riguarda situazioni insospettabili. Ci sono famiglie in cui la prevaricazione maschile è la regola, e spesso si arriva al gesto penalmente perseguibile». Ma dov'è il nodo di fondo, visto da un narratore? «Per secoli la donna è stata considerata dall'uomo un dominio, un possesso, come materia da dominare e indirizzare. Nel mondo moderno e contemporaneo, per fortuna, le cose sono cambiate. E l'uomo non l'ha sopportato. È come se i soldi conservati nel suo cassetto avessero deciso di allontanarsi e raggiungere autonomamente altre tasche. L'uomo non riesce a gestire i sentimenti profondi che nascono dai capovolgimenti. Per esempio, anzi soprattutto, l'abbandono. Per questo è affascinante la scommessa delle mie quattro amiche attrici. Sono riuscite a far dire a Pirandello, con le sue stesse parole, ciò che "zio Luigi" non avrebbe mai immaginato di poter ammettere».
Una pausa, un piccolo sbuffo: «L'uomo ha una sostanziale paura delle donne, della loro possibile fuga. E così il maschio reagisce ricorrendo alla forza fisica. Di lì nascono tutte le storie di mariti, ex mariti, fidanzati ed ex amanti che picchiano, violentano, spesso uccidono purtroppo tante donne. I muri costruiti per secoli intorno alle case siciliane e in genere del Sud non difendevano il nucleo da chi poteva entrare da fuori: in verità impedivano l'evasione delle femmine». Una risata: «Perché, diciamocelo, tutto nasce da Adamo ed Eva. E a dire la verità la colpevole ancestrale è Eva, o no?». Risate femminili delle quattro ragazze.
Anche lei, Camilleri, da siciliano è un vero uomo del Sud. Ha mai compiuto gesti di violenza psicologica verso le donne che l'hanno circondato? Il padre di Montalbano guarda nel vuoto della finestra, verso il cielo del quartiere Prati. Per qualche istante fugge chissà dove, la sua bocca si piega nell'inconfondibile smorfia così familiare a chi lavora con lui. Poi ritorna: «Sicuramente. L'ho fatto ma inconsciamente, come capita a chi possiede quei gesti nel proprio Dna. Poi me ne sono reso conto. Ci ho pensato. E me ne sono immensamente vergognato. Perché qui sta la maturità, la capacità di usare l'intelligenza, di ricorrere all'esercizio quotidiano della conoscenza di se stesso: quando ti rendi conto delle radici dei tuoi difetti».
Quanto tempo occorrerà perché quegli impulsi si sopiscano, magari scompaiano? «Ancora molto tempo, però avverrà. Non riguarderà purtroppo le generazioni attuali. Occorrerà tempo per educare futuri uomini e donne ad avere relazioni diverse». Poi guarda le quattro attrici schierate sul divano di casa, con le spalle ai libri. Camilleri le provoca: «Basta che la piantiate con le Quote rosa, con la Festa della donna dell'8 marzo, con la retorica delle mimose... tutte espressioni oscene, che sottolineano una diversità che non c'è più». Le quattro ovviamente si ribellano («è un modo per difenderci, per avanzare...») Ma lui non si convince: «Questa roba non mi piace. È come se ci chiedessimo: "Quanti individui dalla pelle nera mettiamo nelle liste? Anzi, quanti negri?"». Avete mai litigato tra voi in questi mesi di lavoro? Battuta ironica di Camilleri: «Le mie quattro simpatiche amiche hanno avuto rispetto. Rispetto per la vecchiaia di un ottantenne. Diciamo che non mi considerano più come uomo...».
Riecco la piega intorno alla bocca. Ma stavolta è molto più amara.
Paolo Conti (Corriere della Sera, 26.4.2009)




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