Ci sono tanti modi di raccontare una storia.
Diamo a un gruppo di persone una traccia su cui scrivere un racconto e avremo testi imprevedibilmente diversi, frutto di sensibilità, esperienze e visioni peculiari. Una vasta ricchezza di mondi che si esprimono offrendo al lettore ciascuno il proprio sguardo, unico e irripetibile.
E poi ci sono i classici che attraverso la creatività di un singolo arrivano all'universale, a un racconto che tutti possiamo fare nostro, a personaggi che ci sembra di conoscere già, a storie che parlano a rutti e restano nella memoria.
Questo è il caso di Andrea Camilleri, il principe del racconto della Sicilia contemporanea, di cui ricordiamo in questi giorni il centesimo anniversario della nascita a Porto Empedocle. Se le sue opere sono state tradotte in 30 lingue (wow!) è proprio per la forza universale delle sue parole che hanno superato confini culturali e linguistici.
Il suo incontro con Topolino resta leggendario: "Mi sono emozionato tantissimo, è stato molto meglio del Nobel", commentò Camilleri vedendo le tavole della prima storia del Commissario Topalbano, una delle parodie disneyane recenti più memorabili che prende spunto - ricordiamolo se fosse necessario - dal personaggio di Salvo Montalbano, protagonista di numerosi romanzi e racconti gialli.
Un privilegio in primis per Francesco Artibani, che incontrò Andrea Camilleri per discutere l'interpretazione del personaggio e la stesura della trama. Oggi, su queste pagine, torna il Commissario Topalbano con "Topolino e la voce del mandorlo", di Francesco Artibani e Giampaolo Soldati. Una nuova avventura ricca di azione, gioco di squadra e amore per la tradizione, che già dalla prima didascalia ci trasporta per le strade di Camilleri: "C'è un angolo, in Sicilia, assai ospitale... ed è la piccola pensione del signor Patò, il luogo migliore per sentirvi a casa quando siete a Vigatta!".
In occasione del centenario, abbiamo raccolto questa storia insieme alla precedente "Topolino e il ferro di Orlando" in un volume da collezione intitolato "Le indagini del Commissario Topalbano", che trovate in libreria, fumetteria e sul nostro sito, impreziosito da un linguaggio ancora più "alla Camilleri", quell'italiano intriso di "vigatese" che tanto caratterizza le avventure di Montalbano.
Sul finire di agosto non c'è di meglio che un giallo da godere battuta per battuta, vignetta per vignetta, immaginandoci in poltrona con Andrea Camilleri a divertirci con Topolino.
Buona lettura!
Serena Colombo
100 Volte Camilleri!
In occasione dei 100 anni dalla nascita di Andrea Camilleri, “papà” del Commissario Montalbano e grande amico di Topolino, siamo andati a visitare un luogo speciale: il Fondo Andrea Camilleri, che custodisce la memoria storico-letteraria dello scrittore, autore teatrale, regista, intellettuale. Patrizia Severi, coordinatrice delle attività per la gestione dell’Archivio e della Biblioteca del Fondo, ci ha guidato alla scoperta di questo scrigno di tesori.
Come nasce il Fondo Andrea Camilleri?
«È stato Camilleri stesso a volerlo quando ha deciso di organizzare il suo archivio e di trovare un posto adeguato che potesse contenerlo, per mettere a disposizione di tutti il suo immenso patrimonio artistico. Lo spazio infatti è consultabile e aperto a tutti, non solo agli studiosi, ma anche ai lettori generici, alle scuole, a chi vuole approfondire il suo variegato percorso letterario. È l’ultimo regalo che ci ha lasciato Camilleri, che amava l’accessibilità alla cultura e la sua condivisione».
È vero che Via Corridoni 21, oggi cuore pulsante del fondo, in passato ospitava un bar?
«Sì. L’edificio era un bar cadente degli anni ’90 in zona Prati a Roma, vicino alla sede della RAI, allo studio e all’abitazione di Camilleri e ai luoghi a lui cari. L’architetto Simone Di Benedetto che si è occupato del progetto di ristrutturazione ha intuito da subito le potenzialità di questo posto e il risultato si vede. Camilleri ha potuto seguire la costruzione del Fondo, ritroviamo il suo gusto personale nella scelta di materiali come il legno, il travertino e le graniglie siciliane per il pavimento artistico».
Com’è strutturato questo spazio?
«Il Fondo si divide in archivio e biblioteca, entrambi dichiarati di interesse storico dalla Sopraintendenza archivistica e bibliografica del Lazio. L’archivio documenta il percorso umano e professionale di Camilleri, che ha attraversato buona parte del Novecento, ed è organizzato in varie sezioni: scritti editi e inediti (tra cui poesie, racconti, saggi, articoli, presentazioni, interventi pubblici); regie teatrali a partire dagli anni ’50, saggi delle sue classi di regia all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico degli anni ’80; il lavoro in RAI come regista di prosa radiofonica e come delegato alla produzione; la sua corrispondenza. L’archivio è arricchito da manoscritti, locandine teatrali e anche materiale multimediale come fotografie e registrazioni ed è continuamente aggiornato con le sezioni in corso di digitalizzazione in modo da garantire una fruizione dell’intero patrimonio conservato. C’è poi la biblioteca, curata dallo stesso Camilleri, che raccoglie anche le sue opere tradotte in trentanove lingue e mostra i suoi interessi in vari campi: poesia, teatro, critica letteraria e teatrale, saggistica storico-politica, musica, storia dell’arte e comprende anche una importante sezione di narrativa mondiale. A tutt’oggi continua ad arricchirsi con varie pubblicazioni dedicate alla sua figura e al suo operato. E poi c’è anche Topolino!».
Nell’archivio possiamo trovare anche un Camilleri meno conosciuto?
«Camilleri è noto come grande narratore, ma nell’archivio sono raccolti tutti i documenti che lo riguardano, anche quelli di quando era bambino. Pensate che ci sono anche le sue poesie del 1939 dedicate alla mamma, alle stagioni e ad altre tematiche giovanili di quegli anni, raccolte in un quadernetto rilegato, scritte quando il giovane “Nenè” – così era chiamato affettuosamente in famiglia, aveva 14 anni! Ci sono anche tante foto di lui piccolino, con i genitori, con la nonna Elvira, vestito da Pierrot o con la sua macchinina…».
Cosa emerge dalla sua corrispondenza?
«La raccolta di epistole dagli anni ’50 fino agli ultimi anni racconta molto di lui, non c’è solo la corrispondenza italiana ma anche quella internazionale intercorsa con personaggi dello spettacolo, delle istituzioni, della cultura ma anche con il suo pubblico, i suoi lettori e persino con le scuole. Ci sono molte letterine scritte dai bambini supportati dalle famiglie e dagli insegnanti, che testimoniano l’importanza del suo ruolo e la sua attenzione verso i più giovani. Camilleri era una persona simpatica, affascinava grandi e piccoli con i suoi racconti e rispondeva a tutti. Molte volte è stato invitato a parlare con i ragazzi delle scuole elementari, delle medie e delle superiori».
C’è stato qualche “ritrovamento” importante che ha arricchito il Fondo?
«Nel garage di casa le sue figlie hanno trovato Sweet Georgia Brown, il suo primo racconto scritto a mano su un foglio di amministrazione casalinga e ispirato all’omonimo disco, un brano jazz che Camilleri ascoltava sempre. Lo scrittore è stato un grande appassionato di jazz, in particolare di Django Reinhardt, il più famoso suonatore di banjo con tre dita. Possiamo dire che l’archivio di Camilleri è un pozzo senza fondo! Recentemente tra i fascicoli abbiamo casualmente ritrovato le lettere alla madre che sono state pubblicate da Sellerio, la sua storica casa editrice. Quelle lettere anni ’50 raccontano aspetti inediti della quotidianità del giovane Camilleri, appena trasferito a Roma, tra sogni e difficoltà nel mondo della scrittura e del teatro».
100 anni di Andrea Camilleri: quali sono le iniziative che state portando avanti?
«Per la ricorrenza è stato istituito dal Ministero della Cultura il “Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Andrea Camilleri”. Stiamo lavorando con Felice Laudadio, Presidente del Comitato e con persone del mondo della cultura vicine a Camilleri. Il programma è molto vario e fittissimo: a partire da marzo 2025 e per tutto il 2026 sono previste manifestazioni, spettacoli teatrali, tavole rotonde… impossibile citarle tutte: dal debutto teatrale di Un sabato con gli amici al convegno con Treccani, dalla lettura di Luca Zingaretti dell’inedito Autodifesa di Caino a San Miniato alla proiezione del backstage dello spettacolo teatrale scritto e interpretato da Andrea Camilleri Conversazione su Tiresia diretto da Roberto Andò e Valentina Alferj alla Casa del Cinema. Gli eventi e le iniziative sono a diffusione nazionale e internazionale: da New York a Singapore, tantissimi istituti di cultura straniera ci hanno chiesto di poter organizzare mostre, reading, seminari e documentari per omaggiare Camilleri».
Per l’occasione è stato istituito anche il “Premio Andrea Camilleri. Nuovi narratori”: a chi è rivolto?
«Il Premio, voluto dalla nipote Arianna Mortelliti, è indirizzato a tutti gli autori e autrici di racconti brevi, radiogrammi, favole per bambini e poesie, in particolare ai giovani aspiranti scrittori e ai più anziani, visto che il successo letterario di Camilleri è arrivato in tarda età. Le categorie per partecipare sono due: “Chiù picca di sissanta” dedicata a tutti quelli che hanno meno di sessant’anni e la sezione “Chiù assà di sissanta” che include tutti coloro che hanno dai sessanta anni in su. Il tema è Oltre la ragione, ispirato alla trilogia fantastica dello scrittore, composta da Maruzza Musumeci, Il Casellante e il Sonaglio. Le opere vincitrici saranno pubblicate in un’antologia dalla casa editrice Gemma Edizioni. La cerimonia di premiazione sarà il 20 settembre 2025. Pensate che sono arrivati anche tantissimi testi dalle scuole!».
Ci sono progetti nuovi per il futuro?
«Il Fondo è in continuo movimento, si fa divulgazione, si portano avanti tante iniziative, con l’università, con i laboratori teatrali, si fanno letture, conferenze, presentazioni, progetti di didattica, mostre documentarie. Camilleri stesso diceva: “Gli archivi sono eternamente vivi perché rappresentano la memoria del nostro passato, una memoria palpabile che tutti possono verificare e controllare”».
Barbara Garufi