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Dante e Camilleri

Autore Debora de Fazio, Maria Antonietta Epifani
Data di pubblicazione 11 settembre 2025
Testata Treccani.it


 

Grazie all’utile strumento rappresentato da due volumi dei Quaderni camilleriani curati da Simona Demontis (2024a e 2024b) e, in parte, a letture personali di chi scrive, abbiamo ricostruito una piccola “biblioteca” dantesca nelle opere camilleriane.

Ci sono diversi livelli di riferimenti al poeta fiorentino negli scritti di Andrea Camilleri (se si vogliono escludere, per esempio, i riferimenti agli odonimi che sono sparsi nei suoi romanzi: troviamo, per esempio, piazza Dante ne La forma dell’acqua).

In numerosi casi Dante è chiamato in causa con altre modalità, per esempio con quelle che con Tundo 2024 (pp. 19-21) chiameremo “menzioni-omaggio”. Di taglio umoristico è quella presente ne La gita a Tindari (p. 261; segnalata da Tundo 2024: 27): qui Montalbano

[…] rivela autoironicamente all’amico e collega Mimi Augello la propria predilezione per il giallo. Tuttavia, alla domanda di Augello, che gli chiede se tra le sue aspirazioni c’è quella di “trasire nella letteratura con Dante e Manzoni”, Montalbano risponde con una dichiarazione di umiltà, affermando che se ne “affruntere[bbe]” ‘vergognerebbe’ poiché non si ritiene neanche lontanamente degno di paragonarsi agli autori della Commedia e dei Promessi sposi.

Nella stessa opera, il riferimento è all’Inferno attraverso una similitudine che paragona l’albero che si para davanti al Commissario ad un’illustrazione del celeberrimo Gustavo Doré: «[p]areva un àrbolo finto, di teatro, nisciùto dalla fantasia di un Gustavo Doré, una possibile illustrazione per l’Inferno dantesco» (p. 97). Ne Gli arancini di Montalbano (nel racconto Referendum popolare), il protagonista opera un’ispezione nello studio di un personaggio: «In un reparto c’erano, messi in bell’ordine, storie della letteratura italiana, enciclopedie, saggi critici. Su un ripiano c'erano riviste di letteratura che contenevano saggi di Manifò: studi soprattutto su Dante in rapporto alla cultura araba» (p. 153). Dello stesso tenore è la citazione contenuta ne La banda sacco (p. 71), un romanzo storico, in cui Dante è inserito in una sorta di “canone” di autori antichi e moderni: «Ci dispiace assà per Alfonso, che è stato un omo di granni intelligenza, che in càrzaro ha imparato a leggere libri boni (da Plutarco a Dante, da Settembrini a Hugo) […]».

Così come di citazioni e versi danteschi sono infarcite le Conversazioni su Tiresia (pp. 31-34 e 46), testo scritto e interpretato da Camilleri in occasione delle rappresentazioni classiche realizzate dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico e messo in scena per la prima volta al Teatro Greco di Siracusa nel giugno del 2018.

Il Padre della nostra lingua ricorre anche nei ricordi di Camilleri quando egli, per esempio, racconta delle figure di alcuni suoi insegnanti. A proposito di uno di loro egli dice: «Se sono in grado di spiegare Dante ai miei figli o a divertirmi a farlo all’Accademia Nazionale dell’Arte Drammatica io lo devo a Manuele Cassesa, papale papale» (ne La testa ci fa dire, p. 101, in dialogo con Marcello Sorgi; Camilleri è ancora più esplicito a riguardo ne La tripla vita di Michele Saracino: «Cassesa arrivava e cominciava a spiegare Dante. Tutta la classe, dal più svelto al più imbecille, capiva Dante», p. 84 – la citazione ricorre nella parte finale del volume, pp. 51-91, in cui è riportata una conversazione con Andrea Camilleri di Francesco Piccolo). Il ricordo di Cassesa torna anche ne La linea della palma in cui Camilleri riporta che il professore comincia le sue lezioni proprio «dal primo canto di Dante» (p. 96); e – sempre nello stesso libro – il nome di Dante, con funzione iperbolica e antonomastica insieme, è rievocato in un’affettuosa immagine della madre dell’autore «Mia madre era orgogliosissima di tutto quello che scrivevo. Quando mi pubblicarono il primo libro, fu come se io fossi Dante Alighieri, era proprio al settimo cielo» (p. 227). Funzione analoga ha la citazione del poema dantesco nel romanzo storico Il nipote del Negus (p. 117) in cui ricorre il seguente contesto: «“Al Duce basta un bigliettino […] Non gli dovete mica chiedere di scrivere la Divina Commedia!”». 

E, ancora, Dante è esplicitamente chiamato in causa (insieme alle altre due Corone, Petrarca e Boccaccio) nella riflessione di Camilleri sullo sviluppo della nostra lingua; si veda ad esempio questo passo tratto da La lingua batte dove il dente duole, in dialogo con il linguista Tullio De Mauro:

Mi sa che noi eravamo italiani senza saperlo, come diceva qualcuno. L’ho semprepensato perché prima del 1861, prima dell’Unità d’Italia, la lingua italiana esisteva già, esisteva un signore che si chiamava Dante, un signore che si chiamava Petrarca e un altro che si chiamava Boccaccio. Mio bisnonno in casa aveva la prima edizione dei Promessi sposi, eppure dovevano passare ancora ventun anni per fare l’Italia... (p. 29).

Nella narrativa di ambientazione contemporanea e di carattere storico ci risultano poi citati personaggi danteschi, luoghi del romanzo (per esempio la Caina, la parte del nono cerchio nell’Inferno in cui sono confinati i traditori dei parenti; nell’Autodifesa di Caino, p. 55), tecniche narrative, versi del poema.

Per la prima schiera possiamo elencare per esempio Beatrice, dal cui nome e dalla cui storia prende le mosse l’intero racconto omonimo in Donne (pp. 18-24); Belacqua (dal quarto canto del Purgatorio), a cui è paragonata, per la sua immobilità e assenza di reazione, la donna protagonista della storia, Desideria: «Un amico dantista l’aveva paragonata a Belacqua, il personaggio della Divina Commedia che se ne sta seduto ai piedi del monte che conduce al Purgatorio e lì se ne resta in eterno rifiutandosi alla scalata per pigrizia o ignavia» (Donne,p. 48).

E, ne Le vichinghe volanti troviamo anche «la liggi dantesca del contrappasso» (p. 60) usata come trasparente metafora per indicare la situazione paradossale in cui viene a trovarsi il protagonista del racconto che da donnaiolo impenitente è costretto dalla futura moglie ad una forzata castità.

Il celeberrimo verso di apertura del settimo canto dell’Inferno (v. 1), le parole attribuite al demonio Pluto (Pape Satàn, pape Satàn aleppe!), ricorre nel giallo storico Le pecore e il pastore (p. 55) ad indicare, per un passaggio antonomastico, il linguaggio segreto dei diavoli.

E proprio un libro della Commedia è tra gli oggetti che Cosimo, condannato a morte ne Il re di Girgenti (p. 423-424; cfr. più avanti), chiede che sia salvato dal rogo della sua casa: «A Montaperto [l’ufficiale incaricato di bruciare la casa] ci parsi di capiri un titolo, “Comedia” o qualichi cosa di simili di un tali Lighieri […]».

Le citazioni esplicite ed implicite di versi danteschi

Segnaliamo innanzitutto le citazioni esplicite, ossia versi danteschi riportati di peso nelle opere con l’indicazione della loro provenienza.

Partiamo dalla prima cantica. Ne La pazienza del ragno (p. 188), l’avvocato Luna nel corso di una telefonata con Montalbano pronuncia la seguente battuta: «Non ti curar di lor, ma guarda e passa, come dice il sommo […]». Si tratta di una pseudocitazione molto diffusa (Aresti 2021) del verso 51 (Non ragioniam di lor, ma guarda e passa) del terzo canto, una variante che il Treccani online (s. v. ) definisce un’«[a]lterazione popolare», ancorché filologicamente errata.

Ne Un covo di vipere (p. 167) troviamo il seguente dialogo fra Mimì Augello e Montalbano:

“[…] Si capisce che, doppo un lunghissimo periodo che i dù non si praticavano, il caso voli che si vengano ad attrovari soli ...”. “...e senza alcun sospetto”, disse Montalbano. Ma Augello non rilevò la dotta citazione dantesca.

Il riferimento è, con ogni evidenza, allo splendido canto quinto dell’Inferno (soli eravamo e sanza alcun sospetto, v. 129): le parole sono di Francesca da Rimini che, su sollecitazione di Dante, racconta di come lei e Paolo si fossero accorti del loro reciproco amore.

Il celeberrimo incipit dell’invettiva nel Canto sesto del Purgatorio («Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!», vv. 76-78) è citato ne La vampa d’agosto (p. 115). Montalbano si chiede proprio: «Come diciva patre Dante?» e fa seguire i versi da un’amara riflessione sulla condizione dell’Italia di oggi scandita dalla ripresa di alcune parole dei versi («L’Italia continuava a essiri serva…, la tempesta era addivintata giornaliera… macari a causa di un nocchiere ch’era megliu perdirlu ca truvarlu…»).

Tra le citazioni implicite, nel romanzo Il giro di boa (p. 226) ricorre una menzione dal secondo canto dell’Inferno (v. 9) usata da Montalbano in dialogo con l’amica svedese Ingrid: «“Che faccio?” spiò Ingrid. “Qui si parrà la tua nobilitate”», le risponde il commissario; ma la donna, che dimostra una scarsa dimestichezza con la Commedia, non coglie la citazione e gli risponde infatti «Non ho capito. Vuoi ripetere?» (segnalato in Tundo 2024: 23).

Concorrono ad amplificare l’atmosfera di sapore magico e fiabesco le tre citazioni dal ventiseiesimo canto del Purgatorio, tratte dal discorso in provenzale del trovatore di Arnaut Daniel (vv. 145-147) che il contadino Zosimo (personaggio realmente esistito secondo una notizia storica e divenuto effettivamente re al culmine di una jacquerie, cfr. Bonina 2012: 218) rimugina nella sua mente mentre sale i gradini del patibolo ne Il re di Girgenti. Vale la pena di riprodurre l’intero passo: Da lu pozzo cchiù profunno della mimoria gli tornarono a menti ’na poco di parole: forse gli erano assumate in testa pirchì era arrivato in cima ai graduna e gli era venuto di pinsari che ora era al som de l’escalina. Proprio accussì, al som de l’escalina. Ma che parlata era? Sicuramenti era cosa che aviva liggiuta tantu tempu prima, ma non arricordava indovi. Gli venne macari di dire Ara vos prec”, ma non ne capì la significanza. E non capì manco la significanza delle altre parole che gli vennero appresso: “sovenhavos a temps de ma dolorE allora arrisolvette di non dirle, queste parole. Se d’una cosa ti sei persa la vera significanza, che la dici a fare? (p. 442 [corsivi nostri]).

Nello stesso romanzo ricorre un’altra citazione indiretta, questa volta dal quinto canto dell’Inferno (v. 8; sono le parole con cui Francesca da Polenta si indirizza a Dante personaggio) nelle parole con cui il principe Don Filippo Pensabene si rivolge, non senza ironia, al giovane protagonista che ovviamente non può coglierla («“O animale grazioso e benigno” fece il principe. “Dice a mia?” “Lascia perdere” disse il principe principiando a susirisi dal letto», p. 23). 

Partire da Dante per parlare d’amore

Creato in occasione dell’anniversario dei 700 anni dalla morte di Dante, è un programma da concerto per violoncello solo ed elettronica del violoncellista Michele Marco Rossi. Il musicista si è avvalso dell’intervento di Andrea Camilleri che all’epoca dell’intervista aveva 93 anni. L’opera è composta da lavori originali commissionati a compositori contemporanei della scena internazionale (Matteo Franceschini, Noriko Baba, Vittorio Montalti, Pasquale Corrado), ma si è attinto anche a un repertorio che partendo da un anonimo medievale e da Hildegard von Bingen giunge a Sergej Prokof'ev, Giovanni Sollima, Fabrizio De André, Marin Marais, Paolo Aralla. Il progetto (diventato un disco pubblicato in vinile dall’etichetta Stradivarius) è disponibile anche sulle piattaforme digitali nel 2025, anno in cui ricorre il centenario della nascita dello scrittore.

La voce dello scrittore empedoclino, tessendosi e avvicendandosi al suono del violoncello, tocca il tema dell’amore nelle sue gradazioni e contraddizioni; prendendo spunto da uno dei sonetti più celebri di Dante Alighieri, Tanto gentile e tanto onesta pare tratto da Vita nuova, attraversa tutta la tradizione lirica italiana guidando gli spettatori in un percorso diviso in quattro parti: dall' Amore Sacro all'Amore Sesso, dall'Amore Potere all'Amore Colpa. Andrea Camilleri, entrando nelle pieghe più profonde di questo sentimento, che ci appare irrazionale e indecifrabile, vuole offrirci una riflessione profonda e articolata sull’amore, nel quale

la ragione o si dimette o va in aspettativa. Vedi, se tu esamini il Sonetto celebre di Dante, è tutto basato sui sensi. Cioè l'innamoramento, l'apparizione della donna di cui lui…, è tutta sui sensi. notate: Tanto gentile e tanto onesta pare, / la donna mia, quand'ella altrui saluta, / ch'ogne lingua devèn, tremando, muta, / e li occhi no l'ardiscon di guardare / Ella si va, sentendosi laudare…,

dirà con la sua voce dalle affascinanti coloriture sonore. Andando avanti, continua: «Abbiamo avuto la vista, e poi l’udito e par che sia una cosa venuta / dal cielo in terra a miracol mostrare / Mostrasi sì piacente a chi la mira, siamo sempre nei sensi, non c’è il tatto perché non c’è rapporto di vicinanza, di prossimità» ().

Lo scrittore commenta i versi danteschi sottolineando i verbi guardare, mostrare e mira che si riferiscono ai sensi. Nel sonetto le parole «pare» e «mostrare» sono presenti in ciascuna strofa ed esprimono la manifestazione di Beatrice, il suo mostrarsi, il suo apparire come dono d’amore. Guardare la bellezza attraverso gli occhi suscita nel cuore una emozione forte e appagante, impossibile ad esprimersi a parole, ma comprensibile per esperienza diretta. Non esistono dunque maestri che possano insegnarci l’amore, l’unico modo di cui disponiamo è l’esperienza, «amando, vale a dire perdendosi», ribadiva in una intervista Andrea Camilleri, tenendo conto dell’effetto salvifico che l’amore ha su chi è capace di provarlo.

La celebre citazione dantesca è preparata da un ambiente musicale ovattato, quasi liquido, che silenziosamente fa da tappeto alla profonda voce di Andrea Camilleri, per concludersi con suoni crescenti di intensità che delicatamente si chiudono in sé stessi, quasi a proteggere la parola amore, fino a diventare sussurro.  L’ uomo è un animale irrazionale e l’amore ne è la prova, da questo principio ne deriva il titolo dell’opera, che mette in evidenza come il sentimento che move il sole e l’altre stelle non possa essere compreso con l’intelletto.

Dopo un prologo, la voce di Andrea Camilleri, intervallata da Bugie (di carattere squisitamente musicale), compie il suo viaggio in tredici tracce; partendo da Dante e toccando i massimi poeti, conclude sostenendo che «l’uomo superbamente vuole distaccarsi dal genere animale ma in realtà ci appartiene; in più una serie di usi, di impulsi millenari sono valsi semplicemente ad uccidere certi impulsi dell’uomo».

Nel suo ultimo intervento, lo scrittore ci ricorda che, inventata da Paul Dirac, esiste in fisica, La formula dell’amore: «Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema». E dunque, se «una parte di A è entrata definitivamente in B nella sua composizione e viceversa», queste «diventano quasi per sempre un unico sistema» ().

 

Libri di Camilleri citati nell’articolo

La forma dell’acqua, Palermo, Sellerio, 1994/2018.

Gli arancini di Montalbano, Milano, Mondadori, 1999.

La gita a Tindari, Palermo, Sellerio, 2000/2019.

Il re di Girgenti, Palermo, Sellerio, 2001.

Il giro di boa, Palermo, Sellerio, 2003.

La pazienza del ragno, Palermo, Sellerio, 2004/2016.

La vampa d’agosto, Palermo, Sellerio, 2006.

Le pecore e il pastore, Palermo, Sellerio, 2007.

La tripla vita di Michele Saracino, Milano, Rizzoli, 2009.

Il nipote del Negus, Palermo, Sellerio, 2010.

Un covo di vipere, Palermo, Sellerio, 2013.

La banda Sacco, Palermo, Sellerio, 2013.

Donne, Milano, Rizzoli, 2014.

Le vichinghe volanti, Palermo, Sellerio, 2015.

Conversazione su Tiresia, Palermo, Sellerio, 2018.

Autodifesa di Caino, Palermo, Sellerio, 2019.

Con Tullio De Mauro, La lingua batte dove il dente duole, Roma-Bari, Laterza, 2013.

Marcello Sorgi, La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri, Palermo, Sellerio, 2000.

Saverio Lodato fa raccontare Andrea Camilleri, La linea della palma, Milano, Rizzoli, 2002.

 

Bibliografia minima di riferimento

Aresti 2021 = Alessandro Aresti, Lingua italiana Treccani.it

Bonina 2021 = Gianni Bonina, Tutto Camilleri, Palermo, Sellerio.

Demontis 2024a (a cura di) = Simona Demontis, Quaderni camilleriani. Oltre il poliziesco: letteratura/multilinguismo/traduzioni nell’area mediterranea. Volume speciale 2024/1 Indice degli autori, opere e personaggi citati da Andrea Camilleri in saggi e interviste Edizione ampliata, riveduta e corretta, Cagliari, Grafiche Ghiani.

Demontis 2024b (a cura di) = Simona Demontis, Quaderni camilleriani Oltre il poliziesco: letteratura/multilinguismo/traduzioni nell’area mediterranea Volume speciale 2024/2 Indice degli autori, opere e personaggi citati da Andrea Camilleri nell’opera narrativa, Cagliari, Grafiche Ghiani.

Tundo 2024 = Carolina Tundo, Andrea Camilleri e «una lingua di cose». Lettura linguistica, lessicale e testuale dei primi romanzi di Montalbano, Firenze, Cesati.

[i versi della Commedia si citano dall’edizione a cura di Natalino Sapegno, Scandicci (Firenze), La Nuova Italia, 1992]

 

 



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