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La strategia della maschera



Regia Rocco Mortelliti
Soggetto e sceneggiatura Rocco Mortelliti, da un'idea di Andrea Camilleri
Interpreti Andrea Camilleri (Briano Teo Calvani)
Rocco Mortelliti (Riccardino)
Pino Micol (Ettore)
Pino Caruso (l'avvocato Don Ciccio Bova)
Mariano Rigillo (l'archeologo Windisch-Roth)
Simona Marchini (l'assistente sociale di Ettore)
Maria Terranova (la segretaria di Calvani, Assuntina)
Angelo Milazzo (un portantino)
Biagio Barone (un portantino)
Giorgio Guerrieri (Totò, lo zoppo)
Pasquale Spadola (il medico)
Beatrice Macola, Giovanni Distefano,
Lucia Fiorentino, Carlo Kumada, Natale Russo
Durata 104'
Data Le riprese sono state effettuate nel 1998.
Uscita nelle sale il 7 maggio 1999.
Fotografia Maurizio Dell'Orco
Musica Paola Ghigo
Scene Stefano Giambanco, Roberto Ingallinera
Costumi Gianni Addante
Suono Paolo Lucaferri
Montaggio Carlo Pulera
Produzione Demetrio Loricchio per la Nuovo Film
Distribuzione Mario e Vittorio Cecchi Gori
VHS Disponibile
DVD Disponibile nel catalogo CG Home Video
Data pubblicazione: 21 gennaio 2014
Formato video: 4/3 1.33:1
Audio: Italiano Dolby Digital Stereo 2.0
Sottotitoli: Italiano per non udenti

Briano Teo Calvani è il direttore del museo archeologico di Camarina, in provincia di Ragusa. Il ritrovamento di alcune maschere mette in subbuglio il piccolo centro, ma l'emozione della scoperta non dura a lungo. La scoperta di un papiro che specifica il numero esatto delle maschere (trenta e non venti) fa ipotizzare all'archeologo che alcune siano state trafugate nel corso degli scavi.

     

RASSEGNA STAMPA

Quell'attore per caso di nome Camilleri

Non siamo a Vigata per una volta. L'ultima impresa di Andrea Camilleri ha cambiato indirizzo. Ma gli ingredienti classici della sua sicilianissima inventiva ci sono tutti: c'è il mare, c'è il giallo, c'è l'intreccio macchinoso. E c'è lui, lo scrittore pigliatutto. Una specie di "Deus ex machina" che intesse l'ordito di una trama complessa. Anche quando è assente riesce a dipanare la matassa di una storia che si svolge tra reperti archeologici rubati e antichisti di dubbia lealtà. Siamo al cinema Lux, alla "prima" palermitana dell'ultima avventura extra letteraria dello scrittore siciliano. Solo che questa volta Camilleri invece di scrivere recita. Interpreta la parte di un vecchio archeologo, Briano Teo Calvani. Dalla sua Kamarina non si rassegna all'idea che 10 preziosissime maschere della commedia attica, siano state rubate proprio durante uno scavo da lui stesso diretto 20 anni prima. Poco prima di morire spinge il nipote inconsapevole a fare un viaggio. Non è casuale: sarà la sua permanenza a Roma, infatti, a sciogliere il giallo. Il nipote inconsapevole, che è regista e attore protagonista de "La strategia della maschera", si chiama Rocco Mortelliti ed è il genero di Camilleri. Da un soggetto venuto fuori dalla mente vulcanica del papà di Montalbano ha messo su un film che ha una trama forse un po' troppo astrusa e dialoghi che alle volte di inceppano. Insomma, Camilleri in un modo o nell'altro conquista anche il cinema, all'indomani della messa in onda del secondo episodio de "Il commissario Montalbano" (oltre 6 milioni di telespettatori per "La voce del violino") e dell'uscita del suo nuovo romanzo "La mossa del cavallo". Nei primi 15 minuti Camilleri-Calvani la fa da padrone recitando con la sua naturale ironia la parte di se stesso. È questo l'aspetto più curioso di una pellicola che per il resto lascia un po' deluso anche il pubblico pomeridiano di un pomeriggio di scirocco. "Sono venuto qui - ammette ridendo Franco Teresi - attirato dall'idea di vedere Camilleri nelle veste di attore. Io sono un suo fans da sempre. Avevo già letto i suoi libri prima ancora che diventasse famoso. E vederlo al cinema non fa che confermare la mia impressione. È simpatico, comunicativo e profondamente siciliano. Quanto al film devo dire che mi lascia perplesso. Meglio le riduzioni per la tv delle storie di Montalbano". Più o meno della stessa idea, anche se più morbido nel giudicare il film, è un altro spettatore di ieri, Filippo Di Forti. Si dice lettore appassionato dei suoi romanzi e quanto a "La strategia della maschera" sottolinea: "Non lo trovo per niente male, anche se il Camilleri televisivo mi ha convinto di più". Tra il pubblico c'è anche uno degli interpreti del film. Si chiama Natale Russo ed è venuto a vedersi e vedere la performance cinematografica dello scrittore. Di lui ricorda il giorno dell'incontro all'Accademia d'arte drammatico di Roma. "È stato il mio maestro - dice - e mi piace ritrovare oggi nella sua interpretazione la sua grande capacità affabulatoria. La prima cosa che ci insegnava era che la grandezza di un attore sta tutta quanta nella naturalezza con cui recita. Proprio quella stessa che vien fuori in questo suo breve passaggio cinematografico.

Chiara Dino - La Repubblica, 15.5.1999

Giù la maschera Camilleri

Camilleri, un debutto a 73 anni
'Ora capisco meglio gli attori'

74 anni, siciliano, regista di teatro e di TV, scrittore, fino a non molto tempo fa per pochi intimi, ora nel giro di pochissimo, tradotto in tutto il mondo, Giappone compreso. Il suo "Birraio di Preston" (Sellerio '95) è arrivato alla quindicesima edizione, ci hanno pure scritto 4 tesi e ne hanno fatto una versione anche teatrale. I suoi 4 romanzi sul Commissario Montalbano sono già un serial tv, in onda su Rai-2. E adesso, Andrea Camilleri, debutta anche come attore ne "La strategia della maschera" di Rocco Mortelliti, un giallo ambientato tra la Sicilia e Roma che ruota intorno alla sparizione di preziosi reperti archeologici. "Non è la mia prima volta da attore - ci dice - mi è capitato anni fa in "Quel treno per Vienna", serie tv tratta dai romanzi di Augias, con Rochefort. Io facevo il suo capo nei servizi segreti".
C'è qualcosa in comune tra questi due ruoli?
Sono due burattinai. Anche se io non lo sono mai stato.
Agganciandoci al titolo del film, vuole spiegarci la sua strategia esistenziale?
Non ne ho mai avuta una. Sono, semmai, sempre stato oggetto della strategia dell'esistenza. Mi è andata bene.
Come spiega questa esplosione di consensi?
Forse passaparola, forse le mie brevi apparizioni da Costanzo...
Potrebbe elencarci le sue qualità?
Un forte senso dell'amicizia, una certa lealtà nei rapporti, affetti molto radicati. Tutto qui.
E il senso dell'umorismo? Se è una qualità c'è.
Pensa che non lo sia?
A volte averlo è penoso.
Che tipo di mossa è quella del suo cavallo?
Si riferisce a "La mossa del cavallo", il mio ultimo romanzo, immagino. Il cavallo è un pezzo straordinario, molto estroso e che, comunque arriva, se si muove da una casella bianca fa danno in una nera e viceversa. Quindi, in un libro giocato sullo scambio e l'inversione dei ruoli, una mossa che mette ancor più disordine probabilmente è vincente...
A che età se n'è andato dalla Sicilia?
Nel 1949.
Come mai dopo il siciliano affronta il genovese?
Solo in questo romanzo.
Veramente anche Livia la fidanzata di Montalbano...
Genova è una città che adoro, ma lei non parla genovese. Qui il mio protagonista è un uomo che ha due dialetti in se': uno dimenticato, il siciliano, e l'altro della città dov'è cresciuto, il genovese. Dialetti che in lui convergono, ne fanno un individuo.
Quello di allargare l'orizzonte linguistico è un gioco, che le piace sempre di più...
Certo. Credo che questi sia il senso della ricerca.
Che è ancor più significativa se si pensa all'Inferno che sta succedendo al di là del mare.
Non c'è dubbio.
Lei va poco al cinema, però qualcosa avrà visto: qual è il più bel poliziesco che ricorda?
Per la sua precisione meccanica, "Delitto perfetto" di Hitchcock.
Se lei non fosse Camilleri, avrebbe preferito essere Welles o Hitchcock?
Welles, senza esitazione.
Sa che sta per riuscire "L'infernale Quinlan"?
Un film strepitoso. Anche nella versione "normalizzata" vista all'epoca.
Quanto al suo Montalbano, ha parlato del rischio che un invenzione letterara si trasformi in un serial killer. Ora che va in tv, farlo fuori diventerà quasi impossibile?
Se funziona, non è un timore, è una certezza.
Con minaccia di scriverne altre 200 avventure...
Sarebbe spaventoso. Però il problema non è ucciderlo, quanto riuscire a contenerlo.
E come lo contiene?
Dandogli ogni tanto un po' di carne da mangiare. Cioè scrivendo dei raccontini.
Ma la tv è più onnivora del più famelico editore.
Non c'è dubbio. Ma è un rischio che devo correre. Già ora c'è una diffusa crisi da astinenza: Mi fermano per strada per sapere quando uscirà il prossimo romanzo.
Quando uscirà?
Lo sto scrivendo con cautela perché è il quinto della serie e molti nodi devono finalmente venire al pettine.
Un ricordo di Gino Cervi...
Era un uomo molto generoso, di una naturalezza rara. Ho fatto, come produttore e regista, moltissimi Maigret. E tante cose di lui le ho trasferite in Montalbano. Non di Cervi-Maigret, di Cervi-uomo. C'è una scena in cui Montalbano dice a Livia che ha mangiato un panino che riproduce esattamente una telefonata di Gino a sua moglie. Giravamo in esterni ed eravamo finiti in una trattoria dove avevamo mangiato in modo industriale. Lui s'attaccò al telefono: sono qui con Camilleri, ci stiamo facendo un panino. Perché temeva i suoi rimproveri.
Vedere Zingaretti al suo posto?
Lo spiazzamento dura tre secondi, non di più. È bravo, del resto, il compito dell'attore è appunto quello di essere uno dei possibili interpreti.
Invece, il direttore del museo di "La strategia della maschera è cucito su di lei.
Un po' su me, un po' su Bernabò Brea, un archeologo scorbutico e bonario conosciuto anni fa.
Sappiamo che ha avuto altre proposte dal cinema...
Moltissime.
C'è un regista a cui affiderebbe volentieri le sue opere?
Non saprei. Posso dire solo che non vorrei fosse uno che le sovraccolori.
Parliamo del tocco comico. Lei, come punto di riferimento, cita Gogol. E Campanile?
Lo metto in scena in continuazione. Anni fa ho preparato uno spettacolo che durava un'ora e mezza un collage dei suoi drammi in una o due battute e brevi monologhi e l'ho portato in tutta Europa. Ne ho fatto un altro due anni fa rappresentato a Parigi. Campanile per me è una passione. E come può non esserlo? E' stato un precursore, di Jonesco. Però viveva in Italia e faceva ridere. Due colpe gravissime.
Ora non più.
È vero. Si comincia a capire che si possono scrivere belle cose anche facendo ridere.
Ci dobbiamo preoccupare?
No: ridere è sempre positivo.

Film TV, 7.5.1999

Camilleri diventa attore: col cinema ho imparato a scrivere.

"Da ragazzo ho sognato e viaggiato con il cinema, come ha fatto tutta la mia generazione. Prediligevo Tom Mix e Johnny Weissmuller e fantasticavo avventure mirabolanti con la serie dell'ispettore Charlie Chan. Per me, per lo scrittore Bufalino, per i giovani di un tempo, non c'era una vera distanza tra la letteratura e il cinema. Ho imparato molto dallo schermo: scrivo ancora per "sequenza", immaginando sulla carta, una scena dopo l'altra". Andrea Camilleri, 74 anni, autore di best-seller, creatore del commissario Montalbano (che, interpretato da Luca Zingaretti, sta per approdare alla tv in due film), sarà dal 7 maggio sugli schermi come attore in "La strategia della maschera" diretto e interpretato da Rocco Mortelliti che è anche genero dello scrittore. Camilleri si appassiona nel parlare di cinema: "Avevo già recitato, al fianco di Jean Rochefort, come capo dei servizi segreti, in una serie tv dai romanzi di Corrado Augias. Quello dell'attore è un lavoraccio: senti il fiato sul collo del tuo personaggio, che ti impedisce di fare qualsiasi altra cosa, anche le parole crociate. Non ripeterò l'esperienza, ma come spettatore non mi perdo un film di Philippe Noiret e Harvey Keitel". Lo scrittore nel film giallo interpreta il direttore di un museo archeologo, Luigi Bernabò Brea. "La strategia della maschera" - spiega - è un film sul teatro, sulla Sicilia, sulla memoria. Ho suggerito al regista lo spunto della storia, lui ha fatto tutto il resto". Sul cinema dice: "Già molti anni fa mi resi conto, preparando per l'Enciclopedia dello Spettacolo la voce "industria cinematografica", dello strapotere dell'America. Incredibile, abissale, soverchiante. Io parteggio per il cinema italiano, cosi ricco di talenti freschi, che non hanno purtroppo alle spalle un'industria né sistemi di vendita all'estero dei loro prodotti. Un tempo avevamo le punte massime di un iceberg, oggi quel nostro blocco creativo si è frastagliato, ma, sebbene schiacciati dalla casualità di un inesistente sistema produttivo, il talento, la tecnica, la ricerca dei nostri giovani autori restano e sono più vivi che mai". Si accalora Camilleri: "Purtroppo mancano scuole di sceneggiatura, diventa sempre più difficile raccontare vicende che interessano. Vorrei che nascesse una nuova carboneria dei registi e degli sceneggiatori italiani, pronti tutti a battersi con l'obbiettivo di creare una forte cinematografia in barba a chi non la sostiene, non ci crede, non l'esporta non la potenzia,h e studia nei suoi talenti". Considera: "Purtroppo il disamore della platea per le storie di casa nostra si ripercuote sui film dei giovani e le nostre attici, penso alla Cucinotta, espatriano alla ricerca di un mondo cinematografico industriale, che ha sempre avuto alle spalle un vero e proprio star system che garantisce continuità di lavoro".

Giovanna Grassi - Corriere della sera, 30.4.1999

Camilleri, un debutto a 73 anni
'Ora capisco meglio gli attori'

Regista teatrale e televisivo, produttore, insegnante all'Accademia d'arte drammatica 'Silvio D'Amico', scrittore di best seller, Andrea Camilleri a 73 anni è anche attore. Interpreta un vecchio archeologo nel film 'La strategia della maschera' di Rocco Mortelliti, che sarà proiettato domani al Festival di Annecy, in Francia, e distribuito in Italia in novembre dalla Cecchi Gori. 'Per chi è stato sempre dall'altra parte della barricata - dice Camilleri, che è nato a Porto Empedocle - è un'esperienza positiva perché si capiscono le ragioni degli attori'. Non è la prima volta che il creatore di Salvo Montalbano, il commissario diventato quest'estate eroe nazionale, si misura con la recitazione: 'Dieci anni fa ho fatto la parte del capo dei servizi segreti accanto a Jean Rochefort, nel ruolo di commissario, in una serie tv della Rai tratta dai romanzi di Corrado Augias e diretta da Duccio Tessari. In questo film sono la macchina motrice, il vecchio che porta alla soluzione ma non si tratta di un vero e proprio giallo'. 'La strategia della maschera', scritto diretto e interpretato da Mortelliti, genero e allievo di Camilleri all'Accademia d'arte drammatica, racconta la storia di un archeologo che si ispira alla figura di Luigi Bernabò Brea, scopritore a Lipari di 36 dei 40 modellini in terracotta delle maschere di Menandro (300 a.c.). Prima di morire, l'archeologo coinvolge il nipote Riccardino (Mortelliti) nella ricerca di dieci maschere che gli sono state rubate anni prima. I sospetti ricadono su un suo ex allievo (Mariano Rigillo) che è direttore del museo Barracco a Roma. Nel cast anche Pino Caruso, Pino Micol, Beatrice Macola e Simona Marchini. 'Ho dato - spiega Camilleri - soltanto lo spunto per un'idea che Rocco ha sviluppato. Lui recita da tempo ne "La donna di Samo" di Menandro e da qui è venuto fuori il problema delle maschere scomparse'. 'Camilleri - dice Mortelliti - mi ha aiutato a tirare fuori la mia poesia nel film. Sono cresciuto con lui e posso dire che ha la capacità di non salire in cattedra a insegnare. Cerca di farti chiarire la tua strada. Ci terrei anche a sottolineare che nel film parliamo degli aspetti culturali della Sicilia, non della mafia'. Girato tra Kamarina, sito archeologico vicino a Ragusa, e Roma, 'La strategia della maschera', costato due miliardi ed è il primo film italiano in Dts Digital Surround (particolari effetti acustici). Il produttore è Demetrio Loricchio. 'La cosa curiosa - racconta Camilleri - è che prima di sapere che il film avrebbe partecipato al Festival di Annecy mi avevano chiesto di fare il giurato e ho rifiutato per gli stessi impegni in Sicilia per cui ora non andrò alla prima proiezione'.

Giornale di Sicilia, 29.9.1998

Camilleri il burattinaio

Lo scrittore debutta come attore nel film di Rocco Mortelliti: sarà presentato ad Annecy

Dalla regia teatrale, alla letteratura al cinema: Andrea Camilleri, classe 1925, debutta come attore in "La strategia della maschera", che sarà presentato oggi ad Annecy nel corso della 16ma edizione del Festival del cinema. Scritto e diretto da Rocco Mortelliti, il film viene da un idea di Camilleri e lo spunto è il ritrovamento di 40 modellini in terracotta della Commedia Nuova di Menandro, terzo sec. a.C., avvenuto durante uno scavo archeologico a Lipari negli anni settanta. È stato girato a Kamarina presso Ragusa e al museo Barraco a Roma. Camilleri è il vecchio archeologo che, nella finzione, indaga sulla sparizione di dieci delle preziose maschere e spinge verso un percorso obbligato suo nipote Riccardo (Mortelliti), suo ex allievo e genero, o meglio, con le parole di Camilleri, "Il primo a rendermi nonno".
Andrea Camilleri come definisce il suo ruolo?
"Sono il burattinaio buono che muove i fili del destino del nipote. Nel film il giallo è un pretesto per raccontare la crescita di un personaggio che, con sfumature vicine alla metafisica, avviene attraverso l'uso delle maschere. Il momento della crescita è quando Riccardo si mette in gioco del tutto e finalmente diventa se stesso. Per noi siciliani la maschera è come nota, non si sa quante ce ne siamo imposte nel corso dei secoli. Lo dimentichiamo, ma siamo ancora a Pirandello."
Potrebbe essere una nuova carriera quella dell'attore?
"Intanto il debutto è solo per il cinema, in TV avevo fatto il capo della scientifica in tre gialli di Corrado Augias. Mi piaceva l'idea di passare dall'altra parte e soprattutto di lavorare con un attore meraviglioso come Jean Rochefort. In cinema è la prima volta, non potevo dire di no. Non è stato difficile lavorare con Rocco. Lo dico da insegnante di regia, il mestiere di regista consiste nel capire chi è la persona che ti sta davanti, e con Rocco c'è il vantaggio che la conoscenza ormai è antica. Bastavano quattro, cinque indicazioni per intenderci."
Ripeterà l'esperienza?
"Non credo, è un lavoro noioso. Andando sul set mi sono portato quattro libri, sperando di leggere nella roulotte durante le pause. Impossibile, il personaggio che devi fare ti sta attaccato addosso, neanche le parole crociate ho potuto fare."
C'è una punta di vanità nelle apparizioni di attore?
"Se devo essere sincerissimo, la vanità e l'invidia non rientrano tra i miei vizi. Recitare è stato un gioco, non una vanità. Quanto all'invidia non riesco proprio a provarla, se in letteratura qualcuno fa belle cose io sono contento. L'invidia, se mai, è per un Grisham che scrive dei libri e si compra una fattoria in Massachussets e campa di rendita. Ma è invidia per un sistema diverso, che prevede best-seller da milioni di copie."
Con il successo dei suoi libri non è diventato ricco?
"Ricco no. Si comincia a maneggiare qualche lira, posso permettermi piccole soddisfazioni che prima mi negavo."
Lei dice che il cinema in tv va visto solo in caso di gravi malattie...
"Ma si, tra un film in sala e uno un tv la differenza è quella tra un tramonto vero e uno su cartolina. Io li guardo solo perché sono molto pigro, ma sono polemico sul cinema in TV almeno quanto lo sono contro il progresso della medicina. Un tempo ci prendevamo le malattie e stavamo a letto quaranta giorni. Non c'era la TV, la radio era un mammozzo troppo pesante per essere spostata dal salotto e non si poteva fare altro che leggere. Come si faceva, altrimenti, a leggere Proust? O una malattia o una condanna, Bontempelli lesse Proust quando andò in prigione durante il fascismo. Le medicine di adesso ti stroncano ogni malattia in due giorni, e addio lettura."

Maria Pia Fusco - La Repubblica, 17.9.1998

Camilleri: che fai, reciti?

Cosa ci fa lo scrittore culto dell'anno alla sedicesima edizione del Festival di Annecy, in programma dal 15 al 22 Settembre? Che domanda: recita. Appena selezionato con il suo "La concessione del telefono" (Sellerio) per il premio del Pen Club Italiano, presieduto dal poeta Maurizio Luzi, Andrea Camilleri è infatti - sorpresa, sorpresa - tra gli attori di "La strategia della maschera" di Rocco Mortelliti, uno dei 33 film previsti dalla sezione "Panorama". Due, invece, le sezioni competitivi. La prima, aperta ai lungometraggi, vede in concorso tra gli altri "Figli di Aniibale" di Davide Ferrario, mentre la seconda è dedicata ai cortometraggi. Per la sezione "Cinemamemoria" sarà quindi possibile rivedere o scoprire 32 opere dimenticate. Tra queste, un vero gioiello: "Don Camillo" di Julien Duvivier, del '52, tratto dai racconti di Guareschi. Il Premio Sergio Leone verrà attribuito a Peter Del Monte, mentre un Premio speciale alla carriera andrà ad Alberto Sordi.

Film Tv, 9.9.1998

Un giallo archeologico in Sicilia
Al via il primo ciak nel Ragusano

'...nenti... av'a passàri 'u tempu, àiu a murìri... vogghiu murìri iucànnu'. E giocando un'enorme partita a scacchi in cui i pedoni sono i suoi due nipoti, il vecchio archeologo Briano Teo Calvani si spegne, non senza aver prima organizzato la più grossa trappola del secolo. Andrea Camilleri , avvoltolato in una giacca da casa di quelle marrone sdrucito, con per cintura un cordone da tenda, con la sciarpona di lana rossa, una calotta in testa, gli occhiali spessi così, sembra proprio l'archetipo del nonno buono. Eppure sta seduto su una sorta di trono, da cui dirige il 'complotto'. Siamo al primo ciak siciliano de 'La strategia della maschera', il nuovo film di Rocco Mortelliti che si sta girando nella zona archeologica di Kamarina. Ed è anche il debutto (si fa per dire, vista l'età del protagonista e la sua lunga militanza dietro la macchina da presa) del 'papà' del commissario Montalbano: Camilleri, che poi del regista è anche il suocero, sorride alla telecamera, distribuisce consigli, in fondo il film è anche suo, visto che con Mortelliti ne ha scritto la sceneggiatura. La storia è appunto quella di un vecchio archeologo che tenta di rintracciare dieci antiche maschere del teatro di Menandro, trafugate venticinque anni prima, durante una campagna di scavi. Il vecchio Calvani è sicuro che le maschere siano state rubate da uno dei suoi assistenti di allora. Per recuperarle imbastisce, poco prima di morire, una trappola che comprende il nipote Riccardo, un bambinone di 35 anni che non si è mai allontanato dalla familiare Kamarina. Riccardo (sul set, lo stesso regista Mortelliti) è costretto a recarsi a Roma dove incontra prima l'avvocato Don Ciccio Bova, (interpretato da Pino Caruso), poi il fratello Ettore (Pino Micol), un astronauta che adesso è costretto su una sedia a rotelle, accompagnato da un'assistente sociale (Simona Marchini). Attraverso mille avventure che lo faranno uscire dal guscio provinciale in cui è vissuto finora, e gli faranno recuperare il rapporto con il fratello, Riccardo troverà le maschere, come architettato dal nonno. Camilleri è sul set, alle spalle un mozzicone di colonna antica (autentica): e si diverte, ricalcando un personaggio dei suoi, siciliano fin nel midollo. Certo non si tratta del commissario Montalbano, la lingua, astrusa, non è la sua, ma il giallo, ingarbugliato quanto basta, porta la sua firma. 'Questa è soltanto una parentesi - spiega lo scrittore e regista di Porto Empedocle -, preferisco di gran lunga scrivere, è di sicuro più divertente. Dopo tanti anni passati a dirigere gli attori, adesso mi trovo dall'altro lato della cinepresa e posso capire perché prima gli altri si arrabbiavano alle mie richieste. Comunque fare cinema è molto, molto più difficile che recitare in teatro: qui i tempi sono frammentati, ogni volta devi ricaricarti per partire da zero con la nuova scena'. E quando la carica finisce, Camilleri si alza, saluta tutti e se ne va. Domani è un altro giorno. La troupe lo tratta affettuosamente, proprio da nonno: gli stanno tutti attorno, chi si preoccupa del vento, chi del sole. E lui, tranquillo, accetta. 'Si comporta benissimo - sorride il genero Mortelliti, che è stato anche suo allievo all'Accademia d'arte drammatica -, tutte le cose che ci ha insegnato, ora le fa lui. E il film ne risente, la chiave è quella di Camilleri. Il suo personaggio è stato sì costruito sulla figura del grande archeologo Luigi Bernabò Brea, ma mi è piaciuto dargli una testa tutta siciliana. Qui, lo sanno tutti, si ha una marcia in più'. Le maschere sono state trafugate da una sorta di 'rivale' sul campo, un altro archeologo, che sul set ha la faccia aristocratica di Mariano Rigillo che spiega come 'Windisch-Roth non è un lestofante, ha architettato, sì, di vendere i reperti attici ai giapponesi, ma in fondo la sua è una sfida a distanza, un gioco mai finito con Calvani. Verrà sconfitto alla fine dalla fantasia del vecchio che, si intuisce, sin dall'inizio ha capito chi fosse realmente il ladro. Non è simpatico, questo no, ma non lo definirei un personaggio negativo, è piuttosto un artista, un uomo libero'. Un film "sui generis" per questa Sicilia pirandelliana. 'È la ragione per cui tutti noi l'abbiamo fatto - dice Rigillo, di cui sta per uscire "Atti di giustizia", un film del giovane Giuseppe Terracciano e che si sta preparando a riportare sul palcoscenico "Socrate immaginario" dell'abate Galiani - non è la solita storia dispersa tra le mafie, con riferimenti che nessuno vuol più sentire'. Un 'cameo' lo disegna anche Simona Marchini che, raggiunta a Roma, racconta come 'l'assistente sociale di Ettore, Mary, ricongiunge i due fratelli, fa sì che ricostruiscano il loro rapporto. Mary è tenera, media gli eventi, ma riesce sempre a mantenere il suo aplomb. La mia è stata una parte piccolissima, ma molto intensa. Quando abbiamo finito, sul set romano eravamo tutti commossi'. Sul set anche alcuni attori ragusani, Angelo Milazzo e Biagio Barone (i due portantini), Maria Terranova (la segretaria di Calvani, Assuntina), Giorgio Guerrieri (lo zoppo, detto Totò per la sua straordinaria rassomiglianza con il principe De Curtis) e Pasquale Spadola (il medico): tutti hanno alle spalle numerose parti nei film girati 'in loco', da 'Kaos' dei Taviani in poi. Tutti professionisti, hanno facce che paiono tagliate nella pietra come i muretti a secco del Ragusano. La fotografia è firmata da Maurizio Dell'Orco, il film, per il quale si sta sperimentando il sonoro in presa diretta multitraccia, sul modello americano, è prodotto dalla Demetrio Loricchio per la 'Nuovo Film' di Mortelliti e verrà distribuito in ottobre nelle sale da Cecchi Gori. L'obiettivo? Visto che Cannes è troppo vicina, si punta a Venezia.

Simonetta Trovato - Giornale di Sicilia, 22.1.1998

Camilleri 'archeologo' su un set nel Ragusano

La troupe de 'La strategia della maschera', il nuovo film di Rocco Martellitti ambientato tra la Sicilia e Roma, arriverà a Kamarina, in provincia di Ragusa giovedì 15 gennaio e si tratterrà qualche giorno per girare una parte delle pose ambientate nell'isola. Il lungometraggio nasce da un'idea dello scrittore Andrea Camilleri che questa volta sta anche al di qua della cinepresa. Sarà lui infatti a vestire i panni di un vecchio e ricco signore che si improvvisa archeologo. Dal ritrovamento di alcune antiche maschere greche, che sembrano far parte di un impianto più consistente che nei secoli è stato profanato, parte tutta la storia. Sarà il nipote del vecchio signore, impersonato dallo stesso regista Martellitti, a improvvisarsi detective per rintracciare la storia delle maschere, con l'aiuto di un avvocato romano (Pino Caruso) e di uno zio astronauta immobilizzato su una sedia a rotelle. Lo zio è assistito da un'infermiera, interpretata da Simona Marchini. Mentre l'attrice e Caruso hanno già partecipato a gran parte delle scene girate a Roma, al seguito della troupe arriveranno a Kamarina anche Mariano Rigillo, lo stesso Camilleri e molti attori siciliani per i quali sono ancora in corso le selezioni. Il set resterà nel Ragusano, tra la zona archeologica di Kamarina, il museo e il resto della provincia, per circa una settimana.

Simonetta Trovato - Giornale di Sicilia, 8.1.1998



Last modified Sunday, May, 11, 2014