«Sto scrivendo un'altra storia siciliana, č uno di questi saggi, microstorie, che riguarda la banda Sacco
di cui io ho tutti i documenti, al contrario di quello che mi č successo col vescovo. Quindi posso parlarne con
cognizione di causa».
(Andrea Camilleri, da un'intervista alla
Gazzetta del Sud, 15.4.2007)
La morte di Giovanni Sacco, la «banda» e Andrea Camilleri
Porto Empedocle. Solo l'altro ieri, era in un bar del paese a raccontare aneddoti e particolari sulla vita di quel suo zio che fu protagonista delle gesta della banda Sacco che imperversņ a Raffadali tra il 1924 e il 1929.
Chissą come farą, adesso, lo scrittore Andrea Camilleri ad ultimare il romanzo su quei fratelli raffadalesi condannati all'ergastolo per una lunga serie di reati, di cui Giovanni Sacco, scomparso all'improvviso venerdģ scorso, ne era l'unico e geloso custode. «Sto scrivendo un'altra storia» aveva confidato Camilleri. «Una serie di microstorie che riguardano la banda Sacco di cui io ho tutti i documenti!».
Carte giudiziarie che allo scrittore di Vigąta erano pervenute proprio grazie a quel Giovanni Sacco deceduto nei giorni scorsi, nipote dei fratelli che imperversarono nell'agrigentino e che finirono poi con l'essere condannati all'ergastolo, probabilmente per fatti che non avevano commesso. E lui, Giovanni, ci teneva a tal punto a dimostrare invece che i suoi zii non erano quelli descritti dalle forze dell'ordine e dalla magistratura (ma solo vittime dei soprusi della mafia) che non aveva esitato a consegnare tutti gli atti giudiziari in suo possesso, ricevuti in punto di morte da uno zio, allo scrittore empedoclino affinché ne ricavasse un romanzo.
E una traccia di quelle storie Camilleri l'ha pure scritta e fatta pervenire a Giovanni Sacco che avrebbe dovuto leggerla e approvarla. In realtą il manoscritto continuerą a rimanere invece sepolto in chissą quale cassetto della casa dell'ex assessore comunale, in attesa che il padre del commissario Montalbano non chieda di riprenderselo. Di ingiustizie subite, si parla nel libro in corso d'opera, piuttosto che di imprese criminali, con al centro una bella e delicata storia d'amore, di quelle che Camilleri sa tirare fuori con maestria dalla propria penna. La vicenda č quella di una donna che promette eterno amore al suo innamorato e che non esita ad aspettarlo per oltre 30 anni, il tempo che lui sconti la pena inflittagli e torni libero, per sposarlo. Non sappiamo come finirą il romanzo il cui ultimo custode dei segreti di famiglia, se n'č andato lasciando l'autore con un'opera a metą. Ma non mancherą alla fantasia di Andrea concludere letterariamente la vicenda nel migliore dei modi.
Lorenzo Rosso
(La Sicilia, 15.2.2009)