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Nell'estate del 1995 trovai, tra vecchie carte di casa, un decreto ministeriale
(che riproduco nel romanzo) per la concessione di una linea telefonica privata.
Il documento presupponeva una così fitta rete di più o meno deliranti
adempimenti burocratico-amministrativi da farmi venire subito voglia di
scriverci sopra una storia di fantasia (l'ho terminata nel marzo del 1997).
La concessione risale al 1892, cioè a una quindicina d'anni dopo i fatti che
ho contato nel Birraio di Preston e perciò qualcuno potrebbe domandarmi perché
mi ostino a pistiare e a ripistiare sempre nello stesso mortaio, tirando in
ballo, quasi in fotocopia, i soliti prefetti, i soliti questori, ecc.
Prevedendo l'osservazione, ho messo le mani avanti.
La citazione ad apertura di libro è tratta da I vecchi e giovani di Pirandello
e mi pare dica tutto.
Nei limiti del possibile, essendo questa storia esattamente datata, ho
fedelmente citato ministri, alti funzionai dello stato e rivoluzionari col
loro vero nome (e anche gli avvenimenti di cui furono protagonisti sono
autentici).
Tutti gli altri nomi e gli altri fatti sono invece inventati di sana pianta.
A.C.
Il 3 giugno 1998, verso mezzanotte, un cliente di Fremont (California) ordinava a Ibs.it il primo libro italiano
via Internet: «La concessione del telefono» di Andrea Camilleri.
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