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Soltanto un naso rosso




Camilleri e i ragazzi che si rifugiano nel circo
Michela Greco - Cinecittà News, 1.2.2008

"È una riflessione profonda sul rapporto tra arte e pubblico, sugli artisti che devono confrontarsi con una realtà sempre mutevole". Nessuno meglio di Andrea Camilleri può definire Soltanto un naso rosso, il film che Rocco Mortelliti ha tratto dall'omonima pièce teatrale che nel 1986 partecipò al Premio Idi e che ora è arrivata sul grande schermo grazie all'impegno di un gruppo di studenti dell'Accademia Nazionale di Arte Drammatica "Silvio D'Amico". Il padre del Commissario Montalbano è infatti in qualche modo "padrino" anche del film, visto che all'epoca scrisse la prefazione della piéce (quando fu pubblicata su Teatro Scenario) e che oggi ha supervisionato la sua trasformazione in sceneggiatura per il cinema, dando dei preziosi consigli al regista.
Il protagonista della storia è Ettore (Rocco Mortelliti), operaio frustrato e stanco degli anni passati alla catena di montaggio, che un giorno decide di cambiare vita e tornare alla sua vecchia passione: il circo. Quindi si licenzia, affrontando il suo capo Antonello Fassari, e poi fa l'autostop per raggiungere il "Magic Circus" segnalato da un annuncio. Lì troverà un casale abbandonato popolato di clown, nani e ballerine che si sono isolati dal mondo da tanto tempo, e ora non trovano il coraggio per confrontarsi con il pubblico e con la realtà. Con la sua pragmaticità, il suo realismo e il suo linguaggio sboccato, Ettore romperà il delicato equilibrio della compagnia, e instillerà in loro un dubbio: è possibile vivere in un "limbo per artisti", senza immergersi nella società?
"Di fronte all'imbarbarimento della nostra società, del nostro linguaggio e anche della nostra televisione - ha spiegato uno degli attori principali, Maurizio Castè - Noi artisti abbiamo avuto la tentazione di chiuderci in un microcosmo. E con questo film ci chiediamo se sia possibile una comunicazione tra gli artisti e il mondo civile, se nel nostro paese, e nel nostro mondo, c'è ancora posto per l'arte e la poesia. La risposta non sarà nel film, ma nel destino che esso avrà". Girato in digitale in una cartiera in disuso a Monte San Giovanni Campano - dove la scenografia è stata allestita con materiali raccattati in giro - e autoprodotto dagli attori, Soltanto un naso rosso è stato mostrato a una platea di addetti ai lavori alla Casa del Cinema di Roma, e ora spera di trovare una distribuzione che dia una risposta positiva alla possibilità che esista - e venga visto - un cinema diverso da quello commerciale.


l regista Mortelliti gira un film nella sua Ceprano
da S. Sirolli - Il Messaggero (ed. di Frosinone), 10.1.2007

Rocco Mortelliti ha girato un film ambientato nel mondo del circo tra Fellini e Kafka, tratto dalla sua commedia teatrale Soltanto un naso rosso, nella propria città natale, Ceprano (in provincia di Frosinone). L’ex cartiera e altri siti industriali hanno fatto da scenografia alla nuova pellicola dell’attore di teatro allievo di Strehler, cresciuto come regista al fianco di mostri sacri quali Passalacqua, Camilleri, Lizzani, Scola e D’Alessandria. Commenta Mortelliti: “È stata mia figlia Alessandra, che fa parte del cast (c'è pure un cameo di Antonello Fassari e due mimi francesi, “I Parapiglia”, della scuola di Marcel Marceau) a convincermi. Gli effetti e la presa diretta, sono a cura del Conservatorio di Frosinone "Licinio Refice". E gli stessi allievi del conservatorio registreranno la colonna sonora sotto la direzione del maestro Antonio Di Pofi. La scenografia è di un ragazzo di Castro che si chiama Mario Mantua. Il progetto è possibile grazie al Comune di Ceprano”. “Il film l'ho fatto per una questione di cuore – continua Mortelliti – ma anche per lanciare un’idea: trasformare in teatro di posa (cinematografica) o di prosa l’ex cartiera di Ceprano. Ho voluto ambientare lì la mia storia, perché era un simbolo di benessere. Ricordo che chi entrava in cartiera si sentiva “arrivato”. Un vero status symbol negli anni del boom economico. Mi è rimasta impressa l’arroganza di tanta gente che lavorava lì e si sentiva “importante”. Poi nel giro di poco la cartiera è andata in malora. Dalle stelle alle stalle. Una vicenda che mi ha insegnato ad essere umile, perché la vita è una ruota che gira”.



Last modified Wednesday, July, 13, 2011