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Un siciliano in Sicilia



Regia Pino Passalacqua
Soggetto e sceneggiatura Andrea Camilleri, Pino Passalacqua, Antonio Saguera
Data 1987 (trasmesso su Rai2 dal 18/2 al 25/2)
Durata 270' (3 puntate)
Produzione RAIDUE - RPA - TF1 - ZDF
Interpreti James Russo (Giuseppe)
Patti Lupone (Vincenzina)
Vincent Gardenia (zio Nino)
Gianluca Favilla (maresciallo De Rosa)
Georges Wilson (Alabiso)
Sergio Castellitto
Paolo De Vita
Ennio Fantastichini
Orso Maria Guerrini
Christiane Jean
Biagio Pelligra
Carlo Reali
Vincenzo Salemme
Bill Vanders

 

Seconda guerra mondiale: un giovane siculo-americano parte per la Tunisia in servizio militare e si presenta volontario per l'imminente sbarco in Sicilia, dove scoprirà le sue origini scontrandosi con la diffidenza degli isolani, con quella di un caparbio maresciallo e con un vecchio zio dalle losche attività.


Andrea Camilleri intervistato da Teleacras nel 1987


Un siciliano in Sicilia
Lo strano caso dell’oblio di una serie TV RAI

La serie TV storica dal titolo Un siciliano in Sicilia, regia di Pino Passalacqua, fu messa in onda da RAI 2 nel 1987. Si tratta dell’unico film che narra in maniera specifica dello sbarco angloamericano in Sicilia del 1943, escludendo la recente commedia di Pif. È un lavoro di ottima fattura, appassionante, dal ritmo serrato, serio e ben narrato, dove si nota la mano maestra dello sceneggiatore Andrea Camilleri, tutto girato in luoghi suggestivi della Sicilia, come la Scala dei Turchi e la torre spagnola di Realmonte, la fornace di Sampieri, la torre spagnola di Pozzallo, il paesino ibleo di Ferla.
Il film, in tre puntate da circa 90 minuti ciascuna, si basa sulla storia di un giovane siculo-americano, Giuseppe, ufficiale dell’OSS (i servizi segreti dell’esercito americano), che torna in Sicilia nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, per prendere contatti con esponenti antifascisti e organizzare la classe amministrativa in vista dell’occupazione e della caduta del fascismo. A proteggere la spia ci pensa lo zio mafioso, rientrato dagli Stati Uniti e diventato un importante boss. Il ritmo narrativo è vivacizzato dalla ricerca e dall’inseguimento della spia da parte del maresciallo De Rosa, caparbio agente del controspionaggio italiano. Una storia d’amore tra il giovane e una bella siciliana sposa di un soldato disperso in nord Africa, alleggerisce la storia di guerra.
Il cast è di livello molto alto, un ben riuscito connubio tra attori italiani e stranieri, alcuni con esperienze a Hollywood. Il protagonista Giuseppe è interpretato dall’attore americano James Vincent Russo, presente in molte pellicole di successo col ruolo del cattivo, come “C’era una volta in America”, “Beverly Hills Cop”, “Oltre ogni limite”, “Donnie Brasco” e “Terra di confine”. Il suo antagonista, il maresciallo dei carabinieri De Rosa, ha il volto del livornese Gianluca Favilla, ottimo attore uscito dalla scuola di Vittorio Gassman, nel cast anche di film di successo come “Mery per sempre”, “Il muro di gomma”, “Compagni di scuola”, “Una storia semplice”. Lo zio Nino è interpretato dall’italo-americano Vincent Gardenia, nato come attore di teatro, poi passato al cinema (“Lo spaccone”, “Lucky Luciano”, “Ciao nemico”, “Stregata dalla luna”. Vincenzina la pazza ha un’interprete speciale: la cantante americana Patti Ann Lupone, premiata protagonista di musical. Altri attori stranieri sono i francesi Georges Wilson (avvocato Alabiso) e Christiane Jean (la bella siciliana) e il tedesco Bill Wanders (il capo dei capi). Degni anche i nomi degli attori italiani, tra i quali il poliedrico Vincenzo Salemme (tenente Quartullo), Sergio Castellitto, Orso Maria Guerrini (maggiore del controspionaggio), il comisano Biagio Pelligra (braccio destro del boss), Ennio Fantastichini (agente dell’OSS).
Perché un prodotto di valore come questo è scomparso dal mercato e non si trova neppure in Raiplay? La spiegazione potrebbe essere politica, precisamente riguarda il politicamente corretto. Che Cosa Nostra abbia aiutato i servizi segreti americani nello sbarco in Sicilia è una teoria ancora controversa, per la quale si scontrano storici importanti. Tra questi, Rosario Mangiameli e Salvatore Lupo che confutano la tesi, il giornalista Ezio Costanzo che la sostiene. Forse sentire che uffici governativi americani abbiano chiesto la collaborazione della mafia per vincere la guerra è un’ipotesi che infastidisce alcuni poteri.
In un’intervista lo sceneggiatore Andrea Camilleri espresse il suo pensiero, spiegando le difficoltà di sostenere quella tesi nella Rai:
Noi abbiamo dovuto muoverci in un equilibrio estremamente difficile, perché una leggenda vuole che sia stata la mafia ad aiutare lo sbarco degli Alleati in Sicilia. Siamo riusciti a ottenere una serie di documenti quasi rari […] In realtà, l’apporto della mafia c’è stato, ma non tanto sullo sbarco. Il comando militare della marina degli Stati Uniti chiese aiuto a Luciano, ma chiese che non avvenissero scioperi nei porti americani nel periodo di maggior lavoro per trasportare in Europa le forze da sbarco. Un contributo preparatorio. Noi sosteniamo la tesi, del resto ampiamente dimostrata, che ad esempio nel palermitano, su 72 comuni, 65 vennero occupati da dirigenti della mafia, perciò la mafia passò in prima persona. Ma questo scavalcò le buone intenzioni che c’erano.
Ma l’uso di amministratori mafiosi andò realmente oltre le intenzioni degli americani o fu l’applicazione di un patto? Agli appassionati di storia e in particolare dell’operazione Husky consiglio di guardare questa miniserie, sempreché abbiate la capacità o la fortuna di riuscire a procurarvela.
Domenico Anfora - Il narratore di storia, 1.9.2024



Last modified Friday, August, 15, 2025