home page Camilleri 100





Gliff



Autore Ali Smith
Prezzo € 18,00
Pagine 252
Data di pubblicazione 27 agosto 2025
Editore SUR

 

In un mondo dove la tecnologia divide e disumanizza le persone è ancora possibile resistere al potere? È la domanda al cuore di questo romanzo, fantasioso e insieme profondamente politico.
Bri, tredici anni, e Rose, poco più piccola, si ritrovano loro malgrado a doversi separare dalla madre e dal compagno: sono una famiglia di persone «non verificabili» all’interno di una società rigorosamente ordinata e controllata che gli rende la vita difficilissima. Annidandosi in un angolo quasi invisibile della città, Bri e Rose riescono comunque a costruirsi una forma di sopravvivenza alternativa, insieme a un gruppo di outsider e a un improbabile alleato, un cavallo di nome Gliff; la loro libertà sarà breve, ma forse inarrestabilmente feconda.
A trent’anni dal suo esordio, Ali Smith si misura per la prima volta con la speculative fiction in un romanzo che richiama George Orwell e Aldous Huxley e gioca con la mitologia, l’etimologia e il folklore. Gliff è una sfida letteraria al sistema di sorveglianza e repressione che minaccia la convivenza pacifica fra gli esseri umani; è la nuova, provocatoria creazione di una scrittrice brillante e sovversiva, animata dalla costante meraviglia per il potere della parola e delle storie.


 

Salvata dalla Banda Sacco - Colloquio con Ali Smith
La scrittrice scozzese racconta il suo ultimo libro, “Gliff”, una parabola sulla precarietà dei diritti civili e sul potere della parola. Con un’ispirazione a sorpresa: il romanzo di Andrea Camilleri

Scozzese di Inverness, classe 1962, Ali Smith ha costruito negli anni uno dei corpi letterari più riconoscibili e originali della narrativa contemporanea in lingua inglese. Lei che della lingua ha fatto la sua patria letteraria: materia viva, da piegare, rovesciare, contaminare, mescolare. In oltre trent’anni ha firmato romanzi e raccolte di racconti che hanno ridefinito il perimetro del realismo letterario, mischiando sperimentazione linguistica e strutturale a una grande empatia poetica e umana. Ha raccontato l’Europa del post-Brexit, la crisi climatica, le migrazioni, i terremoti sociali e politici. Mai come una cronaca, sempre aggrappandosi all’elemento umano. Quattro volte finalista al Booker Prize, ha vinto tantissimi premi e i suoi libri sono best-seller.
Scozzese di Inverness, classe 1962, Ali Smith ha costruito negli anni uno dei corpi letterari più riconoscibili e originali della narrativa contemporanea in lingua inglese. Lei che della lingua ha fatto la sua patria letteraria: materia viva, da piegare, rovesciare, contaminare, mescolare. In oltre trent’anni ha firmato romanzi e raccolte di racconti che hanno ridefinito il perimetro del realismo letterario, mischiando sperimentazione linguistica e strutturale a una grande empatia poetica e umana. Ha raccontato l’Europa del post-Brexit, la crisi climatica, le migrazioni, i terremoti sociali e politici. Mai come una cronaca, sempre aggrappandosi all’elemento umano. Quattro volte finalista al Booker Prize, ha vinto tantissimi premi e i suoi libri sono best-seller.
Con “Gliff” (edito da SUR), Smith scrive una distopia che parla la lingua del nostro tempo, del presente. Nel romanzo, due sorelle quasi adolescenti, Briar e Rose, sono delle “non-verificabili”: persone fuori dai registri ufficiali, dello Stato, che il Governo reputa pericolose. Inseguite da un feroce sistema di sorveglianza, lontane dalla madre, le due vivono un Paese in cui le divisioni tra le persone sono nette. E qui devono sopravvivere, prendendosi cura l’una dell’altra. Una parabola sulla precarietà dei diritti civili e sul potere della parola: nominare è resistere, raccontare è sottrarsi alla cancellazione. In tempi in cui il controllo si traveste da sicurezza, “Gliff” ci ricorda che la lingua, la comunicazione con l’altro, l’empatia sono ancora i luoghi dove si decide la libertà.
Due ragazzine alla fine del mondo. Smith, da dove viene “Gliff”?
«Da un insieme di congiunture di eventi e scrittori: una notte di fine 2023, una feroce e lunga insonnia e l’incontro con un uomo siciliano e le sue due figlie, e poi da Kafka e Camilleri».
C’è un po’ di Italia, in questo romanzo.
«Più di quanto si possa credere. Nell’estate del 2023 mi chiesero di scrivere un racconto basato sulla letteratura di Kafka, in quel periodo stavo già lavorando a un romanzo ma qualcosa non funzionava, non riuscivo ad andare avanti, ero bloccata. E così mi lanciai a capofitto su Kafka. Ecco, quel lavoro, lo capisco solo oggi, fu il terreno in cui “Gliff” piantò le radici. Finito quel racconto, infatti, provai più volte a tornare al romanzo che stavo scrivendo, ma non ci fu niente da fare».
Le era già capitato?
«Diverse volte, ma quella fu una tra le peggiori. Avevo la netta sensazione che il mondo stesse diventando ogni giorno più pazzo (lo credo ancora). E questo mi portava grosse difficoltà di concentrazione. Era come ci fosse un tremendo rumore di sottofondo che non mi dava pace. Iniziai anche a soffrire d’insonnia come non mi era mai successo. Per diversi mesi dormii soltanto tre ore a notte».
Cosa accadde, poi? Come si risolse tutto?
«Allora entrarono in gioco il siciliano con le sue figlie e Andrea Camilleri. Una notte di fine dicembre, verso Capodanno».
Ci racconta?
«Io e Sarah, la mia compagna, stavamo tornando a casa dopo aver cenato fuori. Eravamo a piedi, e camminavamo sul marciapiedi, quando un uomo ci venne incontro e ci chiese aiuto. Lo avevamo già notato: camminava con le figlie, cercando di fermare i passanti per chiedere aiuto, ma nessuno lo aveva degnato di attenzione (lo scansavano senza neanche guardarlo). Noi invece ci fermammo. E lui ci chiese se in quella via potesse parcheggiare la macchina senza correre il rischio di una multa; il suo hotel era a pochi passi. Accanto a sé, le figlie di circa undici e nove anni. Due bimbe bellissime e stanchissime (era tarda notte) che lottavano contro il sonno; una, mentre noi parlavamo, si addormentò in piedi. A ogni modo, gli dicemmo che lì non poteva lasciarla, l’auto, ma che accanto a casa nostra, non lontano, avrebbe trovato posto. Gli demmo l’indirizzo e gli dicemmo che se fosse passato gli avremmo dato una bottiglia di vino; era quasi Capodanno e lui sembrava simpatico. Due ore dopo, Sarah e io ci stavamo preparando per dormire, bussarono alla porta: erano lui e le figlie, venuti per ringraziarci. Gli diedi il vino, poi se ne andò e pensai che non l’avrei più rivisto. La mattina dopo invece tornò: ci portò una scatola di cioccolatini, ancora per ringraziarci, e dall’ingresso notò i dipinti in casa. Gli spiegai che l’artista è Sarah, io scrivo libri e lui mi disse sulla sua famiglia avevano scritto un romanzo: uno scrittore famoso aveva raccontato la storia di alcuni suoi prozii. Era “La banda Sacco”, di Andrea Camilleri. Libro su dei suoi antenati di fine Ottocento. La settimana seguente lo lessi, lo trovai stupendo e prese a occupare ogni spazio nella mia testa. Ecco: dalla resistenza dei protagonisti del libro “La banda Sacco” e da quelle bimbe assonnate nacque “Gliff”».
Sanno di aver avuto un ruolo tanto importante per la nascita del libro?
«Non credo. Il romanzo è dedicato anche a loro tre, ma non li ho più sentiti o incontrati. E mi dispiace. Ma chissà, forse leggeranno questa intervista e lo scopriranno. Sarebbe bello».
Era già successo che una tale casualità avesse un ruolo tanto importante per la sua scrittura?
«Non ho chissà quali poteri sul processo di ideazione dei miei libri. Di solito, finisco a scrivere un romanzo perché il romanzo si stava già scrivendo davanti a me. Se una storia nella mia testa prende a svilupparsi, espandersi, arricchirsi in modo autonomo e pare intenzionata a non lasciarmi, be’, in quel caso quella storia devo scriverla. Ciononostante, questa casualità non l’avevo mai sperimentata. È stato stranissimo e molto bello».
[...]
Mattia Insolia (L’Espresso, 21.8.2025)

 



Last modified Friday, August, 22, 2025