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RASSEGNA STAMPA

LUGLIO 2013

 
1.7.2013
I racconti di Nenè

Sarà in libreria il 4 luglio, edito da Melampo, un volume in cui sono riportate le storie raccontate da Andrea Camilleri nel programma televisivo I cunti 'i Nenè, andato in onda su Raisat Extra nel 2006.
 
 

La Sicilia, 1.7.2013
Dal 23 al 28 luglio la kermesse di Marzamemi
Lo sguardo «glocal» del Festival del Cinema di frontiera
Nello Correale: «I diritti civili in primo piano sullo schermo e sotto il fico». «Salvo», «Il caso Kerenes» e «The Parade» in piazzetta

Marzamemi. Identità «glocal», luogo la piazzetta di Marzamemi, frazione di Pachino, profondo Sud, orizzonte oltre il Mediterraneo: uno spazio di incontri tra tendenze, tematiche e titoli che scottano. Del Festival del cinema di frontiera, 13ª edizione, ci parla Nello Correale che ne è ideatore e direttore artistico, affiancato da Sebastiano Gesù.
Dopo l'interruzione, per motivi economici, della passata edizione che poi si è svolta fuori stagione, in forma anomala, parziale e itinerante, la kermesse estiva (23-28 luglio) riabbraccia i suoi affezionati nell'accogliente piazza Regina Margherita.
[…]
Su «Montalbano» inedito si terrà una masterclass tra il cinefilo e il popolare. Camilleri in collegamento e Sironi accompagnato da una parte del cast siciliano.
[…]
Maria Lombardo
 
 

La Sicilia (Siracusa), 1.7.2013
Noto. Alla rassegna anche comici di punta come Nino Frassica ed Enzo Iacchetti
Musica col premio Oscar Piovani

Noto. Il premio Oscar Nicola Piovani, il grande basso Simone Alaimo, comici di punta come Nino Frassica ed Enzo Iachetti, l'inimitabile tromba di Enrico Rava. Sono solo alcuni dei protagonisti chiamati ad animare Notomusica 2013, rassegna variegata, sempre più ricca e prestigiosa, nei nomi e nei programmi. Con una chicca d'ambientazione «camilleriana» in prima assoluta: La storia del Pimpigallo, scritta da Rocco Mortelliti, che cura anche la regia, su musiche di Paola Ghigo, protagonisti Nino Frassica e Alessandra Mortelliti. Insomma lo stesso gruppo che ha dato vita al film La scomparsa di Patò, tratto dall'omonimo romanzo di Camilleri, premiato nel 2012 come miglior film al Festival ItalianContemporary di Toronto.
È il regalo di Corrado Galzio alla sua città, nella quale ritornerà come ogni estate, per la XXXVIII edizione del Festival Internazionale Notomusica, fiore all'occhiello dell'Associazione Concerti Città di Noto, da lui fondata e presieduta fin dal 1975. Sua è anche fin dagli inizi la direzione artistica, nella cura della quale ha associato a sé da cinque stagioni il clarinettista Ugo Gennarini.
La stagione musicale è stata presentata a Palazzo Ducezio, alla presenza del sindaco Corrado Bonfanti, Giuseppe Landolina (vice presidente dell'Associazione Concerti) e la giornalista Caterina Andò.
Il nuovo cartellone prevede nove serate, ciascuna assolutamente unica e diversa dalle altre, in una serrata successione di musica sinfonica, cameristica, melologhi, jazz, recital, e perfino un'opera lirica in forma scenica. Ad ospitare gli appuntamenti, tutti fissati alle ore 21, sarà il Cortile del Collegio dei Gesuiti che il sindaco progetta di trasformare in un elegante teatro en plein air.
l. v.
 
 

La Repubblica TV, 2.7.2013
I racconti di Camilleri /1: "Paisà ce l'avete tanticchia d'olio?"



I racconti di Camilleri /2: "Le montagne, il mare e la scoperta della grappa"


 
 

DaringToDo, 2.7.2013
Ascolti Tv, Il Commissario Montalbano fa il botto anche in replica
Rai Fiction colpisce ancora, con Il commissario Montalbano interpretato da Luca Zingaretti, anche nella messa in onda delle repliche estive. Secondo posto negli ascolti al film di Canale 5 con Robin Williams. Ancora una rete Mediaset in terza posizione con la serie televisiva CSI: Scena del crimine

Ritorna l’estate, ritornano le repliche televisive e ritornano i classici del piccolo schermo. Non poteva non ritornare, quindi, Il commissario Montalbano su Rai 1, reo di essere campione di ascolti oltre che di simpatia e di ottima narrazione. Luca Zingaretti, Katharina Böhm e Cesare Bocci allieteranno le serate dei lunedì di canicola così come hanno fatto nella serata di ieri con film Il ladro di merendine, seguito da 5.746.000 telespettatori.
[...]
 
 

Corriere della Sera, 3.7.2013
Buonenotizie
La saggezza degli anziani che serve ai giovani

C’è un racconto di fantascienza in cui si ipotizza che in una società estremamente progredita, e non in crisi, a sessant’anni le persone vengano uccise. Alla scadenza, al compleanno, gli individui si presentano in un istituto dove, appunto, si provvede ad eliminarli. Il principio che sottende è che in una società avanzata gli anziani siano inutili. Il problema è che sono considerati inutili anche in una società in regressione o che attraversa una crisi economica. La domanda allora sorge spontanea: ha ragione l’autore del racconto? I vecchi sono sempre e comunque inutili? La mia risposta è amara: forse sì.
La terza età per la maggior parte soffre di povertà e di solitudine. Lo Stato suffraga la solitudine? Pensa di poterlo fare? In tempi antichi, come dicevano i poeti, c’era l’ “orrenda vecchiaia”, ma nello stesso tempo gli anziani erano i depositari del sapere e della saggezza e con esse la possibilità di trasmetterle alle generazioni a venire. Oggi di saggezza sembra non ci sia più bisogno, se ne fa tranquillamente a meno; il sapere, invece, si acquisisce attraverso internet ed attraverso le favole che raccontano i politici. I vecchi se hanno la fortuna di avere nipoti che li amano allora hanno sicuramente una ragione per la loro lunga esistenza, altrimenti…
Per quanto, devo dire, quando vai a vedere a fondo le cose, ci sono Paesi in cui la geriatria è al potere. Ad esempio in Italia e anche in Cina, dove le cose ora pare stiano lentamente cambiando. Ciò che mi sento di dire, e lo faccio in tono dolceamaro, è: fate cose concrete per i vecchi, voglio dire non alterate a un ottantenne il suo equilibrio di vita. E per equilibrio intendo dire minime cose ma che per lui sono importanti, cose come obbligarlo a farsi il conto corrente per la pensione mentre prima andava e riceveva i liquidi in mano.
Qualcuno dirà la soluzione risiede nei giovani. Permettetemi di dire che non ci credo. Non credo a chi dice che le nuove generazioni trovino un senso nelle persone della terza età, i giovani non ce l’hanno nemmeno per quelli della seconda; oggi il divario tra essi ed i loro genitori, con questo ritmo di vita, è già enorme, figurarsi con le persone della terza età. E poi, i giovani hanno problemi più grossi degli anziani: se questi ultimi in pochi anni provvederanno ad eliminarsi, i primi dovranno gestire il mondo che stiamo loro lasciando, non è cosa facile. Anche perché vedo che i giovani crescono squilibrati da quando l’assetto nel quale sono cresciuti per secoli, e cioè la famiglia – padre, madre e nonni – è stato completamente sconvolto. Questo significa che occorrerà trovare nuove forme di aggregazione, ma questo non mi preoccupa: la buona notizia è che sono sicuro che sapranno trovarsele da soli, di necessità, non sarà lo Stato a farlo per loro.
Andrea Camilleri
 
L’intervista
Dargli del “tu” sembra una missione impossibile. Il “lei” pare insufficiente e perde di senso al cospetto del “Maestro”, padre del Commissario più famoso del nostro tempo. Lui preferisce l’anagrafe: Andrea. Il suo studio ricorda una libreria degna del celebre “Gattopardo”, le pareti scompaiono dietro migliaia di volumi. Poche domande, scandite da sorsi d’acqua d’un bicchiere che torna a svuotarsi spesso. Il posacenere, inutile quasi dirlo, inesorabilmente si riempie di sigarette spente a metà.
Scorrendo il suo editoriale viene da pensare che lei nella cittadinanza attiva ci crede…
Se per cittadinanza attiva si intende la possibilità che tra cittadini ci si possa aiutare vicendevolmente – perche’ non credo che cittadinanza attiva possa essere un sistema di aiuti – allora credo che possiamo parlare senz’altro di un contributo positivo alla risoluzione della crisi che sta caratterizzando il nostro tempo.
E il ruolo degli anziani come si colloca in una società che prova a ricostruirsi?
Se gli anziani oggi decidono di avere un ruolo io credo che debbano prima di tutto non rimpiangere il passato, come fanno troppo spesso; in secondo luogo, essendo gli anziani dei viventi, devono collaborare mettendo a disposizione la loro esperienza, la loro maturità’ e, se ne hanno, saggezza, per contribuire a superare la crisi.
Ma per superare la crisi è necessario analizzare la società che l’ha generata e che vuole superarla. Se l’Italia oggi fosse una novella quale sarebbe?
E’ difficile individuare una novella o anche un romanzo, credo che qualunque cosa che parli di corruzione, banche, politica e criminalità, racconti l’Italia di oggi. Oppure basta leggere un dramma, mi viene in mente ”L’Onorevole Ercole Malladri” di Giuseppe Giacosa.
Quindi rassegnarsi o combattere?
Non dobbiamo rassegnarci, al contrario è necessario attivarsi. Innanzitutto bisogna non commettere errori quando si vota e poi controllare che la vita pubblica sia il più possibile sana. Mi ripeto. Non rassegnazione ma attivazione.
Luca Mattiucci
 
 

Articolo 21, 3.7.2013
I racconti di Nenè. Il nuovo libro di Andrea Camilleri dal 4 luglio in libreria

Esce in tutte le librerie italiane il 4 luglio, per Melampo Editore, “I racconti di Nené”. E il Nenè in questione è Andrea Camilleri. Una serie di aneddoti e racconti di Camilleri raccolti da Francesco Anzalone e Giorgio Santelli. E a volte sembra di vivere in un romanzo visti gli incontri e le storie di una vita. Dal giovane Nenè, Balilla infatuato del fascismo che scriveva a Mussolini per andare a uccidere gli Abissini, alla risposta del Duce. Dalla scoperta degli ideali politici insieme ad un gruppo di giovani endocardici che si erano fatti esonerare dai raduni del sabato e costretti a lavorare nelle tipografie fasciste, dove nacque un giornale ispirato ad una ideologia meno di parte. E’ un Camilleri inedito che si racconta nel suo mondo e che ripercorre le storie degli amici d’infanzia, le sue avventure di ragazzo e poi di regista e autore di successo.
Finisce la guerra, sbarcano gli americani e passa il Generale Patton con la sua armata.
Poi, dopo la liberazione, la sua disperazione per la strage di Portella della Ginestra, il racconto del separatismo siciliano e della mafia. L’incontro, da bambino, con “l’ammiraglio” Luigi Pirandello che entrava in divisa a casa per salutare la nonna Carolina, amica d’infanzia del poeta e scrittore.
La partenza da Porto Empedocle e le prime esperienze di teatro, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e il Centro Sperimentale di Cinematografia, il primo premio letterario, il rapporto con gli amici di accademia come Gigi Vannucchi, o altri come Luigi Cantoni; gli incontri con i grandi maestri del cinema, della letteratura e del teatro: Silvio D’Amico, Orazio Costa, Jean Genet, Arthur Adamov, Samuel Beckett. Gli attori diretti, fra gli altri Renato Rascel, Adolfo Celi, Alberto Lupo.
C’è anche il suo arrivo in Rai, quasi casuale. Era la Rai di Bernabei. Dopo la radio le produzioni televisive: le commedie di Eduardo con Eduardo, il commissario Maigret con Gino Cervi. E di nuovo la radio, grande passione, con le interviste impossibili, scritte da lui, da Eco, Sanguineti, Portoghesi. Un grande rapporto è quello con Leonardo Sciascia che lo porta a scrivere, per Sellerio, La Strage dimenticata.
Nei ricordi di Camilleri c’è anche la musica, il jazz innanzitutto che entra delicatamente in alcuni romanzi. E le prime pubblicazioni che lo portano a diventare un affermato scrittore: il rapporto con Niccolò Gallo, quelli con Livio Garzanti e Ruggero Jacobbi e con Elvira Sellerio, la “mamma” di Montalbano. In questo concentrato di vita c’è tanto altro, ricordi personali, suggestioni, incontri casuali come quello romano con Angelica Balabanoff o quello, più recente, con l’allievo Marco Bellocchio.
C’è anche un po’ di Rai nel libro. Perché “I racconti di Neneè” prendono spunto da una lunga intervista realizzata dai due curatori ad Andrea Camilleri per RaiSat. Alcuni di quei racconti fatti davanti alla telecamera e non utilizzati dal lavoro televisivo costituiscono parte degli aneddoti raccontati dallo scrittore nel libro.
I curatori del libro: Francesco Anzalone, regista, si è diplomato all’Accademia Silvio D’Amico, sotto la guida di Andrea Camilleri. Attualmente è il coordinatore di WR7, una delle tre reti webradio della Rai. Giorgio Santelli, giornalista, lavora per la redazione politico-istituzionale di RaiNews 24 e collabora con l’associazione Articolo 21, di cui è stato direttore.
 
 

Adnkronos, 3.7.2013
Libri: Camilleri inedito in 'I racconti di Nene''

Roma - E' un Andrea Camilleri inedito, che si confida in prima persona, ai lettori, l'autore e protagonista de 'I racconti di Nene'', da domani nelle librerie per Melampo a cura di Francesco Anzalone e Giorgio Santelli. Camilleri trasforma gli incontri della sua vita, gli episodi che restano impressi nella memoria, le esperienze fondamentali, in veri e propri racconti, i cui protagonisti prendono forma, quasi fossero dei personaggi di un romanzo: Leonardo Sciascia, Luigi Pirandello, Il generale Patton, Silvio D'Amico, Samuel Beckett, Orazio Costa, Mario Ferrero, Arthur Adamov, Livio Garzanti.
Piu' di 80 anni di ricordi e aneddoti che finalmente vedono la luce: il giovane Andrea sui banchi di scuola, alle elementari e al liceo classico, l'avvento del fascismo. E ancora: lo sbarco degli alleati, il separatismo e la mafia, le amicizie e la famiglia, la vita professionale, all'Accademia e in Rai. Il suo rapporto con poesia, teatro, televisione e scrittura. Le sue passioni, come quella grandissima, per il jazz. Gli incontri con i grandi maestri e, su tutto, l'amata Sicilia.
Francesco Anzalone, regista, si e' diplomato all'Accademia Silvio D'Amico, sotto la guida di Andrea Camilleri. Attualmente e' il coordinatore di WR7, una delle tre reti webradio della Rai. Giorgio Santelli, giornalista, lavora per RaiNews 24 e collabora con Articolo 21, di cui e' stato direttore.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 3.7.2013
I testimoni dello sbarco Quella notte il mare sparì

[…]
È sera, l'ultimo sguardo in quella distesa che abbraccia il mare, spezzato in due dal Monte Sant'Angelo, anticamente Cnomo, ci suggerisce una considerazione che è anche un rammarico: Licata, non è certo conosciuta perché dalle sue vie è transitata la grande storia, quella che cambia i destini di pezzi di mondo, ma perché ha ispirato a Camilleri il nome di Vigàta, dove si scervella il commissario Montalbano. Vuoi mettere con il generale Patton.
Antonio Fraschilla, Tano Gullo
 
 

Orvietosì.it, 4.7.2013
Il nuovo libro di Andrea Camilleri in libreria I racconti di Nenè – Melampo editore, il Camilleri inedito

Esce oggi, giovedì 4 luglio, in tutte le librerie italiane per Melampo Editore, “I racconti di Nené”. E il Nenè in questione è Andrea Camilleri. Una serie di aneddoti e racconti di Camilleri raccolti da Francesco Anzalone e Giorgio Santelli. E a volte sembra di vivere in un romanzo visti gli incontri e le storie di una vita. Dal giovane Nenè, Balilla infatuato del fascismo che scriveva a Mussolini per andare a uccidere gli Abissini, alla risposta del Duce. Dalla scoperta degli ideali politici insieme ad un gruppo di giovani endocardici che si erano fatti esonerare dai raduni del sabato e costretti a lavorare nelle tipografie fasciste, dove nacque un giornale ispirato ad una ideologia meno di parte. E’ un Camilleri inedito che si racconta nel suo mondo e che ripercorre le storie degli amici d’infanzia, le sue avventure di ragazzo e poi di regista e autore di successo.
Finisce la guerra, sbarcano gli americani e passa il Generale Patton con la sua armata.
Poi, dopo la liberazione, la sua disperazione per la strage di Portella della Ginestra, il racconto del separatismo siciliano e della mafia. L’incontro, da bambino, con “l’ammiraglio” Luigi Pirandello che entrava in divisa a casa per salutare la nonna Carolina, amica d’infanzia del poeta e scrittore.
La partenza da Porto Empedocle e le prime esperienze di teatro, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e il Centro Sperimentale di Cinematografia, il primo premio letterario, il rapporto con gli amici di accademia come Gigi Vannucchi, o altri come Luigi Cantoni; gli incontri con i grandi maestri del cinema, della letteratura e del teatro: Silvio D’Amico, Orazio Costa, Jean Genet, Arthur Adamov, Samuel Beckett. Gli attori diretti, fra gli altri Renato Rascel, Adolfo Celi, Alberto Lupo. C’è anche il suo arrivo in Rai, quasi casuale. Era la Rai di Bernabei. Dopo la radio le produzioni televisive: le commedie di Eduardo con Eduardo, il commissario Maigret con Gino Cervi. E di nuovo la radio, grande passione, con le interviste impossibili, scritte da lui, da Eco, Sanguineti, Portoghesi. Un grande rapporto è quello con Leonardo Sciascia che lo porta a scrivere, per Sellerio, La Strage dimenticata.
Nei ricordi di Camilleri c’è anche la musica, il jazz innanzitutto che entra delicatamente in alcuni romanzi. E le prime pubblicazioni che lo portano a diventare un affermato scrittore: il rapporto con Niccolò Gallo, quelli con Livio Garzanti e Ruggero Jacobbi e con Elvira Sellerio, la “mamma” di Montalbano. In questo concentrato di vita c’è tanto altro, ricordi personali, suggestioni, incontri casuali come quello romano con Angelica Balabanoff o quello, più recente, con l’allievo Marco Bellocchio. La vita di un grande intellettuale, una biografia parziale ma affascinate, raccontata con le parole dell’interprete: Andrea Camilleri.
I curatori del libro: Francesco Anzalone, regista, si è diplomato all’Accademia Silvio D’Amico, sotto la guida di Andrea Camilleri. Attualmente è il coordinatore di WR7, una delle tre reti webradio della Rai. Giorgio Santelli, giornalista, lavora per la redazione politico-istituzionale di RaiNews 24 e collabora con l’associazione Articolo 21, di cui è stato direttore.
 
 

Affaritaliani.it, 4.7.2013
Costume
Leonardo, Montalbano e Berlusconi: le case in cui gli italiani vorrebbero vivere
Mai nella casa di Valeria Marini e di Dario Argento

Entrare e "sbirciare" in una casa vip è un sogno per tanti... Ma vivremmo davvero in una casa "famosa"? Immobiliare.it lo ha chiesto agli italiani. Da un campione di 5.000 utenti del sito emerge che il 52% vivrebbe volentieri nella casa in cui ha vissuto un personaggio famoso. Vuoi per il valore aggiunto che un proprietario celebre offrirebbe all'immobile, vuoi per l'orgoglio di aver diviso il proprio tetto con un vip, vuoi ancora per la possibilità di ambire al lusso riservato a pochi, ma le case dei personaggi più famosi fanno davvero gola.
Ma a casa di chi vorrebbero vivere gli italiani? Al primo posto troviamo uno dei geni della storia del nostro Paese, Leonardo da Vinci: vivere nella sua abitazione rappresenterebbe davvero una nota d'orgoglio, oltre che la certezza di abitare in un pezzo di storia della nostra cultura. Se la storia è al primo posto, al secondo posto vi è la fiction: è la casa di Salvo Montalbano - il protagonista dei romanzi di Andrea Camilleri e della fiction TV - a trovarsi sul podio delle case preferite. In effetti, offre un panorama mozzafiato e intrighi a portata di mano: quale cocktail migliore?
[…]
 
 

D - La Repubblica, 5.7.2013
Tempo di libri
L'assassino della porta accanto
Seconda puntata con le recensioni dei libri per l'estate, dedicata ai gialli di autori italiani: dal feroce serial killer di Lucarelli al colto Camilleri, passando per best seller come Vesuvius e qualche brillante titolo meno noto, ecco alcune letture per gli amanti del thriller e del noir, anche in versione ebook. Prossimo appuntamento, giovedì 11, con i romanzi d'amore

[...]
Un covo di vipere, Andrea Camilleri
Montalbano si odia o si ama, e se si ama non si può che portarlo in vacanza con sé. La nuova indagine spinge il commissario a indagare tra i segreti di una famiglia tranquilla e benestante e sui misteri della comunità in cui vive, nei "luoghi oscuri" delle vite dei parenti del ragionier Cosimo Barletta, sciupafemmine per passione e strozzino per mestiere, nelle relazioni ora tese ora complici dei consanguinei, in cerca di un testamento che forse nemmeno esiste. Dal dramma di Ibsen Hedda Grabler al film di Abel Ferrara Il cattivo tenente, Camilleri lascia che la sua scrittura pulsi di un inventario di citazioni cinematografiche e letterarie, portando il lettore ancora una volta a perdersi nel suo pensiero, o a domandarsi assieme a Mimì, vice-commissario di Polizia a Vìgata: "E chi è sta Grabler? Mi pare d'arricordari che Ibsen era uno che scriviva cosi di tiatro"...
[...]
Eva Grippa
 
 

Lettera 43, 6.7.2013
Andrea Camilleri ripercorre la storia del '900
Libri: il secolo scorso tratteggiato dall'autore di Montalbano. I misteri irrisolti sulla morta di Mozart. E una guida semi-seria per evitare di diventare vittime (inconsapevoli) del consumismo.

Storie d'Italia e di vita di tutti i giorni raccontate da due scrittori che a loro modo hanno interpretato epoche e generazioni del Paese: Andrea Camilleri ed Enrico Brizzi.
Consigli ai governanti su come sfruttare il patrimonio artistico nazionale e suggerimenti ai consumatori su come imparare a rinunciare a ciò che non è necessario. Amori impossibili e aneddoti di cinema.
Ecco i libri segnalati da Lettera43.it per il weekend del 6 e 7 luglio.
[…]
Il '900 raccontato da Camilleri
A un certo punto, dopo aver parlato per anni attraverso la voce di un personaggio di finzione di straordinario successo, Andrea Camilleri ha deciso di raccontare la realtà, la sua realtà.
Stavolta Salvo Montalbano è andato in vacanza. A riempire le pagine scritte dal grande romanziere siciliano ci hanno pensato altri.
E questi altri si chiamano Samuel Beckett, Leonardo Sciacia, Luigi Pirandello, Eduardo De Filippo, Renato Rascel. Colleghi di Camilleri che ne hanno segnato la formazione e la crescita, di uomo e di scrittore.
Ma soprattutto uomini protagonisti del 900. Perché alla fine il protagonista vero del libro è il secolo breve, quello in cui tutto è successo rapidamente. Dall'avvento del fascismo alla liberazione, fino al tentativo di ricostruire un'unità d'Italia forse mai nata, all'ascesa della mafia, alla crisi del Mezzogiorno.
E poi ci sono i racconti più intimi, quelli che parlando di amici, famiglia e incontri speciali. Camilleri fa quello che gli riesce meglio: racconta. E non importa se stavolta le storie non se l'è dovute inventare.
Andrea Camilleri, I racconti di Nené, Melampo, 153 pagine, 11 euro.
[…]
Francesca Bussi
 
 

Solo Libri.net, 6.7.2013
Ferragosto in giallo

Da Salvo Montalbano a Petra Delicado, gli investigatori degli autori presenti in questa raccolta hanno poderose personalità, tanto da riempire ampiamente lo spazio dei loro casi, non meno di quanto lo facciano gli intrecci in cui capitano. (Note di copertina)
Il racconto di Andrea Camilleri “Notte di Ferragosto” apre la serie di narrazioni, di autori vari (Costa, Giménez-Bartlett, Malvaldi, Manzini, Recami), incluse nel volume “Ferragosto in giallo” (Palermo, Sellerio, 2013). Lo compongono cinque capitoletti in cui è racchiusa una storia che ha come protagonista il commissario Montalbano. Siamo a Vigàta dove la metà degli abitanti sono soliti trascorrere sulla spiaggia la notte tra il quattordici e il quindici di agosto. Accattivante la descrizione dello spostamento delle famiglie dal paese al mare, giacché vi sono evocati usi e costumi in vita fino alla metà degli anni Sessanta:
“Era ‘na speci di migrazioni momintania, Vigàta ristava diserta, proprietari ‘nni addivintavano cani e gatti, i latri di case non si pirdivano l’occasioni e s’arricampavano macari dai paìsi vicini. Evidentementi si erano passati la parola”.
Il gusto del dettaglio antropologico spinge al sorriso, mentre il degrado ecologico dovuto all’incuria della gente fa amaramente riflettere:
“Ristava la lordura, buttiglie vacanti, scatole, sacchetti, preservativi, siringhe, pezzi di sosizza e di cuddrironi che venivani avidamente mangiati dai cani randagi. I munnizzari avrebbiro dovuto travagliare ‘na jornata ‘ntera per fari pulizia”.
Il commissario e Livia trascorrono insieme il ferragosto, cenando nella verandina. E’ al mattino che avviene la scoperta di un morto sulla plaia. Scatta subito l’adozione dei provvedimenti del caso da cui risulta che il cadavere – dovette essere stato un bel trentenne - ha una siringa in vena. Sorgono le prime domande: si è trattato di overdose o di omicidio? Dalla risposta sarebbe indubbiamente mutato il quadro della situazione, ma soltanto i risultati dell’autopsia possono risolvere il problema. Nel frattempo, si presenta in commissariato una ragazza, insegnante di liceo a Montelusa, per denunciare la scomparsa del fratello. Il colloquio conferma l’atteggiamento di spiccata umanità mostrato da Montalbano nei confronti di lei:
“Accapiva pirfettamenti lo stato d’animo della picciotta epperciò le parlò paternamenti, a malgrado che le fussi squasi coetaneo”.
Il passo successivo è l’identificazione del morto. Unitamente ad altri dati emersi sia nel corso dell’anzidetto colloquio sia durante la conversazione tra il medico-legale, dottor Pasquano, e il commissario, si aprono interessanti scenari. Il caso, si sa, non esiste nell’ingranaggio narrativo specie se di genere poliziesco. Camilleri è maestro nella combinazione degli elementi. Ecco allora la soluzione grazie a una testimonianza ingegnosamente preordinata. Però, inaspettatamente Montalbano viene scavalcato dal superiore. Quali le zone d’ombra? Il racconto si legge d’un fiato. Oltre a coinvolgere la partecipazione e a stuzzicare il “piacere della fantasia letteraria” – dice l’editore nella nota introduttiva-, ha la sicurezza e scioltezza della sintesi. Pregevole appare la caratterizzazione di Salvo Montalbano. Anche la personalità risulta ben delineata degli altri “detective” che animano i sei racconti di questo godibile libro. Nel risvolto di copertina si legge:
“Così, in questa collezione di racconti, dopo un “Natale in giallo” e “Capodanno in giallo”, gli investigatori della scuola poliziesca degli scrittori Sellerio cercano di trascorrere alla meglio il loro giorno di Ferragosto. Avventurandosi in indagini e inciampando in imbrogli che, oltre al mistero immancabile, tendono a mettere in risalto gli stili di vita e le concezioni del mondo”.
Federico Guastella
 
 

Bresciaoggi, 7.7.2013
Ma Camilleri sbaglia sulla Guida del soldato

Sellerio editore di Palermo traduce e ripubblica, con il titolo Guida del soldato in Sicilia e con una prefazione di Andrea Camilleri (84 pagine, 10 euro), il manualetto Soldier's Guide of Sicily che era nello zaino dei 160mila militari alleati dell'invasione. «L'Isola ha una storia lunga e infelice», comincia il testo, «che l'ha lasciata in una condizione primitiva e di sottosviluppo, con molte vestigia e rovine di un passato ricco di civiltà. Invasori e dominatori che si sono succeduti in tutte le epoche hanno oppresso la popolazione. Greci, romani, cartaginesi, vandali, goti, bizantini, arabi, normanni, tedeschi, francesi, napoletani e infine gli italiani hanno dominato l'isola». Italiani, ultimi dominatori: si capisce perché la Sicilia arrivò a sognare l'indipendenza sotto l'occupazione alleata. Ma Camilleri, nel suo bel saggio introduttivo, sbaglia ad accusare gli americani per questa veloce guida alla Sicilia che definisce «una raccolta esemplare di sterotipi» (quelli tuttora comuni, purtroppo, anche tra gli altri italiani), tanto da concludere «vuoi vedere che la guida che venne fornita ai soldati americani per la Guerra del Golfo era suppergiù uguale a questa?» La Soldier's Guide è chiaramente scritta dagli inglesi, come si capisce subito, dal periodo successivo a quello iniziale e già citato: «Nel periodo napoleonico la Sicilia è stata sotto la protezione della flotta di Nelson, e per la prima volta nella sua storia ha avuto una costituzione liberale. Con il venire meno della nostra protezione», cioè degli inglesi, «l'Isola è tornata sotto la vecchia tirannia». Camilleri, ragazzino nel luglio 1943, se li ricorda quegli americani tutti figli di emigrati siciliani che gli chiedevano «tanticchia d'ogghiu per condire 'na nsalatedda». Il guaio è che adesso fanno la parte «inglese», degli imperialisti, in Afghanistan, e noi con loro.
G.A.
 
 

DaringToDo, 8.7.2013
Andrea Camilleri, "I Racconti di Nenè" raccolti da Anzalone & Santelli
E' in libreria da qualche giorno "I racconti di Nenè" (Melampo editore), storie di Andrea Camilleri raccolte da Francesco Anzalone e Giorgio Santelli. Una biografia costruita a memoria, tra personaggi indimenticabili, suggestioni siciliane, Storia e storie

E’ il Camilleri privato quello che emerge da queste pagine, lo scrittore, ma prima ancora il regista e l’autore, che attraversa il secolo tra incontri, aneddoti, suggestioni e piccole-grandi storie italiane. Storie che quando sono raccontate da lui diventano grandi e basta. E prendendo spunto dagli episodi emersi durante una lunga intervista realizzata dai due curatori per RaiSat, le parole di Camilleri tracciano il racconto della sua stessa vita, e di qui a giungere al romanzo è un passo. Ecco allora il giovanissimo Nenè balilla che scrive a Mussolini (e questi gli risponde), l’incontro – come un’apparizione – con Luigi Pirandello che va a trovare la nonna, amica d’infanzia del premio Nobel. Ecco il bambino che cresce tra più profonde consapevolezze, la scoperta degli ideali politici, la fine della guerra, la disperazione per la strage di Portella della Ginestra e poi il racconto del separatismo siciliano e della mafia. E l’arrivo a Roma, il teatro, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, il Centro Sperimentale di Cinematografia, la Rai; nuovi amici ed altri incontri spesso con grandi maestri del cinema, della letteratura e del teatro: Silvio D’Amico, Orazio Costa, Jean Genet, Arthur Adamov, Samuel Beckett. Gli attori diretti, fra gli altri Renato Rascel, Adolfo Celi, Alberto Lupo, Eduardo, Eco, Sanguineti, Portoghesi e poi Leonardo Sciascia che lo porta a scrivere, per Sellerio, La Strage dimenticata. E arrivano le prima pubblicazioni, ed Elvira Sellerio, la “mamma” di Montalbano. Il resto è storia recente…
(g.m)
 
 

Wuz, 8.7.2013
I racconti di Nené, di Andrea Camilleri
Andrea Camilleri torna in libreria con un volume di racconti edito da Melampo. La sua infanzia e adolescenza, i suoi inizi come regista teatrale, infine l'approdo al romanzo. Una sorta di piccola autobiografia del padre del commissario Montalbano.

Nel 2006 Andrea Camilleri aveva registrato per la televisione una serie di interviste autobiografiche in cui parlava della sua attività di regista e scrittore. Dietro questo progetto c'era un suo ex allievo regista all'Accademia di Arte Drammatica di Roma, Francesco Anzalone. Quelle interviste oggi sono diventate un libro di racconti, grazie all'editore Melampo. Naturalmente a narrare in prima persona è lo scrittore di Vigata, detto Nené. È un bellissimo viaggio all'indietro nel tempo, nella memoria storica di Camilleri. Nato sotto il regime fascista, lo scrittore abbraccia quasi subito in età adolescenziale la causa e gli ideali comunisti. È ancora un ragazzo ma già sente crescere dentro la voglia di scrivere. Ma è la regia teatrale il suo primo e probabilmente più grande amore, anche se in seguito lavorerà molto per la radio e la televisione. Ad un certo punto della sua vita nasce in lui anche la voglia di raccontare storie scritte di suo pugno e non soltanto quelle firmate da altri. Camilleri racconta anni di forte entusiasmo e passione, di profonde e stimolanti amicizie come quella con Leonardo Sciascia, sempre nel suo tono leggero ma allo stesso tempo attento a non lasciarsi sfuggire neppure una sfumatura degna di significato.
 
 

Reader's bench, 9.7.2013
I racconti di Nene': i ricordi di Andrea Camilleri

Andrea Camilleri é lo scrittore più amato dagli italiani e non c'é Premio Strega che tenga o illazioni di varia natura. Sul motivo di tanto successo sarebbe, del resto, inutile indagare ma alcune volte fa bene ribadire le ragioni di un successo che non conosce fine.
Dalla qualità e dalla incredibile varietà delle sue storie, ai personaggi così abilmente tratteggiati da rendere al lettore estremamente facile l'immedesimazione fino al numero incredibile di pubblicazioni che, ammettiamolo, non ci fanno mai restare a bocca asciutta.
E questo, in sintesi, é Camilleri scrittore, ma chi é, veramente, l'uomo che negli ultimi vent'anni ha così influito sulla letteratura, la televisione, la scrittura e la lingua italiana?
A questo quesito credo che possa rispondere I Racconti di Nené il nuovo libro, edito da Melampo, di Francesco Anzalone e Giorgio Santelli. Il primo, allievo del maestro alla D'amico, ora direttore di WR/, l'altro é direttore di Articolo21 e lavora per RaiNews24.
Una squadra che sembra avere le carte in regola per una missione difficilissima: raccontare 80 anni di ricordi e aneddoti del grande Andrea Camilleri.
Chi é Nené? E' l'uomo dietro la penna e la macchina da scrivere, quello che nel corso della sua vita ha visto l'avvento del fascismo, la guerra, lo sbarco degli alleati in Sicilia, la mafia ed ha fatto incontri straordinari.
Ha avuto la fortuna di conoscere Leonardo Sciascia, Luigi Pirandello, Samuel Beckett e di imparare da ognuno di loro ed ora, questi incontri, diventano il punto di partenza per raccontare anche la sua incredibile storia.
Ed i nomi altisonanti sono solo tappe che hanno cambiato ed influenzato il modo di vivere e raccontare la realtà. Un Camilleri, finalmente, come non l'avete mai letto: inedito e, ancora una volta, immensamente generoso.
A cura di Clara Raimondi
 
 

W Libri, 9.7.2013
I racconti di Nenè – Andrea Camilleri
Oggi su Wlibri segnaliamo il nuovo libro di Andrea Camilleri, uscito lo scorso 4 luglio, dal titolo ‘I racconti di Nenè‘.

‘I racconti di Nenè’ è un libro molto diverso dagli altri scritti da Camilleri; l’autore è famoso perché ha dato vita a uno dei personaggi più amati dai lettori italiani, il commissario Montalbano, da cui è stata tratta anche una serie televisiva, ma Camilleri è uno scrittore che oltre ad amare la sua terra, ha vissuto delle esperienze molto singolari in momenti storici di grande spessore per la storia politica del nostro paese, e leggere dalla sua penna determinate cose, diventa oltre che una rarità, una lettura diversa della storia e dei fatti. E’ un libro molto intimo che ha per protagonista Andrea Camilleri, i fatti della sua vita e quanto gli è accaduto in particolari momenti. Il lettore ricostruisce i punti salienti della vita dello scrittore siciliano, le sue passioni, le sue amicizie, la sua carriera. Ne ‘I racconti di Nenè’ ritroviamo personaggi che hanno fatto la storia d’Italia, dal Duce a Pirandello, passando per Orazio Costa, Silvio d’Amico, Leonardo Sciascia, e altri grandi della letteratura e delle arti del Novecento italiano con i quali Camilleri è venuto a contatto. 153 pagine che ci fanno vedere un Camilleri diverso e più introspettivo, un libro che scava nella sua vita e nelle sue scelte… riuscite ad immaginare un Camilleri diverso dal commissario Montalbano? Noi sinceramente no, ma sicuramente Camilleri sarà all’altezza della situazione e riuscirà a stupirci anche questa volta!
Ivana Quaranta
 
 

Il Recensore.com, 9.7.2013
Un covo di vipere

“’Na bella famiglia, non c’era che dire! Forsi un covo di vipere era meglio”. È un Un covo di vipere di Andrea Camilleri (Sellerio 2013) al centro del trentunesimo romanzo dedicato al commissario di Vigata Salvo Montalbano nato dall’intuito del Maestro siciliano.
Alle sei e trenta di una mattina di fine estate Salvo era stato svegliato da una “friscata” che insolente si era insinuata nel suo sogno. Insieme a Livia, la sua storica fidanzata, Montalbano si era trovato dentro una foresta “virgini” e ”’ntricata”. Entrambi nudi come Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre, all’interno di questa foresta dipinta, Salvo si era accorto di essere dentro il quadro Il Doganiere di Rousseau quando “supra a un ramo si posò ‘n aceddro, forsi un usignolo. Fatto ‘na speci d’inchino all’ospiti, attaccò Il cielo in una stanza”. Poi ci fu un botto, un secondo, un terzo più forte dei precedenti e “Montalbano s’arrisbigliò”. Il commissario “santianno”, comprese che era scoppiato un grandissimo temporale, quindi “si susì” cercando di capire da dove veniva il suono della “friscata”. Fuori, nella verandina, “un omo” e non un usignolo “che sapiva friscare come a ‘n aceddro” continuava la sua melodia. Seduto a terra “un cinquantino malo vistuto, la giacchetta strazzata, la varva longa che pariva Mosè, ‘na massa di capiddri cinirini arruffati. Allato a lui, un sacco. Un vagabunno, era chiaro”. Un vagabondo, sì, che però parlava un italiano perfetto. L’incontro con questo distinto gentiluomo che abitava in una grotta poco distante, sarebbe stato risolutivo per l’indagine che Montalbano stava per iniziare.
Nel metafisico paese di Vigata, in contrada Pisacane, all’interno del villino Mariella, un’abitazione a un piano, che si trova proprio davanti alla strada che costeggia la spiaggia è stato assassinato il ragioniere Cosimo Barletta. L’uomo è stato trovato cadavere seduto nel tavolo della cucina, sorpreso da un colpo di pistola alla nuca dopo aver bevuto una tazza di caffè. Barletta, vedovo con due figli adulti Arturo e Giovanna, apparentemente conduceva una vita specchiata ma in realtà il “raggiuneri” non solo era un “fimminaro” ma possedeva un carattere laido, abietto, disgustoso e malvagio. Come se tutto questo non fosse già abbastanza, Barletta non era solamente un affarista senza scrupoli, ma un uomo capace di approfittarsi di una “picciotta in difficortà” per poi ricattarla per “continuari a portarisillarla a letto”.
Quindi se il morto era un uomo capace di ogni nefandezza, il numero delle persone che avevano motivo di odio nei suoi confronti “doveva essere una cifra a due zeri”. L’indagine si presentava “come ‘na grannissima rottura di cabasisi”, ci sarebbero state decine di piste da seguire e tutte sarebbero “arrisultate fàvuse”, mentre da Genova stava per arrivare Livia che avrebbe subito fatto amicizia con il vagabondo, un personaggio straordinario. “S’assittò supra allo scoglio chiatto e lassò che per ‘na decina di minuti il sole lo quadiasse. Poi s’addrumò ‘na sicaretta. Volivi statri per qualichi minuto con la testa sgombra di pinseri”.
Nel paese senza tempo di Vigata, proseguono con successo le avventure del commissario Montalbano, adorato dalla critica, dai lettori e dal pubblico televisivo grazie alla fiction interpretata da Luca Zingaretti. Ancora una volta il contastorie Camilleri, che ama scrivere per raccontare storie, fa centro con la narrazione delle meschinerie e bassezze del ragioniere Barletta. Un covo di vipere a solo una settimana dall’uscita del romanzo si trovava al top della classifica dei libri più venduti in Italia. Complimenti commissario!
“La scrittura di questo romanzo che avete in mano risale al 2008” avverte il prolifico scrittore nelle note finali del volume. “La pubblicazione venne allora rimandata perché troppa vicino a La luna di carta del 2004, dove non avevo avuto il coraggio di sviluppare fino in fondo un tema che continua ad essere di difficile trattazione… Qui mi ci sono provato”.
Infine il più grande scrittore italiano del trentennio avvisa i suoi lettori che “in questa storia, interamente dovuta alla mia fantasia, mi auguro che nessuno pretenda di riconoscersi”.
Alessandra Stoppini
 
 

EclissiSociale, 9.7.2013
La rivoluzione della luna, romanzo di Andrea Camilleri, tra allegrezza e severo umorismo civile.

Prendendo le mosse da una vicenda storica realmente accaduta ma scarsamente documentata dalle fonti, Andrea Camilleri costruisce un appassionante racconto ambientato nella Palermo del ‘600 dove tutto era lecito fuorché ciò che era lecito. Nel 1677 il Vicerè don Angel de Guzmàn muore e gli succede nella carica il cardinale Luis Fernando de Portocarrero. Ma i documenti d’archivio molto poco registrano il fatto che tra la morte di don Angel e l’arrivo del cardinale, sia pure per ventisette giorni, la Sicilia venne governata da una donna. Il Vicerè infatti, morendo, aveva designato come sua succedanea la moglie, Donna Eleonora di Mora. Il testamento era ambiguo nel senso che non specificava se la vedova dovesse essere nominata Vicerè pro tempore o rimanere tale fino a quando non fosse piaciuto al Re, sta di fatto che l’idea della sua presenza sullo scranno viceregio spinge la fantasiosa e prolifera penna di Camilleri ad immaginare quali benefici avesse potuto portare la sensibilità di una donna ad un contesto corrotto, violento e senza scrupoli come quello della Sicilia Seicentesca. Meno di un mese fu concesso al Vicerè per riparare alle indegnità di un governo, risollevare la condizione mortificata delle donne, calmierare il prezza del pane, provvedere all’assistenza di chi pativa, riconoscere benefici alle famiglie numerose, riformare le maestranze. Contro di lei a nulla valsero l’accusa si complicità col demonio e le orde dei fanatici aizzati dal vescovo. Circondata da fidati collaboratori conquistati dalla sua bellezza di luna e confortata solo dal protomedico di corte con la sua casta corrispondenza di sentimenti pudichi, donna Eleonora dà l’avvio ad una rivoluzione di costumi e sentimenti combattendo e vincendo lo strapotere perverso del vescovo di Palermo e di tutti i funzionari regi che fondavano la loro ricchezza sulla corruzione e sull’immoralità. Omaggio alla donna descritta con tratti stilnovistici, questo romanzo si rivela di scorrevole e appassionate lettura e nonostante catapulti in un mondo cronologicamente lontano, sembra ritrarre una società senza tempo sospesa tra passato e presente.
Maria Portovenero
 
 

Radio24, 9.7.2013
Ascolti. Il commissario Montalbano batte tutti anche in replica
L'episodio "La voce del violino" ha raggiunto il 24,92% di share e 5,58 milioni di spettatori

Il successo della serie di RaiUno Il Commissario Montalbano non si arresta nemmeno in replica. E così, nella serata di ieri, l'episodio "La voce del violino" ha raggiunto il 24,92% di share e 5,58 milioni di spettatori sbaragliando la concorrenza. Il film di Canale 5 "Segui il tuo cuore" è stato addirittura doppiato in share e ascolti dalla fiction nata dalla penna di Andrea Camilleri.
[...]
 
 

Agrigentosette, 9.7.2013
Lorenzo Rosso "Vi racconto il Camilleri segreto"

Non tutti hanno il privilegio di incrociare durante la propria vita quei personaggi illustri, quei nomi che si trovano nei libri di scuola, per intenderci. Lorenzo Rosso chiacchiera, ci racconta, e mentre parla ti pare quasi di poter vedere davvero Italo Calvino al tavolo della sua scrivania ai piani alti di un palazzo torinese, nella sede dell’Einaudi. Primo Levi, con quella fronte alta, te lo immagini in bianco e nero, mentre presenta un libro di poesie. Andrea Camilleri è, invece, tutto a colori e dopo la chiacchierata con Rosso potresti dire anche di quali colori. Lorenzo Rosso è giornalista, scrittore, collaboratore del sindaco di Porto Empedocle Lillo Firetto e impegnato nella fondazione “Camilleri”. “Una birra al Caffè Vigata” è il titolo del libro (edito da Imprimatur) in cui il giornalista raccoglie anni di interviste e conversazioni con il padre del personaggio di Montalbano. Nonostante viva ormai da trent’anni ad Agrigento, non dismette quell’accento torinese con il quale ci svela un Andrea Camilleri ravvicinato, con i suoi difetti, le sue manie. Ci spiffera qualche indiscrezione e ci racconta anche di lui, perché non poco ha Rosso da dire.
Nella prefazione a “Caffè Vigata”, nell’edizione del 2007, Salvatore Ferlita scrive che "Camilleri è lo scrittore ideale con cui conversare, che se dovessero dare un premio per le migliori interviste rilasciate da un autore, sarebbe senza dubbio suo". In che senso?
Andrea è un fabulatore. Ha fatto teatro, ha insegnato teatro e quindi è un teatrante. È spettacolare nella cadenza, nel modo di raccontare, nelle pause, nei gesti. È un attore, insomma. Ormai lo conosco da molti anni, le posso dire che spesso raccontando episodi più o meno simili, si dimentica come lo aveva raccontato in passato. E allora un episodio, magari che io conosco perché l’ho sentito tante volte, lo racconta sempre in modo diverso, cambia il finale, aggiunge particolari, reinventa qualcosa. Ma glielo perdono, fa parte del suo personaggio.
Cosa la colpisce di questo personaggio? Che tipo è Camilleri?
Un signore burbero, per nulla espansivo, da siciliano autentico è sempre molto guardingo anche nei rapporti con le persone che conosce. Di lui però mi ha colpito e mi colpisce ancora questo successo arrivato così tardi, a 74 anni. Anche perché ci aveva tentato tanto e non era mai riuscito. Dopo una vita che scriveva, mandava le sue cose, che gli ritornavano. A 74 anni, già in pensione, dopo una vita in Rai, dopo una vita di lavoro quando un uomo inizia a tirare le somme della propria vita, preparato a tutto tranne che a diventare uno scrittore di successo…è una cosa molto affascinante. Adesso continua ad essere molto fecondo, continua a pubblicare molto, forse un po’ troppo. Adesso ha 87 anni, credo che non tutto sia come un tempo. Accontenta grandi editori, pur rimanendo fedele a Sellerio. La signora Sellerio è riuscita a rifarsi una vita, a salvare la casa editrice dai debiti grazie ai libri di Camilleri.
Entriamo nel merito delle vostre conversazioni. Ci racconti un episodio o una considerazione di Camilleri che l’ha colpita. La prima che le viene in mente.
Andrea mi raccontò il finale del commissario Montalbano. Mi disse che diede un dattiloscritto da tenere in cassaforte ad Antonio Sellerio, perché quando non ci sarà più verrà pubblicata la fine. Sarà un finale molto surreale, perché si sdoppierà: il Montalbano televisivo e il Montalbano del romanzo. Io non ho trovato conferma di questo, perché Antonio non mi ha mai fatto vedere questo testo. Non so dunque se sia vero o se sia solo una delle sue leggende. [E’ vero, e l’incipit del romanzo (titolo provvisorio "Riccardino") è stato pubblicato su Stilos nel 2005, ben prima della pubblicazione del libro di L. Rosso. Il romanzo è stato quindi consegnato a Elvira Sellerio, NdCFC] Credo comunque che ci sia stato un legame molto intenso tra Andrea e la signora Sellerio, e adesso Antonio, il figlio, è un po’ il custode di tutta l’opera camilleriana. Comunque nelle nostre discussioni durate anni, in un caffè sul corso che ora è diventato il "Caffè Vigata", ho voluto far raccontare a lui una parte della sua vita che si conosceva poco , quella legata a Porto Empedocle, un progetto di immagine e di testimonianza.
Parlando di Porto Empedocle e di Agrigento, emerge una sorta di disappunto di Camilleri nei confronti dell’Agrigento di oggi?
Andrea vive sostanzialmente tutta la sua vita fuori dalla Sicilia. Frequenta il liceo Empedocle e dopo, a 20 anni, andrà fuori. Inizialmente si iscrisse all’Università di Palermo, ma non affrontò esami. Poi andò a Firenze e a Roma. Certo ricorda che il porto empedoclino era uno scalo molto movimentato di merci, di gente. Si rende conto di come sono cambiate le cose, anche in città. Il viale della Vittoria, per esempio, era la “Passiata”, dove i ragazzi venivano qui a guardare le ragazze e passeggiavano fino all’ex ospedale psichiatrico per poi tornare indietro.
E Vigata? A lei ha rivelato se Vigata è Porto Empedocle?
La storia di Vigata è la sua storia: dovrebbe essere Porto Empedocle, la città in cui è nato. Con Firetto cerchiamo sempre di strappargli una dichiarazione, di fargli dire che Vigata è Porto Empedocle, ma ecco che risponde che Vigata è una città immaginaria… che certo è anche Porto Empedocle, ma è anche Licata, Agrigento… ma anche Ragusa, perché il mare… però di qua e di là. Ci mette dentro un po’ di tutto, tutta la Sicilia. Se va a Taormina dice che c’è dentro anche un po’ di Taormina. Poi avrà degli interessi forti sul ragusano con la fiction di Montalbano, non si sbilancia nell’identificare Vigata con un luogo preciso. La gente di Porto Empedocle si aspettava qualcosa di più, di più secco. Avevamo pensato di fare qualcosa di forte per questa città, con un grosso investimento. Sarebbe bastato uno spot nazionale di 30 secondi dove lui dice: “C’è un posto in Sicilia che io amo molto, è la mia Vigata, si chiama Porto Empedocle”. Ma sembra impossibile riuscire a convincerlo.
L’ultima volta qui in Sicilia è stato l’anno scorso, in occasione dell’inaugurazione della Torre Carlo V. Un tempo, comunque, tornava più frequentemente?
Non ama viaggiare Camilleri, adesso poi non sta tanto bene: è una fatica per lui. Io lo racconto nel mio libro, prima organizzava delle trasferte, dei viaggi molto romantici in treno. Armi e bagagli e partiva dalla stazione Termini e faceva questo lungo viaggio fino alla stazione di Palermo. Andrea poi odia l’aereo, infatti non è mai andato negli Stati Uniti, sebbene fu invitato più volte. Credo che oggi voglia essere lasciato in pace, vivere tranquillo. Questi impegni gli pesano molto, cerca di diradarli, è blindato, è impossibile dall’esterno arrivare a lui. Ma quegli impegni a cui non può dire di no, ecco, lo stancano molto. Ora a luglio va a trascorrere l’estate in Toscana dove ha una casa a Santa Fiora, alle pendici del monte Amiata.
E degli anni della Rai? Cosa le ha raccontato?
Sinceramente a me sarebbe piaciuto, ma mi ha già detto di no, raccontare gli anni ’60, ’70 della Rai, assieme a Bruno Gambarotta, che lavorò molto con Camilleri quando la Rai era davvero la "regina" e faceva questi grandi sceneggiati televisivi. Andrea era un regista che doveva occuparsi proprio di questi sceneggiati, quindi ha conosciuto tanti artisti, attori, attrici, registi, personaggi vari. Tutto il mondo romano della prima Rai insomma, ma lui mi dice sempre che è anziano, che vuole esser lasciato stare. Bruno mi ha raccontato molte cose del Camilleri di quei tempi. Ci dava dentro in quegli anni, purtroppo ha avuto anche dei problemi di salute, beveva molto. Ha avuto una vita molto disordinata, era un personaggio, era all’epoca intrattabile, irascibile, bestemmiava, beveva, un caratteraccio insomma.
Immagino che di tutto questo Camilleri non le parlò mai...
Solo una volta mi fece una piccola confidenza. Mi raccontò di quando, cercando di smettere di bere, dopo essere stato ricoverato, tornò a casa il primo giorno, andò a comprare una bottiglia di whisky e la mise sul tavolo. La moglie allora si mise a piangere. Lui cercò di non bere più e riuscì ad uscirne. Da gran bevitore di whisky adesso di tanto in tanto beve una birra. Mentre anche oggi, che è asmatico e ha problemi, non riduce il fumo. Alla sua età, 87 anni, dovrebbe smettere, ma si può concedergli tutto ormai.
Ma non è che forse le inizia a balenare per la testa l’idea di dedicarsi alla biografia di questo autore?
Una volta a casa sua con Firetto gli ho detto chiaramente che mi piacerebbe diventare il suo biografo ufficiale. Lui, a parte che è scaramantico, si è messo a ridere. Non è una persona che dà molto, forse perché nella sua vita ha avuto poco e poi all’improvviso tutto insieme e moltissimo. È sempre molto preoccupato che qualcuno possa usare le sue cose.
Da torinese, come risulta la lettura del romanzo di Camilleri? Il suo racconto trasuda “sicilianità” da tutti i pori, soprattutto nel linguaggio.
Non amo molto il suo romanzo, lui lo sa. Sebbene capisca il dialetto, leggere i suoi libri mi procura qualche difficoltà. Vorrei leggere e non staccare un attimo, ma non è possibile. Devo fermarmi, tradurre in italiano i suoi termini. E questo non mi viene proprio facilissimo. D’altronde questo è sempre stato il centro della polemica su di lui. Ai tempi Leonardo Sciascia gli rimproverava sempre questo genere di scrittura che lo scrittore racalmutese non amava, infatti Andrea iniziò ad avere un po’ di successo dopo la morte di Sciascia: finché c’era lui, iniziò sì a pubblicare qualcosa alla Sellerio, ma il boom arrivò dopo.
[…]
Debora Randisi
 
 

Il Giornale d’Italia, 10.7.2013
Polemiche culturali
Il libro? Se non è di Camilleri, non vale una cicca
Il papà di Montalbano demolisce 'La guida del soldato', pagine di storia vissuta. E non si capisce perché

Poco prima dello sbarco in Sicilia, il comandante in capo Eisenhower fece consegnare ad ognuno dei 450mila soldati americani un manualetto dal titolo : un testo breve – rimasto anonimo - per indicare come comportarsi in quella terra straniera (anche se molti di loro erano figli o nipoti di emigrati italiani). Anche un po’ ingenuo in alcune parti, il manualetto voleva comunque essere esaustivo, dando indicazioni su cosa mangiano i siciliani, cosa festeggiano, sul sistema stradale e ferroviario dell’isola, sull’approvvigionamento dell’acqua e quello dell’elettricità. Tutte indicazioni che si possono ora ripercorrere grazie alla pubblicazione in italiano di quel manualetto, con il titolo “Guida del soldato in Sicilia”, appena pubblicato da Sellerio. Un lavoro di recupero prezioso quello fatto dall’editore palermitano perché, al di là di ogni giudizio sullo sbarco, si tratta comunque di pagine di storia vissuta.
L’unica stonatura è data dalla prefazione di Andrea Camilleri, supponente come non mai anche in queste poche pagine di introduzione. “Più inutile di così non si può” definisce subito la Guida il papà di Montalbano (e immaginiamo i salti di gioia dell’editore, di questa Guida e di Montalbano). E giù a demolirne tutti i contenuti. Perché c’era scritto scritto che “il siciliano è noto per l’estrema gelosia nei confronti delle sue donne”, e invece per Camilleri questo non è vero (oggi certamente, ma sicuro che una settantina d’anni fa le cose andassero già per il verso giusto?).
Perché c’era scritto che “solo la metà delle case è dotata di latrine” e invece no, per Camilleri – aduso a statistiche già nel 1943, magari le stesse che ogni tanto tira fuori e secondo le quali più della metà degli italiani che votano centro-destra non valgono una cicca – “anche in un piccolo paese come il mio il 90% delle case erano quasi tutte dotate non di latrine ma di stanze da bagno con vasca e bidet”. Che poi, se dai un numero preciso e poi aggiungi il ‘quasi tutte’, allora fermati - che so – all’88%.
Fino alla chicca finale, che neppure rende merito alla meravigliosa terra di Sicilia e alla ricostruzione storica: “Vuoi vedere che la guida che venne fornita ai soldati americani per la guerra del Golfo era suppergiù uguale a questa?”. Urge indagine. Chiamate Catarella e ditegli di avvisare Montalbano.
Igor Traboni
 
 

Wuz, 10.7.2013
Ferragosto in giallo con Camilleri, Costa, Giménez-Bartlett, Malvaldi, Manzini, Recami ed... Elenoire Casalegno
La corte della casa di ringhiera era deserta, nella canicola estiva. Gli appartamenti erano tutti vuoti, non c'era proprio nessuno. In quella serata umida e caliginosa, l'unico segno della collettività umana era una sommessa e confusa risonanza di apparecchi televisivi accesi, rumore di fondo che proveniva dalle finestre aperte di alcune case del circondario.
da: "Ferragosto nella casa di ringhiera" di Francesco Recami

Andrea Camilleri, Gian Mauro Costa, Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami: alcuni degli scrittori più interessanti degli ultimi anni e senza dubbio tra i migliori autori di gialli del panorama mediterraneo.
Sellerio raccoglie le sue punte di diamante ancora una volta per dare vita a una raccolta di racconti tematici: il Ferragosto declinato nei luoghi e nei tempi che caratterizzano le loro scritture.
È necessario avere già letto qualche romanzo o racconto di questi autori per capire questa raccolta? La risposta è no. Come ogni autore degno di questo nome anche i nostri "antologizzati" entrano nelle storie con l'attenzione dovuta a tutti i lettori e non esclusivamente ai propri fan (apro una parentesi: se volete diventare fan di questi scrittori potete farlo entrando nelle loro biografie su Wuz!).
Se non siete mai stati nella casa di ringhiera milanese di Recami, ad esempio, ci entrerete a Ferragosto e capirete subito gli equilibri di questo stretto vicinato, anche se i protagonisti sono per lo più in vacanza e a casa è rimasto solo il Luis De Angelis che fortuitamente si trova ad aiutare Elenoire Casalegno... ma che ci fa un personaggio della tv in quel cortile?
Se non avete mai avuto a che fare con Salvo Montalbano (ma questa è un'ipotesi davvero poco probabile) Andrea Camilleri vi farà conoscere il suo mondo in poche righe, nel caldo torrido di una Vigàta molto diversa dalla deserta Milano: qui c'è il mare vicino e l'idea di vacanza e di festa è un'altra. Anche perché siamo negli anni Ottanta, Albano e Romina cantano "Felicità", Salvo è già commissario ma è molto giovane, come la sua fidanzata Livia. Certo, trovare un morto ammazzato a Ferragosto è una bella seccatura...
Conoscete i veccchetti toscani di Malvaldi? No? Peccato, ma nessun problema: eccoli lì, al BarLume, a discutere su sigarette elettroniche e normali, veleni e vizi. Diventare loro amici è questione di un attimo! Così come ci vuol nulla ad avere a che fare con un omicidio decisamente scomodo: un ricco cliente russo ("rozzo, fastidioso e fuori luogo come un porchettaro in sinagoga") del resort di Villa del Chiostro muore avvelenato poco dopo aver terminato di cenare al ristorante dell'albergo la sera di Ferragosto. La CIA (intesa come Combriccola Investigatori Anziani) decide di mettere il becco nelle indagini.
Forse non avete avuto ancora la fortuna di conoscere Rocco Schiavone (nel caso vi suggerisco Pista nera, un giallo davvero originale). Nessun problema: Manzini ve lo presenta benissimo. Il vicequestore Rocco è in ansia per il trasferimento in agguato - sì, ma dove? noi che abbiamo letto "Pista nera" lo sappiamo ma non glielo possiamo dire - per un fatto che... "ringrazi Iddio che non la cacciano dal corpo di polizia". E mentre si arrovella per immaginare la destinazione, ecco arrivare la telefonata del "simpatico" Gerardo Mastrodomenico (primo dirigente al Viminale): una rapina in banca a Ostia, dove (è Ferragosto) c'è un solo viceispettore che non può affrontare la cosa.
Enzo Baiamonte non è un poliziotto, né un carabiniere e non sarebbe stato neppure un investigatore privato se la sua "fidanzata" Rosa non l'avesse convinto: è un elettrotecnico. Gian Mauro Costa l'ha inventato così, e adesso l'ha portato al mare, ma quello di Menfi che anche a Ferragosto è "gelido come l'oceano, un vero e proprio scherzo contronatura fatto alla Sicilia". Trovare un caso da seguire qui mica è facile ("magari qui ti capita di ritrovare il barboncino di una baronessa, recuperare il canotto a forma di ochetta portato via dalla corrente"...), ma tra la Lupa, una mina, cani dilaniati, ambaradan di botti, le mareggiate e qualche strano villeggiante gli spunti non mancano.
Non siete mai stati nella Spagna della Giménez-Bartlett? eccovi qui, all'improvviso catapultati a Barcellona. Anche se nessuno vi ha mai presentati basta leggere poche pagine di questo racconto et voilà: eccoli chiari davanti ai vosti occhi, Petra Delicado (commissario) e Fermín Garzón (il suo vice). Ma anche il collega Ángel Carreras la cui moglie viene uccisa sul portone di casa proprio una sera d'agosto.
Per tutto il resto delle storie: leggete il libro!
Giulia Mozzato
 
 

oggi scrivo io, 10.7.2013
La caccia al tesoro del Commissario Montalbano

Carissimi Amici del Blog, in queste sere d'estate, ho riletto con assione ed entusiasmo un romanzo del sommo Camilleri pubblicato nel 2010 dall'editore Sellerio intitolato "La caccia al tesoro" dove troviamo il Commissario di Vigata oziare tra le pratiche d'ufficio e le passeggiatine al molo dopo la classica ed abituale mangiata da Enzo, chiuso nella sua solitudine, lontano da Livia e dall'amico Mimì Augello, confortato dalla presenza della svedese Ingrid che lo conforta nel suo difficile cammino di poliziotto, sempre più disilluso e disincantato dalla drammatica realtà quotidiana. Finchè arriva una comune e normale lettera dove si introduce uno strano ed insignificante gioco, sfida intellettuale, che lo porterà a seguire una vera e propria caccia al tesoro dove il premio sarà la scoperta di un omicidio avvenuto a scopo di stupro da una mente folle che ha voluto trasformare una ragazza innocente in una bambola gonfiabile dando luogo ad un pericoloso gioco dove la posta risulta essere la vita stessa di una ingenua e semplice ragazza.
Attraverso la lettura di questo romanzo si scopre un Hannibal Lecter siciliano che manomette perturbanti bambole nel terrore gorgonico di una psicopatia erotomane sfociata nella masochistica repressione di render umane quelle creature che, come scriveva Carlo Emilio Gadda, dopo averle baciate le ripieghi e le riponi come una camicia stirata, lontano anni luce dall'onesto libertinismo del Don Giovanni di Vitaliano Brancati, trasformando il sano erotismo brancatiano in sadomasochismo americanizzato alla stregua di Hans Bellmer e Cindy Sherman.
In effetti se pensiamo agli ultimi casi clamorosi dati dalla cosiddetta cronaca nera, possiamo riscontrare personaggi come lo studentello Arturo Pennisi a compiere atroci delitti a sfondo sessuale facendoci pensare che, cose del genere, non accadono soltanto nell'America dello sceneggiato Twin Peaks ma possono realizzarsi all'angolo della nostra strada oppure nelle miti e ridenti campagne bruciate dal sole e dalle intemperie, facendoci ben capire che il famelico lupo è dietro l'angolo e non bisogna andare tanto lontano per ricercarlo.
Questo romanzo supera di gran lunga gli sceneggiati americani come Criminal Minds oppure C.S.I. Miami facendoci scoprire il piacere di leggere una bella storia che possiamo riscontrare nella quotidiana realtà dei fatti senza il minimo dubbio.
Complimenti ancora al sommo Camilleri per aver scritto un interessante ed attuale romanzo noir.
Gianluigi Melucci
 
 

Corriere TV, 11.7.2013
Camilleri: «Montalbano ha imparato da Maigret»
«I romanzi di tuo padre rinascevano per la tv, e io li studiavo» La videointervista di Simenon jr
Il giallista italiano e il figlio dello scrittore belga confrontano in un video esperienze creative e passaggi esistenziali

 
 

Corriere della Sera, 12.7.2013
Dialoghi. Il giallista italiano e il figlio dello scrittore belga confrontano in un video esperienze creative e passaggi esistenziali
«Montalbano ha imparato da Maigret»
Camilleri a Simenon jr: i romanzi di tuo padre rinascevano per la tv, e io li studiavo

Il padre del commissario Montalbano e il figlio del creatore di Maigret si incontrano, e Camilleri confessa d'aver imparato a scrivere gialli proprio grazie al collega: lo scorso 18 giugno Andrea Camilleri ha accolto nella sua casa romana John Simenon, figlio dello scrittore Georges, per una conversazione che è stata resa possibile dalla collaborazione tra gli editori Adelphi e Sellerio, che pubblicano i romanzi dei due autori.
Il dialogo diventerà un documentario di 40 minuti (una produzione Anele di Gloria Giorgianni) di cui il «Corriere della Sera» propone qui in esclusiva assoluta un ampio stralcio e sul sito corriere.it uno spezzone video esclusivo di 8'50''. In autunno il documentario intero andrà in onda su Sky Arte Hd, e in seguito sarà visibile sui siti delle case editrici Adelphi e Sellerio, e sul sito di John, www.simenon.co.
Nella trascrizione in questa pagina, oltre al dialogo tra Simenon figlio e Camilleri, appaiono in neretto alcune domande proposte durante il dialogo in casa Camilleri dall'editor di Adelphi, Ena Marchi, e dall'assistente di Camilleri, Valentina Alferj. «Si sono scambiati doni - racconta la Marchi -, John ha portato a Camilleri una prima edizione di un libro di suo padre, poi hanno cominciato a parlare felici e commossi; e alla fine abbiamo dovuto interromperli noi».
Una conversazione durata due ore, durante la quale il figlio di Simenon e Camilleri hanno rievocato ricordi inediti. Anzi, il creatore di Montalbano, che ha lavorato come delegato Rai all'intera serie televisiva di Maigret dal 1966-67 al '72, ha confessato d'aver imparato a scrivere gialli allora, a fianco dello sceneggiatore Diego Fabbri.
Andrea Camilleri - Non ho nessuna fantasia. Non so inventarmi una cosa ex novo . Ho bisogno di partire da dati di realtà. Tutte le storie di Montalbano sono fatti di cronaca vera, cronaca nera. Da me impastati in un certo modo. Però mi fa piacere avere un compagno come Simenon (che ha sempre sostenuto, appunto, di non aver inventato niente, ndr ).
John Simenon - Credo che anche lui sarebbe stato molto contento di avere lei, Camilleri, come compagno. Mi dispiace solo che non abbia avuto il tempo di conoscerla.
Camilleri, lei afferma di essere ricattato da Montalbano...
A.C. - Avviene un fenomeno singolare: ogni volta che esce un libro di Montalbano i miei romanzi, quelli ai quali tengo di più, si rivendono. Certo, se ne vendono poche centinaia di copie, ma sono romanzi di trent'anni fa. Cioè, lui permette ai miei romanzi di restare, come si dice, in catalogo. Li tiene vivi. E quindi è un ricatto indiretto - o diretto, se vuole.
Anche Simenon si sentiva ricattato da Maigret?
J.S. - Ricatto non è la parola giusta, diciamo che c'è stata una evoluzione, per caso e per necessità. Due anni dopo aver cominciato a scrivere le inchieste di Maigret mio padre ha smesso, perché voleva scrivere i suoi romanzi, quelli che all'epoca lui chiamava i suoi «romanzi puri» e che in seguito verranno chiamati «romanzi duri». Dal 1934 all'inizio della guerra Simenon non scrive più Maigret, poi ricomincia a scriverne. La vera ragione è proprio nella guerra, perché durante la guerra era difficile, per esempio, procurarsi la carta. Allora il suo editore dice: guarda, se tu ricominci a scrivere dei Maigret, forse mi è più facile trovare carta per pubblicare...
Che cosa vuol dire per uno scrittore ottenere il successo?
A.C. - Il successo non cambia uno scrittore. Può cambiare un finto scrittore, anche per ciò che riguarda la sua scrittura. Perché, per quanto ogni scrittore ami avere un pubblico vasto, non sta mica a sentire il pubblico, se è un vero scrittore.
J.S. - Il successo non ha mai cambiato mio padre. Ha cambiato in qualche modo la sua vita reale. Ma non l'uomo. Purtroppo ha avuto una influenza nefasta sulla sua vita coniugale, per esempio nei rapporti con mia madre...
Camilleri, ci dica quello che pensa di Zingaretti come Montalbano e di Gino Cervi come Maigret.
A.C. - Il personaggio di Montalbano io me lo sono sempre immaginato, visto, con i capelli, i baffi, quindi, arrivati a un certo punto, l'attore Zingaretti è calvo come una palla di biliardo, non solo, ma è anche assai più giovane del mio Montalbano. L'ho lasciato fare al regista perché avendo fatto per lungo tempo il regista so come sia noioso l'autore, quindi per non farmi tacciare di noioso mi sono sempre tenuto lontano dal set. Però Zingaretti era stato allievo mio all'Accademia e sapevo quanto era bravo. E questo mi ha confortato molto. Perché non ha importanza il fisico del ruolo, come si diceva una volta, l'importante è che ti dia a bere in quell'ora e mezza che lui è il migliore Montalbano possibile, e Zingaretti ci riesce. Mi interessa, invece, più parlare da produttore del Maigret televisivo. Imparai l'arte dello scrivere romanzi gialli seguendo lo sceneggiatore, Diego Fabbri, il quale destrutturava proprio il romanzo e lo ristrutturava. Da questo montaggio e rimontaggio impari a scrivere un giallo. Ecco il mio debito enorme nei riguardi di Simenon. Anni dopo, quando mi venne in mente di scrivere il primo poliziesco, mi tornò in mente questo lavoro fatto accanto a Diego Fabbri. Ma la cosa straordinaria era quello che il pubblico non vedeva mai. Cioè a dire la tecnica di Cervi. Cervi non imparò mai la parte a memoria. Mai. In sala prove, se ne stava così, e il suggeritore accanto a lui leggeva le sue battute e sentiva le risposte degli altri. Mai imparò la parte. Però girava con il romanzo in tasca. E sentendo una scena si andava a rileggere il romanzo. Come se per lui attore valesse di più la suggestione che gli veniva direttamente dalle pagine di Simenon che non dalla sceneggiatura. Allora come faceva a recitare? C'erano i cosiddetti gobbi, la sua parte era tutta sul rullo. E allora, mentre caricava la pipa e faceva una pausa, in realtà leggeva la battuta e poi la diceva. Queste meravigliose pause che dimostrano come una sorta di sotto pensiero in realtà sono fatte da lui per leggere, per leggere le battute che deve dire. Ma le dice in un modo perfetto perché le ha ricavate dal romanzo.
E Simenon, che cosa pensava degli interpreti di Maigret?
J.S. - Per lui tutti i Maigret sullo schermo erano tradimenti. Come ha detto Camilleri, se li faceva andare bene. Quello che avevano sullo schermo era una credibilità. Quasi subito, come lei, ha deciso di non interferire. Lei, Camilleri, ha raccontato, per esempio, che quando ha sottoposto a Simenon gli interpreti dei vari personaggi non gli era piaciuta tanto Andreina Pagnani, perché la trovava troppo bella per essere la moglie di Maigret. Ma alla fine lei l'ha convinto, quindi in realtà Simenon non ha messo nessun veto, non voleva essere uno dei tanti autori rompiscatole.
A.C. - Tante cose, leggendo i suoi libri, mi viene in mente di dire: questo glielo avrei chiesto volentieri. Ma, insomma, è andata così.
Andrea Camilleri e John Simenon
 
 

Russia Oggi, 12.7.2013
Le avventure del Commissario Montalbano a San Pietroburgo
Una puntata della celebre serie televisiva verrà proiettata il 17 luglio 2013 nella sala della Mediateca Italiana della Venezia del Nord

Continua la programmazione del ciclo di film “Cinema e letteratura” nella Mediateca Italiana (Teatralnaja pl. 10) di San Pietroburgo.
Il 17 luglio 2013 alle 19 nella sala della mediateca verrà proiettato il film “Il campo del vasaio”, tratto dalla celebre serie televisiva del Commissario Montalbano, ispirato ai romanzi di Andrea Camilleri.
Per tutto il mese di luglio 2013 il ciclo “Cinema e letteratura” sarà infatti dedicato al fenomeno editoriale dell’ultimo decennio: Andrea Camilleri che, con la sua saga del Commissario Salvo Montalbano, ha appassionato milioni di lettori in Italia.
 
 

Solo Libri.net, 12.7.2013
I racconti di Nené - Andrea Camilleri

I racconti di Nené (Milano, Melampo, 2013) sono racconti raccolti da Francesco Anzalone e Giorgio Santelli, narrati da Andrea Camilleri nel programma televisivo “I cunti ‘i Nenè”, andato in onda su Raisat Extra nel 2006. Risultano attraversati da una forte carica d’affettuosa ironia e nascono da un procedimento che s’avvita sulla “sua storia” vissuta. La rivisitazione di esperienze ne è l’incisività; Camilleri cerca certezze indagando nell’identità personale.
Una scrittura autobiografica, dunque, che provoca passione e molta attenzione, perché sa comunicare episodi che consentono al lettore di interagine con personaggi del tutto singolari. Essi si chiamano, per citarne alcuni, Leonardo Sciascia e Luigi Pirandello, Eduardo De Filippo e Renato Rascel, Samuel Beckett e il generale George Patton. In un certo qual modo li avevamo già conosciuti attraverso due opere che si muovono lungo il tracciato dell’intervista. Mi riferisco specificamente alle operette “Linea della palma”, “La testa ci fa dire” e anche allo scritto “Come la penso”. Ora il percorso, che si presenta come “granaio della memoria”, è più organico e rappresenta la vita attraverso tracce preziose che si dipartono dal territorio d’origine: la Sicilia, amata sì e lacerata da conflitti sociali, nonché da aneliti di liberazione. Il termine “granaio” è di Marguerite Yourcenar che, nelle Memorie di Adriano, lo riferisce alla fondazione di biblioteche contro l’inverno dello spirito. Oltre ad esse, non possono non farne parte, anche perché ormai stanno scomparendo, quei “saperi dell’oralità” dei tanti “Macondo” che ci appartengono con le loro case e paesi, con le loro montagne e il mare, con i loro riti e costumi.
Così Camilleri ci conduce nel suo mondo, nel formarsi della sua personalità, utilizzando seducenti parole. E’ come se ci stesse accanto, tanta è la suggestione che egli trasmette, ponendo al centro la dinamica interpersonale fondata sul rapporto tra colui che parla e chi ascolta. E’ una parola la sua che, carica di sensi, di affabile apertura mentale e di energia, avvolge e dà il via ad una sequenza di micronarrazioni affidate alla ricchezza interiore e alla tensione etico-sociale e civile che hanno scandito il cammino di una delle migliori e più convincenti voci del nostro tempo. Gli specifici argomenti trattati, perciò, hanno anche un valore educativo, perché arricchiscono la nostra visuale sulla condizione umana nel momento in cui veniamo a contatto con testimonianze, private e collettive, quali l’avvento del fascismo e lo sbarco degli alleati, il separatismo e la mafia, le amicizie e la famiglia, nonché gli incontri con i grandi maestri dell’intellighentia europea. Riflessioni, queste, che mi sono venute in mente leggendo appunto il volume di cui sto parlando. Ma accostiamoci adesso a qualche particolare.
“Mi trovo davanti un Ammiraglio in grande uniforme. Mi guarda e mi dice: «Tu cu sì?» «Iò sugnu Nenè Camilleri». «To’ nonna Carolina unn’è?» «Dorme». «Chiamala. Digli che c’è Luigino Pirandello». Io vado da mia nonna che dormiva, e dico: «Nonna, di là c’è un Ammiraglio che dice che si chiama Luigi Pirandello». «Oh Madre Santa», esclama mia nonna, quasi precipitando dal letto. E rivestendosi”.
Averlo potuto incontrare da ragazzino dovette essere l’esperienza più entusiasmante. Non a caso tutta la sua produzione attesta l’autorevole presenza del grande drammaturgo agrigentino.
Federico Guastella
 
 

Circolo Leopardi, 12.7.2013
La rivoluzione della luna

Dopo due letture, questo libro mi è piaciuto talmente da ritenerlo il migliore dei romanzi storici di Camilleri, dopo - ovviamente - "Il re di Girgenti". Ma la vicenda raccontata qui, anche se appare minore, forse, nell'importanza che si tende a dare ai libri "non Montalbanici" di Camilleri, di quella raccontata dal più famoso Re sopra citato, è - a mio avviso - piena di fascino e molto rappresentativa della Sicilia del 1600, sotto la dominazione spagnola.
Forse vale la pena di accennare agli antefatti della storia, che Camilleri ci racconta, e dì cui ci dà poi dettagliate notizie nella nota in calce all'opera. La storia racconta di un Viceré spagnolo (l'inizio del libro parte proprio da questo fatto) che durante una riunione del suo Sacro Regio Consiglio, composto da sei consiglieri, muore improvvisamente. Naturalmente questo fatto getta inizialmente tutto il Consiglio nel panico, ma della cosa viene subito informata la consorte del Viceré. La quale, secondo il volere del marito, volere che era stato lasciato scritto anche al Sacro Regio Consiglio, viene a sedersi sul trono del defunto marito. Ed inizia qui una singolare vicenda, durata circa un "mese lunare", che, a memoria di quanto accadeva in quegli anni, appare alquanto diversa da ciò che ci si sarebbe aspettato.
Il libro appare subito pieno di interesse per la cronaca di quanto vi si racconta. Cronaca che appare subito ricca di eventi abbastanza strani e controversi, come, ad esempio, il fatto che la viceregina, fatta preparare la bara del defunto, la sistema in una sala del palazzo, rifiutandosi di dare sepoltura al marito.
Le vicende raccontate ci danno uno spaccato vivo e fedele della vita dei Palermitani dell'epoca. Vita piena di piccole (e grandi) avventure; di privilegi cui il potere dei Consiglieri, le massime autorità dopo il Viceré, non rinuncia; e via discorrendo. La viceregina, Viceré a tutti gli effetti per decisione del marito, si cimenta con tutti i suoi doveri, affrontando le difficoltà del suo nuovo incarico con grande capacità. Si fa subìto benvolere dal popolo concedendo, senza che i Consiglieri potessero intervenire, un abbassamento del prezzo del pane. E interviene pesantemente nei privilegi di cui si è accennato.
Per non togliere niente al piacere di leggere il libro, non racconto oltre quello che accade. Purtroppo, proprio per l'intervento del consigliere di estrazione religiosa, la viceregina dopo appena ventotto giorni viene richiamata in patria. E il suo "vice"regno termina. Con grande dispiacere del popolo...e di qualcun altro...
Il libro è suffragato, come dicevo all'inizio, da una nota che ne cita le origini "libresche". Ma l'arte dell'autore nel descrivere tutta la vicenda è realmente degna del miglior Camilleri. E il libro è di lettura piacevole quasi quanto un Montalbano...con la differenza che qui di una vicenda reale si racconta. Vicenda unica nella storia della Sicilia e della dominazione spagnola in Sicilia: non ci fu mai un altro viceré...in gonnella. Spero che la sua lettura sia piacevole come è stata per me.
Lavinio Ricciardi
 
 

La Sicilia (Agrigento), 12.7.2013
E' un percorso di emozioni quello ricavato all'interno della Torre Carlo V
Le «Memorie» di Agnello

Cenere di delusione e piccoli germogli di speranza, l'azzurro sfumato di una realtà fatta di nuvole e il contrasto violento delle forme, tra il bianco e il nero. Le sculture di Giuseppe Agnello esposte alla Torre Carlo V di Porto Empedocle, propagano il respiro dell'esistenza umana, l'alito del vento tra i rami secchi, l'istinto di sopravvivenza della natura, in una terra spesso ingenerosa. La mostra dal titolo «Memorie: vedute laterali e oblique», organizzata dal Comune di Porto Empedocle, dalla Regione Siciliana, Assessorato regionale dei Beni Culturali e dall'Ars, col patrocinio della Fondazione Camilleri e dell'Accademia di Belle Arti di Palermo, avrebbe meritato una ribalta almeno nazionale: è un percorso di emozioni e di sensazioni crescenti, che narra l'esperienza della maturazione, non solo artistica, di uno scultore sensibile e dalla grande passione creativa, che, nel profondo dell'anima, conserva il valore della memoria.
[…]
 
 

l'Espresso, 15.7.2013
Camilleri, ricordi d'infanzia
Arrivano in libreria 'I racconti di Nenè' (Melampo) dello scrittore siciliano: brevi scorci d'autobiografia, finora inediti. Dal fascismo visto con i suoi occhi di bambino, all'incontro con un grande scrittore, alle tragicomiche vacanze in montagna. Ecco una presentazione del curatore e alcune delle storie che contiene

Andrea Camilleri non è solo lo scrittore più prolifico di casa nostra. E' anche quello più richiesto e più intervistato. Con Francesco Anzalone, che é stato suo allievo all'Accademia Silvio D'Amico e grande amico, pensammo qualche anno fa di realizzare con lo scrittore delle pillole televisive.
Piccoli racconti autobiografici che partivano da uno spunto che, dietro la telecamera, proprio Francesco suggeriva a Camilleri. Fu un successo televisivo per Raisat Extra, il canale che mise in onda quei 25 racconti. Con Francesco più volte ci dicevamo che di materiale c'è ne era molto di più di quello utilizzato in tv. E il libro nasce per questo, per proseguire e aggiornare quel racconto.
Quei momenti passati con Camilleri mi ricordavano la tradizione della storia locale trasmessa oralmente di padre in figlio, come accade ancora nelle regioni che conosco meglio, la Toscana, l'Umbria.
Di fronte a quelle serate di festa che si dicono "di veglia", organizzate per far tardi, i vecchi raccontano ai giovani le loro storie di vita, i racconti della loro terra.
Certo, "i racconti di Nenè" (Melampo editore, euro 11) è un libro strano perché, per la prima volta, Andrea Camilleri non "narra" le vicende dei suoi personaggi, di Salvo Montalbano e di Livia, del commissariato di Vigata.
Andrea racconta le storie della sua vita. Di quando da piccolo voleva partire in guerra per ammazzare gli abissini sotto i vessilli fascisti e scriveva a Mussolini, di quando, sempre piccolo aprì la porta della casa di sua nonna per accogliere un uomo vestito da ammiraglio che si chiamava Luigi Pirandello, di quando cominciò a scrivere, del suo lavoro in Rai, in tv e alla Radio, dei suoi incontri con Sciascia, con Adamov e il teatro d'avanguardia, delle telefonate con Samuel Beckett, del rapporto con Elvira Sellerio, Eduardo De Filippo, Renato Rascel, George Patton, Angelica Balabanof.
Nomi, storie, e incontri diversissimi fra loro ma che hanno sempre Andrea come protagonista. E' lui a raccontare e, quando leggete il libro, ve ne accorgerete. Sentirete la sua voce che si alza dalle pagine del libro e incanta. Nella prefazione che ci ha scritto Andrea dice.
Rispetto al racconto di persona "vengono a mancare pause, espressioni, movimenti delle mani e del volto che sottolineavano o rafforzavano o colorivano alcuni momenti del discorso... Pazienza, supplite voi con la vostra fantasia". Buona lettura.
Giorgio Santelli
 
 

Piazze Aperte al Cinema, 15.7.2013
Rassegna cinematografica, 14/17 luglio
h 21,00 – Cortile Santonoceto, Corso Umberto, 192 – Acireale
Ingresso libero
La scomparsa di Patò
dal romanzo di Andrea Camilleri
Saranno presenti il regista Rocco Mortelliti e il giornalista Salvo Fallica.
 
 

La Nuova Sardegna, 15.7.2013
Il commissario Montalbano in "Un covo di vipere"
Nuova avventura del personaggio inventato dallo scrittore siciliano Rancore, gelosia, tradimenti: i segreti impenetrabili di una famiglia

È verso la fine di “Un covo di vipere” (Sellerio, 261 pp., 14 euro) che Camilleri dà corpo a una sensazione sino a quel punto spersa in una nebbia intermittente. Giovanna Barletta, sorella di Arturo e figlia di Cosimo, sente finalmente su di sé il peso d’una “tragedia greca” piombata sulla sua famiglia. Cosimo, dongiovanni strozzino e ricattatore, viene trovato morto, assassinato in maniera tutt’affatto misteriosa. Ucciso verso le sei del mattino da un veleno paralizzante, l’uomo è stato poi colpito, sulle otto, da una pistolettata alla nuca. Strana specie d’omicidio, commesso da due assassini diversi, uno all’insaputa dell’altro.
Come inizio d’indagine, non c’è male, se non altro perché alla patente anomalia dell’eccesso di colpevoli s’accompagna un difetto altrettanto evidente di potenziali prove: un turbine di lettere delle amanti del morto, un pugno di sospetti tra le vittime dell’aguzzino e, soprattutto, un testamento, più volte sollevato da possibili testimoni e però, forse, mai scritto. Blocchi scivolosi, insomma, questi da cui parte l’inchiesta. Ma se c’è una cosa che il Montalbano sa, ama, fare, quella è leggere. Se la filologia, s’è capito, non gli fornisce un esauriente paradigma indiziario, sarà allora l’immaginazione – connessa al sogno – a svelare i raccordi fra le tracce. Si servirà, insomma, d’una particolarissima “filologia congetturale” (così Nigro nell’ala di copertina). Simili accenti di barocchismo non son certo una novità per Camilleri, che tra l’altro si diletta a far rifrangere il dramma moderno su quello antico, non rinunciando a mescolare i toni dell’azione. Dalla tragedia si passa, come spesso accade in Camilleri, all’opera di pupi, per poi tornare, e prepotentemente, al tragico, lavorato su morte ed eros e imbastito col “carico da unnici” d’una climax impetuosa: quella del dramma d’un amore «dispirato, contro natura, ‘ncestuoso, trimenno…». Ciò che di questa tragedia colpisce a fondo è il fatto che Montalbano, tutt’altro che protagonista, ne è anonimo testimone, forse corifeo. A lungo non la vuole vedere, né accettare o capire. Alla fine, quando gli si presenta nitida e oggettiva, prende forma attraverso le parole di un personaggio misterioso, il classico ànghelos: un vagabondo che si rifugia in una grotta a monte della sua casa di Marinella. Un uomo solitario che nasconde un segreto – di qui l’inguaribile curiosità di Livia – e che, come un demone misterioso, assiste Montalbano in questa indagine, riavvicinandolo pure, inaspettatamente, a Livia stessa. E, per inciso, quella del rapporto tra lei e Salvo, apparentemente burrascoso come al solito, è, nel romanzo, una sottotraccia densa di dramma e di cui molto altro si potrebbe dire.
Alessandro Cadoni
 
 

l’Unità, 16.7.2013
Ferragosto da brivido
Un’antologia di brevi ma intensi racconti gialli
La raccolta di Sellerio comprende gli scritti di Camilleri, Malvaldi, Mancini, Recami, Costa e Alicia Giménez-Bratlett

Giallisti con stili diversi danno nuovamente vita ad un esperimento narrativo voluto dalla casa editrice Sellerio, che è diventato una realtà. Dopo un Natale in giallo ed un Capodanno in giallo, ecco Ferragosto in giallo con racconti inediti di Andrea Camilleri, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami, Gian Mauro Costa, Alicia Giménez Bartlett. Una premessa metodologica: il giallo solitamente ha bisogno di una struttura narrativa dai tempi non brevi, che ha nel romanzo la sua forma classica. Vi sono però dei casi, nei quali, il racconto nella sua brevità non solo riesce a dar spazio narrativo alla storia ma illumina in maniera efficace i caratteri specifici di un personaggio o dei personaggi. In questo libro, ancor più che nei precedenti esperimenti di Sellerio, questa caratteristica di essenzialità è evidente.
Il libro parte con un racconto di Camilleri, Notte di Ferragosto, incentrato sul commissario Salvo Montalbano. Quel che appare come la morte per overdose di un giovane trentenne, si rivelerà una vicenda complessa. Il giovane ritrovato morto ed avvolto con una coperta nella spiaggia la mattina dopo la notte dei festeggiamenti ferragostani, è stato ucciso. Montalbano non si ferma alle apparenze, indaga e scopre il mistero dietro l'uccisione...
Costruisce un buon meccanismo narrativo, Marco Malvaldi con Azione e reazione, facendo emergere in maniera vivida le caratteristiche psicologiche dei protagonisti e dei personaggi minori. La vicenda è ambientata in un resort, dove un milionario russo, che litiga con tutti, muore improvvisamente. È stato avvelenato. Ma come? Vien fuori che non è stato per il cibo. Per fortuna degli investigatori, il barista ed i vecchietti del Barlume indagano...
Antonio Manzini ne Le ferie d'agosto mette in capo il campo il vicequestore Rocco Schiavone, che in torrido caldo romano vien chiamato a dover risolvere il caso di una rapina in banca sui generis, con una macchina che sfonda il vetro e quasi fa una strage. Non lo convince quel direttore di banca che sta per ottenere una importante promozione. E neanche la moglie del direttore, che però lo attrae. Risolve il caso, forzando le regole, ed anche la sottile linea dell'etica...
Ferragosto nella casa di ringhiera di Francesco Recami è un piccolo capolavoro. Per stile scritturale, per ritmo narrativo, per lo svolgimento e la conclusione della storia. Ambientata in una calda Milano, la vicenda ha come protagonista un anziano ottantatreenne Luis de Angelis, un pensionato che stringe la cinghia per aver fatto la scelta di acquistare un costoso bolide. Per mantenere l'auto, la sua ragion di vita, non può permettersi di andare in vacanza. I risparmi li conserva, sa che deve poter affrontare nuove spese. Nella sua vita entra all'improvviso una donna bionda, bellissima, altissima. È inquieta, preoccupata, spiega che è inseguita dai servizi segreti, rischia la vita perché si è messa contro dei potenti. Luis è sconvolto, intuisce di esser finito in una storia complicata, rischiosa. Ma il fascino della giovane donna gli dà coraggio. La salva dagli uomini venuti a cercarli. Poco dopo si ritrova di notte in giro per Milano, in situazioni incredibili, ma nel momento decisivo quando son inseguiti, l'anziano ex tassista alla guida del suo bolide semina l'auto che li tampina. Il finale è inaspettato...
Gian Mauro Costa, con Lupa di mare conferma il suo talento narrativo ed inventa un giallo originale ambientato a Menfi. Dal quartiere popolare palermitano, la Zisa, l'elettrotecnico che ha deciso di diventare detective privato, è in vacanza con la sua compagna, Rosa, la sarta. Efficace e molta bella la descrizione dei luoghi, ma anche i mondi interiori dei personaggi. Baiamonte riesce a svelare un caso complesso, il retroscena di un attentato non riuscito ad un famoso esperto di vini. Chiude il libro un racconto della Bartlett, Vero amore. Petra Delicado ed il suo collaboratore, son costretti ad indagare su un caso di omicidio che vede coinvolto un loro collega. La moglie dell'ottimo poliziotto Carreras è stata uccisa con una rara pistola da collezione. L'arma è di proprietà del poliziotto. In una Barcellona caotica e piena di turisti, dove non vi è quasi un luogo dove pranzare tranquilli, l'ispettrice trova il filo dell'intricata matassa. Scagiona il collega con una intuizione geniale. E lo fa credendo nella pista di un sentimento, il vero amore...
Salvo Fallica
 
 

ASCA, 16.7.2013
Tv/ascolti: Rai, Montalbano sbaraglia la concorrenza

Roma - Ancora un successo clamoroso per l'appuntamento del lunedi' con il ''Commissario Montalbano'' trasmesso su Rai1 ieri, 15 luglio, che ha stravinto il prime time avendo ottenuto 5 milioni 597 mila spettatori e uno share del 26.21.
[...]
 
 

Casa del Cinema, 17.7.2013
a Villa Borghese
Romanzi dalla spiaggia all’arena
La scomparsa di Patò
di Rocco Mortelliti (da Andrea Camilleri)
Orario: 21:30
 
 

La Repubblica, 17.7.2013
Dalla favola di Sissi a "Ghost" i film evergreen in Tv sono campioni dell'Auditel
E Montalbano vola alla settima replica

[…]
Il caso Montalbano merita un discorso a parte, su Twitter un ragazzino del 96 scrive che sogna di essere il commissario. “La forma dell’acqua”, trasmesso la prima volta nel 2000, alla settima replica, ha superato il 26% di share sfiorando i 6 milioni di spettatori. «Ho letto una cosa bellissima su Twitter: "È come se ogni volta Montalbano ti cancellasse la memoria"» commenta il produttore Carlo Degli Esposti «Per Camilleri succede in tv quello che accade in letteratura con i classici che non smetti di rileggere. Anche film come Balla coi lupi e Pretty woman, che fanno rivivere le stesse emozioni, sono diventati favole con un’etica. Montalbano è un evergreen perché è rassicurante in un’Italia che va a rotoli, vedere una persona con un senso di giustizia più profondo della legge».
Silvia Fumarola
 
 

Libreriamo, 17.7.2013
Giorgio Santelli, ''Nel mio libro racconto quando i romanzi di Camilleri venivano poco considerati...''
Il giornalista di Rainews24 ha curato insieme a Francesco Anzalone “I racconti di Nenè” il libro frutto di una lunga intervista video con Andrea Camilleri

Milano – Una serie di aneddoti e racconti di Andrea Camilleri, dove a volte la realtà supera i suoi romanzi. E’ questo "I racconti di Nenè", l’opera realizzata dal giornalista di Rainews24 Giorgio Santelli in collaborazione con Francesco Anzalone. Incontri e storie di vita di Nenè, alias Andrea Camilleri, ricordi personali, suggestioni, incontri casuali emersi nel corso di una lunga itnervista realizzata per RaiSat. Il giornalista di Rainews24 ci anticipa alcuni degli aneddoti contenuti nel libro.
Da cosa nasce l’idea del libro “I racconti di Nenè”?
Nasce da un’esperienza televisiva: sia io che Francesco Ansalone, l’altro curatore, avevamo realizzato per RaiSat una lunga intervista ad Andrea Camilleri, nel corso della quale sono emersi alcuni degli aneddoti che poi abbiamo riportato all’interno del libro. Abbiamo pensato che questo potesse essere un modo per conoscere meglio l’uomo Camilleri attraverso i suoi racconti personali, aneddoti, parlando di sé stesso, al di fuori dei suoi racconti di fantasia. Un’esperienza interessante, per noi è stato un piacere ascoltarlo, spero lo sarà anche per i lettori che leggeranno il libro.
Quale tratto di Camilleri emerge all’interno dell’opera?
Ha cominciato a scrivere fin da piccolo, e la scrittura, ad un certo punto, lo abbandona, perché entra in tv ed in teatro. Per me che lavoro nel servizio pubblico è stato un doppio amore, perché da una parte ho scoperto una persona che, a tarda età, è riuscito a fare quel che sognava di fare fin da giovane, ovvero diventare scrittore. I suoi primi libri erano scarsamente conosciuti, lui racconta che gli unici che glieli pubblicavano lo facevano per apparire in cambio nei titoli dei coda delle storie che sceneggiava per la tv. Camilleri è stato uno dei primi ad occuparsi di teatro d’avanguardia in Italia: otre ad essere un regista, è stato anche un attore durante l’accademia teatrale alla Silvio D’Amico. Si scopre che conosceva personaggi che erano amici di famiglia come Luigi Pirandello. Le sue parole ci restituiscono un Andrea Camilleri al centro di un mondo legato alla letteratura e all’arte. Escono fuori ritratti inediti, il suo modo tutto particolare di intendere l’amicizia siciliana, in cui due amici in un paio d’ore di tempo riescono a raccontarsi 10 anni in cui non si sono visti. Cose in parte già conosciute, ma che tutte insieme sono il frutto di una discussione durata 3 giorni.
In Italia si legge poco. Come mai?
Su questo, penso che molto dipenda non solo dai libri, ma è da imputare anche al mondo dell’informazione. La poca abitudine si lega a questi ultimi 30 anni di predominanza televisiva, che ha contribuito a cambiare il modello culturale del paese, in precedenza fondato principalmente sulla lettura dei giornali e dei libri, e che reso gli italiani un popolo passivo.
Nonostante ciò, i romanzi di Camilleri riescono comunque ad avere molto successo. Secondo lei perché?
La cosa di cui m’accorgo è che le vendite delle opere di Camilleri, legandole non solo al personaggio di Montalbano, fanno riferimento da una parte al successo ottenuto nel momento in cui quel prodotto editoriale è diventato televisivo, diventando una delle migliori fiction della Rai, anche grazie all’intervento di Camilleri non solo come autore, ma anche come sceneggiatore e regista. Dall’altra parte, il successo dei libri di Camilleri sta nella scelta del linguaggio, non solo semplice e capace di riscoprire una parte d’Italia, capace di fare trasparire il suo pensiero e la sua adesione culturale ad un progetto. Uno scrittore che divide, ma al tempo stesso unire molti lettori.
 
 

Comune di Reggio Emilia, 17.7.2013
Cinema tra le rovine - Domani ai Musei civici incontro con Nicola Cassone sul 'Mistero dei due gobbi' e proiezione del film 'La strategia della maschera'

Giovedì 18 luglio, alle ore 21, nel Chiostro dei marmi romani di palazzo San Francesco (via Spallanzani 1), lo storico reggiano Nicola Cassone intratterrà il pubblico del Cinema tra le rovine, edizione quest'anno dedicata al Giallo Antico, con le vicende e gli aneddoti della sua azione investigativa, che ha portato all'identificazione in terra francese dei telamoni scomparsi da via dei due Gobbi agli inizi del '900.
[…]
Al termine dell'incontro, in collaborazione con l'Ufficio cinema del Comune di Reggio Emilia, proiezione del film 'La strategia della maschera' di R. Mortellitti (1999), con Andrea Camilleri tra gli attori.
Camilleri attore in un thriller siciliano. E sempre di Camilleri, che si è ispirato alla figura del grande archeologo Luigi Bernabò Brea, è lo spunto da cui prende le mosse 'La strategia della maschera', un giallo ambientato tra la Sicilia, precisamente al Museo di Camarina, e Roma, in cui lo scrittore recita la parte di un vecchio archeologo che indaga sul furto di dieci maschere teatrali greche avvenuto trent'anni prima. Il vecchio, trasformatosi in detective, prima di morire farà in modo che il nipote Riccardo possa sciogliere il mistero al suo posto.
[…]
 
 

TGR Sicilia, 18.7.2013
Piece teatrale sul pappagallo di Camilleri
Intervista a Rocco Mortelliti e Salvo Fallica
Letizia Vella


 
 

Giornale Sicano, 18.7.2013
"Le parole taliate", una mostra per Andrea Camilleri

Porto Empedocle – Si terrà presso l’Auditorium San Gerlando, piazza Chiesa vecchia dal 27 luglio all’ 8 settembre 2013 la mostra artistica “Le parole taliate” di Sonia Giambrone che sarà visitabile tutti i giorni, festivi esclusi, dalle ore 17 alle 21. L’inaugurazione avverrà presso l’assolato e divertente teatro lo stesso 27 luglio, alle ore 18.30.
La mostra si prefigge di essere l’idillio di spazi, sguardi, suoni e immagini, volte a rappresentare le parole, “quelle dense, argute e impudiche di Andrea Camilleri” viste attraverso “lo sguardo, tagliente e delicato dell’artista Sonia Giambrone”. Si tratta di 25 opere, strutturate come altrettante copertine editoriali e 25 lavori che condensano 23 titoli del celebre scrittore.
Due siciliani, quindi, che dialogano in una silenziosa lontananza e si divertono a restituire l'essenza materiale degli uomini e delle cose.
Giuseppe Zuzze’
[La mostra ha il patrocinio della Fondazione Andrea Camilleri, NdCFC]
 
 

Malgrado Tutto, 18.7.2013
“Le parole taliate”, una mostra per Camilleri
Porto Empedocle rende omaggio al suo cittadino più illustre con una mostra delle opere di Sonia Giambrone

Sonia Giambrone

Queste immagini raccontano le parole.
Questi sguardi avvicinano suoni e spazi.
Le parole sono quelle dense, argute e impudiche di Andrea Camilleri.
Lo sguardo, tagliente e delicato, è quello di Sonia Giambrone.
Due siciliani che dialogano in una silenziosa lontananza e si divertono a restituire l'essenza materiale degli uomini e delle cose.
25 opere, strutturate come altrettante copertine editoriali.
25 lavori che condensano 23 titoli del celebre scrittore.
Porto Empedocle, l'amato teatro assolato e vivace, omaggia così il suo cittadino più illustre.
La mostra di Sonia Giambrone, "Le parole taliate", allestita presso l'Auditorium San Gerlando di Porto Empedocle, sarà inaugurata il prossimo 27 luglio alle ore 18,30.
 
 

La Tribuna di Treviso, 18.7.2013
Montalbano e il covo di vipere

Una verità sordida che Montalbano non vorrebbe rivelare neanche a se stesso. Un segreto che il commissario arriva a svelare, tra un indizio e un’intuizione, con incredulità e quasi con rifiuto. C’è un caso di incesto al centro di “Un covo di vipere” (Sellerio, pp 261, 14 euro), il nuovo romanzo con cui Andrea Camilleri riporta in libreria il suo personaggio più amato dopo l’epopea da ascolti record dell’ultima serie tv. L’autore racconta nella nota finale il suo personale tormento, spiegando che la scrittura del romanzo risale al 2008, un viaggio nelle pieghe più perverse della psiche umana.
 
 

Il Cittadino, 18.7.2013
Camilleri “politico”: pillole del suo pensiero

Camilleri, oltre a essere uno dei romanzieri e scrittori più celebri e famosi d’Italia, è stata persona sempre coerente con la dirittura civile e morale che si è imposto sin da giovane. Dichiaratamente antifascista, negli anni giovanili fu comunista, cosa che gli creò non pochi problemi pure in Rai, dove fu tra i protagonisti dell’invenzione del teatro televisivo e degli sceneggiati tv. Il “papà” di Montalbano nel corso della sua lunghissima carriera letteraria è intervenuto su moltissimi argomenti di natura poetica e politica. E i due argomenti sembra collidere in un’epoca come la nostra, ma a leggere le sue note, tesi, polemiche ora rapide ora ripide, però sempre profonde e acute, ci si accorge di come Camilleri abbia voluto tracciare un’autobiografia per procura, rilanciando sulla scodella dell’invenzione narrativa episodi e personaggi reali e immaginari che in certo qual modo la pensassero come lui. Cioè per dirla come un non meno celebre adagio di essere sempre e bene dalla parte del torto.
Fabio Francione
 
 

Il Venerdì, 19.7.2013
Evasione fiscale: italico riserbo di un popolo
Maccheronico omaggio al re Camilleri

Stavolta il commissario Montalbano ha a che indacare sopra vizi e viziacci del Barletta fu Cosimo, stimatissimo ragioniere e ogni tanto strozzino (ognuno, co' sta crisi, ave a arrotondare come può), scannato con modi che nemmeno una cassata in giornata da suli liuni, che per amor di lettura non vi andiamo ad anticipari. Sappiate però che si tratta del libro chiù complesso e ipnotico di Sua Maestà Classifica Andrea Camilleri, che quest'anno manco l'Inferno di Dan Brown o i triplozero di Saviano sono riusciti a arginare: infatti ce lo ritroviamo primo come a tutte le estati e a tutti i natali, ca' la vena dello scrittore siciliano pare inesauribile. Dovremmo forse qui riferirci, chiù che alla quantità, alla qualità dell'opera in oggetto?
E allora diremo che lu risultato è altissimo e pregevole, come sempre, ma “ po’ essiri“ che l'intreccio, a lettura conclusa, appaia facilmente dimenticabile, fino alla onorabilissima versione televisiva che ne verrà, la quale puntuale ci attende come le tasse e quell'altra cosa che è megghio non ammuntuari.
Achille Bonito Oliva
 
 

La Stampa, 20.7.2013
La raccolta di Sellerio
Indagini rompicapo sotto il sole d'agosto

Sei racconti da spiaggia perche' «la vita andava avanti lo stesso, spietata e inutile come quei giorni d'agosto». Dopo la raccolta dedicata al Capodanno, Sellerio ripropone il giallo su commissione. Si parte con Camilleri e con il suo commissario Montalbano, che non hanno bisogno di presentazioni. Seguono il pisano Marco Malvaldi, che mette a dura prova l'intuito «vernacolare» degli avventori del BarLume per scoprire come e' stato avvelenato un milionario russo in vacanza, e il vice-questore Rocco Schiavone (by Antonio Manzini), alle prese con una rapina in banca, a Ostia, che stava per trasformarsi in una strage. Chi guidava la Multipla che ha sfondato la vetrina dell'istituto di credito? Da Roma si passa a Milano con Francesco Recami: nella casa di ringhiera e' rimasto solo l'ex taxista De Angelis, 70 anni suonati e una Bmw Z3 parcheggiata nel cortile; ha piazzato la tv sul ballatoio, ma una ragazza in fuga sconvolge la sua serata a base di film in bianco e nero e birra gelata. Chiudono il volume Gian Mauro Costa e il suo ispettore Baiamonte, che si divertono a prendere per i fondelli il culto dell'enogastronomia, e una chicca della spagnola Alicia Gime'nez-Bartlett: l'ispettrice della polizia di Barcellona Petra Delicado e Fermin Garzon, il suo braccio destro, devono gestire la patata bollente di un collega sospettato di aver assassinato la moglie.
 
 

La Sicilia, 20.7.2013
Acireale, collegio «Santonoceto» animato dalla rassegna «Piazze aperte al cinema»

Si è chiusa la tredicesima edizione della rassegna cinematografica «Piazze aperte al cinema» organizzata dall'associazione «Lemon tour» e dal Comune. La rassegna si è svolta nell'ampio cortile del Collegio Santonoceto concesso dall'Ipab omonima, presieduta dall'ingegnere Paolo Battiato.
Questi i film proiettati: «Mine vaganti» (2010) di Ferzan Ozpetek, con la presenza dell'attore Giorgio Marchesi e del critico scrittore Mario Del Bello, «La scomparsa di Patò», di Rocco Mortelliti, (2012) tratto dal racconto omonimo di Andrea Camilleri, «La migliore offerta» (2012), di Giuseppe Tornatore, «Paulette» (2012), film francese di Jerome Enrico. A curare i quattro appuntamenti è stata la presidente della «Lemon tour», Lucia Calderone. A collaborare sono stati il giornalista Salvo Fallica, esperto di Andrea Camilleri, insieme al regista del film Rocco Mortelliti, Rita Caramma, giornalista ed operatrice culturale che ha curato un personalissimo ricordo dello sceneggiatore e scrittore appena scomparso Vincenzo Cerami, Salvo Fichera, intrattenitore nella serata in cui era presente il regista Mortelliti, Turi Pittera che ha curato la presentazione dei film e il successivo dibattito con gli ospiti presenti.
In tutti gli appuntamenti il pubblico è stato assai partecipe, le tematiche dei film, in particolare quelli di Tornatore e Mortelliti, hanno spinto al confronto di idee, le presenze dell'attore e del regista hanno creato stimolanti momenti di crescita culturale. Alla fine la presidente dell'associazione«Lemon tour», Lucia Calderone, è apparsa soddisfatta dell'insieme delle serate e spera che in futuro si possa continuare con qualche proiezione in più.
S. P.
 
 

Solo Libri.net, 22.7.2013
Un inverno italiano - Andrea Camilleri

Di speranze tradite parla Saverio Lodato nell’introduzione al libro di Andrea Camilleri “Un inverno italiano”, sottotitolato “Cronache con rabbia 2008-2009” (Milano, Chiarelettere, 2009). Il richiamo al pensiero di Sciascia, quello dell’Italia divenuta “un paese senza verità”, è eloquente in merito alle menzogne diffuse a vari livelli con la conseguenza delle mille opinioni che racchiudono il tutto e il contrario di tutto. Lo sdegno civile poggia sull’antiberlusconismo visto dall’angolazione del costume. Da qui la rubrica “Lo chef consiglia”, ospitata nel giornale “l’Unità” dal 20 novembre 2008 al 22 maggio 2009. Rispetto alla Linea della palma, Saverio Lodato non è proprio un intervistatore. Stavolta non pone domande, ma sinteticamente muove da calibrate riflessioni su fatti di attualità inerenti al periodo anzidetto. Sollecitazioni le sue che sono uno stimolo atto a provocare i punti di vista dello scrittore di Porto Empedocle.
In veste di opinionista, Camilleri si intrattiene con scaltra ironia nel commentare i fatti, nutrendoli con il gusto di frasi lapidarie e con il racconto di particolari episodi intessuti di storia vissuta o documentata con riferimento spesso alla sua Isola. Il libro, dopo una breve conversazione tra i due (“Notizie di giornata al ristorante virtuale dello chef siciliano”), che fa da ridanciana cornice, è suddiviso in sette capitoli, ciascuno dei quali comprende gli argomenti considerati nel mese di riferimento, unitamente all’indicazione del giorno. Ci si trova, dunque, dinanzi a un tracciato che caratterizza il Paese, prossimo al collasso. Fra i tanti mali da estirpare, è l’attaccamento alla poltrona, nonché la piaga del “cesarismo”, parola, riferisce il padre di Montalbano, così esplicitata dal Devoto-Oli:
“Sistema politico che esalta l’autorità di un monarca o genericamente di un capo supremo (dal latino Caesar)”
Dalle leggi “ad personam” al conflitto di interessi, dalla negazione dei diritti civili ai cosiddetti diversi, ostacolati in primo luogo dalla gerarchia ecclesiastica, al “Piccolo Cesare” che affronta soltanto problemi personali e proclama Bush uno tra i più grandi presidenti americani, si profila un contesto retrivo, in cui l’illusionismo assopisce l’autonoma costruzione d’una mente critica che muova dall’effettiva consistenza dei fatti. Ecco le domande su cui si sarebbe dovuto ragionare:
“Come sono combinati, in realtà, gli italiani? Che giorni ci aspettano? In questo duro inverno dobbiamo comportarci come la formica o la cicala?”.
Camilleri è profetico:
“Temo, però, che sia troppo tardi anche per le formiche risparmiatrici”.
Egli si mostra nostalgico del rigore morale, non nasconde gli errori della sinistra che producono “un gigantesco guasto di immagine” e riconosce in De Gasperi lo statista che, per aver difeso il principio di laicità, si trovò sbarrata la porta del Vaticano. Si potrebbe dire che questo libro fosse stato ideato e scritto “a futura memoria”. Leggerlo aiuta abbastanza al recupero di essa qualora il desolante biennio potesse slittare nell’oblio. Del resto, la lettura ha anche la finalità di non far dimenticare, di far sì che i tristi eventi, per quanto possibile, non si ripetano. A lettura ultimata resta la calda e mite immagine dell’uomo Camilleri che sta dalla parte dei più deboli e dei più poveri (dagli extracomunitari ai pensionati alle famiglie di cui una su tre massacrata dalla povertà…), mentre volge attenzione a una Chiesa da rinnovarsi, seguendo gli esempi del cardinale Tettamanzi. Egli, contrapponendo la forza della ragione alla ragione della forza o le parole autentiche a quelle false, resta un’autorevole voce di dissenso nello scenario omologante di una cultura bugiarda, perché staccata dalla quotidianità.
Federico Guastella
 
 

La Stampa, 23.7.2013
Gialli di ferragosto
Indagini rompicapo sotto il sole d’agosto
La raccolta di Sellerio

Sei racconti da spiaggia perché «la vita andava avanti lo stesso, spietata e inutile come quei giorni d’agosto». Dopo la raccolta dedicata al Capodanno, Sellerio ripropone il giallo su commissione.
Si parte con Camilleri e con il suo commissario Montalbano, che non hanno bisogno di presentazioni. Seguono il pisano Marco Malvaldi, che mette a dura prova l’intuito «vernacolare» degli avventori del BarLume per scoprire come è stato avvelenato un milionario russo in vacanza, e il vice-questore Rocco Schiavone (by Antonio Manzini), alle prese con una rapina in banca, a Ostia, che stava per trasformarsi in una strage. Chi guidava la Multipla che ha sfondato la vetrina dell’istituto di credito?
Da Roma si passa a Milano con Francesco Recami: nella casa di ringhiera è rimasto solo l’ex taxista De Angelis, 70 anni suonati e una Bmw Z3 parcheggiata nel cortile; ha piazzato la tv sul ballatoio, ma una ragazza in fuga sconvolge la sua serata a base di film in bianco e nero e birra gelata.
Chiudono il volume Gian Mauro Costa e il suo ispettore Baiamonte, che si divertono a prendere per i fondelli il culto dell’enogastronomia, e una chicca della spagnola Alicia Giménez-Bartlett: l’ispettrice della polizia di Barcellona Petra Delicado e Fermin Garzón, il suo braccio destro, devono gestire la patata bollente di un collega sospettato di aver assassinato la moglie.
 
 

Radio 24, 23.7.2013
Montalbano vince facile nell'estate TV senza idee
Le novità e le sperimentazioni nei palinsesti di luglio non convincono il pubblico

Continua la cavalcata vincente delle repliche de Il Commissario Montalbano su Rai1, campione d ascolti dell estate 2013, a dimostrazione che le novità e le sperimentazioni nei palinsesti di luglio non convincono il pubblico. Seconda posizione per il film di Canale 5 Una proposta per dire sì , che comunque ha raccolto metà telespettatori del commissario interpretato da Luca Zingaretti. Medaglia di bronzo per il telefilm tedesco di Rai2, Squadra Speciale Cobra 11, comunque molto al di sotto del 10%. Nella fascia di accesso alla prima serata le Teche Rai continuano a battere le papere di Canale 5.
 
 

Festival Internazionale Cinema di Frontiera, 24.7.2013

Montalbano dalla pagina allo schermo
Piazza Regina Margherita, Marzamemi (SR), ore 23.00
Con Alberto Sironi e un intervento in video con Andrea Camilleri
 
 

TGR Sicilia, 25.7.2013
Cinema di frontiera a Marzamemi
Intervista ad Alberto Sironi
Antonello Carbone


 
 

Ondaiblea, 25.7.2013
Cinema di Frontiera di Marzamemi. Alberto Sironi: «Gli attori siciliani il successo di Montalbano»
Questa sera omaggio a Roberto Andò, regista di Viva la libertà. Domani il ricordo di Franco Scaldati presentato da Pasquale Scimeca e la madrina del Festival Barbara Bobulova

Marzamemi (Pachino) – «Gli attori siciliani, per Montalbano, sono il sale della terra».
Lo ha affermato il regista Alberto Sironi, protagonista della serata di ieri dedicata a Montalbano dalla pagina allo schermo.
Il regista ha ricevuto un ricordo da parte del Comune di Pachino, consegnato dal sindaco Paolo Bonaiuto.
Sul palcoscenico assieme alla conduttrice Michela Giuffrida, il “padre” televisivo di Montalbano ha commentato le immagini della celebre fiction, proiettate sullo schermo di piazza Regina Margherita.
All’appuntamento erano presenti molti degli interpreti della fortunata serie TV che ha riscosso ampio consenso di pubblico e critica.
Dalle attrici Guia Jelo a Lucia Sardo (protagoniste di alcuni episodi), fino ad Angelo Russo, l’imbranato ed amatissimo agente Catarella.
Tutti attori siciliani che, come ha sottolineato Alberto Sironi, rappresentano la chiave del successo di Il Commissario Montalbano “che esiste perché esistono gli attori siciliani”.
Oltre agli attori siciliani, secondo Alberto Sironi, il vero grande protagonista della fiction è il paesaggio siciliano: “il mare, le spiagge, le strade, la campagna e i colori di questa splendida terra”.
“Vivo in Sicilia perché mi interessa la Sicilia” ha detto Guia Jelo. Poi, rivolgendosi al numeroso pubblico di piazza Regina Margherita ha aggiunto: “Mi interessate voi”.
Si è invece soffermata sulla qualità del prodotto “sano e buono” per usare le sue parole, l’attrice Lucia Sardo, che ha aggiunto: “Montalbano è una fiction ma è molto vicina al cinema”. Chiusura all’insegna della simpatia con Angelo Russo, che svelando “il segreto” della riuscita del suo personaggio ha affermato “Sono stato fortunato per la genetica - e citando Totò ha aggiunto - Da piccolo ho avuto la meningite e con la meningite o si rimane scemi o si muore, e io non sono morto!”.
[…] 
Marco Iannizzotto
 
 

AgrigentoWeb.it, 26.7.2013
Porto Empedocle, si inaugura la mostra di Sonia Giambrone

Domani pomeriggio alle 18 e 30 il sindaco di Porto Empedocle, on. Calogero Firetto inaugura la mostra di Sonia Giambrone “Le parole taliate” dedicata ai titoli delle principali opere letterarie di Andrea Camilleri. Due siciliani, Andrea Camilleri e Sonia Giambrone che “dialogano” in una silenziosa lontananza e si divertono a restituire l’essenza materiale degli uomini e delle cose. Sono in tutto venticinque le opere in esposizione, strutturate come altrettante copertine editoriali. Venticinque lavori che condensano ventitré titoli del celebre scrittore. Porto Empedocle omaggia così il suo cittadino più illustre.
La mostra, organizzata dal Comune in collaborazione con la Fondazione Andrea Camilleri e Studiovagante rimarrà aperta tutti i giorni, tranne i festivi, fino all’8 settembre, dalle ore 17.00 alle ore 21.00.
 

Il logo della mostra
Sonia Giambrone e il Sindaco Lillo Firetto all'inaugurazione della mostra
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 27.7.2013
Menfi e Vigàta, spiagge da delitto

Uno dice Ferragosto e immediatamente pensa al cartello: "chiuso per ferie". Ma per il crimine la vacanza non è contemplata: nemmeno quando il sole brucia, le città si spopolano, la noia impera. Neppure quando ciascuno farebbe volentieri a meno dei ruoli ufficiali, staccando la spina al cervello. Eccovi servito il filo conduttore che lega le storie del volume "Ferragosto in giallo" (Sellerio, 274 pagine, 14 euro), firmate da Giménez-Bartlett, Malvaldi, Mancini, Recami e dai siciliani Andrea Camilleri e Gian Mauro Costa. L'avamposto "giallo" della scuderia Sellerio; ne viene fuori un volume godibile, da consumare sotto l'ombrellone. A fare da cornice, nei racconti del padre del commissario Montalbano e del creatore dell'elettrotecnico-investigatore Enzo Baiamonte non a caso è la spiaggia: quella di Vigàta, nel primo caso, quella di Porto Palo (a Menfi) nel secondo. A turbare la quiete, la morte sospetta di un giovane, nelle pagine di Camilleri, rinvenuto dallo stesso Montalbano il giorno di Ferragosto; nel racconto di Costa, un attentato nel mondo dorato dell' industria vinicola isolana. Sembrerebbe a tutta prima una morte «solitaria e squallida»; potrebbe trattarsi di un'overdose. Ma agli occhi di Montalbano la faccenda del «morto nella coperta» non quadra: al setaccio del suo sguardo affiora qualcos'altro, che lo conduce all'amara verità. Baiamonte, in compagnia della sua adorata Rosa, si concede una vacanza lontano dal suo quartiere: dalle parti di Menfi, a godersi il mare pulito, le attenzioni della sua sartina. Ma la noia incombe minacciosa: quasi quasi Baiamonte invoca un evento per sfuggire alla routine. L'attentato ai danni di un noto enologo, camuffato da incidente, è per lui un invito a nozze. Perfetta la cornice del racconto: tra sollazzi amorosi e godurie gastronomiche, si arriva all'epilogo, dominato dall'epifania della lupa, uno sconvolgimento atmosferico preludio di delittuoso subbuglio.
Salvatore Ferlita
 
 

La Sicilia (Ragusa), 27.7.2013
L'intervista. Alberto Sironi, regista della fiction tratta dalle pagine di Andrea Camilleri, ospite del Cinema di Frontiera
«Nella mia Sicilia, il paesaggio ibleo uno dei personaggi di Montalbano»
L'Isola come set. «Le piazze barocche di Ragusa Ibla, Modica e Scicli sono meravigliose»

Vigata, Marinella, Montelusa. La penna di Andrea Camilleri ha dato nomi di fantasia ai luoghi del suo Comissario Montalbano, il romanzo saga sul burbero poliziotto siciliano che la fiction televisiva ha reso famoso. Luoghi di una Sicilia lontana nel tempo, quella dei ricordi del giovane Camilleri, che nel film hanno preso un'identità precisa: il Sud est dell'Isola, i paesaggi del Val di Noto e la provincia di Ragusa tutta, città barocche, mare e campagna. Il paesaggio ibleo è divenuto set privilegiato del film che è riuscito a coglierne la sua specifica e singolare bellezza.
Nel nome di Montalbano si sono spalancati gli anfratti più nascosti della provincia, le case rurali più tipiche e sono aumentati gli itinerari tematici legati ai luoghi del film. La casa del commissario a Marinella è l'ormai famosa villetta con veranda in riva al mare di Punta Secca. Il commissariato di Vigata invece si trova a Scicli, nella sede del Municipio e sempre a Scicli in Piazza Italia c'è il palazzo nobiliare sede del questore. Ragusa Ibla, soprattutto, è l'altro centro intensamente presente nella fiction: Piazza Duomo è la piazza principale di Vigata, e il circolo della Conversazione, S. Maria delle Scale e Piazza Pola con la trattoria La Rusticana, l'osteria preferita dal commissario. E poi il suggestivo castello di Donnafugata, che ha ospitato la casa del boss malavitoso Balduccio Sinagra. E ancora Modica con il suo Duomo e con gli esterni del teatro Garibaldi. E poi le splendide ville rurali come Villa Salina a Scoglitti e Villa Fegotto nei pressi di Chiaramonte Gulfi. E il litorale con la splendida Fornace del Pisciotto, detta "La Mannara" a Sampieri.
E proprio nell'estrema punta di questo Sud Est, nella suggestiva Marzamemi, Alberto Sironi, regista del Montalbano televisivo, ha parlato mercoledì scorso, sul palco del Festival del Cinema di Frontiera, del suo "Montalbano" e del suo intramontabile successo.
Parlare di un prodotto televisivo in un festival del cinema non accade spesso. Cosa ci vuole per realizzare un prodotto televisivo di qualità e quanto è importante per il suo successo che dietro ci sia una troupe di sapienti maestranze?
«Il successo di Montalbano è sicuramente dato dalla qualità del prodotto, nonostante sia destinato alla televisione. La preoccupazione principale è sempre stata quella di avere maestranze di livello altissimo. Ho sempre pensato che il buon cinema e la buona tv non debbano essere necessariamente diversi. Abbiamo spesso proiettato Montalbano al cinema senza problemi. Questo perché abbiamo sempre evitato la schematizzazione tipica di certa televisione. Non possiamo, ad esempio, fare solo primi piani perché il film viene fruito sul piccolo schermo. Io me ne sono ben guardato dal rinunciare al contesto del paesaggio per concentrarmi più sui personaggi o sui loro primi piani, altrimenti il rischio sarebbe stato quello di annoiare lo spettatore che anzi vuole vedere il suo eroe in azione nel contesto paesaggistico adeguato, mentre deve poterlo guardare negli occhi per capire cosa prova o cosa pensa».
E proprio a proposito di paesaggio, dal passaggio dal libro al film ci sono stati due "tradimenti" eclatanti. La scelta di Zingaretti, esteticamente lontano dal Montalbano di Camilleri, e la scelta delle location, quasi tutte in provincia di Ragusa, anziché di Agrigento. Una scelta che, anche per chi ha letto i libri di Camilleri, ha cambiato l'immaginario dei luoghi.
«Prima di tutto bisogna ricordare che il paesaggio di cui parla Camilleri è quello della sua giovinezza. Lui è andato via dalla Sicilia a vent'anni per tornarvi di tanto in tanto. Camilleri scrive delle storie di oggi ambientate nella Sicilia di ieri. Noi 15 anni fa siamo venuti nella parte più a Sud dell'isola, una parte dove già negli Anni 50 e 60 avevano girato grandi maestri del cinema, come Luigi Zampa e Pietro Germi, ambientandovi film famosi come "Anni difficili" e "Divorzio all'italiana". Qui abbiamo trovato un tipo di Sicilia barocca antica. E tutto è diventato paesaggio. E' diventato paesaggio un prato, una casa, una strada. La provincia iblea ci ha offerto una scenografia naturale, sia dal punto di vista paesaggistico che urbano. Le piazze barocche di Modica, Ragusa Ibla, Scicli sono meravigliose».
Ambientare Montalbano nella provincia iblea ha significato una rivoluzionaria promozione del territorio che ha visto incrementare notevolmente l'affluenza turistica nei suoi luoghi. Quant'è stato utile di contro per il successo televisivo avere scelto luoghi così suggestivi?
«I luoghi, gli ambienti, dipende molto da come li filmi, da come ti avvicini. Probabilmente c'è stato uno stupore, un amore nei confronti di questi luoghi che siamo riusciti a trasmettere e il paesaggio è talmente presente che è diventato uno dei personaggi del film. Nei suoi libri Camilleri non si dilunga a descrivere i paesaggi, però racconta delle storie che sono un po' sospese. Nei nostri film c'è poca gente, le strade sono svuotate dalle macchine. Un'operazione questa non facile da ottenere per i costi che comporta. Ma l'abbiamo voluto fare perché girare in queste piazze svuotate crea un effetto straniante che restituisce la sospensione e la magia delle pagine di Camilleri che non è naturalistica ma più astratta».
Cosa le è rimasto in tutti questi anni dei luoghi e delle situazioni che ha conosciuto?
«Ho amato tutti i luoghi. Mi è piaciuto che alcuni sindaci abbiano bloccato il traffico in alcune piazze e strade che noi avevamo chiuso quando giravamo e poi anche che alcuni luoghi siano stati salvati dal rischio di speculazione come nel caso della fornace di Sampieri dove abbiamo girato diverse volte. L'immagine di questa fornace dal mare è come l'immagine di una cattedrale, una cosa straordinaria che fa lo stesso effetto di un quadro di De Chirico. Li si voleva fare una speculazione che hanno bloccato con questa motivazione: "Luogo di cultura cinematografica" e questo ci ha fatto molto piacere. Il fatto poi che due luoghi come Marzamemi e Ragusa Ibla, che erano stati abbandonati da tutti, oggi siano stati rivalutati, divenendo luoghi di interesse turistico, mi ha colpito particolarmente».
Dopo tutti questi anni cosa ha imparato a conoscere della sicilianità?
«E' difficile dire che cosa sia la sicilianità. La cosa bella della Sicilia è che è un luogo misterioso nel quale quando vieni devi sempre ricominciare daccapo per capire cosa succede. Noi siamo stati accolti molto bene dalla gente che ci ha aperto le proprie case permettendoci di girarvi dentro. Non altrettanto bene siamo stati trattati dalla politica. Quello che poi mi piace della Sicilia, è questa forza che ha nel rimanere imperterrita di fronte alle tragedie e alle incurie. La Sicilia è sempre lì, ha una sua bellezza, una sua indifferenza nei confronti degli uomini che vi si agitano sopra. Investire nella cultura e nel turismo è la risposta giusta per tutto il nostro Paese. La cultura, la natura sono considerati dagli italiani come dei beni dati una volta per tutte. Ma non è così».
I numeri di Montalbano: 14 anni, 9 stagioni, 26 film. Cosa accadrà adesso?
«Gireremo altri 4 episodi l'anno prossimo. Negli ultimi anni abbiamo preferito girare ogni volta 4 episodi per volta, una scelta che permette a Luca Zingaretti e agli altri attori di non cadere nella routine dello stesso personaggio. Questa modalità di lavoro ci ha permesso di lavorare bene, di divertici e di arrabbiarci ogni volta non riusciamo a trovare le cose che volevamo. C'è ancora voglia di farlo bene questo mestiere. Quando non lo faremo più bene credo che smetteremo di farlo».
Rosita Nicastro
 
 
Le location
Quando la televisione diventa patrimonio dell'Umanità

Ci ha pensato pure mamma Rai a ridarci il nostro pane settimanale a base di commissario Montalbano, riproponendo il lunedì i superclassici fino al prossimo due settembre. Un'ulteriore occasione per rivedere, almeno in video, quello che ormai nel gergo turistico si chiamano i luoghi di Montalbano. Nell'episodio che andrà in onda lunedì prossimo, "Tocco d'artista" del 2001, si esalta la bellezza di Modica, per esempio, con un geniale esterno-notte del regista Alberto Sironi. La città della contea ospita anche la casa del medico legale dott. Pasquano, interpretato dall'attore modicano Marcello Perracchio.
E' uno strano destino quello che avvolge le incantevoli località barocche iblee (Scicli, Ibla, Modica su tutte) o del litorale ragusano, Sampieri, Donnalucata, Marina di Ragusa, fino a Punta Secca, la località che incarna la Marinella di Camilleri, che di certo non avevano bisogno di ulteriore cassa di risonanza, considerato che il barocco del Val di Noto è Patrimonio dell'Umanità per l'Unesco già dal 2002. Il travolgente successo della fiction, però, già dal 1999 ha fatto il resto. Ed ecco che la stanza del sindaco di Scicli, che nella fiction è la stanza del questore, attira turisti a ciclo continuo e contribuisce, col ticket previsto per la visita, a dare un sostegno alle casse comunali. Montalbano ha cambiato proprio la vita di Scicli che si è adeguata alla tradizione siciliana degli arancini, dopo il successo del romanzo, e della sia trasposizione filmica, "Gli arancini di Montalbano".
Ma il Montalbano televisivo, ha cambiato la vita anche dei suoi protagonisti. Prendi il caso del Castello di Donnafugata che nella fiction è la residenza del boss mafioso Sinagra, interpretato dal compianto attore catanese Ciccino Sineri: ed è proprio al castello che l'anno scorso Luca Zingaretti, smessi i panni del Commissario, ha festeggiato le nozze con la bella Luisa Ranieri.
Gianni Nicola Caracoglia
 
 
La storia. L'attore modicano, il medico legale in Montalbano, ha "ripescato" l'antico fagiolo sciclitano
E Perracchio volle il Cosaruciaro

Poco prima che il Comune di Pachino consegnasse il suo riconoscimento ad Alberto Sironi sul palcoscenico del Festival del Cinema di Frontiera, i produttori dell'Isola del gusto di Marzamemi hanno invitato il "papà" televisivo di Montalbano ad assaggiare le tipicità del territorio e, in particolare, il fagiolo Cosaruciaru, un cannellino che cresce solo a Scicli. Nulla di strano fin qui, la cortesia e l'ospitalità dei siciliani è nota, se non fosse che la storia più recente di questo fagiolo piccolo e dolce (da cui il nome) è legata a quella del Commissario più famoso d'Italia. «Durante le riprese del primo episodio - racconta Giovanni Parisi, vice presidente dell'associazione che raccoglie i dieci produttori del fagiolo Cosaruciaru di Scicli - l'attore modicano Marcello Perracchio (nella serie tv il dottor Pasquano, il medico legale, ndr) cercava i fagioli Cosaruciari. Ci raccontò che sua madre aveva una bottega dove i contadini portavano i loro fagioli per barattarli con generi alimentari. Adesso desiderava ritrovare questo fagiolo, un sapore che lo riportava alla sua infanzia». Il fatto è che, fatto salvo per i primi del 900, quando la coltivazione del Cosaruciaru aveva il suo peso nell'economia agricola locale, il fagiolo di Scicli è stato piano piano dimenticato. Le piantagioni, che un tempo correvano lungo l'argine del torrente Modica-Scicli, sono state sopraffatte dalle serre, e il fagiolo ha smesso di esistere. O almeno così sembrava…«Perracchio si è messo alla ricerca degli ultimi produttori di questo fagiolo - continua Parisi - ha coinvolto l'Ente sviluppo agricolo di Scicli e l'Assessorato regionale agricoltura finché sono sbucati fuori gli ultimi produttori, gli anziani del paese, e anche noi che lo coltivavamo solo per il nostro consumo». Da qui l'idea di rilanciare questa tipicità e, dopo un lungo iter, nel 2012 il fagiolo Cosaruciaru di Scicli è diventato Presidio Slow Food. «Per la presentazione a Palazzo Spadaro - continua Parisi - ha cucinato il noto chef Accursio Craparo, e finalmente Marcello Perracchio ha potuto riassaporare i Cosaruciari».
Il fagiolo di Scicli si può preparare in tanti modi: all'insalata d'estate, oppure secondo tradizione, con il sugo e le cotenne o, ancora, insieme alla pasta di grano duro fatta in casa. «Abbiamo scoperto - conclude Parisi - che grazie al suo sapore dolce lo si può abbinare anche alle cozze». Il Cosaruciaro non ha ancora trovato spazio sulla tavola di Montalbano, il quale, si sa, preferisce mangiare pesce; ma chissà che presto Adelina non impari a cucinare anche i fagioli.
Lavinia D'Agostino
 
 

Il Piccolo, 27.7.2013
Di Fulvio, che in Germania vende più di Dan Brown e fa rinascere il feuilleton

In Germania va più forte di Dan Brown. Il suo romanzo nuovo, intitolato “La ragazza che toccava il cielo”, ci ha messo solo tre giorni per arrivare in testa alle classifiche di vendita. E il bello è che Luca Di Fulvio, ormai, potrebbe tranquillamente considerarsi un autore made in Germany. Visto che i diritti dei suoi libri li detiene la casa editrice Bastei Lübbe. In Italia, Luca Di Fulvio, romano con un passato da attore, ha cambiato spesso casa editrice. Fino ad approdare a Rizzoli, che ha dimostrato di credere molto, dopo il successo della “Gang dei sogni” (Mondadori), nella sua “Ragazza che toccava il cielo” (pagg. 800, euro 16.90).
[…]
Lei non nasce scrittore...
«Ho iniziato facendo l’attore. Sono entrato all’Accademia d’arte drammatica senza il fuoco sacro. […]».
E la scrittura cosa c’entra con l’Accademia?
«Un professore di regia che mi affascinava molto. Perché si capiva dalle sue lezioni che la vera passione era la scrittura. Il suo nome? Andrea Camilleri. Allora, ovviamente, non era ancora famoso. Lavorava alla Rai come funzionario».
Un colpo di fulmine?
«Totale. Ricordo una versione dei “Giganti della montagna” di Pirandello con la sua regia. Era il 1977, Camilleri ci raccontava quello spettacolo come se l’autore fosse lui. Le sue sono state grandi lezioni di scrittura. Lì è nata la mia voglia di raccontare storie».
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Alessandro Mezzena Lona
 
 

Il Giunco, 30.7.2013
Notizie di Maremma
Sotto i castagni di Santa Fiora Andrea Camilleri parla della Costituzione

Santa Fiora – Si chiama “Diritti sotto i castagni” l’iniziativa voluta dal Forum cittadini del mondo per la terza edizione di “Raniero con noi”. Sottotitolo tutti insieme per la costituzione, il lavoro e i diritti. L’iniziativa, che prevede dibattiti, cultura, spettacoli e musica, si aprirà il 9 agosto e andrà avanti sino all’11. L’evento clou si intitola “Giù le mani dalla costituzione” e si svolgerà domenica 11 a Piana del Riccio in località Marroneto, con la presenza dello scrittore Siciliano Andrea Camilleri.
Programma:
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Domenica 11 agosto alle 11 Giù le mani dalla costituzione! – Intervista a Andrea Camilleri
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ASCA, 30.7.2013
Tv/ascolti: Rai, Montalbano stravince il prime time (share 23,91%)

Roma - Continua inarrestabile il successo della fiction ''il commissario Montalbano'' trasmessa su Rai1 ieri, lunedi' 29 luglio, che ha stravinto il prime time avendo ottenuto 5 milioni 125 mila spettatori e uno share del 23.91.
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Corriere Adriatico, 30.7.2013
Cesare Bocci: “Sono fiero di essere marchigiano”

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E Montalbano? Non si sente stretto dentro un personaggio che rischia di etichettarlo per sempre?
“Assolutamente. Dico una cosa: quando le cose sono belle generano ricchezza e lavoro, proprio come Sirolo. La fiction su Montalbano (e sul commissario Augello, ndr) è venduta in 62 paesi del mondo. Così come l’altra sera a Sirolo ho sentito parlare almeno 10 lingue diverse. Segno che piace. Ne giriamo alcuni episodi ogni due anni. In totale sono stati 26 in 15 anni di storia. E non stancano mai”.
Roberto Senigalliesi
 
 

 


 
Last modified Sunday, September, 08, 2013