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RASSEGNA STAMPA

GENNAIO 2007

 
La Stampa, 3.1.2007
Best seller
All’Italia piace giallo
L’identikit del lettore nazionale nel rapporto annuale di “Tirature” sulle classifiche di vendita: amiamo i thriller che non ci lasciano dormire, da Andrea Camilleri e Dan Brown. E i saggi che ci fanno indignare

Roma. Dan Brown contro Andrea Camilleri. Niente di più distante dell'ipertecnologico autore nordamericano dal calorico scrittore siciliano. Eppure sono proprio loro i re delle classifiche generali della stagione letteraria appena conclusa. Al primo posto c'è Brown, con la "Verità del ghiaccio" (1068 punti), thriller ambientato al circolo polare artico. A pochissima distanza segue la "Vampa d'agosto" (1066 punti), romanzo di Camilleri con il commissario Montalbano pronto a combattere in una torrida estate le «parentele perigliose» che collegano mafia e politica.
Il responso sulle preferenze degli italiani (i dati sono ricavati dalle graduatorie settimanali realizzate per conto di Tuttolibri dall'Istituto Demoskopea) è offerto dal nuovo numero di "Tirature '07. Le avventure del giallo", a cura di Vittorio Spinazzola (Il Saggiatore. Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori). Al terzo posto, poi, ecco ancora Brown: torna il "Codice da Vinci" (1020) riportato in auge dal film di Ron Howard. Anche se quelle di Brown, con i suoi algidi robot telecomandati, e quelle di Camilleri, ai cannoli e agli arancini, sono storie agli antipodi, appartengono alla stessa famiglia: quella del brivido.
E' il giallo il principe delle graduatorie di quest'annata letteraria. Lo conferma "Il broker" di John Grisham (648 punti e settimo posto), che si svolge sotto i portici bolognesi da tempo diventati il set di molti thriller che scelgono l'Italia come luogo privilegiato per il delitto. Il thriller ci piace poi in tante salse. Che sia storico, fantapolitico, legal thriller, il genere più appetito stimola e appaga la nostra «curiosità più ansiosa», spiega Spinazzola. Ma il noir più moderno ci attira anche perché oggi l'eroe è quasi sempre positivo. Nonostante le differenze, Brown e Camilleri un tratto in comune ce l'hanno. Nei loro libri tutto ruota intorno a un paladino della giustizia. Magari è un personaggio inquieto e disilluso - come il 55enne Montalbano della "Vampa d'agosto" o come il carismatico professor Michael Tolland della "Verità del ghiaccio". Magari è pigro, e indolente, portato all'azione più dalle circostanze che da una personale determinazione.
Ma è pur sempre di un cavaliere senza macchia e senza paura, capace di scavare nelle più perigliose zone d'ombra, che il lettore ha bisogno. Perché il nuovo giallo funziona così: esorcizza paura, ribrezzo, orrore, ma anche li stimola e li sollecita. Guarda caso, il revival del thriller si è verificato, dicono i ricercatori, a partire dagli anni della fine della guerra fredda. I nuovi giallisti sono fioriti all'ombra degli anni Novanta. Prima le emozioni erano alimentate dal travaglio della storia e dalla paura della bomba atomica. Dopo, anche se le apprensioni non sono mancate, a incrementarle sono arrivati Faletti e Cornwell.
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Mirella Serri
 
 

La Repubblica, 3.1.2007
Il caso
L´inno dimenticato e l'amor di "Matria"

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Va infine aggiunto che quell´inno non ci piace anche perché non ci piaciamo, perché l´italiano pensa e ride dell´italianità come di un difetto che vorrebbe non avere. Si sa che i migliori italiani sono gli antitaliani, che più di tutti amano l´Italia, da Dante sino a Pirandello, da Prezzolini a Sciascia e oltre, sino a Camilleri e persino a quel siciliano, Quattrocchi, che sfidò con lo sguardo i suoi carnefici macellai dicendo loro: «Vi faccio vedere come muore un italiano».
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Francesco Merlo
 
 

AISE, 3.1.2007
Italiani nel mondo
Le prossime iniziative organizzate da Panorama ItalianCanadian per la comunità italiana emigrata in Canada

Toronto - Sono fissate per i prossimi giorni le iniziative organizzate dal tabloid mensile "Panorama ItalianCanadian", voce dei Club e Associazioni di Toronto per la comunità italiana emigrata in Canada.
Tra queste, si ricorda che si terrà il 21 gennaio, alle 14.00, presso la Sala della Epiphany Church, a Scarborough, "Gli Arancini di Montalbano", dal romanzo di Andrea Camilleri, della Eloro Cultural Association.
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ASSUD, 4.1.2007
Catania - Pupi siciliani: alle Ciminiere un apposito teatro per gli spettacoli
Alle Ciminiere della Provincia regionale di Catania un apposito teatro per gli spettacoli dei pupi siciliani. Un modo per salvaguardare dalla scomparsa questa antica tradizione.

I Pupi siciliani sono stati dichiaratati dall’Unesco un bene patrimonio dell’umanità ma ciononostante rischiano di diventare solo oggetti da esposizione museale se non verranno incrementati gli spettacoli in teatri stabili e non si aiuteranno le compagnie dei pupari a sostenere le spese per l’organizzazione di rappresentazioni, festival e tournée.
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Per rendere anche in futuro l’Opera dei Pupi più aderente ai gusti dei contemporanei, la Primaria Compagnia Siciliana dell'Opera dei Pupi di Caltagirone diretta da Eugenio Piazza e Salvatore Pepe, sta per mettere in scena trasposizioni di testi di Andrea Camilleri.
R.A.
 
 

Il Riformista, 5.1.2007
Omaggi. Un racconto dedicato allo scrittore siciliano
Camilleri e il pappagallo che lo imitava molto prima che arrivasse Fiorello

Questa è la storia di un grande scrittore ed un pappagallo. Non è l'incipit di una fiaba, né di una novella, anche se contiene gli elementi per esserlo. Vi è, che a volte la realtà supera la fantasia, ed anche la letteratura. Trattandosi di uno scrittore del calibro di Andrea Camilleri, sembra solo un gioco linguistico, ma non lo è. La vicenda la racconta un regista-sceneggiatore, che è anche il genero di Camilleri, Rocco Mortelliti. È un racconto ironico ma verista, per restare in tema letterario. Un omaggio di Mortelliti al “maestro” di Porto Empedocle, con la citazione del Pimpigallo in una sceneggiatura di una fiction trasmessa dalla Rai, Troppi equivoci. Ma cosa vuol dire quella citazione del Pimpigallo? Questa storia, lo sceneggiatore l'ha raccontata al Riformista. Ed allora, una premessa: «Tutti gli animali che sono entrati in casa Camilleri sono dei trovatelli, o per meglio dire alcuni di loro si sono letteralmente presentati chiedendo ospitalità. Il cardellino, il gatto battezzato Barone, il cane Baracca. Un giorno planò nel terrazzo della casa romana di Andrea un pappagallino, giallo, di quelli piccoli per capirci. Andrea si avvicinò al volatile, lui salì sulla mano. Mi piace pensare che si accordarono per una pensione completa in una comoda gabbia accanto a quella del cardellino. Fu battezzato Pimpigallo. Parliamo della fine degli anni '70». Come vedete, vi è anche il contesto storico.
Mortelliti aggiunge: «Tutte le mattine Andrea passava nell'appartamento dove vivevo io con Andreina (figlia dello scrittore) e lo salutava prima di andare a lavoro, in Rai o in Accademia. “Ciao bello Pimpigallo, come stai? Mannaggia mannaggia”.
Il pappagallino lo osservava ammirato. Questa storia è andata avanti per anni. Un giorno d'estate eravamo tutti a trascorrere le vacanze a Bagnolo, sul Monte Amiata in Toscana (Andrea era in Sicilia a fare una regia), e sentiamo la voce di Camilleri. “È tornato Andrea” - dico – “Si, ho sentito la sua voce” ribadisce nonna Maria. Esco fuori per andargli incontro, ma non vedo nessuno. “Strano” - penso – “Andrea come sarebbe potuto arrivare a Bagnolo coi mezzi pubblici, visto che non guida? Mi avrebbe chiamato da Roma, oppure avrebbe preso un treno fino a Grosseto”. Sentivamo ancora la voce, ma della sua presenza niente». Allora non c'era ancora l'imitazione di Rosario Fiorello. Mortelliti continua il suo racconto: «Stavamo impazzendo. Ad un certo punto sento la voce baritonale di Andrea alle mie spalle, mi volto di scatto, un po' impaurito, niente, non lo vedo. C'era solo la gabbia dei due volatili, il cardellino tranquillo e dormiente, il Pimpigallo arzillo con il collo gonfio e le piume irte. Mi guarda e con atteggiamento aristocratico mi fa: “Ciao bello Pimpigallo, come stai? Mannaggia, mannaggia”. Mi viene un colpo, uno perché quell'essere nico nico (piccolo), parlava, e parlava come un cristiano vero; due perché la voce era quella di Andrea, ma non simile alla voce di Andrea, era proprio quella, cioè la sua. Non so se si può immaginare la stranezza della cosa, un essere di quattro centimetri che parla con la voce cavernosa, profonda, impastata di sigarette e con la cadenza siciliana di Andrea. Il Pimpigallo e Andrea conversarono per anni, tutte le mattine. Il volatile cominciava alle sette e smetteva verso le tredici, spesso io avevo il mal di testa, soffrivo di emicrania, avevo bisogno del silenzio assoluto, urlavo dalla camera da letto: “basta, zitto ho il mal di testa, fatelo smettere, non ce la faccio più!” niente, lui ripeteva le parole che Andrea gli insegnava ogni mattina, in maniera ossessiva. Poverino è morto di vecchiaia. Noi a casa eravamo abituati, ma chi veniva la mattina e sentiva parlare il Pimpigallo con la voce di Andrea, rimaneva di stucco». Ed ecco la realtà che diventa letteratura, o meglio sceneggiatura. Mortelliti aggiunge: «Ecco, nella sceneggiatura che ho scritto assieme a Carla Vangelista, tratta da un racconto di Camilleri, ho voluto ricordare il Pimpigallo, un omaggio al volatile che ci ha deliziato della sua presenza per anni e soprattutto ho voluto fare una sorpresa tenera ad Andrea».
Salvo Fallica
 
 

The Independent, 5.1.2007
Andrea Camilleri: Once upon a time in Sicily
Andrea Camilleri's food-mad sleuth is Italy's most famous cop, and one of the nation's leading cultural exports. Peter Popham meets his creator in Rome

Salvo Montalbano, Italy's most popular fictional detective, is notorious for his filthy temper, but in the latest novel in Andrea Camilleri's series he outdoes himself. Somewhere in the south Sicilian countryside is a luxuriantly twisted Saracen olive tree to which the detective likes to repair when he has things on his mind. He goes to find the tree again in The Scent of the Night (translated by Stephen Sartarelli; Picador, £12.99), but this time not to meditate on a case. At a trattoria he has just sunk a litre of "very dense red wine" to wash down a dish of "burning pirciati" - a fiercely spiced pasta dish. He discovers as he leaves the restaurant that he is completely drunk, and narrowly avoids crashing his car several times in the aftermath. He seeks out the comforting tree in order to sober up.
But his tree has been torn out of the ground to make way for a new villa, still under construction. In his fury, he scales the villa's gate, finds a sledgehammer and smashes all the windows. Colourful cement statuettes of Snow White and the Seven Dwarfs are lined up beside the house, waiting to be distributed around the garden: he pulverises them with the hammer. Then, with a can of green spray paint, he writes "ASSHOLE" in big block letters on all four walls. He drives home completely sober.
The detective as drunken vandal is a new one, even for a detective as unconventional as Montalbano. During our conversation in Rome, I ask Camilleri: who exactly is this man? "He's my father more than anyone else," the author says, "above all in his behaviour. It was my wife who realised this, after the first four or five books - it hadn't occurred to me. The only thing he has in common with me, besides a love of eating, is the reality of his human relationships.
"Let me tell you a personal story to give you an idea of how much of my father has passed on to Montalbano. My father was a real Fascist, one of the true believers. Then one day in 1938, a school friend of mine called Marcello Pera came to me and said goodbye. He said, 'Tomorrow I'm not coming to school.' I said 'Why not, Marcello?' 'Because I'm a Jew.' What it meant to be Jewish hit me like a bolt from the blue... So I went home to my supper and I said to my dad: 'You know my friend Marcello Pera? He can't come to school any more because he's Jewish.' My father hit the roof, saying 'That bastard,' referring to Mussolini - and he was a squadrista, a hard-line Fascist. 'The Jews are just like us,' he roared. That was my father. And I've always tried to make Montalbano critical about the behaviour and orders of his bosses, the imbecility of power."
Born and raised in Sicily, Italy's most successful writer lives in a dignified block of period flats, a palazzo signorile, in the fashionable Prati district of Rome. He was 70 when he published his first Montalbano mystery, after a distinguished career as theatre director, literary novelist and teacher. At 81, he shows no signs of retiring. He rises at six and settles down to work in his small study, a Dell laptop on the desk, the walls crowded with prints of Picasso and other modernist paintings, a pack of Marlboros within easy reach. The flintlock pistol that resides on the sideboard and the large image, on the back of the door, of a gangster pulling a gun from his inside pocket are the only hints of a darker underside to this world of modest elegance and solitary toil.
"No, I don't find writing hard," he tells me. "Above all, it's a pleasure: if I don't enjoy myself, I don't write. If I see while I'm writing a page that the page is not breathing, that it's difficult to write, I let it go. The pages must flow swiftly, and then one goes back to rework them."
Camilleri has made Montalbano famous around the world: more than 10 million copies of the books have been sold. Montalbano is a brilliant cop, of course, but for most addicts it is the volcanic character of the hero and the comedy of his relationships - with his caustic girlfriend Livia, based hundreds of miles away in Genoa but always jetting in at the worst moment, with his lecherous subordinate and drinking companion Mimi Augello, and with his much-abused stomach - that keep them coming back for more.
Although Camilleri has lived in Rome for 49 years, all his writing is set in the island of his birth. Until recently he returned every year for extended visits. "My wife would say, would you like to go to Sicily for a spell? and I would say, certainly, and we went to Sicily for a spell, for 15 days. Then my first daughter would turn up with her husband and the grandchildren, and then my wife would say let's stay another week... It ended up that we stayed two months because of all the children and grandchildren and other people passing through.
"Unfortunately, last year the illnesses of age prevented me from going for more than five days, and this year I haven't managed to go at all. So what's happening is that I am forgetting my Sicilian because we don't speak it at home. Thank God, I have two or three friends and I get on the phone to them and they remind me what it sounds like, so I can still manage it. Because if you don't hear it spoken, it's a problem."
Reading Montalbano is an immersion in all things Sicilian, but one factor is conspicuously inconspicuous: the Mafia. Readers new to Camilleri may suppose that brutal mafiosi lurk behind every plot line, but it's not the case. "The Mafia is always present in my novels, because one would have to be a hypocrite not to include them," Camilleri says, "but I have never wanted to make the Mafia the protagonist. That's what I've always said, and the Mafia have rebuked me for it.
"In literature and the cinema, more often than not, the figure of the gangster creates a relationship of total fascination. I don't believe the Mafia are worthy of this. Let's leave the literature on the Mafia as the ungrammatical report of an under-commissioner of police and the reasoning of a judge at the conclusion of a trial. That is their true literature and that's the way it should remain."
Does Camilleri know how a Montalbano book is going to end when he starts it? "No! Up to a certain point it's clear, but beyond it's not. It's like when you do an accurate shot at billiards: you have a good idea of where the balls are going to end up, but the shot has to be a good one, otherwise the ball won't run well.
"Novels on the whole look after themselves," he thinks. "Often it happens that they try to seize control. They start to wander off on their own orbit. At that point, you have to decide whether it's better to call a halt or to follow it."
But if Camilleri doesn't mind seeing the characters in his books bouncing around like billiard balls, he takes a firmer line on the series itself. In fact, he has already written the final two Montalbano books. "The day before yesterday I finished the latest Montalbano and sent it down to [his Sicilian publisher] Elvira Sellerio in Palermo," he says. "I think this will be the third to last, because the final two have already been written. I wrote the final one because at a certain point it occurred to me that I should get on with it at once before Alzheimer's strikes, and I did so."
The Montalbano books are "police procedurals" and faithful to the genre's disciplines, but Camilleri, who is distantly related to Luigi Pirandello, also enjoys playing with them. At the climax of the new novel, Montalbano suddenly finds himself living out a short story by William Faulkner. In one Montalbano short story, the events get so gruesome that the detective telephones the author in disgust to tell him he is pulling out of it.
From time to time, in other words, Montalbano awakes from the tormented dream that is his life and discovers that he is just a figment in Camilleri's mind. But for the finale of the final book, the author has reserved a more gruesome fate for his inspector. The Montalbano stories have become staggeringly successful on Italian television, and finally the ubiquitousness of the television detective gets the better of his progenitor.
"He has an end befitting a character in a book," Camilleri explains. "He has a final duel with the author, from which he leaves inevitably defeated. Montalbano finds he has a double, represented by the incredible success of Montalbano the television personality. At a certain point he arrives to undertake an investigation, and he hears people saying, 'Inspector Montalbano has arrived.' And somebody asks, 'but is it the one from television?' And this drives him mad with rage..."
Biography: Andrea Camilleri
Andrea Camilleri was born in Porto Empedocle, Sicily, in 1925. After studying drama in Rome, he directed plays for theatre and television, specialising in Pirandello and Beckett, and produced many cultural programmes. He published his first novel, The Way Things Go, in 1978, followed by four others up to The Hunting Season in 1992. In 1994 came the first Inspector Montalbano novel, The Shape of Water. The Sicily-set detective series acquired huge popularity, in print and then via TV versions. The Montalbano books have sold more than 10 million copies worldwide; The Scent of the Night, translated by Stephen Sartarelli, this week becomes the sixth in the series to be published in the UK by Picador. Camilleri lives with his wife in Rome.
Peter Popham
 
 

La Repubblica, 5.1.2007
Intervista a Renata Colorni, editor dei Meridiani
Abbiamo "sdoganato" Fante, Capote e Carver
"Diamo comunque spazio agli italiani"

Distribuzione in edicola, riduzione dei prezzi, svecchiamento del catalogo. Dopo anni di crisi di vendite e in una situazione generale mai così preoccupante, c´è chi ha trovato una formula per affrontare la malattia dei classici. Anche se questo comporta scelte drastiche e operazioni che spesso vengono accusate di guardare più al mercato che al valore di un autore. Ma Renata Colorni, responsabile della collana I Meridiani della Mondadori, «pur sapendo che in Italia si legge meno che in altri Paesi», e che «la popolarizzazione del brand» attraverso gli allegati ha avuto un ruolo decisivo per la diffusione dei classici, non condivide né critiche né allarmi. Anzi, è soddisfatta dei risultati che riguardano la sua fetta di mercato.
[...]
Il maggior numero di titoli pubblicati nella collana sono di autori classici del Novecento. Possibile che Camilleri sia già un classico?
«Nel catalogo della Pléiade gli autori francesi del Novecento sono molto più numerosi di qualsiasi altra collana di classici di qualsiasi altro paese. Se noi diamo uno spazio maggiore ai nostri italiani del Novecento è assolutamente normale. Le ricordo che il primo volume della collana dei meridiani nel ‘69 era Ungaretti, che a quel tempo era ancora vivo».
[...]
D.O.
 
 

Corriere della sera, 8.1.2007
L'autore e l'opera
Esce il 10 gennaio "Pagine scelte di Luigi Pirandello" (Bur, pp. 559, euro 12). L'antologia è curata dallo scrittore Andrea Camilleri, che spiega le ragioni delle sue scelte nella introduzione del volume


Il brano
«Era sordo alla poesia moderna»
Questo brano è tratto dall'introduzione di Andrea Camilleri alle «Pagine scelte di Luigi Pirandello» (Bur).

Una vistosa omissione che il lettore subito noterà è quella di Pirandello poeta. Le raccolte di poesie di Pirandello sono: "Mal giocondo" (1889), "Pasqua di Gea" (1891), la traduzione delle "Elegie renane" (1895) e delle "Elegie romane" di Goethe (1896), "Zampogna" (1901), "Fuori di chiave" (1912). Ma poesie ce ne sono moltissime altre (anche poemetti come "Laòmache" o "Pier Gudrò"), che si possono leggere nel volume "Saggi, poesie, scritti varii" a cura di Manlio Lo Vecchio-Musti (1960). Per quanto il curatore sostenga che «nelle poesie è dato trovare una più immediata effusione dei sentimenti e dei pensieri espressi da Pirandello nella sua opera drammatica e narrativa», a me non pare che le cose stiano esattamente così.
Non intendo qui mettere a raffronto l'opera poetica di Pirandello, che copre un arco di ventitré anni, con quella di altri poeti che nello stesso periodo operarono. Per quanto bisogna pur dire che, quando Pirandello esordisce, Baudelaire, Mallarmé e Verlaine sono morti ma tutt'altro che sepolti, che Rimbaud da anni ha concluso il suo ciclo creativo, che la prima parte del "Libro d'ore" di Rilke appare nel 1899, che Hofmannsthal... Inutile andare avanti. Pirandello mostra una cocciuta sordità o un deciso rifiuto. Anche di fronte a certe innovazioni metriche che aprono la strada alla poesia contemporanea. Sembra che, nella poesia, egli viva in un tempo antecedente a se stesso. I suoi riferimenti sono Carducci e, in parte, Rapisardi. E quando, come in Zampogna, sceglie un linguaggio meno aulico, i suoi modelli diventano Graf e Betteloni, poeti molto, ma molto minori.
Sordità e rifiuto che si dimostrano addirittura inspiegabili nel momento in cui si confronta il Pirandello poeta con il Pirandello narratore e autore drammatico. Basterà, credo, un solo esempio. Nel 1897 egli pubblica una breve novella, "La paura". Dal racconto dell'amante, una donna apprende che il marito è venuto a conoscenza del suo tradimento. Ora il marito sta per tornare, e mentre nell'amante prevale la paura, nella donna i sentimenti dominanti sono la disillusione e la speranza di rimettere ordine nella propria vita. Tutto qui: ed è, tra l'altro, uno straordinario esempio di suspense. Poi, quando la novella verrà messa in scena da Martoglio nel 1910 col titolo "La morsa", Pirandello aggiungerà altre scene: il ritorno del marito, il suo interrogatorio che trasforma la moglie in una prova vivente del tradimento, il suicidio di lei. Una conclusione in linea con il teatro borghese dell'epoca. Ma la novella originaria non è per niente in regola con la narrativa dell'epoca. Basti pensare alla mancanza di finale. Se mettiamo a paragone "La paura" con le poesie di "Zampogna", vediamo subito l'enorme divario tra le due scritture.
Andrea Camilleri


Esce la prima antologia dopo la fine dei diritti sullo scrittore. Curata dal creatore di Montalbano con omissioni discutibili
Pirandello. Così è se mi pare
Camilleri: scarto i versi, salvo i «Giganti»

Scaduto, a settant'anni dalla morte, l'obbligo dei diritti d'autore sulle opere di Luigi Pirandello (ma non si sa come andrà a finire, perché la Siae ha deciso di prolungarlo per altri quasi sette anni, quelli della Seconda guerra mondiale), il mercato editoriale annuncia numerose edizioni pirandelliane, così come, a teatro, ognuno (Siae permettendo) potrà portare in scena quel che gli pare.
Con tempismo la Bur pubblica un'antologia curata da Andrea Camilleri, "Pagine scelte di Luigi Pirandello". Ed è - già il titolo lo dice - il Pirandello che piace all'ideatore del commissario Montalbano, e più ancora al Camilleri che per tanti anni, precedenti al successo, è stato regista teatrale, televisivo e radiofonico, con messe in scena di opere pirandelliane e riduzioni da romanzi e novelle.
Com' è il Pirandello di Camilleri? A questa domanda diede già una coerente risposta il volume che nel 2000 il narratore di Porto Empedocle dedicò al suo celebre conterraneo ("Biografia del figlio cambiato", Rizzoli). Ora questa selezione serve a meglio far conoscere Camilleri che Pirandello, anche perché - e lo mette nero su bianco lo stesso curatore - un'antologia viene compilata per uso storico-critico o didattico, e non per esclusivo gusto personale. Insomma, e per sdrammatizzare: chi ama Montalbano si divertirà a leggere le opere di Pirandello che al commissario piacerebbero di più.
Questo spiega le inclusioni e le esclusioni, alcune vistose, tutte legittime, sia chiaro, dal momento che di una personalissima scelta si tratta. «Se il lettore non condivide - scrive Camilleri - l'unico modo che ha per manifestare il suo dissenso è quello di mettere da parte la mia antologia e di farsene una tutta sua, altrettanto personale. Che io, naturalmente, non potrò condividere». Un'intimazione che si spiega con l'urgente bisogno del curatore di mettere le mani avanti, consapevole delle responsabilità che si assumeva nell' isolare, per più farle brillare, alcune delle tante opere di Pirandello («non sono né un critico né uno storico della letteratura»).
E, dunque, le opere scelte. Cassate decisamente le poesie («I suoi riferimenti sono Carducci e, in parte, Rapisardi. E quando, come in "Zampogna", sceglie un linguaggio meno aulico, i suoi modelli diventano Graf e Betteloni, poeti molto, ma molto minori»: come critico, qui, non c' è male), vengono proposti tre saggi: una parte di quello, rinomato, sull'"Umorismo", e quelli dedicati a Verga e agli "Illustratori, attori e traduttori". Tre gli articoli, uno dei quali, "Teatro siciliano?" (1909), perché - spiega Camilleri - quando scrisse il suo primo romanzo e fu preso dai dubbi sull'opportunità di fondere la lingua italiana con il dialetto siciliano di casa sua, le parole di Pirandello lo incoraggiarono a farlo. Questa scelta si lega a quella di pubblicare un breve passo della commedia "Liolà" (le altre in parte o in tutto accolte sono "Sei personaggi in cerca d' autore", "Enrico IV", "I giganti della montagna", "La favola del figlio cambiato", "All'uscita", "Perché?") con la versione in dialetto a fronte; ma sarebbe giusto dire che - in proposito Camilleri ha ragione da vendere - la versione italiana è quella da considerare «a fronte». E qui il curatore non nasconde di portare acqua al suo mulino, perché, dice, «è la parlata che adopero nei miei romanzi».
Per quanto concerne i romanzi di Pirandello, quelli scelti da Camilleri sono cinque (proposti per brani ritenuti esemplari): "Giustino Roncella, nato Boggiolo", "Il fu Mattia Pascal", "I vecchi e i giovani", "Quaderni di Serafino Gubbio operatore", "Uno, nessuno e centomila". Mancano "L'esclusa" e "Il turno", ma non bisogna dimenticare che di «pagine scelte» si tratta; con una eccezione, per quanto ci riguarda: pur rischiando di passare per fondamentalisti cultori di Pirandello, mai avremmo escluso la novella "Ciàula scopre la luna" (Camilleri dice di averlo fatto perché essa «compare in quasi tutte le antologie scolastiche», motivo per cui secondo noi andava inclusa).
Dei "Giganti della montagna" il curatore pubblica il suo copione di regia, ed è interessante quanto, su questo dramma rimasto interrotto, egli scrive nell'Avvertenza. Un appunto a proposito della biografia di Pirandello cui si fa cenno nello scritto introduttivo: «Era figlio di un garibaldino e di una donna che, per le sue idee antiborboniche, aveva dovuto subire l'esilio». Messa così, l'annotazione si presta all'equivoco, perché all' epoca dei fatti la madre di Pirandello aveva tredici anni. Fu il padre di Caterina, l'avvocato Giovanni Ricci Gramitto, a essere costretto ad andare in esilio a Malta dopo la fallita rivolta del 1848. La famiglia, con la futura madre di Luigi, lo seguì. Questo Camilleri la sa bene, avendo scritto una biografia di Pirandello.
Matteo Collura
 
 

Corriere della sera, 8.1.2007
A fil di rete
È un crimine spostare «Crimini»

«Spostare "Crimini" è un crimine». Così si è espresso lo scrittore Giancarlo De Cataldo, coordinatore del pool di autori dell'«antologia seriale» «Crimini», i gialli made in Italy in onda da dicembre su Raidue. A guardare i dati d'ascolto non si può che condividere i motivi della sua preoccupazione. Già, perché «Crimini» si sta rivelando un buon successo per la rete. L'ultimo episodio, «Il bambino e la befana», scritto appunto da De Cataldo, ha conquistato 3.161.000 spettatori, 12,68% di share. Niente male per un prodotto nuovo di zecca e per un progetto che in qualche modo è un azzardo (mentre alcuni scrittori si lamentano di quanto la tv faccia male alla società, altri provano a confrontarsi creativamente col mezzo...). Niente male, soprattutto se si considera che la Raidue di Marano fa fatica, ultimamente, ad andare oltre il 10,45% di share. Infine, è piuttosto incoraggiante la composizione del pubblico: un mix intergenerazionale che normalmente è difficile comporre. Prendiamo proprio l'ultimo episodio (che è stato solo il terzo più seguito, preceduto da «Il covo di Teresa», scritto da Diego De Silva, e da «Troppi equivoci», di Andrea Camilleri; fanalino di coda, «Terapia d'urto», di Giorgio Faletti): degli oltre 3 milioni di spettatori, quasi due sono donne, e uno e mezzo hanno più di 55 anni. È il pubblico che più assiduamente segue la tv e, in particolare, la fiction. Ma «Crimini» riesce nell'impresa di legare a questo «zoccolo duro» anche pubblici differenti, a cominciare dai giovani: sopra i 25 anni, gli share sono piuttosto incoraggianti, e comunque superiori alla media di rete (col picco fra i 25-34enni, quasi 13%). Il pubblico del giallo d'autore è poi «interclassista»: è più ampio nelle fasce con bassa istruzione e disponibilità economica, ma si estende anche fra laureati (12,23%) e i buoni livelli di reddito (11%). Questa settimana la «serata protetta» del mercoledì andrà al varietà di Cochi e Renato. «Crimini» è programmato invece di venerdì: dovrà vedersela col varietà di Massimo Ranieri (pubblico «tradizionale», femminile-anziano) e col «Dottor House» (pubblico giovane).
Aldo Grasso (In collaborazione con Massimo Scaglioni, elaborazione Geca Italia su dati Auditel)
 
 

Panorama, 9.1.2007
Lavori a rischio - Forze dell'ordine
Se è il poliziotto a chiedere aiuto
Stress, paura, tensione eccessiva sono disagi frequenti per gli agenti. A Torino apre un centro d'ascolto per soccorrerli. Con riservatezza

Lo stress, la paura, la trappola ansiogena rappresentata dall'abitudine alle armi. Scrittori come Michael Connelly e Patricia Cornwell, ma nel suo genere anche Andrea Camilleri, ne avevano già parlato.
[...]
Vera Schiavazzi
 
 

Il Messaggero (ed. di Frosinone), 10.1.2007
Il regista Mortelliti girerà un film nella sua Ceprano

A fine febbraio ritorna il grande cinema a Ceprano: Rocco Mortelliti girerà un film ambientato nel mondo del circo tra Fellini e Kafka, tratto da una sua commedia teatrale “Soltanto un naso rosso”, nella propria città natale. L’ex cartiera e altri siti industriali faranno da scenografia alla nuova pellicola dell’attore di teatro cepranese allievo di Strehler, cresciuto come regista al fianco di mostri sacri quali Passalacqua, Camilleri, Lizzani, Scola e D’Alessandria. “Sarà un antipasto prima del mio film in costume ambientato nella Sicilia di fine 800, “La scomparsa di Patò”, tratto dal romanzo di Camilleri, che girerò quest’estate – commenta Mortelliti - E’ stata mia figlia Alessandra, che farà parte del cast (in ci sarà pure un cameo di Antonello Fassari e due mimi francesi “I Parapiglia” della scuola di Marcel Marceau) a convincermi. Gli effetti e la presa diretta, saranno a cura del Conservatorio di Frosinone Licinio Refice. E gli stessi allievi del conservatorio registreranno la colonna sonora sotto la direzione del maestro Antonio Di Pofi. La scenografia sarà di un ragazzo di Castro che si chiama Mario Mantua. Il progetto è possibile grazie al Comune di Ceprano”. Domani infatti Mortelliti, accompagnato dal vicesindaco Viselli e dall’assessore Maceroni, effettuerà una visita preliminare. “Il film lo faccio per una questione di cuore – conferma lo sceneggiatore di “Troppi Equivoci”, noir di Camilleri, primo episodio della fiction Rai “Crimini” – ma anche per lanciare un’idea: trasformare in teatro di posa (cinematografica) o di prosa l’ex cartiera di Ceprano. Voglio ambientare lì la mia storia, perché era un simbolo di benessere. Ricordo che chi entrava in cartiera si sentiva “arrivato”. Un vero status symbol negli anni del boom economico. Mi è rimasta impressa l’arroganza di tanta gente che lavorava lì e si sentiva “importante”. Poi nel giro di poco la cartiera è andata in malora. Dalle stelle alle stalle. Una vicenda che mi ha insegnato ad essere umile, perché la vita è una ruota che gira”.
S. Sirolli
 
 

La Sicilia, 12.1.2007
Se ne va il direttore artistico Laudadio, tornano i «Nastri d'argento»
La svolta di Taormina Arte con la Fondazione (finalmente)

Ogni tanto anche gli assessori regionali hanno colpi di genio, come quello di Dore Misuraca (Turismo) che, pena l'abbandono della Regione, ha dato 15 giorni di tempo al Comune e alla Provincia di Messina e al Comune di Taormina per istituire la Fondazione di Taormina Arte e apportare i beni immobili nella disponibilità della neonata Fondazione.
[...]
E poi, oltre ai «Nastri» che rappresenteranno un pezzo fondamentale della rassegna cinematografica, occorrerà trovare un formula accattivante, che potrebbe essere quella di un Festival del Mediterraneo con i film dei Paesi del Mare nostrum, da premiare con apposita giuria con un presidente carismatico che potrebbe essere anche lo scrittore Andrea Camilleri. Sono tutte idee sfuse, ma coltivabili.
[...]
Tony Zermo
 
 

La Stampa, 12.1.2007
«La sirena» a teatro
«Conquistato dal racconto di Tomasi di Lampedusa ambientato a Torino negli Anni Trenta»

Torino. Luca Zingaretti […] non solo torna alla prosa (stasera alle 20,45 debutta in «La sirena» al Teatro Vittoria di Torino) addirittura firma l’adattamento drammaturgico di un’opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
[…]
Non se ne abbia a male, ma vorrei parlarle di Montalbano. L’altra sera al Tg1, Camilleri ha rilasciato un’intervista nella quale sostanzialmente confessava di sentirsi schiavo del successo del suo personaggio, tanto da non poterlo mettere a riposo. «Si fa vecchio Montalbano - diceva in sintesi - purtroppo io sono più vecchio di lui e temo che le sue storie si interromperanno più per colpa mia che per colpa sua». E lei che posizione prende, oggi?
«Da tempo ho ripensato alla mia decisione di non fare più Montalbano perché l’affetto con il quale si segue questo personaggio mi ha commosso. Ma è vero, non ne parlo volentieri perché ogni volta che lo faccio scoppia un putiferio, sui giornali esce qualsiasi notizia tranne la verità. Posso dire solo che ci sono delle opzioni e noi le stiamo prendendo in esame».
Rossols
 
 

Adnkronos, 12.1.2007
Transazioni in grande crescita per il più visitato sito multistore italiano: fatturato 2006 +33%
Boom Ibs, dove i libri li compri (e vendi) on line
Quando la cultura viaggia in rete: su Internet Bookshop Italia un catalogo virtuale con oltre un milione di titoli, anche in lingua inglese. E anche video, dischi DVD e videogiochi

Milano - Un fatturato che supererà la soglia dei 25 mln di euro nel 2006, in crescita di circa un terzo rispetto allo scorso anno. 570 mila clienti, oltre 1.600.000 visitatori unici mensili, 27 milioni di pagine viste al mese. Numeri che pongono Internet Bookshop Italia, il sito multistore italiano specializzato in libri nato nel '98, nettamente al primo posto tra i siti di e-commerce più visitati dagli italiani. Una crescita costante in tutti i settori, compresi quelli dei dischi, dei dvd e dei videogiochi.
[…]
Mauro Zerbini, amministratore delegato di IBS, spiega che l'azienda che ora ha 70 dipendenti ha iniziato la vendita in internet ''il 3 giugno del '98, con un cliente americano, californiano per la precisione, che acquistò 'La concessione del telefono', di Andrea Camilleri. Un acquisto che segnò la prima transazione on line con carta di credito riconosciuta nel circuito''.
[…]
 
 

Il Messaggero, 15.1.2007
Antologie
Le più belle pagine di Pirandello scelte da Camilleri
"Pagine scelte di Luigi Pirandello", a cura di Andrea Camilleri, Rizzoli

Troppo grande il debito di affetto dovuto al suo “padre putativo”, troppo spesso il cordone ombelicale che lo lega al suo Maestro, perché Camilleri non decidesse di tornare ancora una volta lì, alla fonte della propria ispirazione narrativa. E così, dopo la "Biografia del figlio cambiato", il papà del commissario Montalbano rende di nuovo omaggio a Pirandello consegnandoci una vasta ma pur sempre personalissima selezione delle opere del Nobel siciliano. Tra novelle, teatro e pagine di romanzi, un ricco campionario di testi la cui scelta risponde a un criterio filologico che il lettore può anche non condividere. Perché, afferma sornione Camilleri, “non sono né un critico né uno storico della letteratura”. Sì, casomai Camilleri è qualcosa di più: è il legittimo erede di Pirandello. E le pagine di questa antologia servono a farci capire come si arriva a Montalbano, partendo dall’ Enrico IV e passando per Il fu Mattia Pascal. Servono, insomma, a farci conoscere Camilleri oltre che Pirandello.
Le opere scelte, dunque: via del tutto le poesie pirandelliane e spazio a un terzetto di saggi (compreso quello, famoso, sull’Umorismo). Cinque i romanzi inclusi nell’antologia (tra cui "Uno, nessuno e centomila", "I vecchi e i giovani", "Il fu Mattia Pascal") e sette le commedie accolte in tutto o in parte con la versione in dialetto a fronte. Nell’insieme un Pirandello molto camilleriano, alle prese con quella oliata macchina narrativa che rende illusorie tutte le frontiere di un mondo ordinato, in cui bene e male, ragione e follia, sono divisi e riconoscibili.
Francesco Fantasia
 
 

IMGPress, 15.1.2007
Politica
L'intervento: il ponte e i suoi autori

Caro direttore,
a esser sincero avrei scommesso il contrario, ossia che Andrea Camilleri fosse nettamente contrario alla costruzione del ponte sullo Stretto. Potenza del pregiudizio, che sino ad oggi mi ha sempre fatto desistere dall’acquistare i libri dell’autore del “Commissario Montalbano”. Certo, non è che adesso, fatta la scoperta, mi fiondo dritto dritto in libreria e, dando fondo a tutti i miei risparmi, mi metto ad acquistare l’intera bibliografia dello scrittore di Porto Empedocle. Questo no! Però, in futuro, mi riprometto di essere meno severo con quest’anziano autore. Del resto non si può non essere d’accordo con chi, senza incertezze, afferma che “il Ponte sullo Stretto s'ha da fare” perché su di esso "sono state dette troppe sciocchezze, come se ci volessero condannare all'arretratezza. E questo mi fa incazzare molto". Nella breve intervista riportata su “I love Sicilia”, il mensile edito dal “Giornale di Sicilia”, a chi come Fausto Bertinotti ritiene che l’opera sarebbe servita soltanto a dare lavoro alla mafia, Camilleri risponde: «E’ una sciocchezza. Partendo da un principio così si condanna un popolo all’arretratezza. Realizzare le opere che occorrono per lo sviluppo è necessario. Non si può preventivamente porsi la questione che sicuramente gli investimenti foraggeranno la mafia». Camilleri, inoltre, spiega: «Fu nel momento in cui sentii Pininfarina affermare che senso avesse fare un ponte fra due deserti che pensai: quei lavori si devono fare». Associandomi all’augurio fatto alla Sicilia dallo scrittore - "Che continui impercettibilmente a cambiare. […] Pezzo dopo pezzo il cambiamento alla fine sarà radicale, definitivo" - mi permetto di avanzare una proposta alle competenti autorità morali italiane: perché non nominare il commissario Montalbano prefetto speciale per la lotta alla mafia? Non si sa mai che egli, dimostrandosi più ferreo del famigerato “prefetto di ferro”, riesca infine a debellare Cosa Nostra così da poter avviare finalmente lo sviluppo della più affascinante isola del Meditarreneo. Anche in questo caso, però, sono sicuro che i custodi della pubblica morale e del bene comune riuscirebbero a trovare argomenti utili per continuare a bloccare la crescita del Mezzogiorno. Condannando, ancora una volta, chi come me brama dalla voglia di vedere copiose colate di cemento abbattersi sull’intera Sicilia a dover ingoiare l’ennesimo rospo amaro. A costoro, infatti, ciò che più interessa è poter continuare ad accusare chi non la pensa come loro di essere soltanto un insolente e ottuso nemico della natura e dell’ambiente. Allora, se così deve essere, tanto vale tenersi la mafia che in fin dei conti, come scusa per lasciare tutto invariato e mantenere le proprie posizioni di rendita, non è poi così male.
Cordialmente
Nicola Currò
 
 

ANSA, 15.1.2007
Turismo da fiction, vino 'Elisa' e B&B 'Montalbano'

Roma - Un vino dedicato alla protagonista di 'Elisa di Rivombrosa'; la crescita esponenziale del numero dei Bed & Breakfast e agriturismi nella Sicilia del sud-est con 'Il commissario Montalbano'; il bar di Città della Pieve, luogo di ritrovo per i protagonisti di 'Carabinieri', che ha quintuplicato il giro d'affari. Sono fra gli effetti più curiosi di 'teleturismo' indotto dalle tre produzioni tv, come rivela lo studio 'In viaggio con la fiction - Serie televisive e creazione dei flussi turistici'.
La ricerca, presentata oggi Roma è realizzata dal Centro Internazionale di Studi Luoghi & Locations per Expocts S.p.A del gruppo Fiera Milano. Con gli esempi di tre fiction italiane, ambientate rispettivamente al nord ('Elisa di Rivombrosa'), al centro ('Carabinieri') e al sud ('Il commissario Montalbano') e due straniere, la francese 'Dolmen' e l'inglese 'Heartbeat' si analizza sia il grado d'interazione (sempre scarso all'inizio) fra territorio e produzioni durante le riprese, che i flussi di turisti originati dal successo delle serie. Ecco alcuni dei risultati più eclatanti.
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'Il commissario Montalbano': nonostante i nomi dei luoghi delle storie e delle riprese non coincidano (l'immaginaria Vigata è Ragusa Ibla, Merfi è Menfi, Fiacca è Sciacca, Raccadali è Raffadali), il turismo in tutta la Sicilia del sud-est è cresciuto, dal 1998, in cui la fiction ha debuttato, al ritmo del 12-14% l'anno, con un aumento esponenziale dei bed & Breakfast e gli agriturismi, da 65 nel 2001 ai 2900 dell'anno scorso, di cui molti intitolati al Commissario, fra cui 'La casa di Montalbano', a Punta Secca, dove si può affittare la dimora fittizia del personaggio. Si sono verificati anche casi curiosi come quello del Sindaco di Scicli, Bartolomeo Falla: il suo ufficio, usato nella serie come 'stanza del questore' è diventato meta turistica (oltre 3000 visitatori non paganti in un mese), e Falla, in uno spot elettorale, "utilizza le musiche della serie e si muove come il commissario".
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Corriere della sera, 16.1.2007
Tele raccomando
Che bello rivedere Montalbano

PER DISTRARSI Torna Luca Zingaretti, torna il Commissario Montalbano. Oggettivamente il poliziotto più amato d'Italia. Per quanti hanno seguito le gesta del commissario siciliano, ombroso ma dal cuore grande, sarà un piacere rivedere i vecchi episodi. Per coloro che (ancora) non li hanno visti è un'ottima occasione per farlo. Sappiamo che Zingaretti è stanco di interpretare questo ruolo. Ma quando ha appreso che Camilleri, nei nuovi episodi, farà morire il commissario, avrebbe cambiato idea. Montalbano potrebbe mai morire con il volto di un altro attore? Certo che no! Luca ripensaci. Il commissario Montalbano Raiuno, ore 21.10
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Maria Volpe
 
 

La Sicilia, 16.1.2007
Porto Empedocle
Un mese in offerta speciale
Albergatori e Comune puntano su un boom di presenze turistiche a giugno   

Di Vigata ormai non se ne parla più da un pezzo. Nel centro marinaro ci si sta convincendo che sia giusto puntare su altre iniziative tese a rilanciare l'immagine turistica di Porto Empedocle.
Come dire basta con l'aria fritta su presunti effetti benefici derivanti dall'essere paese di Andrea Camilleri e largo al lavoro.
In un paese che si autodefinisce a vocazione turistica nonostante le numerose industrie e i ruscelli che sfociano su alcuni tratti di costa, l'amministrazione comunale ha deciso di puntare a un nuovo modo di vendere il prodotto empedoclino nei mercati turistici nazionali e internazionali.
Tra poco a Milano ci sarà la Bit, borsa internazionale del turismo e il Comune marinaro ha deciso di presentarsi compatto con un'offerta davvero speciale. Ingolosire chi conosce e anche chi non conosce Porto Empedocle a trascorrere un intero mese nella terra che ha dato i natali ad Andrea Camilleri, ma che da questo anagrafico privilegio poco o nulla ha avuto come ritorno.
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Francesco Di Mare
 
 

Il Giornale, 16.1.2007
La Sherlockiana, con la passione del Giallo

Poche librerie come la Libreria del Giallo (nota anche come “la Sherlockiana”) di Tecla Dozio, a due passi dall’Arco della Pace, manifestano così apertamente la loro vocazione a punto d’incontro. Né la connotazione specialistica tragga in inganno: è vero che qui il novanta per cento dei volumi ha a che fare con il thriller e il poliziesco, ma non sono solo i lettori o gli autori “di genere”, o i collezionisti accaniti, a ritrovarsi in queste stanze, a scadenze regolari. Il clima è casalingo; un caffè, un aperitivo o perfino un piatto caldo non si nega a nessuno. È talmente in controtendenza, questo negozio, da non sembrarlo neppure, un esercizio commerciale. È una felice eccezione, che basa il suo equilibrio, anche economico, sull’atmosfera di umanità che è in grado di infondere. «Ho fatto la libraia tra il 1968 e il 1972» spiega Tecla Dozio. «Poi ho ripreso l’attività nel 1990, in trenta metri quadrati in piazza San Nazaro in Brolo, dietro l’Università statale. E dal 1998 sono qui». Gli affari come vanno? «Malissimo, grazie. Non riesco a viverci, nonostante un giro di circa duemila clienti abituali. E nonostante le presentazioni, le letture pubbliche e le feste, una, due volte la settimana». In effetti, anche le grandi catene organizzano ormai continue manifestazioni... «Sì, ma la differenza tra loro e noi è che loro non formano i lettori. Non c’è quasi rapporto tra un commesso di una grande libreria e il potenziale lettore. Tant’è vero che quest’ultimo il più delle volte si disaffeziona. Fa un giro di perlustrazione e poi compra altro, programmi per computer o gadget».
Il gadget alla libreria del Giallo è fortemente evitato. Il valore aggiunto viene fornito dalla possibilità di incontrare o addirittura frequentare i propri autori preferiti. Di qui sono passati quasi tutti. Da Ed McBain a Jeffery Deaver, da Ruth Rendell a Anne Perry, da Fruttero-Lucentini a Manuel Vázquez Montalbán. Fa eccezione Stephen King, che viaggia di rado perché ha paura dell’aereo. «Ma c’è stato James Ellroy», racconta Dozio. «Il peggiore di tutti. Eravamo ancora nell’altra sede. A un certo punto ha deciso che preferiva abbaiare anziché parlare. Poi se l’è presa con uno del pubblico accusandolo di insidiargli la moglie. Infine è uscito a far pipì sul portale della chiesa accanto. E nessuno ha avuto il coraggio di contraddirlo». Per fortuna gli autori non sono tutti così molesti. «Michael Connelly ha interrogato a lungo i suoi lettori, chiedendo umilmente il loro parere. Elizabeth George, stanchissima al termine di una lunga tournée, aveva promesso una visita di dieci minuti e si è fermata più di due ore. Tra gli estimatori italiani della libreria di Tecla ci sono Andrea Camilleri e Giorgio Faletti. Alcuni autori, nati e cresciuti sotto la sua ala protettrice, le dichiarano eterna riconoscenza: tra loro Carlo Lucarelli e Andrea Pinketts. Fra i clienti fedeli si contano personalità di spicco, «come Gabriele Salvatores, che una volta dimenticò il Bancomat, e così seppi che era lui. Non sapevo che faccia avesse. Comprava libri sanguinosi e diceva che erano per sua madre. Anche Ivan Graziani era un mio buon cliente, e Oliviero Diliberto». Ma la libreria è bipartisan, «ci veniva anche Bettino Craxi, appassionato di Sherlock Holmes». Oggi non è raro incontrare Fabio Fazio, o il giornalista del Tg4 Filippo D'Acquarone, o i cabarettisti Dario Vergassola e Flavio Oreglio. Tutto questo non esisterebbe se alla base non ci fossero passione e volontariato, che ruotano intorno all’associazione culturale Giallo&Co, e alle onnipresenti figure di Maria Luisa Pellegrini, Renato Naldini e Claudio Del Maso. Alcuni frequentatori abituali dichiarano di sentirsi meglio qui che a casa loro. Una frase che suona quasi come un delitto, ma un delitto perfetto.
Paolo Bianchi
 
 

La Sicilia, 17.1.2007
Andrea Camilleri «incontra» il premio Nobel

Nuova pubblicazione di Andrea Camilleri. Stavolta la penna dello scrittore empedoclino non riprende la saga del Commissario Montalbano, ma il pensiero di un altro grande personaggio, poeta, scrittore e drammaturgo della nostra terra, Luigi Pirandello. E' in libreria da qualche giorno quella che Camilleri definisce «Un'antologia del tutto personale, nata da un debito affettivo». Il titolo è «Pagine scelte di Luigi Pirandello» casa editrice Rizzoli. La nuova opera costa 12 euro al pubblico. Un incontro decisivo, quello tra Luigi Pirandello e Andrea Camilleri, geniali autori siculi, entrambi migrati verso una notorietà mondiale. Camilleri sceglie dall'opera di Pirandello un ricco campionario di testi, operando secondo un criterio filologico e affettivo: c'è un cordone ombelicale che lega i due geniali scrittori. E di questo rapporto privilegiato Camilleri parla nella lunga, bellissima introduzione, che è insieme un saggio critico e una lettera d'amore. Ecco cosa scrive Camilleri nella parte introduttiva:
«Ho visto, a dieci anni, arrivare a casa mia, all'improvviso, Luigi Pirandello. Nel 1935, l'anno prima che morisse. Indossava la divisa di Accademico d'Italia, e io lo credetti un ammiraglio in alta uniforme. "Cu si tu?" mi domandò in dialetto. "Nenè Camilleri sugnu" risposi. "Ah" fece, passandomi per un attimo la mano sulla testa. E poi: "C'è tò nonna Carulina?". "Sissì." "Chiamamilla. Dicci ca c'è Luicinu Pirannellu". Andai nella stanza dove mia nonna dormiva (erano le tre di un pomeriggio afoso) e la svegliai: «Nonna, c'è un ammiragliu ca si chiama Luicinu Pirannellu e ti voli parlari». Mia nonna emise una specie di gemito e saltò giù dal letto. Andai nella camera dei miei genitori. «E vinuto un ammiragliu ca si chiama Luicinu Pirannellu».
Deborah Annolino
 
 

Corriere della sera, 17.1.2007
Cultura e spettacolo
Televisione: ascolti, vince ''RIS 3'', bene ''Ballaro'''

Roma - Alla seconda prova la fiction di Canale 5 ''RIS 3'' ce l'ha fatta a vincere la serata. Il tv movie con Lorenzo Flaherty ieri ha conquistato sei milioni di italiani, contro i poco piu' di 5 milioni del diretto concorrente su Raiuno, ''Il commissario Montalbano'', che pero' era in replica.
[...]
(Agr)
 
 

Adnkronos, 17.1.2007
TV: Ascolti Rai, oltre 5 mln spettatori per ritorno 'Montalbano'

Roma - ''Sempre grande interesse del pubblico per 'Il commissario Montalbano', la fiction riproposta ieri da Raiuno in prima serata con l'episodio 'Il gioco delle tre carte', che e' stata seguita da 5.193.000 telespettatori e ha registrato il 19,64 di share''. Ne da' notizia un comunicato Rai.
[...]
 
 

18.1.2007
Sarà in libreria il 6 febbraio 2007 il nuovo romanzo di Andrea Camilleri, Il colore del sole (Mondadori).
Il romanzo nasce da un racconto su Caravaggio scritto per il catalogo della mostra Caravaggio. Auf den Spuren eines Genies.
 
 

18.1.2007
Andrea Camilleri sta curando un volume dei Meridiani Mondadori sul teatro dialettale di Luigi Pirandello.
 
 

18.1.2007
Sarà in libreria il 1 febbraio 2007 la riedizione dell'Elogio del crimine di Karl Marx (Nottetempo), con la prefazione di Andrea Camilleri Il Rinascimento e l’orologio a cucù.
 
 

La Sicilia, 18.1.2007
Incoerenza

Catania.  Si poteva ottenere di più? Si rischiava di avere di meno? La questione dei 100 miliardi di fondi per il Sud annunciati da Prodi a Caserta ha contrapposto per l'ennesima volta centrosinistra e centrodestra. La polemica è nota, accuse e repliche pure. Enzo Bianco, senatore dell'Ulivo e presidente della Commissione Affari Costituzionali, offre una chiave di lettura concreta, pragmatica e, diciamolo, considerato come sono andate le cose all'interno del governo in questi mesi, anche realista.
[...]
«Ma sì, sono coerente magari sino alla noia, ma ripeto che secondo me, nel momento in cui saranno in via di realizzazione i lavori per quelle infrastrutture ed in particolare con la velocizzazione della Sa-Rc e della linea ferroviaria Pa-Ct-Me, saranno venute meno tutte le obiezioni possibili e immaginabili per la realizzazione del Ponte. E non è solo una mia idea all'interno del centrosinistra, sono tanti a pensarla come me. Per questo nelle prossime settimane ho intenzione di promuovere un incontro tra esponenti politici che ritengono praticabile questa via, esponenti del mondo della cultura, penso ad Andrea Camilleri, dell'informazione. Perché quando si cominceranno a fare infrastrutture essenziali non ci saranno più motivi per opporsi al Ponte».
Andrea Lodato
 
 

19.1.2007
Un documentario sulla Sicilia che nessuno racconta
"Oi politikòi"
Sicilia... una grande goduria! (S.Freud)

Alle ore 22:00, a Palermo (Country Club), anteprima del documentario di Valentina Gebbia e Andrea Vita.
Fra i contenuti del film anche un'intervista ad Andrea Camilleri.
 
 

Il Giornale, 19.1.2007
Se l’investigatore indaga sotto coperta

Le gite in barca con delitto hanno costituito uno spunto narrativo perfetto per i giallisti fin dagli esordi della narrativa poliziesca. Infatti, le imbarcazioni sono luoghi chiusi, perfetti, isolati. Gli assassini possono qui agire indisturbati, mescolandosi fra le decine di passeggeri, possono approfittare di zone buie e scarsamente illuminate per le loro azioni. I criminali sfruttano i parapetti dai quali è facile far cadere in mare le ignare vittime, sanno che ben di rado la polizia potrà intervenire in maniera efficace e repentina fra i flutti dell'oceano e questo sicuramente permetterà ai delinquenti di farla franca.
[...]
Ma la palma assoluta dell'originalità in questo campo di indagini va data ad Andrea Camilleri che fra il luglio e il settembre del 1988 pubblicò otto storie sul quotidiano La Stampa che avevano per protagonista Vincenzo (Cecè) Collura, poliziotto amico di Montalbano che dopo essere stato ferito gravemente al fegato durante una rapina in banca, riavutosi dai terribili postumi ospedalieri sceglie di diventare commissario di bordo di una nave da crociera. E Collura che «non era omo d'acqua ma di terra ferma» deve così vivere su una nave che rappresenta per lui «un piccolo paese provvisorio e in movimento». Qui la giustizia è al servizio di clienti che hanno pagato un salatissimo e costosissimo biglietto e che pretendono spesso dal buon Cecè l'impossibile, essendo lui l'unico tutore della legge a bordo. Questa serie di storie è stata raccolta in un piccolo volume intitolato "Le inchieste del commissario Collura" edito dalla Libreria dell'Orso e una di esse, «Il fantasma della cabina» è stato anche trasformato in una fortunata opera da camera su musiche di Marco Betta e fra i sogni nel cassetto di Andrea Camilleri c'è quello di costruire in futuro una nuova storia in cui il suo commissario Montalbano possa reincontrare l'amico Cecè Collura, magari proprio in crociera.
 
 

Studiocelentano.it, 19.1.2007
Homevideo: per fiction e cinema italiano piu' 20%

Roma - Cresce la quota di mercato in DVD per fiction e cinema italiano. Piu' 20% rispetto al 2005, esclusi i dati vendita di edicole e il noleggio. Secondo i dati forniti dall'Unione Italiana Editoria Audiovisiva le opere italiane hanno raddoppiato la propria presenza nella top 100 e aumentato di un quinto il fatturato. Il film italiano piu' venduto nel 2006 e' stato 'Notte prima degli esami',mentre, tra le fiction, 'Il Commissario Montalbano'.
 
 

Il Giornale, 20.1.2007
Crimini rinviato ad aprile De Cataldo: che amarezza

Milano. Un tentativo per rianimare una vittima dopo averla accoltellata. Crimini, la serie poliziesca di Raidue è stata prima massacrata con uno spostamento del giorno di messa in onda: dal mercoledì al venerdì. E ora è stata sospesa e rinviata ad aprile. Un ottimo prodotto, realizzato da grandi autori italiani, quasi buttato alle ortiche. La penultima puntata, intitolata “L’ultima battuta”, scritta da Sandrone Dazieri e interpretata da Francesco Salvi, doveva essere trasmessa ieri sera sul secondo canale. E, invece, insieme all’ultima, “Disegno di sangue” di Marcello Fois, prevista per venerdì 26, è stata spostata in coda alla programmazione primaverile di Raidue. Il colmo è che l’episodio sceneggiato da Dazieri, cancellato ieri sera, era ambientato a Milano: e sì che il secondo canale Rai si picca di fare una televisione per gli spettatori del Nord (per tacere del recente sbarco milanese in grande stile dei vertici aziendali per presentare un progetto di riconquista del Settentrione attraverso la fiction).
Il motivo del passaggio a Primavera? Dopo il crollo della scorsa settimana (lo spostamento dal mercoledì al venerdì ha abbassato gli ascolti dal 12 per cento a meno del 7), i vertici di viale Mazzini temevano che la partenza della nuova serie di Dr House su Italia Uno (il pubblico amante dei telefilm si sarebbe ovviamente diviso) penalizzasse ulteriormente Crimini. Così, gli ultimi due episodi saranno mandati in onda in un periodo più libero da concorrenza.
Ma che senso interrompere in dirittura d’arrivo una serie studiata per essere messa in onda di fila?
«Nessun senso - spiega amareggiato Giancarlo De Cataldo, scrittore e magistrato, autore di “Romanzo criminale”, coordinatore del pool di scrittori che hanno sceneggiato la serie -. Comunque, arrivati a questo punto, preferiamo anche noi che le ultime puntate slittino.
Almeno il pubblico potrà vedersele e non sarà gettato al vento un prodotto che ha riportato la fiction di Raidue ad alti livelli».
Insomma si cerca di salvare il salvabile...
«Il delitto è stato compiuto quando si è cambiata la programmazione. Se fosse accaduto a una miniserie scritta solo da me non avrei alzato un dito. Però in questo caso sono coinvolti otto scrittori: ci accusano di essere degli snob, di stare lontani dalla Tv e poi guarda come si viene maltrattati».
Era un progetto che univa letteratura e televisione...
«Sì, gli autori (oltre a De Cataldo, Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri, Diego Silva, Giorgio Faletti, Marcello Fois, Massimo Carlotto e Sandrone Dazieri) hanno scritto le storie per l’antologia Crimini della Einaudi pensando già alla sceneggiatura di un film. Otto episodi ambientati in altrettante città. È un’operazione che si potrebbe realizzare anche in altri ambiti, non solo nel noir, per raccontare l’Italia. Un prodotto nostro che potrebbe non solo fare concorrenza ai movie americani, ma essere anche esportato».
Cosa le hanno detto in Rai?
«Niente. Ho mandato un telegramma chiedendo spiegazioni, ma non mi è stato risposto».
Il fatto è che, fin dall’inizio, per problemi di palinsesto delle tre reti, era stato deciso che si cambiava giorno a metà puntate...
«Noi non lo sapevamo. E, se anche così fosse, sarebbe ancora peggio. Perché mai un’idea così balzana?».
L’ultimo giallo è ambientato a Cagliari...
«Infatti, mi spiace molto per i sardi che dovranno aspettare: per una volta non si tratteggia l’isola nei suoi risvolti folcloristici, ma nello sceneggiato di Fois la si racconta in chiave moderna».
Laura Rio
 
 

La Stampa (sez. Cuneo), 21.1.2007
Alba. Ex bibliotecario pubblica una antologia
Alla ricerca del silenzio
Una “magìa” che non c’è più Suggestivo itinerario da Camilleri a Fofi “contro la vita assordante”

Alba. La parola o il silenzio?». Ugo Roello, lo storico custode dell'einaudiana biblioteca civica di Dogliani, si è posto a lungo il quesito. E alla fine ha rotto gli indugi, scegliendo la silenziosa parola scritta per lanciare il suo j'accuse, il suo «addio alle Langhe» da intendersi in senso letterario e mentale. «Il mito è ormai muto e la leggenda è finita sui menù» dice Roello rinchiuso nel suo rifugio albese con un misto di rassegnazione e di ironia difficile da districare. «Condivido il sarcasmo di qualcuno che ha scritto, parafrasando una poesia di Pavese, "verrà la morte e avrà i tuoi gnocchi". Da zona culturalmente depressa con una barbarica identità, la Langa si è trasformata in luogo in cui si esagera nella vinificazione della cultura e nella sua inculinarizzazione. In altre parole, si mangia e si beve in continuazione». Che fare? C'è un antidoto da usare contro questa aggressione spettacolare e rumorosa? Il libro edito da Rubbettino che Ugo Roello presenterà martedì alle 18 alla libreria Luxemburg di Torino con Giorgio Bárberi Squarotti e Claudio Gorlier indica una strada, «I silenzi», e un itinerario, «Dalle Langhe alla Sicilia e alla Sardegna»: un'antologia di scritti inediti in cui scrittori e saggisti - da Andrea Camilleri a Gina Lagorio (a cui idealmente Roello dedica il libro), da Goffredo Fofi a Laura Mancinelli, da Cesare Segre a Nicola Tranfaglia - hanno risposto all'invito e si confrontano sul tema componendo un mosaico di luoghi e momenti magici, di sensazioni ed emozioni intime, di gioie e dolori senza filo rosso se non quello di rivalutare il silenzio come un vero e proprio tesoro, una necessità, un bene ambientale ormai prezioso. «Non un esercizio di stile, ma una cura, una terapia contro gli eccessi della vita assordante» dice il bibliotecario che per trent'anni ha dedicato la vita a organizzare la cultura degli altri. Dagli abissi marini alla solitudine del cosmonauta negli spazi celesti, dalle sensazioni ed emozioni degli scalatori di vette alpine al paesaggio vissuto in forma melanconica, dai silenzi colpevoli della storia a quelli imperscrutabili di Dio: un viaggio di riflessione, di conoscenza e d'immaginazione, seguendo un percorso poetico e narrativo libero e senza confini.
Roello indica solo il punto di partenza: «Si inizia dai luoghi e dai paesaggi di Fenoglio, Pavese e Arpino aggrediti ormai, come tanti altri, dalla modernità e tuttavia nel loro insieme ancora portatori di identità e fascino da conservare e far conoscere in modo nuovo».
Pavese, in particolare, mostra la strada: «E' lui l'interprete più profondo delle Langhe, della loro malinconia e solitudine, di quel tormentato e angosciante silenzio in cui erano calate le colline di una volta. Ma i tempi sono cambiati, i paesi ormai spopolati sono diventati cartoline. Forse la Langa è solo un nome poco ordinario che si dilata in eco attorno al quale tutti insieme abbiamo costruito un piccolo mondo in parte vero e in parte inventato, tuttavia estremamente stimolante».
Ecco. allora, che in margine al volume nasce pure una proposta: «Poiché il silenzio è diventato un lusso, un traguardo ambito nella società dei decibel, perché non rivalutare anche in chiave turistica ciò che è nella nostra natura e nella nostra storia di campagna? Tra mille agriturismi e alberghi, auspico la nascita di qualche "Relais du silence" come ormai se ne vedono ovunque, lo sviluppo di un turismo del silenzio come quello che veniva a godersi Amalia Guglielminetti a Cravanzana o Luigi Einaudi nella quiete campestre di Dogliani. Un'offerta positiva e pedagogica per non smarrire ancora di più la nostra identità».
In fin dei conti, diceva Pavese, «la vita non è che un ronzio di silenzio».
Roberto Fiori
 
 

Adnkronos, 22.1.2007
Scrittori: Camilleri indaga su Caravaggio in prossimo libro

Roma - Il prossimo libro di Andrea Camilleri e' un romanzo ''nero'', fitto di ombre e di mistero, sul periodo trascorso da Caravaggio a Malta e in Sicilia nell'estate del 1607. E protagonista di alcuni strani avvenimenti, durante l'inchiesta sul grande artista, e' lo stesso scrittore siciliano. La nuova opera si intitola ''Il colore del sole'' ed uscira' dall'editore Mondadori nel mese di febbraio. Nelle librerie italiane si troveranno cosi' contemporaneamente tre libri piu' o meno freschi di stampa: oltre a quello annunciato di Mondadori, sono gia' in classifica ''Le ali della sfinge'' (Sellerio), la nuova puntata delle avventure del commissario Salvo Montalbano, e ''Pagine scelte di Luigi Pirandello'' (Rizzoli).
Recatosi da Roma a Siracusa per assistere alla rappresentazione di una tragedia classica, allo scrittore Andrea Camilleri capitano curiosi quanto misteriosi eventi. Qualcuno gli infila in tasca un biglietto con un numero da chiamare, ma da una cabina pubblica. Il numero corrisponde ad un utente segreto, per cui non e' possibile ricostruire chi sia il cittadino a cui quel numero telefonico corrisponde.
L'Andrea Camilleri scrittore di romanzi gialli non puo' sottrarsi ad una serie di misteri via via piu' fitti e inquietanti. Misteri che lo portano a una villa spersa nella piu' remota campagna dell'entroterra, dove leggera' un diario incredibile, le pagine scritte di suo pugno da un artista di quattro secoli prima. Un artista grandissimo e maledetto: Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Le note brevi, secche, disarticolate e visionarie di questo diario costituiscono una sorta di anomalo romanzo ''nero'' sul periodo trascorso da Caravaggio a Malta e in Sicilia. Camilleri si tuffa nel passato per sintonizzarsi sulla psicologia torturata dell'artista e indagare le ragioni profonde della sua pittura.
 
 

Bresciaoggi, 22.1.2007
L’autore del commissario Montalbano ha curato un’antologia di «pagine scelte» del grande drammaturgo premio Nobel, conosciuto a dieci anni, nel 1935, per una visita a casa sua
Pirandello secondo Camilleri
«La selezione dei testi risponde a una privata preferenza»

«Ogni antologia che afferma di seguire criteri di oggettività è pur sempre un'antologia condizionata dal personale gusto del curatore» così si esprime Andrea Camilleri nell'Avvertenza del volume "Pagine scelte di Luigi Pirandello" (BUR, pp.556, euro 12) e non possiamo certo dissentire dall'affermazione del curatore dell'opera, visto che già nell'etimo di antologia si racchiude il significato di florilegio, ovvero di scelta ad libitum dei gusti e delle propensioni di chi se ne è preso cura di pubblicarle. Infatti, il padre letterario del commissario Montalbano, chiarisce ancor meglio il suo concetto, scrivendo: "È un 'antologia del tutto personale, che risponde a due precise domande che mi sono rivolto (ma in realtà la domanda è una sola): quali pagine di poesia, narrative, teatrali e saggistiche di Pirandello ti sono piaciute o ti hanno interessato di più? E perché? E’ chiaro allora che su questa mia antologia ogni riserva è possibile da parte dell'eventuale lettore ma, nello stesso tempo, è del tutto inutile proprio perché la scelta risponde a una privata preferenza. Se il lettore non condivide, l'unico modo che ha per manifestare il suo dissenso è quello di mettere da parte la mia antologia e di farsene una tutta sua, altrettanto personale. Che io, naturalmente, non potrò condividere".
A questo punto, l'unica voce autorevole in merito ci parrebbe essere quella di Pirandello stesso, ma vista l'impossibilità di una simile azione non potendolo scomodare dall'Altrove, sfogliamo con interesse la silloge, divertendoci subito leggendo il colorito racconto, un vero coup de théâtre, dell'occasione in cui il decenne Camilleri ha conosciuto Luigi Pirandello a proposito di una improvvisa visita a casa sua, nel 1935. La solenne divisa di Accademico d'Italia, indossata dal Maestro, ha talmente colpito l'ingenuità del ragazzino, da far annunziare alla nonna l'arrivo di un "ammiraglio". Il grande agrigentino, premio Nobel nel 1934 - uno dei più importanti drammaturghi non solo della sua epoca - era vicino di casa e intimo dei Camilleri , tanto che l'ideatore di Vigata già nel 2000, per i tipi della Rizzoli ha potuto pubblicare la singolare "Biografia del figlio cambiato", facendoci conoscere un suo Pirandello privato, secondo il suo proprio angolo di visuale.
Dunque, cos'ha privilegiato Camilleri nella silloge e cosa ha ritenuto di omettere?
Vengono proposti tre saggi: uno sull' Umorismo, quelli inerenti Verga e gli Illustratori, attori e traduttori. Tre articoli, in uno dei quali si avverte il dubbio di fusione fra le due lingue, l'italiana e la siciliana. Le commedie scelte in forma parziale o completa, sono: "Liolà", "Sei personaggi in cerca d'autore", "Enrico IV", "I giganti della montagna", "La favola del figlio cambiato", "All'uscita", "Perché?".
Per brani paradigmatici il curatore ci propone cinque romanzi: "Giustino Roncella, nato Boggiolo", "Il fu Mattia Pascal", "I vecchi e i giovani", "Quaderni di Serafino Gubbio operatore", "Uno, nessuno, centomila".
La poesia di Pirandello è omessa in toto, in quanto non confacente ai gusti di Camilleri. Tautologico esprimere commenti, esponendo cosa avremmo ancora inserito, secondo le nostre preferenze , vista la premessa del curatore. Oculata la scelta delle novelle, anche se averne taciute alcune ritenute già troppe volte citate, un po' ci è dispiaciuto, in particolare ci riferiamo a "Ciàula scopre la luna", importante non solo per l'indiscussa bellezza letteraria, ma anche perché è uno dei primi esempi di "licantropia" nella letteratura italiana, quindi molto originale, anche per questo motivo.
Comunque, escludendo la possibilità che molti giovani si sarebbero avvicinati all'opera omnia di Pirandello, ci sembra che l'antologia di Camilleri non sia priva anche di una sua valenza didattica per chi vuole avvicinarsi alle pagine del suo grande conterraneo.
Grazia Giordani
 
 

Corriere delle Alpi, 24.1.2007
Intervista in giallo
Andrea Camilleri «Il mio Montalbano finirà senza morire»

Risponde con la sua voce roca accendendosi l’ennesima ed inseparabile sigaretta. Parla della sua «creatura» e annuncia che la fine del commissario Montalbano l’ha già scritta. Però, subito dopo aggiunge che finché il mare e i profumi della Sicilia lo ispireranno, il simpatico Montalbano vivrà altre avventure attendendo di scomparire per sempre. Svanire così come solo lui potrà. E la fine sorprenderà tutti.
Andrea Camilleri, classe 1925, vive da anni a Roma ma il suo cuore sta più lontano, nell’isola del Mediterraneo baciata dal sole. Regista, autore teatrale e televisivo, sin dal 1949 dà vita alle più note produzioni poliziesche della tv italiana, quelle che avevano come protagonista il tenente Sheridan e il commissario Maigret.
Poi il salto e il successo travolgente. Inizia a scrivere romanzi che hanno come personaggio il commissario Montalbano.
Ma chi è Montalbano? Cosa rappresenta per lei?
«E’ un siciliano curioso. E’ antieroe e per questo, forse, diventa un eroe. Si comporta conoscendo perfettamente la sua Sicilia e si inebria davanti a piatti odorosi di buono. E’ un buongustaio che sa trovare gli assassini e scoprirne le malefatte. Il commissario Montalbano è il personaggio che mi ha dato e mi sta dando soddisfazioni importanti. Piace perché è alla portata di tutti. Uno come lui lo si invita volentieri a pranzo nella propria casa. E’ un buon vicino di casa».
Un buon vicino di casa?
«Sì, ma per carità, l’esempio lo faccio senza considerare gli ultimi fatti. Mi riferisco alla strage di Erba. Moltalbano ha un cuore grande, è generoso e spigliato. Odia la violenza ma conosce bene la delinquenza».
In un passo del suo libro “La prima indagine di Montalbano” si vive un’atmosfera di serenità: «Andò ad assittarsi sotto la verandina. La nottata era tiepida, non c’era una nuvola. Si mise a taliare un punto del cielo che lui sapeva. Proprio in quel punto, da lì a qualche ora, il principio della luce del giorno avrebbe cominciato a farsi in mezzo allo scuro». Montalbano è dunque un romantico?
«Sì. Un commissario romantico che ama la sua professione e soprattutto la sua terra. Per questo non vuole mai trasferirsi e addirittura non accetta promozioni per paura che lo spostino altrove».
Le trame dei suoi romanzi parlano anche di incontri ravvicinati tra Montalbano e i mafiosi. Ma questo commissario è ancora attuale?
«Direi di no. La mafia di oggi è quella che prima spara e poi parla. Montalbano invece ha rapporti con il boss mafioso che rispecchia la mafia d’un tempo. E il fatto che io non abbia mai voluto forzare la mano su trame mafiose lo spiego subito. Non mi va proprio per niente di dare grande rilievo ai boss mafiosi. E’ una pubblicità che non desidero fare. Quando si scrivono libri su questo importante argomento si rischia di essere manichei. Il rischio di fare un favore alla mafia è grande. Certo, Leonardo Sciascia ha scritto “Il giorno della civetta”, e ne va dato merito. Io invece preferisco trame diverse e vissute nella griglia del giallo siciliano».
Camilleri, che cos’è per lei il successo?
«E’ sapere che migliaia di persone leggono ciò che ho scritto. E’ una grandissima soddisfazione averli portati nel mio mondo. Nel mondo di Montalbano».
Il successo porta anche soldi.
«Sì, ma non pensiate che siano somme che cambiano la vita. Al massimo posso aver comprato con gioia tre cucine per le mie figlie e tolto qualche sfizio. Non mi interessa l’aspetto commerciale. Penso che gli scrittori abbiano la passione che scorre dentro le vene e dunque scrivere diventa necessario. Quello che si fa con convizione sincera riesce sempre. Ovviamente la serie televisiva di Montalbano ha contribuito a far conoscere i miei libri. Ma il comissario è nato dentro di me. E ora è di tutti. Questo non ha prezzo».
Televisione tanta, ma il cinema?
«Siamo messi male con il cinema in Italia. Mille complicazioni e strade difficili. Magari ci fosse la possibiltà di fare un film su Montalbano».
Lei ha già scritto la fine del commissario. Ma lo fa morire?
«No. Sarebbe stato troppo banale farlo morire. Ho consegnato il penultimo e ultimo libro che parla della fine di Montalbano. Una fine letteraria. Una scomparsa che ben si accompagna al personaggio. In ogni caso, finché avrò idee, scriverò i “libri di mezzo”, ovvero altre trame e intrighi. Poi darò il via al finale vero e proprio. Alla mia età dovevo pur scrivere la fase ultima. Quando sarà il caso i lettori l’avranno».
Cosa leggeremo prossimamente di nuovo?
«Beh, ci sono un po’ di libri miei in uscita. L’Antologia Pirandellina, un romanzo su Caravaggio, un racconto storico interessante dal titolo “Le pecore e il pastore” e poi, “La pista di sabbia”. Di idee ne ho ancora».
Un’ultima domanda. Che ne pensa dei giovani che vogliono diventare scrittori?
«Bell’idea. E’ una strada difficile ma non impossibile. Gli editori italiani non sono molto aperti ai nuovi talenti. Fanno bene i giovani a scrivere e mettere i loro racconti in internet. D’altra parte, come ho detto prima, uno scrittore raggiunge il suo scopo solo quando ha dei lettori».
Roberta Rizzo
 
 

Tvblog.it, 24.1.2007
Intervista in giallo
I dati Auditel di martedì 23 gennaio 2007

Cresce e vince nettamente la serata la quarta serata dedicata a “Ris 3 Delitti Imperfetti”.
Dopo aver pareggiato lunedì contro la fiction commedia di RaiUno, la serie prodotta da Pietro Valsecchi con Lorenzo Flaherty, Ugo Dighero e Romina Mondello ha totalizzato il record d'ascolto per quest'anno nel primo episodio superando la replica de “Il Commissario Montalbano” sull'ammiraglia Rai.
[…]
 
 

La Sicilia, 25.1.2007
Agrigento

E' diventata una vera e propria impresa attivare l'Adsl per internet. Gli agrigentini, sono costretti ad attendere in media anche tre-quattro mesi dal momento della presentazione della domanda. Una vera e propria beffa per chi intende ricevere un servizio importante anche per fini lavorativi. La risposta delle società di telefonia è sempre la stessa: non c'è personale a sufficienza e le richieste sono centinaia. Fino a qualche tempo fa l'attivazione avveniva al massimo entro sette-dieci giorni. La carenza di personale non consente una attivazione rapida e anche per riparare i guasti lungo la linea, gli utenti sono costretti ad attendere parecchi giorni.
Ci sono persone che hanno dovuto inoltrare la domanda anche diverse volte. Infatti, sembra che si perdano con facilità. Prendendo a spunto, una delle opere dello scrittore empedoclino Andrea Camilleri, «La concessione del telefono», molti utenti agrigentini possono essere paragonabili a Filippo Genuardi che per ottenere una linea telefonica, ma l'autore parla della fine del 1800, vide l'inferno. Dovette sobbarcarsi molti viaggi a Palermo, dovette fare regali anche costosi. Magari gli utenti di oggi non saranno costretti a recarsi nel capoluogo siciliano e a non fare regali, ma certamente si devono armare di tanta pazienza. Purtroppo il servizio è tutt'altro che celere.
Antonino Ravanà
 
 

Il Messaggero, 29.1.2007
Incontri/L’editore Gianluca Barbera presenta le ultime novità
«Siena? A qualcuno piace in noir»

Noir, giallo, poliziesco. Letteratura “movimentata”, insomma, che volendo può aspirare anche a un posto di riguardo nella biblioteca di casa. Ma a patto che non si tratti solo di sparatorie, scazzottate e inseguimenti.
Questa, a occhio, sembra la filosofia della casa editrice senese “Barbera” che, del noir, ha un concetto assolutamente personale e accattivante.
[...]
Il noir, il giallo, il poliziesco, possono raggiungere vertici letterari analoghi a quella della letteratura “tradizionale”? E, se sì, in che modo?
«Li possono raggiungere e talvolta superare. Alcuni nomi? Poe, Simenon, Chandler, Auster, Eco, Camilleri».
Enrico Gregori
 
 

Adnkronos, 30.1.2007
Teatro: Roma, all'Eliseo 'La concessione del telefono'
Cliccare qui per vedere un filmato della conferenza stampa di presentazione

Roma - Equivoci e imbrogli alla base della vicenda de "La concessione del telefono", nuova produzione del Teatro Stabile di Catania, tratta dal romanzo di Andrea Camilleri, che ne ha firmato anche la riduzione teatrale, insieme a Giuseppe Dipasquale, che ne firma anche la regia. Prima tappa della lunga tourne'e nazionale dello spettacolo che, da oggi al 30 maggio tocchera' 18 citta', sara' a Roma al Teatro Eliseo, dove la piece sara' in scena da stasera all'11 febbraio.
Il qui pro quo dal quale prende vita la storia de "La concessione del telefono" e' lo scambio di due lettere dell'alfabeto: infatti Pippo Genuardi, interpretato da Francesco Paolantoni, cittadino di Vigata, invia al prefetto Vittorio Marascianno tre lettere per chiedere la concessione di una linea telefonica ad uso privato ma, sbaglia una consonante nel cognome del prefetto, chiamandolo infatti Parascianno. Da qui nasce una storia complessa, che coinvolge anche la famiglia di Genuardi, i vari apparati dello Stato, ovvero Prefettura, Questura, Pubblica Sicurezza e Arma dei Carabinieri, il mafioso del Paese, la Chiesa e anche alcuni paesani.
"Alla base della serie di equivoci che animano la storia, c'e' la burocrazia - ha spiegato Andrea Camilleri - argomento che amo perche' mi diverte molto, capace di terrorizzare e assicurare al tempo stesso". Ad emergere dallo spettacolo e' soprattutto la lingua di Camilleri, "una teatrale sicilitudine linguistica", fatta di neologismi, sintassi travestita e modi d'uso ricalcati dal dialetto.
 
 

La Voce d'Italia, 30.1.2007
Una commedia del paradosso, di equivoci e di imbrogli, nella Sicilia di Camilleri
“La concessione del telefono”
In prima assoluta al Teatro Eliseo da martedì 30 gennaio

Il paesino di Vigàta, patria di Andrea Camilleri e dei suoi celebri personaggi, e il suo universo intriso di paradigmatica ‘sicilitudine’, fanno da sfondo a “La concessione del telefono”, romanzo culto del celebre scrittore siciliano, adattato per la scena dall’autore insieme a Giuseppe Dipasquale, che ne firma anche la regia. Affondando profondamente nell’humus e nel cuore della Sicilia, “La concessione del telefono” è uno dei più divertenti tra i romanzi di Camilleri: una commedia degli equivoci, che trova la sua ambientazione ideale in un’isola da secoli terra di contraddizioni.
L’equivoco che fa da motore all’intera vicenda, ambientata nella Sicilia post unitaria di fine Ottocento, è lo scambio tra due lettere dell’alfabeto: il protagonista Filippo Genuardi, Pippo, innamorato della giovanissima seconda moglie del suocero, per poterla contattare più facilmente fa una richiesta per ottenere la concessione di una linea telefonica. Inoltra la domanda al Prefetto di Montelusa, chiamandolo Vittorio Parascianno, anziché Marascianno, come in realtà si chiama il prefetto. Ne scaturisce una vicenda articolata, in un susseguirsi di esilaranti equivoci che coinvolgono la famiglia di Pippo, innamorato della giovane suocera, ma anche la Chiesa, i vari apparati dello Stato, ovvero Prefettura, Questura, Pubblica Sicurezza e Arma dei Reali Carabinieri, Don Calogero Longhitano, il mafioso del paese, e quei compaesani, siciliani qualsiasi, che involontariamente capitano sulla strada di Filippo Genuardi.
La lingua personale e originalissima di Camilleri ricalca, in una divertita e teatralissima sinfonia di parlate, una meravigliosa ‘sicilitudine’ linguistica.
Rosa Ardia
 
 

Affari Italiani, 30.1.2007
Teatro/ Andrea Camilleri: "Con Pippo Baudo porto a Roma 'La concessione del telefono'. Ma non canterò a Sanremo..."

Roma - Dalla Sicilia con passione. Andrea Camilleri e Pippo Baudo, ad autorevole sigillo di un’operazione culturale tra le più interessanti. Ovvero la trasposizione per le scene di un fortunato romanzo del creatore del commissario Montalbano, “La concessione del telefono”, da stasera (martedì) fino all'11 febbraio in replica al teatro Eliseo di Roma; poi in tournée italiana fino ai primi di giugno.
“Sono particolarmente emozionato di trovarmi su questo palcoscenico", ha confessato Camilleri, durante una conferenza stampa non priva di risate e applausi per la naturale simpatia dello scrittore; "Pensate che nel 1950 venivo regolarmente cacciato da questo teatro dal direttore Spernanzoni, il quale mi accusava di portare i capelli troppo lunghi. Quando, pochi anni dopo, feci una regia al Piccolo Eliseo e lui venne a vedere le prove, si arrabbiò molto perché avevo sempre i capelli lunghi e non poté cacciarmi!”.
Molto coinvolto, all’idea di questo debutto, anche il presidente dello Stabile di Catania, Pippo Baudo: “Arrivo dalla conferenza stampa di Sanremo che è andata molto bene, ma trovo questo uno dei ruoli per me più vivificanti e sono onorato di poter assolvere a questo dovere nei confronti della mia città. Portiamo i nostri spettacoli in tutto il Paese, siamo orgogliosi del grande successo della 'Lunga vita di Marianna Ucrìa' di Maraini e delle autentiche perle che ogni volta ci regala Camilleri, autore tra i più letti non solo in Italia”. Da consumato showman si alza in piedi, a omaggiare lo scrittore che ha una lunga consuetudine con il teatro, avendo studiato regia all’Accademia d’Arte Drammatica e portato in scena decine di spettacoli.
“La concessione del telefono” (Sellerio) è un romanzo epistolare, ambientato a fine Ottocento e basato su uno sciocco equivoco che porterà a conseguenze tragicomiche. Il protagonista, Filipppo Genuardi (Francesco Paolantoni) di Vigàta, invia al prefetto Marascianno la richiesta di una linea telefonica privata, ma sbaglia il nome e scrive Parascianno. Da qui nascono un’infinità di spunti dovuti alle pastoie della burocrazia. “Non è cambiato nulla – racconta Camilleri, - pochi anni fa, prima della riforma Bassanini, mi trovai a dover andare in un ufficio per far attestare da un solerte impiegato la mia esistenza in vita. Per me fu anche confortante sapere di essere ancora in questo mondo… Quando si a che fare con la burocrazia, altro che Kafka!”.
Da parte sua Francesco Paolantoni, dopo alcuni tentativi di imparare il catanese (“sembravo Mimì Metallurgico”), si è rassegnato all’idea di impersonare un napoletano trapiantato in Sicilia: “Sarò un po’ vittima e un po’ guascone, lusingato che mi abbiano scelto. Mi sono immerso in questo fantastico mondo camilleriano ben felice di tornare a fare l’attore”.
Camilleri a Sanremo? La presenza di Baudo non può non indurre il sospetto. Al presentatore non dispiacerebbe (“La sua verve lo renderebbe più efficace di un comico”) ma lo scrittore mette le mani avanti: “Ognuno deve stare al proprio posto! Potrei andare in platea insieme al pubblico, se a 81 anni non mi pesasse viaggiare. Cantare proprio no, mi limito a farlo sotto la doccia ma sono stonatissimo…”. E che ti vuoi aspettare da uno che, nel 1947, dopo avere ricevuto il primo premio dalle mani di Silvio D’Amico per un atto unico teatrale intitolato “Giudizio a mezzanotte”, al rientro in treno buttò l’unica copia dal finestrino!?  Rileggendolo, trovò il testo disgustoso e da allora non ha più scritto per il teatro.
Mariano Sabatini
 
 

Momento-Sera, 30.1.2007
Cultura
Andrea Camilleri traspone a teatro il proprio "La concessione del telefono"
Approda all’Eliseo “La concessione del telefono” tratto dall’omonimo romanzo di Andrea Camilleri e riadattato a quattro mani dallo scrittore e da Giuseppe Dipasquale

“La concessione del telefono”, che arriva al  Teatro Eliseo, è tratto dall’omonimo romanzo  di Andrea Camilleri, riadattato a quattro mani dallo scrittore e da Giuseppe Dipasquale, che ne firma la regia. Una commedia divertente che scaturisce da un ridicolo equivoco: Pippo Genuardi chiede al prefetto la concessione di una linea telefonica per poter gestire sua relazione con la giovane suocera, ma, sbagliando una solo lettera dell’alfabeto, finisce per indirizzare la sua domanda al prefetto Parascianno anziché Marascianno, il nome corretto. Da qui nasce una storia complessa che andrà a coinvolgere non solo il protagonista e tutta la sua famiglia, ma anche i vari apparati dello Stato, ovvero Prefettura, Questura, Pubblica Sicurezza ed Arma dei Carabinieri, il mafioso del paese e la Chiesa. “Sono tornato all’Eliseo - racconta Camilleri alla presentazione della commedia -, da questo teatro nel 1950 venivo cacciato fuori regolarmente perché portavo capelli troppo lunghi”.
“Il fascino della trasposizione, osserva il direttore dello stabile di Catania Orazio Torrisi, punta sulla novità del testo e si sposa tutt’uno con il desiderio di cercare strade nuove e diverse per la drammaturgia contemporanea”. E continua Dipasquale: “Nel rapporto tra letteratura e teatro si è inserita una nuova drammaturgia su esempio di Pirandello che riadattava i suoi testi per il palcoscenico”. Ed interviene anche Francesco Paolantoni, protagonista dello spettacolo: “Sono lusingato di essere stato scelto e mi sono immerso nella lingua camilleriana, catanese e napoletana e ne e’ venuta fuori una cosa davvero divertente ed interessante…”.
Il Maestro Camilleri ha una verve ed un senso dell’umorismo straordinari, fedele alla sua celebre imitazione fatta da Fiorello, e tiene tutti con il fiato sospeso quando racconta il suo rapporto con il teatro: “Tutta l’origine della mia disgrazia risale al 1947, quando Firenze indisse un concorso per opere teatrali ed io da Porto Empedocle scrissi “Giudizio a mezzanotte” e lo spedii e loro mi mandarono un telegramma dicendo di recarmi a Firenze perché avevo vinto. Andai, presi il mio assegno, si parlò della mia opera e me ne andai. Tornando in Sicilia, rileggendo sul treno il testo, lo buttai dal finestrino da quanto era brutto e ne cancellai ogni traccia, ne rimase forse una sola copie nell’archivio di quel premio ma mi auguro sia andata persa… Dopo sei mesi Silvia D’Amico (che faceva  parte di quella giuria) mi invitò a fare l’esame di aiuto regista all’Accademia D’Arte Drammatica, ed io pur di scappare dall’insegnamento liceale ad Agrigento, provai, Vinsi il concorso, ed eccomi qui”.
Prende la parola Pippo Baudo, presidente del Teatro Stabile di Catania, direttamente da Sanremo: “Sono così emozionato perché occuparmi di questo teatro è la cosa più vivificante della mia vita e sono orgoglioso che la nostra compagnia sia la più “viaggiante” d’Italia, e che, dopo questa prima tappa all’ Eliseo, lo spettacolo toccherà in rapida succesione altre 18 città”.
Un’ ultima domanda, viene chiesto a Camilleri perché non partecipi al Festival di Sanremo come ospite d’onore al posto di Tiziano Ferro, e lui: “Perché sono assediato dai divieti di fumo…”. Se lo sentisse Fiorello...
Federica Sordi
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 31.1.2007
"Sicilitudine"
"La mia Vigata luogo della memoria"
All´Eliseo "La concessione del telefono" con Paolantoni. Parla lo scrittore
"Sulle intercettazioni potrei scrivere un secondo romanzo, una cosa da ridere ma in fondo amarognola"
"Le scartoffie in scena sono una metafora perché il Sud dallo Stato ha avuto solo risposte di carta"

Una scena che è tutta una montagna di scartoffie, personaggi con costumi di carta, e una commedia sui meandri della burocrazia: ecco "La concessione del telefono", versione teatrale di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale (qui anche regista) del romanzo omonimo del 1998 di Camilleri, protagonisti Francesco Paolantoni, Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina, spettacolo dello Stabile di Catania presieduto da Pippo Baudo da ieri al Teatro Eliseo. «L´idea cartacea - premette Dipasquale - è una metafora del sud che avuto spesso dallo Stato solo risposte di carta».
E lei, Camilleri, che differenza trova fra la sua storia fine ‘800 di un tale che si mette nei pasticci per la richiesta di una linea telefonica e il polverone odierno del caso Telecom?
«Allora le linee erano ad personam, e nessuno poteva inserirsi, invece con l´evoluzione tecnologica ora possono interferire in tanti, e sulle intercettazioni potrei scrivere un secondo romanzo, una cosa da ridere ma in fondo amarognola».
Lei ambienta tutto un secolo fa. È cambiato qualcosa nei rapporti tra privati e potere locale, tra onesti e disonesti?
«Se lei mi prendesse in un momento di malumore le direi: non è mutato nulla tra cittadino, Stato e potere della mafia. In uno slancio d´ottimismo le risponderei: è cambiato qualcosa, in una pressione apparentemente allentata della mafia. Io sto in un limbo».
L´amore passionale in cent´anni ha altri connotati?
«La passione è invariata, ma la tecnologia avanzata ci prospetta anche rapporti su internet, magari a rischio d´essere scoperti, deviati».
Lo sfondo è quello di Vigata: un crocevia mitico che si trasforma?
«È un luogo della memoria, uguale nel tempo, non scalfibile».
E i dialetti incrociati meridionali che lei usa conservano attualità?
«Diversi suoni oggi tendono a scomparire. Cadenze e parlate che io mescolo assieme vanno in realtà uniformandosi in un italiano omologato. Nei romanzi storici io metto un lessico della sicilitudine».
Ha apportato varianti su misura per il "napoletano" Paolantoni?
«Gli ho solo attribuito una crescita partenopea. E tutto ha filato».
È facile firmare a quattro mani, come qui, una riduzione teatrale?
«Dipasquale ha avuto il merito di convincermi a fare queste cose, anche se nella mia scrittura la teatralità è un po´ sempre presente. Abbiamo idee in comune. Come regista avrei forse spinto meno il pedale del comico, in difesa del retrogusto sferzante».
Va d´accordo con la sua età, 81 anni?
«Mi ci trovo bene. vorrei che tutti ci si trovassero bene».
Teatro Eliseo, via Nazionale 183, tel. 06/4882114
Rodolfo Di Giammarco
 
 

Il Giornale, 31.1.2007
La burocrazia? Una bella commedia

Uno scambio tra due lettere dell’alfabeto, una «p» messa al posto di una «m». Una svista minima, assolutamente trascurabile, ma che scatena una serie di reazioni senza controllo, una catena di conseguenze che si intrecciano e si sommano, finendo per rovinare la vita a un piccolo commerciante siciliano, Pippo Genuardi. È lui il personaggio principale dello spettacolo «La concessione del telefono», al suo debutto romano ieri sera sul palcoscenico del teatro Eliseo.
Deciso a ottenere l’utilizzo di una linea telefonica per gestire con meno patemi la relazione clandestina con la suocera, Genuardi inoltra una richiesta formale al prefetto di Monteluso, ma disgraziatamente ne sbaglia il cognome chiamandolo Parascianno anziché Marascianno. Quell’errore si trasforma in una macchia indelebile che via via si estende alla famiglia del protagonista e coinvolge i vari apparati dello Stato, la Chiesa, finanche il mafioso del paese.
Grande burattinaio di questa storia dove equivoci e imbrogli sono sovrani incontrastati è Andrea Camilleri: la pièce è infatti tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore di Porto Empedocle, che ne ha curato l’adattamento insieme al regista Giuseppe Dipasquale. «Torno all’Eliseo - ha scherzato ieri Camilleri durante la presentazione della commedia - dopo che nel 1950 il direttore di allora mi cacciò perché portavo i capelli troppo lunghi. Più tardi però mi fu affidata una regia: preferirono tenermi, anche se i capelli non li avevo tagliati». Tutto il copione è ravvivato dall’umorismo tipico del suo autore, ma c’è anche molto altro: il pubblico si trova davanti a un universo carico di contraddizioni, il cui filo rosso è quella «sicilitudine» che si risolve in una dialettica spontanea tra pessimismo e amore viscerale per una terra dove Stato e mafia rubano l’aria ai personaggi, lasciando loro soltanto intravedere uno spiraglio di salvezza. E poi ci sono tanti echi della burocrazia kafkiana: sulla scena i personaggi si muovono in mezzo a una pila di fascicoli e di faldoni, trovandosi sommersi da una carta di cui sono anche figli, loro che hanno preso vita dalle pagine di un libro. «Non ho niente contro la burocrazia - precisa sorridendo Camilleri - a volte anzi è capace persino di rassicurarmi. Cosa c’è di meglio di un documento che attesta la tua identità, che certifica che esisti?».
Lo spettacolo, allestito dal teatro Stabile di Catania, ormai prossimo a toccare i cinquant’anni di attività, resterà all'Eliseo fino al prossimo 11 febbraio. Gli attori principali sono Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina e Francesco Paolantoni, che interpreta il protagonista Pippo Genuardi: «Un personaggio privo di un’identità precisa - lo definisce Paolantoni - che è un po’ vittima e un po’ guascone. In questa commedia niente è come sembra».
 

La Sicilia, 31.1.2007

Roma.  «Il Teatro Stabile italiano più viaggiante è quello di Catania, portiamo le nostre formazioni un po' ovunque, attualmente in giro ce ne sono tre. "La concessione del telefono" di Andrea Camilleri, che ha debuttato a Catania nello scorso anno, sarà ora in tournée fino al 30 maggio e toccherà 18 città». Così, con fierezza, Pippo Baudo, presidente del complesso etneo, ha presentato in conferenza stampa, la compagnia siciliana e il lavoro dello scrittore più letto d'Italia (il debutto in serata al teatro Eliseo). Baudo, che si è precipitato da San Remo, dove è impegnato per il Festival della Canzone, ha aggiunto: «Sono venuto perchè lavorare per un gruppo teatrale come questo per me è edificante, peraltro si tratta della mia città». Quindi ha preso la parola il direttore direttore Orazio Torrisi che, dopo aver ricordato anche la tournée di un'altra produzione, «La lunga vita di Marianna Ucria» dal libro di Dacia Maraini, tuttora in svolgimento, ha annunciato che l'anno prossimo sarà il cinquantesimo dello Stabile, una lunga storia che cominciata con "Malìa" e "Il giorno della civetta" protrattasi fino ad oggi. «La ricorrenza - ha precisato - non passerà sotto silenzio, adeguati festeggiamenti sono sono stati già predisposti. Non ci preoccupano i tagli ai finanziamenti, la nostra forza sono i numerosi abbonati». Puntuale all'appuntamento pure Camilleri che è venuto, «perchè il teatro resta il suo primo amore». «Concessione del telefono» è tratto da un suo romanzo, da lui stesso adattato per la scena insieme a Dipasquale che firma la regia. Il creatore di Montalbano si è soffermato sui problemi che si presentano ad un testo letterario nel suo approdare su un palcoscenico. «Ma a questo genere di operazioni - ha osservato Camilleri - lo Stabile è abituato, e con esiti quasi sempre positivi. Ha portato in teatro le opere dei maggiori scrittori siciliani, da "I Vicerè" di De Roberto a "I Malavoglia" di Verga, fino ai tanti libri di Sciascia, non inceppandosi mai, io stesso in precedenza con "Il birraio di Preston", da un mio racconto, ne sono rimasto soddisfatto. La mia origine è di palcoscenico, sono stato insegnante di regia all'Accademia d'Arte drammatica e ho diretto spettacoli, per cui in questo impegno mi sono trovato a mio agio. Tuttavia io e Di Pasquale abbiamo cercato di non essere condizionati dalla pagina». «Il mio racconto - ha proseguito Camilleri - è una sorta di commedia degli equivoci e degli imbrogli, trova la sua ambientazione in Sicilia, terra di contraddizioni, quindi per sua natura abbastanza teatrale». Camilleri, al quale non fa difetto l'umorismo, ha sfoderato nel corso dell'incontro con i giornalisti numerose battute ironiche, aneddoti, ed ha rilevato che la metafora ha sempre caratterizzato la sua narrativa.
Ne «La concessione del telefono» tipico è il qui pro quo che ridicolmente ne è il motore. La vicenda, infatti, si impernia sulla domanda per ottenere una linea telefonica per vie burocratiche, ne fa richiesta persino al prefetto. Uno spunto dal quale scaturisce un intreccio che coinvolge le istituzioni cittadine in modo risibile. L'originale linguaggio di Camilleri fa il resto, con i suoi neologismi e sintassi travestite, i modi ricalcati dal dialetto, il risultato è una alchimia vitale, ricca di inventiva. Baudo ha ascoltato affascinato quanto andava dicendo Camilleri. «Lo porterei a San Remo dove gli scrittori mi hanno deluso con le loro canzoni - ha detto a un certo punto - certamente non come autore di canzoni ma come impagabile personaggio. E' un uomo di spettacolo e nel suo eloquio ha la voce giusta, specie dopo il parodico spot pubblicitario che da settimane simpaticamente lo prende in giro sulle televisioni. Non so se accetterebbe». «Sì che accetterei - è stata la pronta risposta dello scrittore - ma sarei espulso subito perchè con le mie sigarette inquinerei la festa».
Ettore Zocaro
 
 

Corriere della sera, 31.1.2007
A Roma «La concessione del telefono», presto in tournée
Camilleri a teatro sulle orme di Kafka «Combatto l' incubo della burocrazia»

Roma - «La burocrazia in Italia? Basti dire che io, per questioni amministrative, ho dovuto richiedere il "certificato di esistenza in vita". Mi sono presentato all' impiegato addetto che, senza fare una grinza, ha compilato il documento. Nemmeno Kafka sarebbe arrivato a tanto». Con la sua solita ironia, Andrea Camilleri, 81 anni, presenta «La concessione del telefono», spettacolo tratto dal suo romanzo omonimo e adattato al palcoscenico insieme a Giuseppe Dipasquale, che firma anche la regia. Un labirinto kafkiano, quello in cui annaspa il protagonista, interpretato da Francesco Paolantoni nella messinscena prodotta dallo Stabile di Catania e che ha debuttato ieri sera all' Eliseo di Roma (poi in tournée a Milano, Genova, Napoli). La vicenda è ambientata nel 1892 a Vigata, cittadina dove un secolo dopo lo stesso Camilleri collocherà le avventure del commissario Montalbano. Pippo Genuardi invia al prefetto Vittorio Marascianno tre lettere, per chiedere la concessione di una linea telefonica a uso privato, ma sbaglia una consonante: invece di Marascianno, scrive Parascianno che, in dialetto siciliano, è un insulto, equivale a dire «testa di m...». Da qui, un groviglio di equivoci e imbrogli ingoia il povero Genuardi, che finirà stritolato dalla rete burocratica statale. Dice Camilleri: «Non ho inventato niente. Tutti noi siamo impastoiati in un mare di certificati. La carta d' identità, per esempio: con lei, sai di avere un' identità, così come il certificato di esistenza in vita ti dice che sei vivo. La burocrazia è capace di terrorizzare il cittadino, ma anche di dargli delle confortanti certezze». Interviene Paolantoni, affiancato in scena da Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina: «Il mio personaggio è vittima di prepotenze e soprusi da parte di chi ha il potere. Ma è anche un inetto, che tenta di fare il furbastro, senza riuscirvi. Insomma, riassume in sé tutti i difetti della nostra umanità». Osserva Pippo Baudo, stavolta nel ruolo di presidente dello Stabile catanese: «Il nostro teatro sta per compiere cinquant' anni, con un repertorio ampio e di respiro internazionale, che però parte dalle nostre radici culturali, dal cuore dei nostri grandi autori come Camilleri». Ma il creatore del celebre Montalbano, in realtà, non è autore di teatro. Il suo precedente in palcoscenico è l' adattamento di un altro suo romanzo, «Il birraio di Preston». Racconta lo scrittore: «La mia carriera drammaturgica fu stroncata sul nascere da un' autentica disgrazia. Nel 1947, spedii un mio atto unico, "Giudizio a mezzanotte", a un premio teatrale indetto dal comune di Firenze e presieduto dal grande critico e storico Silvio D' Amico. Il caso volle che vinsi. Andai a ritirare l' assegnino, ma nel viaggio di ritorno, rilessi il mio testo: era schifoso, contorto, soggiogato da Sartre e dall' esistenzialismo, così lo buttai dal finestrino. Da allora, ho evitato accuratamente di scrivere opere appositamente per il teatro».
Emilia Costantini
 
 

Metro, 31.1.2007
Intervista
Camilleri “Montalbano, ti porto a teatro”

«Mi emoziona di più essere qui piuttosto che parlare di Sanremo». Esordisce così Pippo Baudo, nelle vesti di presidente dello Stabile di Catania, introducendo Andrea Camilleri, che vedrà in scena all’Eliseo di Roma il suo “La concessione del telefono” (da ieri fino all’11 febbraio), adattamento dell’omonimo romanzo prodotto dallo Stabile, diretto da Giuseppe Dipasquale e interpretato fra gli altri da Francesco Paolantoni. «Camilleri è uno scrittore straordinario» ha proseguito Baudo, «fosse per me lo porterei all’Ariston come ospite speciale al posto di una rockstar straniera».
Camilleri, ci andrebbe?
"Non scherziamo. Sarebbe come se mi invitassero ad un congresso di ingegneri spaziali."
Torna dove cominciò la carriera di regista, l'Eliseo.
"Una grande soddisfazione. Non sarò costretto a tagliarmi i capelli."
Ovvero?
"Nel 1950 ero un giovane spettatore; il direttore mi cacciò perché avevo i capelli troppo lunghi."
Mai pensato a Montalbano in versione teatrale?
"Bella idea. Ogni storia ha dei momenti teatrali e in Montalbano ce ne sono a bizzeffe. Qualsiasi testo può adattarsi. Se mi dà due ore le faccio vedere come si fa con le Pagine Gialle…"
Pier Paolo Mocci
 
 

Adnkronos, 31.1.2007
TV: Ascolti Rai, 'Ballaro'' oltre il 14% di share

Roma - ''La serata televisiva di ieri, martedi' 30 gennaio, prevedeva su Raiuno la riproposizione di una inchiesta del 'Commissario Montalbano' che ha ottenuto uno share del 20,32 e 5.476.000 spettatori.
[...]
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 31.1.2007
Il teatro
Sciascia e il nipote
Domani debutta il "Giorno della civetta" con la regia di Fabrizio Catalano

All´origine della riduzione teatrale del "Giorno della civetta", che andrà in scena domani sera al teatro "Al Massimo" diretta da Fabrizio Catalano (protagonista Giulio Base, la produzione è di Francesco Bellomo), ci sta tutta una faccenda di Dna. Una vera e propria questione di cromosomi. Dal momento che il giovane regista siciliano, che ha già avuto diverse esperienze in ambito cinematografico, è il nipote di Leonardo Sciascia. Una sorta di consegna di testimone, dunque: «Devo precisare – racconta Fabrizio Catalano – che il progetto non è nato direttamente da una mia iniziativa. L´idea è stata dell´attore Gaetano Aronica, il quale, fra una tournée e l´altra, aveva scritto una prima versione di una possibile riduzione teatrale. L´ho conosciuto il 2 novembre di quattro anni fa e un giorno mi fece leggere il suo lavoro. Ne parlammo a lungo. Gli diedi alcuni suggerimenti fino a quando una volta mi disse: Perché non curi tu la regia?».
Una precedente riduzione dello stesso romanzo l´aveva curata Giancarlo Sbragia: attore e fine intenditore di letteratura. La regia in un primo momento era stata affidata ad Andrea Camilleri, il quale proprio grazie a Sbragia ebbe modo di incontrare per la prima volta Sciascia. Per vari motivi, poi, non poté portare avanti il progetto.
[...]
Salvatore Ferlita
 
 

 


 
Last modified Saturday, July, 16, 2011