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Il birraio di Preston



Autore Andrea Camilleri
Prezzo L. 15.000
Pagine 239
Data di pubblicazione 6 aprile 1995
Editore Sellerio
Collana La memoria n.331
e-book € 6,99 (formato epub, protezione acs4)


Si capisce, leggendo Camilleri, che il suo piacere letterario maggiore, raccontando vicende della provincia siciliana (fatti veri su cui trama e ordisce la finzione, e quindi in sé semplici se non fossero intricate dall'essere appunto siciliane), è quello di riportare il dialogo vivo. È un piacere che si comunica immediatamente al lettore, per la particolare forza comica dell'arte di Camilleri; ma assieme al piacere, poiché il linguaggio è la casa dell'essere, e con la stessa forza e immediatezza si comunica una specie di nucleo di verità dell'essere siciliano. L'iperbole e il paradosso della battuta, cui corrispondono l'amara coscienza dell'assurdo in cui siamo e il dolore sordo dell'immutabilità di questa condizione. Camilleri inventa poco delle vicende che trasforma sulla pagina in vorticosi caroselli di persone e fatti - qui il fatto vero, conosciuto dalla celebre Inchiesta sulla condizioni della Sicilia del 1875-76, è il susseguirsi di intrighi, delitti e tumulti seguiti alla incomprensibile determinazione del prefetto di Caltanissetta, il toscano Bortuzzi, di inaugurare il teatro di Caltanissetta con una sconosciuta opera lirica, Il birraio di Preston. E anche in questo attenersi al fondo di verità storica c'è probabilmente un senso preciso: in Sicilia non serve attendere che la storia si ripeta per avere la farsa. La storia, per i siciliani, si presenta subito, al suo primo apparire, con la smorfia violenta e assurda della farsa.


Nota

L'Inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876), che non è quella di Franchetti e Sonnino, ma quella parlamentare, venne pubblicata dall'editore Cappelli di Bologna nel 1969 e subito si rivelò per me una vera miniera. Da domande, risposte, osservazioni, battute contenute tra le centinaia e centinaia di pagine sono nati il romanzo La stagione della caccia e il saggio La bolla di componenda.
Questo nuovo romanzo allunga il debito. Nell'udienza del 24 dicembre 1875 viene ascoltato il giornalista Giovanni Mulè Bertolo per sapere qual è l'atteggiamento della popolazione di Caltanissetta e provincia nei riguardi della politica governativa. Il giornalista dice, a un certo momento, che le cose sono mutate in meglio dal giorno dell'allontanamento del prefetto, il fiorentino Fortuzzi, che si era reso particolarmente inviso alla popolazione («Fortuzzi voleva studiare la Sicilia attraverso le figurine incise nei libri. Se un libro non aveva figure, non aveva importanza... Stava sempre chiuso fra quattro mura, avvicinato soltanto da tre o quattro individui a cui s'ispirava»).
Il carico da undici Fortuzzi ce lo mise il giorno in cui, dovendo si inaugurare il nuovo teatro di Caltanissetta, impose che l'opera da rappresentare fosse Il birraio di Preston («Voleva imporre anche la musica a noi barbari di questa città! E con il nostro denaro» esclama sdegnato Giovanni Mulè Bertolo). Ci riuscì, malgrado l'opposizione delle autorità locali e il bello è che non si è mai saputo il perché di questo suo intestardirsi sul Birraio. Naturalmente durante la rappresentazione accaddero numerosi incidenti, un impiegato postale che disapprovava vistosamente venne il giorno appresso trasferito («dovette abbandonare il posto perché non aveva che 700 lire all'anno di stipendio e non poteva allontanarsi da Caltanissetta»), i cantanti furono subissati da fischi.
A un certo momento dovette accadere qualcosa di più serio, perché, dice sempre il giornalista, «entrarono in teatro militi a cavallo, truppa con le armi». Ma a questo punto i membri della commissione preferiscono glissare e passano ad altro argomento.
La storia, sia pure cosi scarnamente accennata nella deposizione, mi pigliò e cominciai a travagliarci sopra. Ne è venuto fuori questo romanzo, che è tutto inventato, a parte, naturalmente, lo spunto iniziale.
Debbo ringraziare Dirk Karsten van den Berg per essere riuscito a procurarmi libretto e partitura del Birraio.
Dedico ad Alessandra, ad Arianna e a Francesco questa storia che leggeranno quando saranno grandi risentendo, lo spero, la voce del loro nonno.
A. C.


Scrittori da marciapiede

Per la rubrica Scrittori da marciapiede di Videosapere del 1996 un Andrea Camilleri che in quel periodo comincia a farsi conoscere come scrittore intervista per strada alcuni passanti: l'intento è quello di interrogarli sui loro gusti letterari per verificare se il suo libro Il birraio di Preston li possa interessare.





Nota Marco Malvaldi
Prezzo € 16,00
Pagine 320
Data di pubblicazione 27 gennaio 2026
Editore Sellerio
Collana Cento anni di Andrea Camilleri, n. 12


«Divertimento. Questa è la prima parola che mi viene in mente pensando che stai per leggere Il birraio di Preston. O amica lettrice – o forse amico lettore – hai il diritto di saperlo: stai per divertirti un casino».
Marco Malvaldi

Il birraio di Preston, del 1995, è considerato da molti il capolavoro di Andrea Camilleri. Lo spunto del romanzo nasce da un episodio realmente accaduto, riportato nell’Inchiesta sulle condizioni della Sicilia del 1875-76: un succedersi di intrighi, delitti e tumulti seguiti alla incomprensibile, ostinata determinazione del prefetto di Caltanissetta di inaugurare il teatro regio con una sconosciuta opera lirica, Il birraio di Preston, melodramma di Luigi Ricci. Siamo nel 1874 e la recente Unità d’Italia è messa a dura prova da questa scelta «settentrionale» alla quale la popolazione oppone Vincenzo Bellini. In breve si scatenano disordini che culminano con l’incendio del teatro. I fatti, le versioni, gli imbrogli, gli equivoci si inseguono e in paese si incrociano più verità mentre ognuno dei protagonisti – ufficiali piemontesi, congiurati mazziniani, uomini di rispetto, e una girandola di personaggi minori – interviene a modo suo. Un romanzo di potente forza comica e sapienza narrativa che attinge alla Storia come punto di partenza; ha detto Camilleri: «Io non ho una possibilità di invenzione che non abbia riferimento reale; ho sempre bisogno di un punto di partenza, qualcosa che è già successo». E la Storia qui si presenta con la smorfia violenta e assurda della farsa.



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