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RASSEGNA STAMPA

OTTOBRE 2006

 
1.10.2006
Le ali della sfinge
Sarà in libreria il 26 ottobre l'undicesimo romanzo del commissario Montalbano, come sempre edito da Sellerio.
 
 

2.10.2006
Il colore del sole
Alcuni siti di vendita online (Unilibro, Exibart) annunciano per dicembre 2006 l'uscita di un nuovo libro di Andrea Camilleri dal titolo Il colore del sole (Mondadori). La notizia pare però priva di fondamento.
 
 

Il Messaggero, 3.10.2006
Ariccia
Camilleri alla Uil-polizia

Questo pomeriggio alle 16,30 all’Hotel “Villa Aricia”, ad Ariccia, la Uil-polizia organizza una tavola rotonda su “Legalità e Democrazia”. Parteciperanno il prefetto Gianni De Gennaro, il vice ministro dell’Interno Marco Minniti e lo scrittore siciliano Andrea Camilleri, che racconterà la nascita del “poliziotto Montalbano” e il rapporto tra fiction e realtà. Presentatore e moderatore Fabrizio Frizzi.
[Camilleri non ha poi partecipato, NdCFC]
 
 

Adnkronos, 4.10.2006
Scrittori: Camilleri, e' pronto l'undicesimo romanzo del commissario Montalbano

Roma - Sta per arrivare in libreria l'undicesimo romanzo giallo con protagonista Salvo Montalbano, il commissario creato da Andrea Camilleri. A pochi mesi di distanza dall'uscita dell'ultima puntata, dal titolo ''La vampa d'agosto'', e nel mentre si rincorrono le voci sull'imminente fine del poliziotto di Vigata, lo scrittore di Porto Empedocle ha gia' consegnato all'editore Sellerio il dattiloscritto di ''Le ali della farfalla'', che dovrebbe arrivare nelle librerie il prossimo 20 ottobre.
 
 

Quotidiano.net, 4.10.2006
Camilleri scatenato: il 20 ottobre arriva il nuovo Montalbano
A pochi mesi dall'uscita de 'La vampa d'agosto', lo scrittore dà alle stampe 'Le ali della farfalla', il nuovo giallo del commissario di Vigata

Roma - Sta per arrivare in libreria l'undicesimo romanzo giallo con protagonista Salvo Montalbano, il commissario creato da Andrea Camilleri.
A pochi mesi di distanza dall'uscita dell'ultima puntata, dal titolo «La vampa d'agosto», e nel mentre in cui si rincorrono le voci sull'imminente fine del poliziotto di Vigata, lo scrittore di Porto Empedocle ha già consegnato all'editore Sellerio il dattiloscritto di «Le ali della farfalla», che dovrebbe arrivare nelle librerie il prossimo 20 ottobre.
Nella trama trovano posto ragazze dell'Est europeo destinate al mercato della prostituzione in Sicilia, che trovano un lavoro regolare grazie ad un'organizzazione cattolica di volontariato.
Non è un buon momento per il commissario Montalbano: con la fidanzata Livia continui litigi, incomprensioni ingigantite dalla distanza, nervosismo. Passato e futuro si ammantano nei suoi pensieri di una vaga nostalgia.
E in una di queste serate di malinconia il commissario viene chiamato d'urgenza. In una vecchia discarica è stato trovato il cadavere di una ragazza. Nuda, il volto devastato da un proiettile, niente borse o indumenti in giro. Solo un piccolo tatuaggio sulla spalla sinistra - una farfalla - potrebbe favorire l'identificazione della donna.
Da qui parte l'indagine che mette in scena il romanzo «Le ali della farfalla» (304 pagine), con un Montalbano svogliato, stanco di «ammazzatine».
Ma il caso lo trascina: ci sono altre ragazze con una farfalla tatuata sulla scapola, sono tutte dell'Europa dell'est, hanno trovato lavoro grazie all'associazione cattolica. «La buona volontà» che le ha salvate da un destino di prostituzione. Montalbano non si fa persuaso. C'è qualcosa di poco chiaro all'interno di quell'organizzazione benefica?
E mentre l'inchiesta va avanti il commissario è incalzato da ogni parte: dal vescovo, che non ammette ombre su «La buona volontà», dal questore, che non vuole dispiacere al vescovo, da Livia, che vuole partire con lui per ritrovarsi. Tutto si muove sempre più velocemente, alla ricerca della soluzione e il commissario ha fretta, di concludere, di andarsene.
 
 

Gente, 12.10.2006 (in edicola 4.10.2006)
Parla l’attrice che interpreta la storica fidanzata del commissario Montalbano
Al posto di Livia, lo lascerei!
”Se fossi in lei, mi rifarei una vita con un uomo che, a differenza di lui, che è un bambinone, mi sposi”, commenta pungente Katharina Bohm, l’attrice che dà il volto alla bionda compagna del poliziotto di Vigata
Amato da tante donne, lui ha attenzioni solo per Livia e Adelina, l’anziana signora che lo prende per la gola con gli arancini

Chi conosce Andrea Camilleri so­stiene che Livia, la storica fidan­zata di Salvo Montalbano, in qualche modo ricorda la moglie del ce­lebre regista e scrittore. Che (guarda caso!) anche lei si chiama Livia [Sic!, NdCFC]. Ma, se il padre del celebre commissario di Vi­gata è sposato da oltre 40 anni, ha tre figlie e quattro nipoti, lui, invece, il po­liziotto siciliano duro e puro, è eternamente fidanzato. E di fiori d'arancio sembra non volerne sapere. Prosegue così, tra alti e bassi, la relazione con la bella genovese Livia Burlando.
A darle il volto è l'attrice Katharina Bohm, 41 anni, nata a Lugano, ma che da anni vive in Germania, a Monaco. Nella vita reale è mamma di Samuel, 8, mentre nella finzione sogna la materni­tà. «Livia è una ragazza di sani princi­pi», spiega la Bohm. «Vorrebbe mettere su famiglia con Salvo, sarebbe anche pronta a trasferirsi in Sicilia per stargli accanto, lasciando la grande città. Ma lui non vuole mettere la testa a posto. E Livia ne soffre».
Che idea si è fatta di Montalbano? Perché tutta quest'allergia per la fede al dito? «È il classico eterno bambino­ne, per certi versi non vuole crescere. Non vuole perdere la sua libertà, ecco perché è anche contrario alla conviven­za. Ma Livia ha 34 anni, sta con lui da otto, e avverte il ticchettio dell'orologio biologico. Come tutte le donne della sua età. Quando giravo, il mio bam­bino aveva pochi mesi, lo allattavo e mi seguiva sul set. Coccolato da tutta l'équipe. All’epoca avevo esattamente l'età di Livia e il ruolo che interpretavo mi faceva tenerezza: mi sentivo fortunata quando stringevo la mia creatura tra le braccia. Poi vestivo i panni di una don­na che aveva i miei stessi desideri, ma che non poteva realizzarli».
A suo avviso, Montalbano prima o poi farà il fatidico passo? «Non credo, e forse un po’ di colpa ce l'ha anche Livia. li loro legame va avanti così da troppo tempo, ha un equilibrio. Lei e lui rap­presentano la tipica coppia che ormai vive di abitudini. E, come sempre accade, sta alla donna cercare di cambiare le situazioni. Livia non dovrebbe aspettare Salvo, sperare in un suo primo pas­so, sognare la classica propo­sta di matrimonio. Forse non fa nulla per­ché è fragile, ha paura di un rifiuto. Così abbozza, ma non è felice.
«Ecco perché lei non si trasferisce in Sicilia, sente di non essere realmente de­siderata», puntualizza l'attrice. In effetti, quando Livia è a Vigata il commissario si sente sotto controllo. «Lei gli sta addosso, perché gli vuole bene. Lo controlla su ciò che mangia, sui cibi troppo grassi, perché gli fanno male. E lui, quando non sta be­ne, è come tanti altri uomini, che sem­brano sul punto di morte anche per un piccolo malessere. Livia, però, quando è lontana non passa la giornata ad asciugar­si le lacrime. Anzi: è una donna estrema­mente realizzata nella professione. A Ge­nova ha la sua galleria d'arte [Sic!, NdCFC], ha anche tanti amici. Anche se, per amore di Salvo, sarebbe pronta a fare delle rinunce».
Insomma, lo dovrebbe mettere alle strette. Ma Andrea Ca­milleri ha dichiarato a Gente che il suo Montalbano non sposerà mai Livia ... «Allora lei dovrebbe lasciarlo e farsi un'altra vita con un altro uomo», dice Katharina.
Eppure, al commissario vo­gliono tutti bene. Anche per­ché non è certo un donnaiolo, un furbetto. Tutt'altro: è l'em­blema dell'onestà, è serio. E in molte hanno un debole per lui. Innamorata segretamente di lui è il vicecommissario Barbara (l'attrice Maria Cristina Marocco), protagonista dell'episodio “Il gatto e il cardellino”. Ma Salvo è fedele e non cede nemmeno alla sua amica del cuore, Ingrid, interpretata dall'attrice svedese Isabell Sollman, che resta a dor­mire da lui, per accudirlo dopo un inci­dente alla spalla. Ma tra loro non succe­de nulla, anzi: lui dorme della grossa.
Mai un tradimento, neanche un bacio a un'altra donna [Sic!, NdCFC]. «Livia si fida, ma è gelosa di lui lo stesso», dice Katharina. .Anche se sa che è un uomo di sani princi­pi, che si comporta bene».
Diciamo anche che quando Livia arriva a Vigata, il commissario vi­ve circondato da soli uomini, i colleghi del commissariato. Mentre "scompare" Ingrid: bella, bionda, con una fiam­mante spider rossa, una donna dalla forte personalità. Gli unici peccati che si concede il celebre poliziotto sono quelli di gola. Nella sua vita c'è, in­fatti, un'altra donna insostituibile. In tv non l'abbiamo mai vista [Sic!, NdCFC], ma la sua presenza si sente ecco­me. Chi conosce bene l'esistenza del commissario di Vigata avrà già capito che si tratta della mitica Adelina. Lei c'è, soprattutto, quando il guerriero si ripo­sa, o, meglio, assapora i piaceri della vi­ta. Questa vecchia signora gli prepara leccornie, che gli lascia in casa: come la pasta con le sarde, gli squisiti arancini, ai quali lui non sa dire di no. Adelina cu­cina quei pasti che Salvo non ha mai avuto da bimbo. Sua madre, infatti, è morta quand'era piccolo. Gli manca una figura femminile di riferimento. Ecco perché stringe un forte rapporto con Cle­mentina Vasile Cozzo, ex maestra ele­mentare, costretta sulla sedia a rotelle.
Certo è che nella vita del commissario le donne si contano proprio sulla punta delle dita di una mano: poche, pochissi­me, ma ognuna con un ruolo davvero importante. E Livia, malgrado tutto, è al primo posto.
Allora chiediamo tutti in coro ad An­drea Camilleri: per favore, faccia sposa­re Montalbano!
Angelica Amodei
 
 

Panorama, 4.10.2006
Veltroni professore di nostalgia
Nei suoi romanzi il sindaco di Roma cerca di trattenere il mondo che corre. Riuscendo a far convivere il vecchio telefono nero con i sofisticati ritrovati di nuova generazione

[…]
Parlo del telefono di bachelite che sta al centro del romanzo di Walter, e che campeggia nella pagina dell'Unità sulla lusinghiera recensione di Andrea Camilleri. “La scoperta dell'alba” è un titolo affine a quello: “La concessione del telefono”, in cui il meccanismo antiquario era applicato alla richiesta di una linea telefonica privata del 1892, da parte di un appassionato di mezzi appena inventati dal progresso tecnico, dal «quadriciclo a motore Phaëton della ditta Panhard-Levassor alla macchina parlante e cantante, phonograph Edison».
[…]
Adriano Sofri
 
 

Il Messaggero, 5.10.2006
Quella parola Chiara

Sono vent’anni che è morto Piero Chiara ed ecco il primo dei due Meridiani che raccolgono l’intera sua opera. [...] Il curatore è Mauro Novelli, che insegna letteratura italiana all’Università di Milano.
[...]
Non sempre il successo fa bene. Forse Chiara il suo successo, pubblicizzato, amplificato da versioni cinematografiche e televisive dei suoi libri, l’ha pagato con una sorta di rimozione critica...
«Negli ultimi anni della sua vita s’era stabilizzata. Ed è continuata dopo la sua morte. Spero che questo Meridiano contribuisca a rilanciare il discorso critico su uno scrittore che è tra i maggiori di costume del secolo scorso. Chiara, quando scriveva i suoi primi libri, era amato da scrittori come Sciascia, Sereni, Moretti. Forse c’era il pregiudizio snobistico secondo cui se un libro conquista l’audience (Chiara con i suoi ultimi libri vendeva anche quattrocentomila copie a titolo) non merita attenzione. Non gli hanno giovato certe mediocri trasposizioni cinematografiche, quelle alla Lando Buzzanca. Oggi sicuramente la sua figura di narratore sarebbe stata valorizzata di più. Hanno acquistato credito i bozzettisti di provincia che cantano le glorie del vecchio paesello. Non è il caso di Chiara: la sua Luino diventa memoria di tutti senza il lenocinio della nostalgia o la tentazione del populismo».
Un po’ come la Vigata di Camilleri?
«Ha anticipato il successo di Camilleri. Anche la sua narrativa è iterativa. Non è lo scrittore di un solo libro. Il suo successo è continuativo con un pubblico affezionatissimo. Lui e Camilleri sono nati agli antipodi d’Italia, anche se il padre di Chiara veniva dalle stesse terre dei protagonisti di "Nuovomondo", il film di Crialese. In entrambi c’è l’atmosfera paesana, il giallo, l’erotismo diffuso visto attraverso la lente dell’ironia».
[...]
Renato Minore
 
 

Il Tempo, 8.10.2006
Nel cuore di tenebra della mafia

Guardi la Sicilia te la figuri così carica di luce che quasi ti acceca e invece Giuseppe Sottile ("Nostra Signora della Necessità", Einaudi, pp.107, euro 9), te la serve in un impasto bianco e nero, con spruzzi rosso-sangue, che incupiscono il cuore di tenebra mafiosa. Eppure, se ogni tanto ti par d'essere precipitato in un "hard-boliled" mediterraneo, con il "biondino" Giuseppe, giovane cronista dell'"Ora", che si fa le ossa tra "malacarne" e mattanze, non puoi fare a meno di pensare che qui dentro c'è anche Pirandello, ghignante sulfureo dinnanzi all'umano troppo umano, e cioè, ovviamente, al disumano, di vita, morte e dintorni. Giuseppe Sottile lavora al "Foglio": è responsabile dell'inserto culturale del sabato.
[...]
Bisogna abituarsi all'odore della mafia. Beffardo e implacabile, Sottile liquida i sociologi e i loro ponderosi saggi. «La mafia non è la muffa sociologica, non è la retorica dei "professionisti dell'antimafia", non è la caricatura di Camilleri. Va cercata nella convivenza piuttosto che nella complicità, in un'aria diffusa, in umori antichi che sono diventati un modo di ragionare e di esprimersi. Le modulazioni di un linguaggio. Giochi di parole inafferrabili, allusioni sottili, minacce sibilate».
[...]
Mario Bernardi
 
 

La Stampa, 8.10.2006
Camilleri frusta i Ds: serve un referendum
Anche dagli intellettuali arrivano nuovi stimoli

E questo sarebbe un partito nuovo?». Raccontano che il commento di Umberto Eco agli ultimi, esaltanti sviluppi della discussione sulla nascita del partito democratico sia stato, come dire, perplesso. Così è naturale che il grande semiologo vada di persona a interrogare, su questo tema, il capo dei Ds Piero Fassino.
[...]
È singolare che il confronto Eco-Fassino sia, dopo mesi, il primo grande appuntamento pubblico in cui la non-politica (sia pure in una chiave del tutto diversa dal girotondismo) pressa e prova a condizionare la politica. Esisterebbe, in questa ipotesi, un vasto «popolo delle primarie» che comprende spicchi diversi di società, di intellighenzia, di settori produttivi, i quali guardano a quant’è uscito da Orvieto con l’occhio della commiserazione, neanche mascherata. Andrea Camilleri, per esempio, è uomo nient’affatto viziato da ostilità preconcette nei confronti dei Ds. E tuttavia: «Perché questi dirigenti non fanno una consultazione vera, delle primarie reali? Quella che si delinea è solo una cosa gestita da gerarchie superiori che si mettono d’accordo. Eppure quando Prodi ha invitato a fare le primarie le risposte dei cittadini di sinistra sono sempre arrivate. Dunque mi chiedo, cosa temono D’Alema e Fassino? Ho paura che temano una pura perdita di potere...». Camilleri avrebbe persino un’idea che taglia la testa al toro: «Si faccia un puro e semplice referendum tra chi è a favore e chi contro il nuovo partito. Poi se vincono i sì si proceda alla costituente».
[...]
Jacopo Iacoboni
 
 

10.10.2006
Le ali della sfinge
Rinviata al 9 novembre l'uscita del nuovo romanzo di Andrea Camilleri.
 
 

Stilos, 10.10.2006
Eccebombo
Il migliore Camilleri
Andrea Camilleri, “La conces­sione del telefono” (Sellerio 1998)

Sono rimasto felicemente sorpre­so alla lettura di un'intervista ad Andrea Camilleri, nella quale il famoso e apprezzato scrittore si­ciliano giudicava quali suoi mi­gliori romanzi proprio i due che io considero i suoi più riusciti: “Il birraio di Preston” (1995) e “La concessione del telefono” (1998). Di fronte ad uno scrittore così prolifico è inevitabile una disper­sione anche dei giudizi. Ne ho tratto l'auspicio che proprio que­ste due opere «possano» essere effettivamente tra le migliori del­la incessante produzione dello scrittore portoempedoc1ino. Nel­la diatriba ancora in corso sulla possibile tenuta estetica di Ca­milleri mi sono schierato tra gli «a favore». La fluente e inarresta­bile narratività può secondo me garantire al nostro autore una «resistenza» notevole. Fino a prova contraria, avere una storia da rac­contare, e saperlo adeguatamen­te fare, resta un merito indiscuti­bile. Sul «come» raccontare, resto convinto che lo stile pseudo­agrigentino di Camilleri non sia il suo atout più prezioso. Ma nem­meno un punto debole squalifi­cante. Nella somma del tutto, Ca­milleri resta un autore da seguire e da studiare.
”La concessione del telefono” (1998) racconta l 'intricata ma appassionante vicenda dell'intrepi­do Filippo Genuardi, siciliano bello, astuto, gran viveur, che nel lontano 1892 chiede l'autorizzazione all’istallo a casa propria di uno dei primissimi apparecchi telefonici. Tutto qui? Macché. Attorno a questa benedetta concessione del telefono si apre una contorta ma eccitante vicenda dove Camilleri ha buon gioco ad offrire i suoi soliti prediletti temi: la Sicilia della mafia, dell' onore, del sesso, dell'inganno. Filippo è un uomo sensualissimo. Ha spo­sato la figlia del più ricco del paese che tiene a bada con presta­zioni sessuali indimenticabili. Ma attorno a lui si crea un orren­do gioco di equivoci ed errori che porta il povero Filippo, pres­sato dal suocero, dal boss locale, dalla rivalità cittadina tra carabinieri e polizia, in un giro parados­sale, comico, infine tragico.
Camilleri racconta il tutto con un sistema più volte adoperato. Astenendosi dal molo di scritto­re-narrante, la vicenda viene rac­contata attraverso sezioni alterna­te di «cose scritte» (fonti e docu­menti, registrati con un mimeti­smo scrittorio a volte perfetto) e «cose dette»: dialoghi puri, senza mezza didascalia! L'impresa, non facile, riesce perfettamente. Ed è una doppia impresa: non è sem­plice, con queste auto limitazioni di scrittura, mantenere un livello di ritmo narrativo così vivace. Né è facile mantenere, di fronte a ta­le susseguirsi di eventi, una credi­bilità strutturale. Ma Camilleri vince autorevolmente la sua scommessa. Qualche volta ecce­de nella commedia, per esempio nella caratterizzazione del para­noico prefetto napoletano Mara­scianno. Ma anche qui non man­cano delle perle. Ecco una sua ir­resistibile lettera al Questore: «Per quanto attiene alla mia drammatica vicenda famigliare potrei, se Voi foste non berga­masco ma napoletano come me, riassuntavela scrivendoVi di se­guito cinque numeri (59, 17, 66, 37,89) e Voi avreste chiara e im­mediata visione dell'accaduto».
La Sicilia di Camilleri è un piane­ta speciale. L'onore trionfa ma gli adulteri si moltiplicano. La mafia vince perché nello Stato i Cretini trionfano sugli Onesti e persino sui Disonesti. La sensua­lità presiede la vita quotidiana ma porta alla perdizione. Ma sen­za questo pianeta Sicilia non ci sarebbe questo Camilleri!
Aurelio Grimaldi
 
 

Adnkronos, 10.10.2006
TV: Per il 'Caravaggio' di Raitrade successo al Mipcom di Cannes

[...]
Rai Trade ha venduto alla tv finlandese Yle le ultime puntate di 'Montalbano', interpretato da Luca Zingaretti confermando ancora una volta l'appeal delle gesta del commissario di Camilleri nei paesi del nord Europa.
[...]
 
 

La Repubblica, 12.10.2006
Pubblichiamo parte dell´intervento che Andrea Camilleri leggerà lunedì 16 alle 18,30 nel nuovo Auditorium dell´Ara Pacis a Roma aprendo la manifestazione "Mario Soldati - Un autore controtempo" curata dalla Casa delle Letterature di Roma diretta da Maria Ida Gaeta. In programma anche una mostra di foto (Piazza dell´Orologio,3; il catalogo è di Sellerio), incontri con studiosi, proiezioni delle opere televisive e cinematografiche dell´autore.
Vi racconto lo scrittore l´uomo di cinema e di tv
Così lo ricorda Andrea Camilleri
Andrea Camilleri
 
 

Style (magazine del Corriere della sera), 13.10.2006
Letture in anteprima - Andrea Camilleri
Le ali della sfinge
Ritorna Montalbano (alla fine di ottobre) malinconico, inaridito. Ma sempre troppo curioso
Grazie al vescovo splendide giovani dell'Est hanno trovato lavoro in Sicilia
Una farfalla l'unico indizio. Un tatuaggio sulla spalla di una ragazza assassinata

Da qualche tempo Salvo Montalbano, il più celebre commissario di polizia della nostra lettera­tura «gialla», è punto dalla malinconia. Si sveglia nella sua casa di Marinella già spento, stanco, svogliato, esausto. Con la nostalgia di quella “correnti di filicità pura” da cui, in tempi andati, spesso “si sintiva attraversato”. Sarà l'età, 56 anni, o le crepe che s'allargano nel rapporto sentimentale con Livia: non si sente più lo stesso e non ha “gana” di fare nulla. In queste condizioni l'investigatore inventato da Andrea Camilleri porta avanti la sua nuova indagine che si muove fra bellissime ragazze dell'Est, ottusità burocratiche e obliqui personaggi con un piede nel malaffare e l'altro dentro enti di beneficenza sostenuti dalla Chiesa.
Il nuovo romanzo dello scrittore di Porto Empedocle (“Le ali della sfinge”, Sellerio editore), l'undicesimo della serie, sarà nelle librerie a fine ottobre e segue di pochi mesi “La vampa d'agosto” che in poche settimane ha ven­duto 650 mila copie. Qui pubblichiamo parte del primo capitolo.
Il rompicapo per l'occasione ha le fattezze di una giovane donna il cui cadavere viene scoperto in una vecchia discarica. Ha il volto completamente distrutto da una pallottola. Niente indumenti, niente documenti. Complicato identificarla. Unico indizio è un tatuaggio, una piccola frfalla disegnata sulla spalla. La stessa fa capolino sui corpi di altre ragazze, tutte provenienti dall'ex Cortina di ferro, che hanno trovato lavoro in Sicilia grazie a ”La buona volontà”, un'associazione cattolica molto benvoluta e protetta dal vescovo di Montelusa. Montalbano, sospettoso per professione, ancora una volta non si fa persuaso facilmente. E fra il desiderio di scappare per allontanare i morsi del male di vivere, l'assenza perdurante della sua fidanzata e le pressioni per una soluzione "equilibrata" del caso, è costretto a stringere i denti e procedere a tappe forzate. In un vertiginoso concatenarsi di eventi Montalbano dovrà soddisfare la curiosità di sbirro e tentare di placare l'intimo terremoto esistenziale.
Giancarlo Macaluso
 
 

Guardian Unlimited, 14.10.2006
The sage of Sicily
Andrea Camilleri writes crime stories that shift effortlessly from the comic to the grotesque. Paul Bailey on the late flowering of an Italian phenomenon

Andrea Camilleri is the most successful author in Italy, yet little more than a decade ago he was a virtually unknown septuagenarian who had written a handful of historical novels, including the intriguing “Il birraio di Preston” (“The Brewer from Preston”, 1995), set in his native Sicily. In 1994, however, he had invented Detective Inspector Salvo Montalbano in the novel “La forma dell'acqua” (“The Shape of Water”), and now both he and his hero are household names. It was never Camilleri's intention to write more than a couple of Montalbano books, and only when the second and most original story, “Il cane di terracotta” (“The Terracotta Dog”, 1996), was greeted with enthusiasm by critics and readers alike did Camilleri decide to put his middle-aged policeman through all sorts of increasingly complicated criminal hoops. The crimes are nothing if not topical: illegal immigrants, drug-peddling, prostitution, fraud and money-laundering. A recent villain is a doctor in thrall to the Mafia, who provides them with human hearts, livers and kidneys. In the small fictional Sicilian town of Vigàta, where Montalbano is based, the vilest things are seen to happen.
Camilleri, who was born in 1925 in Porto Empedocle, in the province of Agrigento, came to writing late, publishing his first book in 1978, when he was 53. Before then he had been an active member of the Communist party and a distinguished drama teacher and theatre director. He was also a television producer. For more than three decades he has worked in Rome, where he still lives with his Milanese wife. His phenomenal success is the cause of much amusement to him. The most recent Montalbano mystery, “La vampa d'agosto” (“August Blaze”), in which his hero becomes perilously close to his enemies, came out in mid-April and has sold more than 500,000 copies. Yet he has no illusions on the subject of literary fame.
He talks with passionate enthusiasm about Carlo Emilio Gadda, whose “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana” (“That Awful Mess on Via Merulana”, 1957) he describes without hesitation as the "greatest Italian novel of the 20th century". He uses words such as "brave" and "courageous" in regard to Gadda, another late starter who came to writing after a lifetime in engineering. Camilleri acknowledges this audacious experimental novelist as an inspiration. He loves the way in which Gadda employs non-literary Italian in his masterpiece - slang, dialect terms and phrases, even the dry language of academic textbooks. Gadda, like James Joyce, is a translator's nightmare and, as a consequence, the two novels he wrote in old age have not fared well outside Italy. Camilleri reveres him, not least for the sheer joy he took in the act of composition.
Camilleri only became really wealthy in his 70s, remains true to his left-wing principles and is eagerly awaiting the protracted downfall of Silvio Berlusconi, whose control over the Italian media he alludes to scathingly in “Il giro di boa” (“Rounding the Mark”, 2003). Camilleri shows interest in very few crime writers, reserving particular praise for his fellow Marxist Dashiell Hammett, whom he considers infinitely superior to Raymond Chandler, whose plots he finds incredible. He is very much aware of the literary legacy he has inherited from other Sicilian novelists. His grandfather knew Luigi Pirandello, and Camilleri recalls meeting him once as a small boy. He respects Pirandello's plays, on which he has worked in the theatre, but it is the writer of short stories who haunts him. (These were translated into English in 1959, and a selection of the best appeared in 1965 - both books are long out of print.)
Another great Sicilian became one of Camilleri's dearest friends. He speaks of Leonardo Sciascia with admiration and affection, an admiration shared by Montalbano, who reads Sciascia's 1963 undoubted masterwork “Il consiglio d'Egitto” (“The Council of Egypt”) on one of those rare evenings when he isn't questioning suspects or risking his life with his daring methods of detection. Sciascia's novel is set in 18th-century Palermo and is concerned with a breathtakingly impudent forgery. What starts in comedy ends in horror and melodrama. Its appeal for Camilleri is easy to understand, since his Montalbano mysteries shift effortlessly from the comic to the grotesque.
Camilleri's translator, the American poet Stephen Sartarelli, told me that there is something of Sciascia in the character of Montalbano. Sciascia entered politics in middle age and stood out in the Italian senate as a model of honesty and decency. His speeches were noted for being laconic, the rarest of virtues in a politician in any culture. His lean prose is infused with irony and scepticism, and these Voltairean qualities are evident in Camilleri's narrative technique. Montalbano is honest and decent, and he is happiest when the people he is interrogating cut the crap and speak the truth. There is a melancholy side to his nature, too, never more expressive than when he is confronting the sadness inherent in certain human relationships. The saddest of all to date is dramatised in “Il ladro di merendine” (“The Snack Thief”, 1996), in which François, the son of a Tunisian prostitute, Karima, and a French itinerant worker, is caught stealing the lunchboxes of other schoolchildren. Karima, now a single mother, has ended up in Vigàta, where she has found work as a very obliging domestic. Then she disappears and François is left to his own desperate devices. It soon becomes apparent that the hapless little thief is as frightened and unhappy as he is hungry.
Professor Natale Tedesco from the University of Palermo has written an article on the Montalbano books in which he emphasises the words "comic" and "ironic". The novels are indeed funny, and that is one of the reasons why they are so popular. Some of the jokes are esoteric, such as the running gag about the book Judge Lo Bianco has been writing for years: “The Life and Exploits of Rinaldo and Antonio Lo Bianco, Masters of Jurisprudence at the University of Girgenti at the Time of King Martin the Younger (1402-1409)”. That title alone tells the reader all he needs to know of the judge's character. Then there is Catarella, the desk sergeant who answers the switchboard at the police station and mishears almost everything he is told. He speaks his very own brand of sawn-off Sicilian, which Sartarelli clearly enjoys translating. He is like one of those genial half-wits, gabbling away in Cockney, who crop up in Dickens. Yet the wily Camilleri invests this mangler of language and logic with a talent he denies to the intelligent and well-read Montalbano, for Catarella is a genius at the computer, the manifold complications of which are a mystery Montalbano is destined never to solve.
Montalbano has a long-term girlfriend called Livia, who lives and works in Genoa. Whenever the heroic cop is especially lovelorn, Livia is happy to adjust her schedule and hop on the next plane to Palermo to calm and comfort him. She just happens to be in Vigàta when François is captured, and the child brings out all her dormant maternal feelings. He quickly responds to her loving attentiveness, and Montalbano contemplates the possibility of being not only a husband, but a father as well. The scenes in Montalbano's house overlooking the sea, with the detective experiencing jealousy as Livia and François become ever more attached, are written with a tenderness that never degenerates into sentimentality.
Are the Montalbano novels formulaic in essence? Yes, of course they are, but Camilleri's chosen formula allows him the freedom to explore any number of interesting and dissolute byways. Perhaps Montalbano's most endearing characteristic is his passion for good food. He is always dismayed when his second-in-command, Inspector Mimì Augello, sprinkles an excess of Parmesan over a subtly flavoured dish. Augello is a dedicated womaniser, whereas his chief remains faithful to Livia, in spite of the many temptations he has to resist. Women of all ages find Montalbano attractive, none more so than the beautiful Swede, Ingrid Sjostrom, who is married to a wealthy Sicilian and, in the first book in the series, abused by her father-in-law. Ingrid, according to Camilleri, is every Italian man's idea of a blonde bombshell. She has no religious scruples regarding sexual gratification, while her skill at the wheel of a sports car would incur the envy of Michael Schumacher. Whenever Montalbano needs to get from one part of the island to another in double-quick time, Sjostrom is invariably at hand to transport him. Every so often, she spends the night with him in the beach house, but Montalbano can be relied upon to leap from the bed as soon as Sjostrom gets seriously frisky.
The very last Montalbano mystery has already been written. Camilleri, now 81 and a dedicated and defiant chain-smoker, has perhaps his own mortality in mind. In recent years he has published a collection of vituperative articles about Berlusconi and some memoirs of Sicily, and hopes to produce a few more Montalbano novels before the final one is published. Montalbano is in his 50s, still not married to Livia, and deeply conscious that the battle against crime and corruption is unending. His loyal team continues to give him support, as does Nicolò Zito, the news presenter on the Free Channel television network (which isn't owned, it is implied, by Berlusconi, unlike the more conservative Televigàta). Zito is there to answer Montalbano's every query and to give out information that often lures the villains from their hiding places.
The books begin in the age of the lira, but the euro is the accepted currency in the most recent titles. Cellphones are regularly employed. Yet, for all these nods to modernity, the Montalbano mysteries have a timeless feel about them. They are the books of a wise old man who has lived a lot, eaten well and versed himself in the best Italian and foreign literature. Only in Camilleri will you find a sex-crazed young woman discussing the merits of Kafka after Montalbano has removed her hand from his genitals. Montalbano, in melancholy vein, recalls lines by Montale and Ungaretti, and in “La gita a Tindari” (“Excursion to Tindari”, 2000), when he is feeling ashamed of being a policeman, he remembers the poem Pasolini wrote in 1968 at the time of the student demonstrations in Rome. The unpredictable Pasolini sides with the police on that occasion, dismissing the privileged students as self-indulgent and bourgeois.
There are sly comments on Italian life and culture in each of the novels, some of which Sartarelli has to explain in the informative notes at the back. Who is Mike Bongiorno, for example? I would describe him as Italian TV's answer to Des O'Connor - cringe-makingly vivacious and suspiciously younger than springtime. The television series Montalbano, which is a big hit in Italy and Australia but yet to be shown in Britain, has of necessity to omit some of the more obviously literary asides, while retaining Camilleri's brilliant dialogue. His knowledge of the theatre has proved invaluable when it comes to writing conversation.
Five of the Montalbano mysteries, all expertly translated by Sartarelli, are available from Picador. They deserve to be read in the sequence they were written: “The Shape of Water”, “The Terracotta Dog”, “The Snack Thief”, “The Voice of the Violin” and “Excursion to Tindari”, which has just been published. “The Scent of the Night” (that "scent", Sartarelli insists, ought to be "smell"), “Rounding the Mark” and “The Patience of the Spider” will appear next year. Camilleri has his detractors, but they tend to be the kind of people who rate plot above characterisation and prefer suspense to what one might call human interest. The real Sicily lives in his pages - its smells, its tastes (I have already cooked a couple of the dishes Montalbano enjoys most) and, above all, its language. Sicily, in turn, is proud of him. His birthplace of Porto Empedocle, on which Vigàta is based, has changed its name to Vigàta. I should like to think that this honour pleases him as much, if not more, than his astonishing sales figures.
Paul Bailey
 
 

ANSA, 14.10.2006
Protagonisti fiction e soap a S. Vincent per Telegrolle 2006

Aosta - Per tre giorni, dal 17 al 19 novembre, Saint Vincent si trasformerà nella capitale italiana delle soap e della fiction con la sesta delle Telegrolle.
Sorella 'minore' delle ambite Grolle d'Oro per il cinema, la rassegna assegnerà riconoscimenti al migliore attore ed attrice di fiction, sitcom e soap in base al voto espresso dai lettori del settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, mentre gli altri premi saranno decisi da una giuria composta da giornalisti e critici televisivi.
[...]
Saranno presenti gli attori protagonisti di varie fiction, fra cui 'Il commissario Montalbano'.
[...]
 
 

Abitare a Roma, 14.10.2006
Il Teatro del Lido di Ostia si appresta ad aprire la nuova stagione
Un programma ricchissimo all’insegna di prosa, musica, letteratura e danza

Teatro, danza, musica, letteratura. Il Teatro del Lido di Ostia di via delle Sirene, il 27 ottobre prossimo, aprirà la sua stagione con un calendario denso di appuntamenti. Ne riassumiamo quelli più importanti.
[…]
Da segnalare la terza edizione  della rassegna “Tra teatro e letteratura”, curata da Giovanni Greco, che quest’anno si avvarrà di ospiti d’eccezione (hanno garantito la loro presenza Edoardo Sanguineti e Andrea Camilleri).
[…]
Alvaro Colombi
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 15.10.2006
La lettura
Il romanzo popolare dello scrittore contadino
Einaudi pubblicherà l´autobiografia di Vincenzo Rabito, contadino semianalfabeta che racconta una fetta di Novecento con un dialetto tanto autentico quanto colorito
Il libro ha vinto il premio di Pieve che consacrò "La spartenza" di Bordonaro
La curatrice Evelina Santangelo "È un capolavoro assoluto"

Il siciliano è ormai la seconda lingua letteraria, dopo l´italiano. Camilleri ha sdoganato una tendenza che parte da lontano: già Verga, Pirandello, e più recentemente Consolo, avevano utilizzato il vernacolo per rinvigorire l´usurata lingua nazionale. Senza dimenticare che lo stesso Manzoni, prima di optare per il toscano, fu tentato di ricorrere al siciliano, memore che il «volgare» nacque proprio a Palermo alla corte di Federico II, e che Gabriele D´Annunzio fece debuttare la prima rappresentazione de "La figlia di Iorio" nella versione siciliana.
Questa sorta di primato è confermato dalla pubblicazione postuma (a gennaio) da parte di Einaudi dell´autobiografia di Vincenzo Rabito, un contadino di Chiaramonte Gulfi che ha per scenario gran parte del secolo scorso. Scritta in un impasto linguistico siculo-italiano, la piccola storia dell´uomo si intreccia con i grandi drammi del Novecento: guerre, fascismo, campagna coloniale, emigrazione, boom economico.
[…]
È fin troppo facile prevedere che sarà l´evento editoriale dell´anno. Da Bufalino a Camilleri, da Vilardo a Bordonaro, anche lui vincitore a Pieve, la Sicilia ci ha abituati all´esordio col botto di anziani scrittori. Il debutto postumo - come non ricordare Giuseppe Tomasi - si inserisce in questa scia.
[…]
Tano Gullo
 
 

Gazzetta del Sud, 15.10.2006
Lo sostiene lo scrittore americano Jeffery Deaver che riconosce come maestri Fleming e Le Carrè
Un buon thriller è un mix di emozioni e pathos

[...]
Lei è un maestro e avrà avuto a sua volta dei maestri. Quali?
«Centinaia. Quando tengo corsi di scrittura, dico sempre ai miei studenti di sezionare gli autori che amano. Fra i miei ci sono Ian Fleming, John Le Carré, Agata Christie, Arthur Conan Doyle, Thomas Harris, JR Tolkien - sebbene io non sia uno scrittore di fantasy - per il suo modo di costruire le storie. Ci sono, ovviamente, enormi differenze fra me e Tolkien, ma anche situazioni parallele, come la conflittualità fra i personaggi, con tanti punti di vista diversi. Mi piace citare qui alcuni autori italiani che ho letto, come Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, di cui ho molto apprezzato "Almost Blue", Gianrico Carofiglio, Umberto Eco e Primo Levi. Non si può essere scrittori se non si è letto tutta una vita».
Alberto Figliolia
 
 

Il Mucchio Selvaggio, n.627, 10.2006
Marchette veltroniane

La critica letteraria richiede una notevole dose di cattiveria che l'esame di Stato e il tesserino dell'Ordine non garantiscono. Tornati  dalle vacanze abbiamo trovato in libreria "La scoperta dell'alba" (Rizzoli), primo romanzo di Walter Veltroni: leader politico, sindaco di Roma, organizzatore di festival cinematografici, notti bianche e conferenze interculturali. I critici, pur consapevoli dei rischi, non hanno esitato a stroncare le avventure dell'archivista Giovanni Astengo alla ricerca del padre scomparso negli anni di piombo, attraverso tutto il repertorio del politicamente corretto, della spiritualità e della poeticità dell'alba. Questi i severi giudizi dei principali giornali italiani.
[...]
Marchetta da Vigata. La lenzuolata di Andrea Camilleri su "l'Unità" (6 Settembre) è addirittura imbarazzante. Sentite qua: "La massa dell'argomento drammatico di questo racconto è alleggerita dal fiore di una scrittura "lieve", elegante senza volerlo parere, una scrittura che continuamente si sorveglia e vigila per non lasciarsi andare a sovratoni o a sbalzi sopra, o sotto, le righe", e via sproloquiando.
Marchetta noir. Giancarlo De Cataldo su "Il Messaggero" (30 agosto) si consuma le papille: "Gli oscuri eroi del romanzo Veltroni li ha incontrati nella sua vita professionale. Qualcosa della loro ribollente umanità deve essergli rimasta dentro..."
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Aristarco Scannabue
 
 

16.10.2006
Andrea Camilleri racconta Mario Soldati
Alle ore 18:30 (Roma, Auditorium dell'Ara Pacis - Lungotevere in Augusta, nell'ambito degli eventi per Cinema Festa Internazionale di Roma.
Interviene Carlo Petrini, presidente di Slow Food; coordina Steve Della Casa con Sergio Toffetti.
È prevista la proiezione di sequenze da opere filmiche di Mario Soldati.
A seguire, alla Casa delle Letterature, inaugurazione della mostra Mario Soldati, un autore controtempo. 1906-2006.
 
 

AISE, 17.10.2006
Cultura
Il vice ministro Danieli presenta alla Farnesina la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo

Roma - Il vice Ministro agli Affari Esteri, Franco Danieli, ha dato il benvenuto a quanti accorsi alla Farnesina per la presentazione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che torna anche quest’anno come evento di punta della strategia di promozione della cultura italiana del Ministero degli Affari Esteri.
Grazie alla organizzazione della Direzione Generale per la Promozione e Cooperazione Culturale, con la diretta collaborazione dell’Accademia della Crusca e con la partecipazione dei vari enti interessati alla diffusione della lingua italiana all’estero, tra i quali in particolare la Società Dante Alighieri, la RAI, l’Unione Latina e l’Accademia degli Incamminati, dal 23 al 29 ottobre in tutto il mondo si susseguiranno oltre mille eventi in circa ottanta Paesi.
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Saranno organizzati anche incontri con scrittori e giornalisti: tra gli altri Gianrico Carofiglio a Toronto e Francesco Guccini a Budapest.
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A New York, invece, si terrà la cena letteraria con menù ispirato a ricette tratte dalle opere di autori del passato e del presente, da Lorenzo il Magnifico a Camilleri, recitate da attori italiani.
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r.a.
 
 

Rivist@, 17.10.2006
Niffoi, De Luca, Santacroce: la retorica del sublime basso

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Il problema è che Niffoi si prende sul serio mentre un altro autore linguisticamente ibrido come Camilleri gioca con ironia con la sua personale miscela di lingua italiana e dialetto siciliano.
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Alessio Lana
 
 

Il Quotidiano della Calabria, 18.10.2006
Camilleri ricorda Mario Soldati

Roma - Camilleri l'affabulatore, l'autore di alcuni tra i libri più venduti negli ultimi anni, si "materializza" alla Festa del cinema.
E da eclettico uomo di cultura lo fa per raccontare un altro eclettico artista, Mario Soldati. Così, un appuntamento collaterale del festival diventa invece il piccolo grande evento della giornata di lunedì.
Proprio grazie alla partecipazione di questo grande scrittore, alla sua perfetta sintesi, al suo stile personalissimo, scorrevolissimo e lucidissimo, l'iniziativa di apertura del ciclo di manifestazioni in onore di Soldati (nel 2006 avrebbe compiuto cento anni), si trasforma in un momento che riesce a catalizzare l'attenzione del pubblico, ad affascinare, a trasportare in un mondo lontano che ci piacerebbe fosse più vicino.
Dunque, già un'ora prima dell'inizio dell'incontro, la gente si mette in fila davanti all'Auditorium del museo dell'Ara Pacis (che proprio in questa occasione ospita la sua prima iniziativa).
Un Auditorium da circa 120 posti, che a stento riesce a contenere gli spettatori. Spettatori che si siedono anche sulle scale o restano in piedi pur di ascoltare la voce di un "mito" che, nella semplicità di un incontro tra amici, parla di un altro grande (a cui è stata dedicata anche una mostra, inaugurata sempre lunedì sera, presso la Casa delle Letterature).
Un racconto che non è un semplice ricordo, ma che, appunto, si snoda attraverso l'analisi dei diversi aspetti che hanno contraddistinto la carriera di Soldati.
Il tutto, con quel tocco di ironia che caratterizza Camilleri.
Il quale inizia proprio dicendo che una personalità come quella dello scrittore piemontese è difficile da descrivere, non si sa da dove cominciare: "allora iniziamo come nelle biografie, con due cose certe, la data di nascita e di morte".
Anche nel descrivere la vita di questo artista, Camilleri "racconta": con digressioni che puntualmente ritornano al punto di partenza, con una linea già ben definita, che tratteggia una storia ricca, tra giornalismo, letteratura, cinema e televisione. Una personalità complessa, un personaggio che fin da giovanissimo dimostra talento e qualità indiscutibili.
Come raccontarlo? Come fa un grande scrittore, cogliendone l'essenza, la poesia e la concretezza: come quando parla del primo libro di racconti di Soldati, uno dei quali viene definito dall'autore di Montalbano come "il manifesto della sua scrittura", ovvero la capacità di narrare una storia ambigua con limpidezza di scrittura. L'analisi da scrittore a scrittore.
E poi affronta il tema di Soldati e l'America, «una passione che lui dichiarava di vivere 'con una estraneità piena di stupore', che è la visione che io ho riguardo alla politica americana», aggiunge Camilleri.
Quindi, il rapporto tra Soldati ed il cinema, l'accostamento a Pirandello, un nome che torna spesso nella sua vita; le collaborazioni con altri artisti ("Aveva un certo intuito per i nomi, sapeva con chi si metteva"); la possibilità di scorgere in un suo film, come "Piccolo mondo antico", diversi piani di lettura.
"Saper raccontare è la capacità di fluidità del discorso", anche per immagini. E lo sa bene Camilleri, che di cinema e televisione si intende molto.
Proprio sul Soldati televisivo, lo scrittore siciliano si sofferma nella parte finale del suo intervento: Soldati aveva capito la potenza della tv, tv non vuol dire solo trasmettere film o opere teatrali, ma è soprattutto inchiesta.
Nascono autentici capolavori, oggi da riscoprire, come il suo famoso "Viaggio nella Valle del Po", che è insieme viaggio nella gastronomia, nelle culture, ma è anche arte, capacità di raccontare attraverso il mezzo televisivo, di usare la tv, di costruire non trasmissioni, ma autentici film.
Camilleri racconta e lo fa come pochi e da uomo che ha vissuto lo stesso percorso: affascina, descrive e intriga. E soprattutto ironizza. Come quando, al termine, dice che resterebbe un'altra voce nella carriera di Soldati da analizzare, quella del "buongustaio": «Ma da tempo - dichiara - sono stato messo a dieta. Dunque, non ce la faccio a parlarne».
Paola Abenavoli
 
 

Oggi, 18.10.2006
Personaggi. Siamo andati sul set del nuovo film di Zingaretti
Sedotto da quattro donne Luca dimentica Montalbano
“Non ho rifiutato di rifare il commissario, però non c’è nessuna trattativa in corso”, dice il popolare attore. E sull’isola di Stromboli si concentra nel ruolo di uno chef. Diretto da Simona Izzo, circondato da un harem di bellezze. Cronaca di un ciak che ha cambiato la sua vita. Ai fornelli

Stromboli (Messina), ottobre
[…]
Zingaretti, lontano dagli stereotipi della bellezza patinata e molto palestrata in voga oggi, ha saputo conquistare molto e molte. L’apice è stato il suo ruvido Montalbano, successo televisivo che lo ha catapultato tra gli attori che “fanno share” e di cui molti sognano la ripresa. “Si è molto parlato di un mio rifiuto a interpretare una nuova serie del commissario Montalbano”, spiega l’attore, “ma per parlare di rifiuto ci dovrebbe essere una trattativa in corso. Che invece non c’è”.
[…]
Maria Grazia Filippi
 
 

AISE, 19.10.2006
Cultura
La presentazione del libro "Slow Food Revolution" apre la Settimana della Lingua Italiana all’Istituto Italiani di Cultura di New York

New York - La presentazione del libro di Gigi Padovani "Slow Food Revolution" (Rizzoli 2006) aprirà, alle ore 18 del 23 ottobre, gli eventi organizzati dall’Istituto Italiano di Cultura di New York in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, che quest’anno ha per tema "Cibo e feste nella lingua e nella cultura italiana".
[...]
Giovedì 26 ottobre si terrà una cena letteraria presso il ristorante "Tuscan Square" a Manhattan, con un menù ispirato dalle ricette che si trovano tra le pagine dei romanzi di Camilleri. La cena, organizzata in collaborazione con IACE e Accademia della Cucina Italiana, sotto gli auspici del Consolato Generale d’Italia, sarà accompagnata dalla lettura di poesie del poeta italiano Giorgio Weiss.
[...]
 
 

La Sicilia, 19.10.2006
In occasione della Settimana della lingua italiana
Naccari a New York per Camilleri
 
 

News Italia Press, 19.10.2006
Istituti Italiani di Cultura
VI Settimana della lingua italiana a Oslo
Clara Sereni e Massimo Montanari aprono la settimana norvegese

Oslo - Sarà Clara Sereni ad inaugurare a Oslo il 23 ottobre prossimo la VI edizione della Settimana della lingua italiana nel mondo che ha come tema "il cibo e le feste nella lingua e nella cultura italiana".
[…]
Presso l'Università di Bergen Antonella Mirone, lettore di italiano, proporrà agli studenti la visione di due film italiani "Ricette d'amore" di Sandra Nettelbeck e "13 a tavola" di Enrico Oldoini e leggerà alcuni brani tratti da testi letterari italiani che offrono spunti per la riflessione sul tema del rapporto fra cibo e lingua italiana ("La testa degli italiani" di Beppe Severgnini, "Il salto dell'acciuga" di Nico Orengo, "Il ladro di merendine" di Andrea Camilleri).
[…]
 
 

L'espresso, 26.10.2006 (in edicola 20.10.2006)
Attualità - Intellettuali al microscopio
Lei non sa chi sono loro
Da Montanelli a Benigni. Da Celentano a Pera. Passando per Cacciari, Moretti, Mieli, Bertolucci, Baricco... Nel nuovo libro di Edmondo Berselli gli ironici ritratti dei "Venerati maestri" italiani.

Filosofi, editorialisti, premi Nobel, cantautori, politici, registi, scrittori. Sono tanti i "venerati maestri" protagonisti del nuovo libro di Edmondo Berselli (Mondadori, in libreria il 24 ottobre): un ironico ritratto dei maitre à penser di casa nostra, tra tic privati e pubbliche virtù. Un gioco divertito di episodi inediti e citazioni rivisitate senza mai dimenticare, come ricorda l'autore, che in fondo "è soltanto un cabaret". Ecco di seguito alcuni brani del libro
[…]
Cabasisi
Letti due o tre romanzetti di Camilleri, e messo agli atti il personaggio di Montalbano, con le storie della sua morosa e del suo sottoposto Michele [Sic!, NdCFC] Augello, assimilate tutte le paroline della lingua sicula usate dallo scrittore, i cabasisi e i fimmini, una persona normale non avverte il bisogno impellente di leggere l'ultimo libro di Camilleri. Mentre decine di migliaia di persone, invece, sì: vogliono il capitolo successivo, la nuova storiella, l'ultima avventuretta da Vigàta. Non si stancano mai.
[…]
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 20.10.2006
Il libro
Una storia della Sicilia in 4 mila vocaboli

Non c´è Camilleri ma c´è il commissario Montalbano; non c´è Consolo ma c´è il protagonista del suo romanzo "Retablo", il pittore Fabrizio Clerici; non c´è infine Nisticò ma c´è una lunga scheda dedicata al giornale "L´Ora" da lui traghettato dalle edicole nella terra di mezzo del mito. Come vuole una legge ferrea le voci delle enciclopedie escludono rigorosamente i viventi (è fin troppo facile intuire che senza questo accorgimento scoppierebbe il finimondo), ma "L´Enciclopedia della Sicilia" aggira il tabù facendo muovere gli artisti contemporanei nei labirinti delle loro opere. Un ingegnoso trucco per metterli giocoforza nella vetrina proibita. La monumentale opera (Ricci editore, 1050 pagine, 200 euro; prima tiratura 3 mila copie), viene presentata alle 19 a Villa Malfitano (via Dante) da Salvatore Cuffaro, presidente della Regione, Franco Maria Ricci, Giuseppe Maino e Caterina Napoleone, storica dell´arte curatrice del volume. Dal pittore Abate al matematico Zurria, bizzarria del caso entrambi catanesi, si snoda la vita di migliaia di personaggi isolani e tra l´uno e l´altro luoghi e vicende storiche, architravi del nostro sofferto cammino nei secoli.
Tano Gullo
 
 

Il Giornale, 20.10.2006
Coop Liguria insegna l’arte e fa cultura

È stato presentato ieri mattina a Palazzo Rosso il programma delle attività culturali di Coop Liguria per promuovere la conoscenza del territorio e del patrimonio artistico della regione.
[...]
Appuntamenti saranno dedicati alla letteratura di Andrea Camilleri e Vázquez Montalbán.
[...]
Luisa Barberis
 
 

L'Arena, 20.10.2006
Prosegue il lavoro dell’istituto creato da Putin e Berlusconi due anni fa in vista dell’iniziativa di fine mese in sei città italiane
Le imprese vanno a scuola di russo
Gli scambi culturali? Un lasciapassare per lo sviluppo dei rapporti economici

[...]
Insomma, bene i legami culturali e sentimentali, bene spendere due parole ricordando l’amore di Gogol per i sonetti in romanesco di Giuseppe Gioacchino Belli - l’ha fatto Emil Solonovich, il più noto traduttore di scrittori italiani in russo, perfino Camilleri - e rendere il giusto omaggio al tributo di cultura che l’Università Lomonosov riverserà in queste iniziative.
[...]
Bonifacio Pignatti
 
 

WebTrek Italia, 21.10.2006
Montalbano allo Specchio
Continuano su WebTrek Italia le avventure del più noto ed amato commissario di Vigata alle prese, questa volta, con i paradossi spazio-temporali dell'Universo allo specchio.
Semplicemente imperdibile.

Lo ammettiamo senza riserve ne pudore: oltre ad essere appassionati di fantascienza, siamo profondamente innamorati dell'umanità raccontata nei bei romanzi di Andrea Camilleri. Così, sempre con il massimo rispetto per gli autori originali del Commissario Montalbano (vedi anche il sito dei nostri amici del Camilleri fans club http://www.vigata.org) e di StarTrek, quando il nostro Claudio Chillemi tira fuori dal suo cilindro la magia di un nuovo racconto che incrocia i due universi, ebbene siamo più che entusiasti. E vogliamo condividere con i webtrekker e tutti gli appassionati dei due generi, la nostra felicità. Questo episodio (che segue cronologicamente "Uccidere per amore" e gli "Arancini di Neelix" già pubblicati su WebTrek Italia) è poi molto particolare. Nell'universo dello specchio, infatti, (vedi anche gli episodi TOS "Specchio, specchio" ed ENT "In uno specchio oscuro") che è uno dei possibili universi paralleli che (forse) ci circondano, le realtà si rovesciano, gli incontri sono tanto improbabili quanto disarmanti e le convinzioni crollano. E Claudio Chilemi riesce a padroneggiare con arguzia e con ironia anche gli aspetti più "cattivi" dello specchio, raccontato coerentemente con un linguaggio che via via diventa sempre più duro e volgare.
Riuscirà a cavarsela il nostro commissario?
E chi potrà aiutarlo?
Montalbano allo specchio di Claudio Chillemi, una cross story su WebTrek Italia.
Buona lettura
La redazione di WebTrekItalia
 
 

Crem@ on line, 21.10.2006
Catena Fiorello, sorella del noto showman, presenterà il suo primo romanzo mercoledì al Klejnot per il Caffè Letterario

[…]
Picciridda, un titolo in siciliano che richiama acusticamente le atmosfere di Camilleri (ma le somiglianze si fermano qui).
[…]
 
 

La Sicilia, 22.10.2006
La Marina, con gli odori e i sapori nel ricordo di Andrea Camilleri

Andrea Camilleri l'aveva già detto a metà degli anni Novanta, quando ancora i suoi romanzi non rappresentavano un fenomeno editoriale: la borgata Marinella non esiste più. E' sparita per sempre, cambiata dal corso delle cose e non v'è traccia da nessuna parte se non in lontani ricordi.
Ma c'è ancora sempre qualcuno che si ostina a cercare quei luoghi, e parte da quelle ultime case, quelle che guardano il mare nei pressi del «ponte di ferro» del rione Cannelle, per ripercorrere la strada litoranea fino ai lidi. E' difficile, oggi, cercare d'immaginare quale possa essere, tra quelle villette, l'abitazione del commissario Salvo Montalbano…
Racconta Camilleri, a un certo punto, nel romanzo «L'odore della notte», sempre a proposito di Marinella: «Sulla verandina tirava vento e faceva friddo. Il mare si era mangiato quasi tutta la spiaggia. Nella piccola anticamera teneva un impermeabile pesante, di quelli con la fodera. L'indossò, tornò sulla verandina, s'assittò. Non arrinisciva, per le ventate, ad addrumarsi una sigaretta. Per farlo bisognava rientrare nella càmmara. Piuttosto che susirisi, scelse di non fumare. Al largo si vedevano le luci lontane che ogni tanto scomparivano. Se erano pescatori, se la stavano vedendo male con quel mare. Stette accussì, immobile, le mani infilate nelle sacchette dell'impermeabile, a ripistiare su quello che gli era capitato».
In effetti alla «Marina» di Porto Empedocle è cambiato tutto ed è perfettamente inutile perlustrare la zona alla maniera del commissario Montalbano, a passi lenti, osservando, a fine stagione, la lunga e solitaria spiaggia con tutti gli stabilimenti chiusi.
Piuttosto, il lettore curioso in cerca di emozioni letterarie, è meglio che cambi aria e torni a Vigata a cercare altre tracce del paesaggio camilleriano. Magari camminando tra la gente, lungo corso Umberto per immergersi in quel particolare clima di provincia che si vive solamente in questa parte della Sicilia.
Oppure si può sedere al Caffè Albanese. Qui, qualche volta, al solito tavolino, quando le campane della torre del palazzo comunale battono la mezza, si poteva incontrare lo scrittore intento a sorseggiare un bicchiere di birra gelata, reduce da una mattinata trascorsa davanti alla vecchia macchina da scrivere. Era l'occasione per farsi apporre l'autografo con dedica su qualche libro che narrava le imprese di Salvo Montalbano.
Da un po' di tempo però, il papà del commissario più famoso d'Italia, da queste parti non si vede più e la pila dei libri da autografare, che gli lasciano i lettori, rimane al suo posto, sul ripiano accanto al registratore di cassa, con grande delusione da parte di tutti.
L'estate scorsa, Camilleri l'ha trascorsa lontana dal paese e il tavolino del bar Albanese è rimasto desolatamente vuoto. Così i lettori più affezionati, dopo aver chiesto a Pasquale, il titolare del Caffè - pasticceria, notizie sul loro autore preferito, per consolarsi, hanno finito per cedere alle tentazioni e hanno comprato i famosi dolci del commissario, quelli sempre tanto decantati da Salvo Montalbano, tra un'indagine e l'altra.
«Prima di partire dovette aspettare che al bar Albanese arrivassero i cannoli di ricotta freschi - scrive Camilleri ne «L'odore della notte» - Ne accattò una trentina, assieme a chili di biscotti Regina, di paste di mandorle, di mustazzola. Viaggiando, la sua macchina lasciava una scia odorosa. Doveva per forza lasciare i finestrini aperti, altrimenti l'intensità di quel sciauro gli avrebbe fatto venire il malo di testa!».
Dietro il municipio, poco distante da via La Porta, residenza empedoclina dello scrittore, c'è la famosa trattoria dove servono gli «arancini» di Montalbano. E subito dopo, a richiesta, anche un buon piatto di pesce locale freschissimo. Allora perché non approfittarne?
Il lettore appassionato e intenzionato a scoprire i luoghi camilleriani potrà spostarsi in questo piccolo locale, sforzandosi d'immaginare il commissario intento a pranzare tutto solo, in un tavolo d'angolo, leggermente nascosto alla vista degli altri clienti.
«Alla trattoria San Calogero - scrive Camilleri in un'altra parte del suo romanzo «L'odore della notte» - si sbafò due porzioni di pesce alla griglia, una appresso all'altra, come primo e come secondo. Dopo si fece una lunga passiata digestiva sul molo, fino a sotto il faro. Restò indeciso per un momento se assittarsi sul solito scoglio, ma c'era troppo vento friddo…».
Già; siamo arrivati alle passeggiate pomeridiane di Camilleri al porto, con il suo inseparabile amico d'infanzia Fofò Gaglio, «a respirare l'aria del mare».
Ma questo periodo l'amico di Andrea, con i suoi 82 anni, ormai esce di casa di rado e al telefono, dice che non ha sue notizie dallo scorso anno.
Da ragazzo, Andrea, con tutta la combricola degli amici, andava a sbirciare «le signorine» che «lavoravano» al casino; quella «Pensione Eva» con le persiane verdi sempre chiuse, che sorgeva proprio dietro il porto.
Adesso anche quella palazzina è diventata un condominio e non c'è più nessuno che ricorda quell'allegro vociare che si sentiva passando accanto, o l'odore acre del borotalco che si spandeva ovunque nelle viuzze della zona mescolandosi al fetore del pesce.
Nemmeno Fofò Gaglio vuol più ricordare quei tempi andati, perché, dice lui, «ormai siamo solo i sopravvissuti di un'epoca che non esiste, se non nelle pagine letterarie di Andrea Camilleri!».
Lorenzo Rosso
 
 

Adnkronos, 23.10.2006
TV: Pippo Baudo, il reality nasce da una mancanza di ideazione italiana

Roma - [...]
Baudo, che e' anche presidente del teatro stabile di Catania, critica inoltre il ddl Gentiloni e si dice convinto della necessita' e della bonta' delle coproduzioni teatrali.
''L'unione fa la forza. Purtroppo -osserva Baudo- si verifica ancora questa sovrapposizione dei medesimi spettacoli in giro per l'Italia senza una programmazione d'intesa come si fa da tempo in Germania. Se invece si facesse un cartellone organico - ha continuato Baudo - si ridurrebbero i costi e di conseguenza il prezzo del biglietto al botteghino. Noi dello stabile di Catania siamo stati pionieri in tal senso, proponendo inoltre opere sempre nuove, come a breve un adattamento di un testo di Camilleri''.
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La Repubblica (ed. di Palermo), 24.10.2006
Il viaggio "on the road" nel rock della fantasia
"Dio ha le basette e ascolta Frank Zappa" è il romanzo d´esordio di due autori ragusani
Da Lennon a Harrison i miti della musica continuano a fare sognare anche dal cielo

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Un romanzo on the road, quindi, tema ampiamente sfruttato certo, ma sempre ricco di fascino e suggestione. Salvo Giorgio e Leonardo Migliore lo hanno scritto di getto - niente è stato corretto o rivisto, ci tengono a precisare - con un linguaggio tra il beat e lo psichedelico, ricco di spunti satirici e costellato di colpi di scena degni di un horror alla Edgar Allan Poe. Qualcosa a metà tra Kerouac, Fante e Bukowski, con accenni ad Agata Christie e una spolveratina di Camilleri. Nomi altisonanti per due esordienti? Sicuramente, ma sono i loro autori di riferimento e serve, in qualche modo, a dare un´idea. Il tutto infarcito di citazioni musicali, l´autentica passione di questi due (ex) giovani siciliani che, non a caso, conducono a tempo perso programmi radiofonici.
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Lucio Luca
 
 

La Padania, 25.10.2006
La Franciacorta tra Bacco e Afrodite
Le proposte d’autunno de Il Mosnel, storica azienda agricola che offre un ricco calendario di appuntamenti: degustazioni ma anche arte, cultura, relax e divertimento per soddisfare i gusti più disparati

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Al Mosnel si organizzano, con grande successo, cene in “giallo”, dove i commensali impersonano i personaggi coinvolti in un crimine e dove tutti sono coinvolti nella ricerca dell’assassino.
Il calendario che copre i prossimi mesi si è aperto proprio con un omaggio al commissario più famoso d’Italia.
"A cena con Montalbano" è infatti il titolo della serata che ha raccolto numerosi consensi sabato 14 Ottobre, grazie alla chef Adelaide Rando del ristorante “Villa Rosa” di Filicudi (ME), che ha riproposto i piatti siciliani preferiti dal noto commissario uscito dalla geniale penna dello scrittore Andrea Camilleri. Cucina e tradizione protagonisti della serata, insieme ai vini, ovviamente.
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Elisabetta Colombo
 
 

I love Sicilia, 27.10.2006
Strani/NOstrani - Personaggi che hanno a che fare con la Sicilia visti e rivisti da Gaetano Savatteri
Il gran sacerdote del Codice da Vigàta

Filippo Lupo di Castelbuono è il custode di una sorta di religione laica che ha il suo primo motore immobile nel Sommo Camilleri: è l’unico uomo che abbia letto tutto ciò che riguarda l’autore empedoclino
‘U Presidenti possiede una memoria elefantiaca: ricorda una frase scritta su un libro 20 anni fa, un articolo pubblicato dall’Eco di Sgurgola Peretola, una citazione pronunciata su Teleciociariainternational
Gaetano Savatteri
 
 

Tg1, 28.10.2006
In onda un servizio sulla recente cena letteraria di New York, con un collegamento telefonico con Andrea Camilleri
 
 

La Provincia di Lecco, 28.10.2006
Con Montalbano a caccia di «spiriti»

È sull'ultima avventura letteraria di Andrea Camilleri, intitolata «La vampa d'agosto» (Sellerio editore Palermo, pagine 271, euro 11), che cade la scelta dell'impresario artistico Pippo La Rosa, scopritore di noti personaggi del mondo della canzone, tra i quali Vasco Rossi e Annalisa Minetti. «Amo molto i libri di Camilleri ­ afferma La Rosa ­ perché trasudano di usi, costumi e tradizioni della mia terra, la Sicilia, senza mai cadere in facili stereotipi». Il romanzo ha come protagonista l'ormai celebre commissario Montalbano, impegnato in una nuova indagine che parte da un villino «spiritato», una menzogna architettonica prodotta dall'abusivismo edilizio che, nelle more del condono, occulta il pianoterra: un luogo che è stato teatro di una sevizia crudele, consumata sul corpo innocente di una minorenne; le stanze buie nascondono a loro volta, dentro un baule, il cadavere della vittima. «Come ha scritto Salvatore Silvano Nigro nella presentazione ­ aggiunge La Rosa ­ La vampa d'agosto non è un romanzo giallo. O lo è, ma in modo anomalo. Dentro la sua trama, il lettore frena la corsa. Si attarda e si turba. Si lascia distrarre da una segnaletica truccata. Va fuori strada. Non vuole arrivare alla fine. Tenta di allontanarla. Ha paura di sapere cove va a finire. Ed è un po' quello che è capitato a me leggendolo».
 
 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 29.10.2006
Una buona prova di Francesco De Filippo, ispirata dalla cronaca
Romanzo. L'epopea del povero Gennarino
«Sfregio» nel cuore malato e fantasioso della Napoli camorristica

A tre anni dal suo esordio con “L'affondatore di gommoni” dedicato al traffico di clandestini con l'Albania, Francesco De Filippo torna a raccontare fatti di cronaca, punta sulla realtà della camorra, ma per farlo sceglie la strada del romanzo, ben sapendo che solo nella invenzione narrativa potrà riuscire a scoprire un po' di umana verità sul male che segna Napoli, la città dove è nato nel 1960. C'è oggi tutta una serie di narratori che formano quasi una nuova scuola napoletana, molto legati alla realtà, da Diego De Silva a Roberto Saviano col suo recente Gomorra, spaccato corale tra il reportage e la rappresentazione di una società con storie che paiono uscite dalla fantasia peggiore di un autore di noir. E uno dei personaggi di quel libro, in questo Sfregio, è come cominciasse a dire Io, introducendoci in un mondo che la dedica («Ad Andrea Camilleri con l'armonia affettuosa del discepolo che si accorda col mentore») e la scelta di una lingua fortemente contaminata dal napoletano potrebbero far pensare sia parente della Sicilia di Montalbano, ma che in realtà appartiene molto di più alla scuola del noir mediterraneo, per la quale il romanzo di genere svolge oggi un ruolo simile a quello che era un tempo di certe inchieste e indagini giornalistiche. Il rappresentante forse più noto ne è Massimo Carlotto e le pagine di De Filippo non sono meno dure a leggersi, in certi momenti, delle sue. Le confessioni di Gennaro Sorrentino infatti non ci risparmiano quasi nulla, nel bene e nel male, tanto che quando vomita e piange davanti a quel che vede e cui si sente costretto a assistere o partecipare, potrebbe quasi farlo anche il lettore. È il merito di De Filippo che con la scelta della prima persona riesce a andare oltre l'oggettività dei fatti, raccontandocene il coinvolgimento o la distanza emotiva, psicologica, umana, che sola forse può aiutarci a capire. Gennarino è un povero diavolo che si arrangia e compie piccole commissioni per la camorra col suo scooter e verrà, via via, coinvolto a livelli sempre più alti, grazie anche, pare, all'interessamento per la sua bella moglie Pamela del potentissimo Don Raffaele. Un coinvolgimento che parla di droga, prostituzione, potere politico, ma, soprattutto, di lavori sporchi, guerra tra clan senza quartiere e capace di azioni terribili. Il nostro uomo, che ama ripetere «io non lavoro, campo», ha paura, non sa tirarsi indietro, e assieme si sente onorato di queste proposte cui non si può rispondere no. Ma il percorso si farà via via più atroce, accanto al braccio destro del «Don», Paolino, personaggio disperato e violento, che sfoga la sua impotenza per essere prigioniero del suo ruolo, in depravazioni e sadismi, forse la figura più riuscita e incisiva del libro. Gennarino soffre anche lui, partecipa e, assieme, è come fosse solo un osservatore, vivesse una sorta di estraneità mentre attorno gli crolla il mondo. Viene lasciato anche dalla moglie che scappa con i due figli piccoli, e pare che per lui il tunnel dell'orrore non abbia più fine. Un romanzo che proprio dall'invenzione, come si è detto, trae la sua forza, portandoci dentro il cuore di chi agisce e non solo al cuore dei fatti, pur diventando un'opera di denuncia, di cronaca senza reticenze di una certa Italia, di una certa Napoli che, annuncia un distico messo da De Filippo in apertura, «è una parte, poi c'è tutto il resto della città». E la riuscita è anche nella scelta della lingua, inevitabilmente letteraria, ma giocata sul napoletano così da risultare viva e diretta, da riuscire ad avere anche lei la sua verità, nel tentativo di Gennarino di esprimersi in italiano, senza continuamente riuscirci, proprio come gli accade con la sua partecipazione a regole e fatti della camorra.
Paolo Petroni
«Sfregio» di Francesco De Filippo (Mondadori, pagg. 190, euro 17,00)
 
 

Italia Estera, 30.10.2006
New York: Cena letteraria al Tuscan Square su Camilleri e Montalbano
Connubio culturale tra i romanzi di Andrea Camilleri e le specialità culinarie preferite dal celebre Commissario Montalbano

New York - Cena letteraria nel cuore di Manhattan, per festeggiare il matrimonio fra i “Pirciati c’abbruciano” e i brani letterari tratti dai romanzi di Andrea Camilleri sul Commissario Montalbano e tra i versi poetici, declamati dal poeta e giornalista Giorgio Weiss, e le “Sarde ’a beccafico”; si sono riuniti nel ristorante Tuscan Square, del noto ristoratore Pino Luongo, quasi duecento cinquanta persone giunte da tutto il Tri-State area.
Promosso sotto gli auspici del Consolato Generale d’Italia di New York e della Direzione didattica, del Consolato stesso, diretta dal dott. Alfio Russo, nell’ambito della VI Settimana della Lingua Italiana nel mondo sul tema “Il cibo e le feste nella lingua e cultura italiana”, l’evento è stato organizzato grazie alla partecipazione attiva del l’Istituto Italiano di Cultura, dello IACE (Italian American Committee on Education) e dell’Accademia Italiana della Cucina che hanno collaborato insieme per la buona riuscita della serata.
Il menù realizzato grazie alla collaborazione di due cuochi giunti dall’Italia e alla sapienza culinaria dei cuochi del Tuscan Square era ispirato ad alcuni piatti tipici della cucina siciliana, in gran parte a base di pesce, tanto cari al Commissario Montalbano, famoso personaggio nato dalla penna del bravissimo scrittore di Porto Empedocle.
Prima di ogni portata l’attore siciliano Francesco Maria Naccari recitava brani tratti dai romanzi di Camilleri, che ha venduto più di due milioni e mezzo di copie, nei quali venivano descritte le varie squisitezze gastronomiche.
Gastronomia Italiana sinonimo di cultura vera e propria, una cultura che passa attraverso la gola, per cui un primo impatto che non si dimentica e che può portare poi alla scoperta di altre forme di cultura, come ha sottolineato Claudio Angelini, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York; mentre Berardo Paradiso, delegato dell’Accademia Italiana della Cucina, ha decantato le qualità della cucina siciliana.
La serata, a detta del presidente dello IACE Angelo Gimondo, aveva anche lo scopo di raccogliere fondi per finanziare e incrementare i programmi culturali e didattici dello IACE stesso. Presenti alla cena il Console Generale d’Italia Antonio Bandini, il direttore dell’ICE (Italian Trade Commision di New York) Aniello Musella, esponenti dell’ENIT (Italian Government Tourist Board di New York) in rappresentanza del direttore Riccardo Strano, il giudice della Corte Suprema Domenic Massaro, il presidente dell’ASU (Associazione Siciliani Uniti) Cav. Angelo Siciliano e numerosi altri esponenti della comunità italo-americana.
Franco Corrado
 
 

La Sicilia, 31.10.2006
Intervista ad Andrea Camilleri
Il rapporto con la Sicilia, l’uso del dialetto, i progetti editoriali. Intervistato nella sua accogliente casa di Roma, lo scrittore siciliano si racconta. Parla di sé, del suo lavoro, delle sue tecniche narrative.

D. Dal 2003 Porto Empedocle ha cambiato ufficialmente nome in Porto Empedocle-Vigata, segno di profonda benevolenza da parte del suo paese e della Sicilia. Per lei quanto è intenso il suo rapporto con la Sicilia?
R. Intensissimo, nec tecum nec sine te, identico al rapporto amoroso. Nè con te né senza di te. Quando ci sono mi indigno per duemila cose, quando non ci sono le rimpiango.
D. Come vive e scrive la Sicilia standone fuori?
R. Sa che c’è? La lontananza colora forse meglio e assai più certe cose che viste da vicino sono prive di colore.
D. Parliamo della sua arte letteraria. Come ha iniziato a scrivere? Qual è stata la spinta che l’ha portato a scrivere?
R. Io ho cominciato a scrivere giovanissimo. Già nel ‘45 pubblicavo poesie su riviste italiane importanti, non so, Mercurio della De Cespedes, poesie in un'antologia di Ungaretti, anche racconti scrivevo, per l’Italia socialista che aveva una bellissima terza pagina o L’Ora di Palermo. Io in realtà feci l’esame all’Accademia d’arte drammatica per prendermi la borsa di studio e vivere a Roma e scrivere, non avevo nessuna voglia di fare teatro. Senonchè ero l’unico allievo regista, e tutte le lezioni di regia che Orazio Costa doveva fare piombarono su di me. Orazio Costa prese il mio cervello e lo dirottò ed io non potei più scrivere nulla. C’è stato questo iato che poi si è ricomposto dopo 24 anni.
D. Come costruisce un personaggio?
R. In genere il personaggio principale, nasce sempre, non dalla mia fantasia, ma da un fatto di cronaca o da qualcosa che ho letto, dopo di che io lo modifico, ma l’input è quello, cioè una realtà, però a poco a poco… Per prima cosa lo faccio parlare e dialogare, e questo credo che sia una eredità del teatro, dopo, da come dialoga, da come parla, con una donna, con un amico, con un uomo, a poco a poco ne assumo, ne deduco direi, i tratti fisici. Ex ore tuo te iudico, dalle tue parole ti giudico, dalle tue parole ti produco proprio.
D. Come costruisce un romanzo giallo?
R. Un romanzo giallo ha delle regole precise, per cui non si possono saltare passi logici, né fatti temporali, assolutamente. Deve avere una consecutio temporum e una consecutio spatialis assolute.
D. È la gabbia di cui parlava Sciascia? Un esercizio letterario?
R. Esatto. Infatti io l’ho scritto come esercizio per me il primo giallo, non perché avevo voglia di scrivere un giallo. Siccome io comincio a scrivere un romanzo da un input, e poi ci costruisco attorno il romanzo, questo input iniziale non so dove và a finire. Nel 99 per cento dei casi non è mai il primo capitolo, e poi comincio che è notte invece il romanzo comincia con un alba…
D. È la struttura del "Birraio di Preston"...
R. Esatto, nel "Birraio" è proprio dichiarato. E allora ho detto: ma sono capace di scrivere un romanzo dall’A alla Z, cominciando che è alba e finendo con un tramonto? L’unica gabbia vera in questo senso è il romanzo giallo, su lettura di Sciascia.
E ho scritto il primo giallo, poi siccome il personaggio m’era rimasto non compiuto, secondo me era troppo una “funzione”, ho scritto il secondo e ho deciso di finire lì con "Il cane di terracotta". Senonchè Elvira Sellerio, mi disse: «Mandami una altro Montalbano», «Io non ho più nessuna intenzione di scrivere Montalbano», «Ma tu stai scherzando, in un anno da 150.000 copie siamo passati a 900.000 copie, non solo, ma si tira appresso tutti gli altri romanzi». E allora scrissi il terzo, e da quel momento il personaggio cominciò a rompermi le scatole perché girava casa casa continuamente.
D. Perché usa il lessico, la fraseologia siciliana? Forse perché, con le sue sfumature, arricchisce la semantica dell’italiano?
R. Non è arricchirlo, è semmai un modo mio, una carenza mia. Io non so usare l’italiano come so usare il dialetto, tutti i dialetti finiscono sempre col dire sfumature più di quanto non dica una parola in lingua, ecco allora in lingua mi vengono a mancare una quantità di sfumature.
D. Che intervento opera sui suoi libri quando li trasforma in sceneggiature per la televisione? L’uso del siciliano è meno accentuato, viene “limato” in qualche modo?
R. Si, lo faccio io quel lavoro, per diversi motivi. Primo perché la sceneggiatura televisiva taglia una quantità di cose. Nel romanzo io due righe dopo spiego che cosa significa una certa parola, trovo modo di spiegarlo. Non posso farlo in televisione, non c’ho “le due righe dopo” in televisione, quindi sono costretto a “limare” il mio linguaggio.
L’altro motivo è che l’attore non essendo siciliano certe volte, non mi piace che usi un siciliano pronunciato di maniera e quindi gli trovo una parola che in qualche modo sia più facile per lui da dire, senza che abbia quel cattivo, orrendo siciliano che sentiamo spesso e volentieri.
D. Quando ha scritto Montalbano, lo ha immaginato in una certa maniera, poi in televisione il personaggio si è concretizzato nel volto di un attore. Quando scrive adesso riesce a prescindere dal volto di Luca Zingaretti?
R. No, non ha nulla a che vedere con il Montalbano televisivo, prescinde totalmente, veramente, non faccio fatica a prescindere, è un’altra cosa, è un altro dominio, un altro regno.
D. Lei ha scritto libri di diverso genere. C’è qualche ambito che non ha ancora affrontato e che le piacerebbe esplorare?
R. No, non ho presupposti di esplorazione di scrittura. È l’occasione che mi porta a scrivere una certa cosa, e una certa spinta interiore. Ho scritto una storia, che ancora sto rivedendo tutta, che riguarda i frati del convento della Quisquina, quelli che spararono al vescovo di Agrigento nel ‘45.
D. Sicuramente riceve molte richieste di supervisione da parte di giovani scrittori.
R. Continuamente. Ma non posso più. Posso dare sempre meno consigli, sa perché leggo sempre di meno perché non sto bene con gli occhi, io soffro di dipropia, che significa che il rigo si spezza in due e quindi è come se fossi costantemente ‘mbriaco e vedessi doppio.
Leggere non posso, riesco a leggere due tre pagine al giorno, ben stampate, ma scritte così non ce la faccio proprio. Ho trovato anche un adattamento a scrivere con il computer, ci si adatta a tutto, mettendomi in una certa posizione, in qualche modo attenuo, mi sta leggermente passando, perché mi hanno fatto diverse cose, la risonanza magnetica al cervello, e con delle cure, il rigo sta ritornando, si sta ricongiungendo.
Sara Ridolfo (intervista del 3 ottobre 2006)
 
 

La Repubblica, 31.10.2006
L’attrice parla di “Cani di bancata” in anteprima a Palermo, poi a Milano e Roma
Emma Dante: "Io, siciliana vi dico che la mafia è donna"
Non serve rappresentare armi, sangue, morti. La logica attuale fa leva su una pace preoccupante
Oggi tra “pizzio”, racket e droga la mafia sceglie la gestione di grandi società

Palermo – Mentre Roberto Saviano riceve minacce camorristiche per il suo libro “Gomorra”, a teatro Emma Dante mette a punto un suo spettacolo, “Cani di bancata”, che è un crudo ed emblematico ritratto della mafia di oggi, del cerimoniale e delle nuove strategie del suo vertice.
[…]
“Alcune frasi l’ho tratte dai riti delle cosche napoletane e pugliesi,e ho fatto tesoro dell’Ultima Cena del Vangelo, di Sciascia, del libro di Saviano, di vari documenti, e di un apologo di Camilleri sul vero mafioso disarmato…”.
[…]
Rodolfo Di Giammarco
 
 

l'Obiettivo, 31.10.2006
Il dibattito
Il siciliano che parliamo o che scriviamo
Le codificazioni, la realtà linguistica e la lingua letteraria

Anche se con mesi di ritardo rispetto al dibattito apparso su l’Obiettivo del 29 giugno e del 3 agosto scorsi, e di ciò mi scuso, vorrei dire la mia sul tema del dialetto siciliano, sollecitato dall’intervento di Saro Brancato, e dall’invito ripetutamente rivolto ai lettori da parte del giornale ad esprimere tutte le opinioni, anche se dissonanti, come credo in questo caso. Si tratta soltanto del punto di vista di uno che certamente non è in grado di enunciare certezze, fortunatamente non avendone, ma che, sull’argomento, tempo ne ha impiegato, e tanto.
[...]
La koinè usata dai poeti non esiste come linguaggio parlato, è un codice inventato ed usato dagli autori legittimamente, e che non ha un valore in sé, mentre hanno valore i risultati poetici o letterari raggiunti; stesso discorso vale per i codici linguistici usati da Camilleri e Pirandello, che vengono apprezzati (o no) non per il linguaggio usato (inventato!) ma per come l’hanno usato e per i risultati letterari che hanno ottenuto. Quindi sono ancora d’accordo con Saro Brancato nel dire che “non è compito dello scrittore di narrativa fornire un servizio”. Dirò di più: la cosiddetta koinè usata dai poeti, tolta dal contesto poetico (dove è stata strumento per alcuni poeti per raggiungere risultati eccelsi, unanimemente riconosciuti), è decisamente ridicola e strampalata, come tutte le cose fuori posto; non ci credete? Provate ad usare il linguaggio delle poesie siciliane come se leggeste un articolo di giornale, o una prosa, o come se doveste fare due chiacchiere con gli amici in piazza, e vedrete se non vi viene da ridere: altro che Camilleri! Che cosa è, al di fuori della poesia, questo siciliano senza dittonghi, con vocaboli tratti dall’italiano e meccanicamente sicilianizzati, oppure inventati (per legittima licenza poetica) ma mai da nessuno pronunziati nella storia in nessun paese della Sicilia?
[...]
Gioacchino Cannizzaro
 
 

 


 
Last modified Saturday, July, 16, 2011