home page




RASSEGNA STAMPA

LUGLIO 2018

 
L'Arena, 1.7.2018
La classifica dei libri. Saldamente in testa "Il metodo Catalanotti", nuovo Montalbano dello scrittore siciliano
Dopo Camilleri ecco un giallo irlandese
Al posto d'onore "Una lettera d'amore" di Lucinda Riley. "Hippie", il '68 di Paulo Coelho

CLIC. Andrea Camilleri stellare. All'indagine del commissario su di un omicidio si intreccia quella dello scrittore girgentano sulla psiche del suo personaggio, Montalbano, ormai vicino alla vecchiaia. Titolo "Il metodo Catalanotti" (Sellerio), protagonista un usuraio che ormai, però, non può più far danni perché trovato stecchito e pure con l'abito buono.
Solo che il fatto che ci interessa di più in questo denso, felicissimo romanzo con i colori passionali del tramonto e la malinconia di una spiaggia a fine estate, non è più sapere come terminerà l'indagine e chi è l'assassino. Ma come finirà la storia tra Montalbano e l'eterna fidanzata Livia. Perché questa volta non è una delle solite "sciarratine" telefoniche, ci sono piuttosto stanchezza, indifferenza, silenzi. E quando lei, estenuata, prende atto della fine della storia e, davanti al mutismo di lui, gli chiede se non ha niente da dire e la risposta e solo "no". Il ricevitore fa finalmente "clic".
[...]
Alessandra Milanese
 
 

Pianetadonna, 2.7.2018
Libri gialli per l'Estate 2018: thriller e noir da leggere sotto l'ombrellone
I libri gialli più belli dell'Estate 2018, scopri i titoli di thriller e noir che ti terranno compagnia mentre sei in vacanza

Libri Gialli Estate 2018
Il colore dell'estate? Da sempre è il giallo. Giallo come il colore del sole. Gialla come la sfumatura che ogni brand estivo ha nel proprio logo. Giallo è anche il genere letterario che nel periodo più caldo dell'anno sembra andare per la maggiore. Il motivo a ben pensarci è molto semplice. Un libro giallo accende il cervello e richiede un determinato tempo per il ragionamento. Inoltre un libro che ti coinvolge (e i libri gialli lo fanno) non può essere letto nella durata di un viaggio in metro, per poi essere riposto in zaini e borse per otto ore e ritirato fuori all'uscita. E se la matassa si iniziasse a dipanare proprio mentre siete sotto l'ufficio? No. Per leggere un giallo serve tempo e un weekend al mare o un paio di settimane di ferie sono davvero il momento giusto per iniziare a farlo. C'è chi ha già una sua libreria dei gialli, chi ha piccole fisse come i libri di Alicia Giménez Bartlett su Petra Delicado o quelli di Fred Vargas su Adamsberg, ma il mondo dei gialli è ancora tutto da esplorare.
Quella che segue è una nostra personalissima classifica dei titoli (recenti e meno) che - secondo noi di PianetaDonna - dovreste leggere almeno una volta e aggiungere alla vostra lista di libri per l'estate. Ovviamente sotto l'ombrellone.
[...]
Il metodo Catalanotti, Andrea Camilleri – Sellerio
Questo titolo ha una funzione metonimica. Citiamo lui (l'ultimo in ordine di tempo) per citarli tutti.
Il maestro del giallo italiano non può di certo restare fuori dai consigli di lettura estiva sul genere. Camilleri da sempre divide. Piace o non piace, ma non lascia di certo indifferenti. E le quasi trecento pagine che vi separano dalla soluzione di questo giallo vi lasceranno sospesi a galleggiare nello spazio – tempo, tanto che qualcuno dovrà venire a ricordarvi che è estate e che un bagno o un briciolo di vita sociale potreste anche concedervelo.
[...]
Federico Vergari
 
 

Granma, 4.7.2018
Camilleri -Montalbano
Al punto di compiere 93 anni, Andrea Camilleri continua a dare battaglia, che nel suo caso si traduce con nuove opere letterarie.

Roma.– Al punto di compiere 93 anni, Andrea Camilleri continua a dare battaglia, che nel suo caso si traduce con nuove opere letterarie.
La più recente, /Il metodo Catalanotti/ (Editrice Sellerio) in solo due settimane si è situata in cima alla lista dei libri più richiesti dai lettori italiani in giugno.
La ragione del successo è evidente: Camilleri sostiene in vita uno dei più popolari personaggi installati nell’immaginario popolare italiano, il commissario Salvo Montalbano, la cui figura ha conquistato grazie alla televisione anche i cubani.
In quest’opera, l’ineffabile donnaiolo Mimi Augello, il secondo del commissario, mentre fugge da un marito ingannato, scopre un cadavere al piano inferiore di dove abita una sua amante occasionale.
La vittima è Carmelo Catalanotti, uomo di teatro dilettante e usuraio, che sottopone gli attori a un regime titanico basato in un’aberrante concetto della psicoanalisi per realizzare l’obiettivo dei suoi sogni di scena.
Il critico Salvatore Silvano Nigro ha segnalato la presenza di un «commissario sottilmente malinconico, che riflette la sua passione per il teatro e la nostalgia degli anni giovanili».
Il romanzo si legge con passione per l’intensità dell’intrigo, ma Camilleri non fa concessioni nella costruzione narrativa. È letteratura pura e dura, senza artifici né fili sciolti.
Vale la pena parlare del metodo di Camilleri:«Prima d’immergermi nelle storie di Montalbano mi son domandato, sarò capace di scrivere un romanzo cominciando dal primo capitolo e seguendo il filo senza salti di tempo nè di logica, e arrivare all’ultimo? Mi sono risposto che forse lo ero, se riuscivo ad addentrarmi in una struttura narrativa abbastanza solida».
I romanzi di Montalbano sono giunti al pubblico nel 1994 quando l’autore aveva già una notevole esperienza letteraria.
Per dieci anni ha scritto sceneggiature per la televisione ed ha adattato a questo mezzo molte opere teatrali; l’impulso creativo lo ha poi portato al romanzo.
Il primo di questi /Il corso delle cose/ (1978) presentò uno sguardo ironico sulla realtà siciliana.
Camilleri è nato in quest’isola ed ha girato per tutta la vita attorno a questa porzione del territorio italiano.
Nel romanzo racconta quello che succede a Vito, un incallito scapolone che occupa il suo tempo dando da mangiare alle sue galline e corteggiando le vicine, fino al giorno in cui scopre che i suoi polli sono stati massacrati senza pietà…
Vigata appare allora e si conferma come scenario delle sue storie.
Una piccola villa che non esiste ma che somiglia a molte altre reali presenti nella geografia siciliana, come Marina de Ragusa o Donnalucata. Una Vigata che si mostra tradizionale e un tanto atavica in/La stagione di caccia /(1992), un latro romanzo di grande successo della tappa precedente l’apparizione di Montalbano.
«Il commissario –ha detto lo scrittore doveva essere un uomo intelligente, fedele alla sua parola, nemico degli eroismi inutili, colto, buon lettore, che ragionasse tranquillamente, senza pregiudizi.
Un uomo che si potesse invitare tranquillamente a una cena in famiglia.
Un uomo che quando voleva capire una cosa la capiva, come ho scritto già nel primo libro. Avevo pensato a due nomi: Cecè Collura e Salvo Montalbano, tutti e due molto comuni in Sicilia.Ho scelto Montalbano come ringraziamento a Manuel Vázquez Montalbán».
Indubbiamente lo scrittore spagnolo di romanzi polizieschi influenza notevolmente l’opera di Camilleri. Altre presenze tangibili sono quelle di Leonardo Sascia e Ítalo Calvino.
Il primo romanzo con Montalbano come protagonista è stato /La forma dell’acqua/, nel quale il detective dipana la trama politica e sessuale occultata dietro la morte di un uomo pubblico che viene trovato nudo in un punto periferico dove pullulano la prostituzione e il traffico di droga.
Da allora Camilleri ha pubblicato nientemeno che 25 romanzi includendo /Il metodo Catalanotti/, e sei raccolte di racconti con il personaggio in primo piano.
Salvo Montalbano è passato dal libro allo schermo nel 1999 e sono già 32 gli episodi distribuiti in 12 stagioni. Più di 20 paesi hanno trasmesso i filmati prodotti dalla Rai.
Allo scrittore piace soprattutto l’interpretazione dl personaggio: «Il commissario della fiction riflette abbastanza fedelmente il commissario de miei libri».
Tra l’interprete, Luca Zingaretti, e Andrea Camilleri si è formata una grande amicizia e un’espressione recente si è vista in un teatro della città di Siracusa.
Lo scrittore ha recitato a memoria il suo testo /Conversazione con Tiresia/, nel quale allude alla lucidità con cui ha superato la perdita progressiva della vista. In prima fila c’era Zingaretti che ha fatto una parentesi nel rodaggio di due nuovi episodi della serie, che vedremo nel 2019.
Pedro de la Hoz
 
 

La Repubblica, 4.7.2018
Michele Riondino “A Venezia facevo le file adesso come padrino combatto gli abusi”
Dopo il successo del "Giovane Montalbano" e il Primo maggio a Taranto il 29 agosto l'attore terrà il discorso di apertura della Mostra del Cinema
Roma. «Ho vissuto la Mostra di Venezia da spettatore e allievo di teatro, squattrinato, centellinando i film da vedere, la fila per la sala per me era una cerimonia».
Michele Riondino, 38enne attore cresciuto a teatro e nel cinema d'autore, sarà il padrino dell'edizione che s'apre il 29 agosto. Il rito della fila è proseguito anche dopo la popolarità del suo Giovane Montalbano. «Una volta alla Mostra mi hanno fermato perché avevo preso il pass di un mio amico. Mentre ero lì, tra la gente della security, la gente si fermava per farsi le foto con me, imbarazzante. Ma non ci sono attori che tengano…».
Sono stati imparziali. Bene, no?
«Qui entra in gioco il Montalbano che è in me: bene, ma non esageriamo ragazzi…».
E quanto c'è ancora di Montalbano in lei?
«È rimasta l'ombra di un personaggio che ho amato e l'incredibile incontro pirandelliano con l'autore che lo ha creato. Il regalo più bello nella mia vita professionale è stato il confronto con Andrea Camilleri».
Sarà ancora il giovane Montalbano?
«Al momento non è previsto.
Girano quello tradizionale.
Bisognerà poi aspettare una storia di Camilleri. Ma anche La mossa del cavallo è stata una bella esperienza, i romanzi storici di Andrea vanno raccontati al cinema».
[…]
Arianna Finos
 
 

La Repubblica, 4.7.2018
Petros Markaris “Così i disperati in fuga pagano gli errori commessi dall’Europa”

Una nuova avventura per Kostas Charitos. Petros Markaris, il giallista greco definito dalla critica il "Camilleri greco", sarà al Flower di piazzale Michelangelo per parlare dei suoi libri e in particolare de L'assassinio di un immortale. Dalle rotte dei migranti alle indagini del commissario Charitos, pubblicato in Italia da La nave di Teseo.
[…]
Tornando alla letteratura, come vive il paragone con Camilleri?
«Ne sono molto felice: Camilleri è un mio grande amico».
E quello, altrettanto frequente, col grande Simenon?
«Vede, io non capisco tutta questa necessità da parte dei critici e dei giornalisti di trovare dei nessi, dei paragoni. Sicuramente esistono delle caratteristiche comuni fra il mio Charitos, Montalbano, Maigret o Pepe Carvalho, ma rimangono tutti personaggi a se stanti».
[…]
Gaia Rau
 
 

Repubblica Tv, 7.7.2018
Andrea Camilleri: ''Il mio ultimo Montalbano, così perdutamente innamorato''



Lo scrittore spiega perché, nel suo ultimo libro Il metodo Catalanotti (Sellerio), torna alla sua antica passione del teatro. E perché gli piace spiazzare Montalbano, che appare spaesato come non l’abbiamo mai visto: sia per il gioco di specchi tra vita e palcoscenico, sia per l’amore acceso dalla bella Antonia. Per lei Montalbano è disposto a fare quello che non aveva mai fatto per la fidanzata Livia. «Sono le ultime cartucce. Montalbano si innamora follemente proprio perché sa che quella è l’ultima volta che può provare un sentimento simile. Si dice che il primo amore non si scorda mai. Ma vale anche per l’ultimo».

Andrea Camilleri: ''Come italiano, sento di aver fallito''



"Salvini è un uomo di terra, non conosce il mare. Se lo conoscesse, avrebbe più rispetto di coloro che sono costretti a imbarcarsi su gommoni destinati a naufragio sicuro". "Il consenso degli italiani alle posizioni più estremiste rivela il nostro lato peggiore, a cominciare dal razzismo". "A novantatre anni, a un passo dalla morte, mi trovo a lasciare in eredità ai nipoti un paese che non mi aspettavo di lasciare. E per questa ragione sento di aver fallito come cittadino italiano". Lo scrittore siciliano parla dell'attuale situazione politica e sociale

Intervista di Simonetta Fiori
riprese di Alberto Mascia e Maurizio Tafuro
montaggio di Elena Rosiello

 
 

La Repubblica, 7.7.2018
Camilleri: "C’è un brutto consenso per le tesi estremiste di Salvini che mi ricorda quello del 1937"
“Ma ci si rende conto dela gravità di un ministro dell'Interno che minaccia uno scrittore come Saviano di levargli la scorta? Parole mafiose”
“Condivido tutte le preoccupazioni del mio ultimo Montalbano. Non avrei mai voluto vedere il Vaffaday al governo. E il razzismo che riaffiora contro i migranti”. E di Salvini contro Saviano: “Parole mafiose”

«Leonardo Sciascia raccontava che, alla vigilia dell’avvento del fascismo, chiesero a un contadino cieco come vedesse il futuro. E il contadino rispose: cu tutto che sugnu orbo, la viu nivora. Con tutto che sono cieco, la vedo nera. Ecco, la stessa cosa potrei dire io oggi». In un afoso pomeriggio di luglio, Andrea Camilleri soppesa le parole, come se gli facesse fatica farle andare. Ormai percepisce solo ombre e incede a passo lento, ma la sua energia vitale è contagiosa. «Sa cosa mi dispiace? Io non soffro per niente dell'umor nero del tramonto, come lo chiamava Alfieri. Non ho rimpianti per il passato. Però questo è davvero un brutto passaggio nella storia italiana che temo non abbia paragoni con altri periodi». Anche nel suo ultimo Montalbano, appena uscito in libreria, s'addensano minacciose le nubi dell'attualità (Il metodo Catalanotti, Sellerio). Un romanzo singolare per l'ambientazione teatrale, per l'eccentricità della vittima che coniuga arte e sadismo e per lo sperdimento amoroso del commissario, disposto a tutto per la bella Antonia, anche a quello che non aveva mai fatto per la fidanzata Livia. E singolare anche per il presagio di tempesta politica. La possibilità che "il partito del Vaffaday" prenda il timone dell'Italia viene accolta dal commissario come "un incubo". E nella nota finale, appuntata dopo la stesura del romanzo, lo scrittore registra che «quell'incubo è diventato realtà».
Viviamo in un incubo, Camilleri?
«Sì, sottoscrivo tutte le preoccupazioni di Montalbano. Neanche io avrei mai voluto vedere il movimento del Vaffaday al governo del paese. Ed è facile immaginare cosa io pensi dell'attuale politica verso i migranti, avendone raccontato tutta la disperazione in libri precedenti. Sono persone che scappano dalle guerre o che cercano lavoro altrove. E non capisco la suddivisione che viene fatta in Europa tra una condizione e l'altra: io non vedo alcuna differenza. Credo che continuare a giocare sulla paura dell'altro sia un gioco pericolosissimo. Chi semina vento finisce con raccogliere tempesta. E oggi si sta seminando troppo vento».
Lei ha una memoria storica lunga quasi un secolo. Ha vissuto il fascismo, la rinascita nel dopoguerra, la trasformazione da paese contadino a paese industriale. Che cos'è l'Italia di oggi?
«Un paese che torna indietro, come i gamberi. È come se avesse cominciato a procedere in senso inverso, smarrendo le importanti conquiste sociali che aveva realizzato in passato. Se devo essere sincero, io non riconosco più gli italiani. Non li riconosco quando plaudono ai porti chiusi. E non li riconosco nel loro acconsentire a minacce, pressioni, modi di fare e pensare che non ci appartengono. Qualche volta mi domando se Salvini sia un essere umano o un marziano. Ma ci si rende conto della gravità di un ministro dell'Interno che minaccia uno scrittore sotto scorta come Saviano di levargli la tutela dello Stato? Parole mafiose indegne della carica che ricopre. Eppure tutto scivola nel dimenticatoio in un attimo. Ma cosa stiamo diventando? Io vorrei che tutti ci mettessimo una mano sulla coscienza».
Ma avverte un'assonanza con qualcosa che ha già vissuto in passato? O è una fase completamente nuova?
«Guardi, non voglio fare paragoni ma intorno alle posizioni estremiste di Salvini avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini. Ed è un brutto consenso perché fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto».
Quale?
«Prima di tutto il razzismo. Noi ci siamo riparati dietro l'immagine stereotipata di "italiani brava gente", ma non è sempre stato così, specie nell'Africa Orientale. Su questo preferisco sorvolare. Però ricordo ancora le scritte che mi accoglievano a Torino negli anni Sessanta quando andavo a lavorare nella sede Rai: "Non si affittano case ai meridionali"».
Come spiega questo fondo razzista che permane nelle viscere della società italiana? Non abbiamo fatto i conti fino in fondo con il fascismo? L'abbiamo banalizzato?
«Sì, è così. Subito dopo la Liberazione il grande giornalista Herbert Matthews scrisse sul "Mercurio" un articolo che ricordo ancora a memoria, "Non l'avete ucciso". Cari italiani - diceva - voi forse pensate che avendo appeso Mussolini per i piedi avete distrutto il fascismo. Ma il fascismo non si distrugge così: è un bacillo mutante che può prendere forme diverse. E ci vorranno decine e decine di anni prima che riusciate a liberarvi completamente dall'infezione. All'epoca pensai: ma questo è pazzo! Oggi devo riconoscere che aveva visto giusto. Il virus è mutante. E noi non abbiamo voluto liberarcene fino in fondo».
Lei è uno scrittore, attento quindi alle parole. E la lingua rivela molto di un ceto politico. Il nostro ministro dell'Interno ha usato il termine "pacchia" riferito ai migranti che sbarcano in Italia.
«Salvini è un uomo di terra, non conosce il mare. Se lo conoscesse, avrebbe più rispetto di coloro che sono costretti a imbarcarsi su gommoni destinati a naufragio sicuro: persone che, alla vita che vivono, preferiscono il rischio di morte. E lui che parla tanto dei suoi bambini non prova nulla davanti ai cadaveri che galleggiano in mare? Non sono bambini come gli altri? O cosa sono? Sono futuri delinquenti, ha detto una volta. Dio o chi ne fa le veci gli perdoni queste parole».
La parola padre ritorna spesso nel discorso pubblico. Anche il premier Conte s'è definito pater familias dello Stato. Come se gli italiani fossero un popolo immaturo, in cerca di un tutore piuttosto che di una classe politica all'altezza del compito.
«Ma certo! Il premier s'è presentato come "l'avvocato difensore degli italiani". E sotto la sua dichiarazione è comparsa la scritta "... e ne chiederò subito la semiinfermità mentale"».
Ma come ci siamo ritrovati in questa situazione? L'Italia di Salvini e del Vaffaday non è calata dall'alto all'improvviso.
«La domanda dobbiamo farcela e assumerci anche le nostre responsabilità. Una delle mie più grosse pene è proprio questa: a novantatré anni, a un passo dalla morte, mi trovo a lasciare a nipoti e pronipoti un'Italia che non mi aspettavo di lasciare in eredità. I miei uomini politici si chiamavano De Gasperi, Togliatti, Nenni, Sforza. Avevano un preciso concetto dello Stato e di quello che si poteva fare del paese. Abbiamo ricostruito l'Italia, ora la stiamo risfasciando. Per questa ragione sento di aver fallito come cittadino italiano. E mi pesa molto».
Posso chiederle perché il suo ultimo Montalbano perde la testa per amore come mai era accaduto prima?
«Sono le cartucce finali. Montalbano s'innamora follemente proprio perché sa che questa è l'ultima volta che può provare un sentimento simile. Credo che l'ultimo amore di un uomo abbia la stessa intensità del primo. O forse di più».
E lei che da settantanni vive con la sua amata moglie Rosetta come lo giudica?
«Un po' lo compiango. E un po' lo invidio».
Simonetta Fiori
 
 

Il Giornale, 8.7.2018
Camilleri contro Salvini: "Attorno a lui stesso consenso che sentivo per Mussolini"
Lo scrittore siciliano ha parlato di governo e immigrazione. E su Salvini ha detto: "Continuare a giocare sulla paura dell’altro è pericoloso"

"Non voglio fare paragoni, ma intorno alle posizioni estremiste di Salvini avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini".
Andrea Camilleri, il papà del commissario Montalbano, ora lancia l'allarme. "È un brutto consenso perché fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto. Prima di tutto il razzismo. Noi ci siamo riparati dietro l'immagine stereotipata di 'italiani brava gente', ma non è sempre stato così", ha continuato lo scrittore siciliano.
L'immigrazione
Camilleri ha parlato di immigrazione e attacca il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. "Non è un uomo di mare - ha affermato lo scrittore -. Ne avrebbe più rispetto se conoscesse il mare di coloro che sono costretti ad imbarcarsi su gommoni destinati a naufragio sicuro. Non mi piace come si sta gestendo questa emergenza. Continuare a giocare sulla paura dell’altro è pericoloso".
L'Italia
In una lunga intervista a Repubblica, Camilleri ha ragionato sulla situazione politica attuale. Lo scrittore ha definito l'Italia di oggi "un paese che torna indietro, come i gamberi. È come se avesse cominciato a procedere in senso inverso, smarrendo le importanti conquiste sociali che aveva realizzato in passato. Se devo essere sincero, io non riconosco più gli italiani".
"Una delle mie più grosse pene è proprio questa: a 93 anni, a un passo dalla morte, mi trovo a lasciare a nipoti e pronipoti un'Italia che non mi aspettavo di lasciare in eredità. I miei uomini politici si chiamavano De Gasperi, Togliatti, Nenni, Sforza. Avevano un preciso concetto dello Stato e di quello che si poteva fare del paese. Abbiamo ricostruito l'Italia, ora la stiamo risfasciando. Per questa ragione sento di aver fallito come cittadino italiano. E mi pesa molto", ha concluso Camilleri.
Giorgia Baroncini
 
 

ANSA, 8.7.2018
Salvini risponde a Camilleri: "I suoi libri mi piacciono, i suoi insulti non tanto"
Il ministro dell'Interno ha risposto con un piccato tweet alle dichiarazioni che il "padre" del commissario Montalbano aveva rilasciato su di lui

"Eccolo! I suoi libri mi piacciono parecchio, i suoi insulti non tanto", lo scrive il vicepremier Matteo Salvini polemizzando a distanza con lo scrittore Andrea Camilleri. In una intervista pubblicata oggi da Repubblica, il 'padre' del commissario Montalbano, ha detto che le posizioni di Salvini gli ricordano gli anni del fascismo, e che quelle di Salvini contro Saviano sono "parole mafiose".
"Non voglio fare paragoni - ha osservato Camilleri - ma intorno alle posizioni estremiste di Salvini avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini. Ed è un brutto consenso perché fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto", il razzismo".
 
 

Agorà24, 8.7.2018
Lega, Salvini: “A Mattarella diro’ che a decidere sono italiani con voto. Nessuno usi la giustizia per fare politica”

[…]
Cosi’ Matteo Salvini, ministro dell’Interno, dal palco di Adro (Brescia), prima di affondare il colpo su Camilleri. “Vedo Montalbano ma penso che Camilleri sia stato vittima di un colpo di caldo – ha commentato Salvini sull’uscita dello scrittore che lo ha paragonato a Mussolini -. Noi i soldi useremo soldi per scuole e case in Africa e non per tenerli schiavi di chi li fa lavorare a due euro all’ora una volta sbarcati”.
[…]
 
 

Jobsnews.it, 8.7.2018
Salvini lancia la fase due della Fortezza Italia, contro ogni nave che salvi i migranti. Camilleri argomenta sul consenso al fascismo, e per il segretario leghista è un insulto. Intanto nel Pd dibattito surreale sul congresso

[…]
Camilleri analizza il consenso al fascismo e costruisce un’analogia col presente. Per Salvini sono insulti
“Eccolo! I suoi libri mi piacciono parecchio, i suoi insulti non tanto”: Matteo Salvini non perde l’occasione per rispondere su twitter a distanza allo scrittore Andrea Camilleri che in un’intervista pubblicata oggi su Repubblica, ha detto che le posizioni di Salvini gli ricordano gli anni del fascismo, e che quelle di Salvini contro Saviano sono “parole mafiose”. “Intorno alle posizioni estremiste di Salvini – ha detto Camilleri – avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini. Ed è un brutto consenso perché fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto”. Ora, è evidente che quella di Camilleri è un’analisi della conduzione del ministero dell’Interno in era Salvini, non un insulto. E se in quest’analisi Camilleri non può far altro che rammentare il 1937, perché lui c’era ed è stato testimone diretto del consenso di massa al fascismo, il ministro dell’Interno, che evidentemente conosce poco la storia d’Italia, non può pensare che quelli di Camilleri siano argomenti da bar padano, e dunque insulti. Fior di storici da Renzo De Felice a Claudio Pavone (e come non ricordare qui il libro che Hannah Arendt dedicò a Eichmann, la Banalità del male?) hanno descritto le strategie dell’epoca che il fascismo utilizzò per ottenere il consenso di massa, a partire, ad esempio, dalla riforma Gentile della scuola pubblica. E Camilleri si limita a rammentare all’opinione pubblica italiana che il consenso in sé non rende più democratico ciò che democratico pare proprio non essere. Salvini risponda su questo a Camilleri, invece di nascondersi dietro insulti inesistenti.
[…]
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 10.7.2018
La guida del buon soldato raccontava i siciliani “Gelosi, usano il coltello”

Per tutti noi, lo sbarco degli anglo-americani del '43 è una foto. Quella di Capa con il soldato americano che sebbene accosciato ha la stessa altezza del pecoraio che, munito di una lunga pertica, gli indica la direzione. È una fotografia emblema, forse costruita, ma che mette didascalicamente a confronto il volto arcaico della Sicilia, e la modernità che si presenta da Napoleone in poi, con la guerra. Berretto di lana contro elmetto, scarpe di stoffa e pelle contro gli stivali. Segue attento l'indicazione il bravo ragazzo americano dalle mani lunghe ben curate, al polso un braccialetto, la camicia ben stirata, i polsini abbottonati.
Sullo sfondo terra bruciata marezzata, cespugli, e più in là un filare d'alberi che si va ingrossando, quasi un bosco polveroso. L'erba secchissima di quella calda estate emana polvere. Tutta la foto emana caldo e polvere.
The soldier è forse un italo americano, di quelli che hanno imparato dal padre a bere il caffè con una scorza di limone o forse è un diligente soldier che ha studiato il manuale che l'esercito gli ha dato. Eisenhower ne fece stampare un numero sufficiente per i 450 mila che sarebbero sbarcati in Sicilia: Soldier's Guide to Sicily.
Sellerio l'ha ripubblicato in italiano, anni addietro.
Andrea Camilleri ne scrive una spassosa ma anche irata premessa: "Il Motto del buon soldato". Perché trova la Guida perfettamente inutile, piena com'è di stereotipi, omissioni vistose, pregiudizi da cavalleria rusticana. Recita la Guida: «Il siciliano è ancora tuttavia noto per l'estrema gelosia nei confronti delle sue donne e in un momento di eccesso fa ancora ricorso al coltello».
Una guida che verosimilmente non è stata mai utilizzata, dal momento che i reparti d'assalto erano composti soprattutto dai figli o nipoti di siciliani emigrati che la Sicilia la conoscevano benissimo e parlavano il dialetto. La Guida fa molte riserve sui servizi igienici, sull'acqua, intimando di bere solo quella distribuita dall'esercito. E Camilleri qui si arrabbia proprio rilevando che allora appare inspiegabile come nel frattempo bevendo quell'acqua i siciliani e i tedeschi siano rimasti in vita.
Va bene dire che i siciliani sono mitridatizzati ma nel caso dei tedeschi non si capirebbe come essi abbiano potuto sopravvivere ad anni di acqua siciliana.
Un capitolo è dedicato all'igiene e alla salute e si mette in guardia dalla malaria, dalla febbre di pappataci, dalla dissenteria (se ne dà la colpa alle mosche. Da qui il motto, dice Camilleri, del buon soldato che è "schiaccia quella mosca"), dalle malattie veneree, dal tifo. Ma con una buona igiene, ci rassicura la Guida, il buon soldato sopravvivrà.
Nonostante gli strafalcioni e gli errori, sono d'accordo con Maurizio Barbato che vi legge il proposito di non far apparire nemica la Sicilia a chi vi sbarca. Invece Camilleri legge negli strafalcioni la malcelata valutazione orgogliosa e colonialistica che gli alti comandi davano del loro compito. Che non era solo quello di combattere il nazifascismo, ma di portare la loro idea di civiltà nei territori liberati. Ma Guerra e Civiltà – dice - sono parole di segno opposto. Metterle allora sullo stesso piano fu un errore soprattutto politico, errore del quale gli USA non si sono mai voluti emendare.
Parole grosse che riguardano non solo gli americani, se è vero che all'inizio c'è la Grande Armée. Ma è un grande tema. Può la guerra, possono gli eserciti esportare la civiltà o imporre la civiltà?
[…]
Piero Violante
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 10.7.2018
La suggestione in un libro “Umberto II volle una resistenza morbida”

Da un libro arriva un'ipotesi interessante sullo sbarco degli Alleati in Sicilia: il principe Umberto II, allora comandante militare delle armate nel Sud, avrebbe lavorato per una "resistenza morbida" contro gli angloamericani. Si legge anche questo nei "Corsari del Terzo Reich e i segreti di Husky" del giornalista Calogero Conigliaro, per la casa editrice "Leg" di Gorizia, con un contributo di Andrea Camilleri.
La storia viene vista da Porto Empedocle, dove subito dopo lo sbarco del luglio del 1943 furono sabotate le batterie antiaeree e antisbarco, come successe nello stesso periodo anche ad Augusta.
«Fonti provenienti dall'Ufficio storico della Marina, da quello dell'Esercito e documenti segreti degli archivi militari americani, con l'aggiunta di importanti testimonianze, hanno per la prima volta fatto luce su questo accadimento storico che contribuì alla decisione tedesca di invadere la Penisola», si legge nel libro.
Ci sono strategie di guerra e calcoli politici che si compiono a Roma. C'è Porto Empedocle sotto i bombardamenti, in cui un giovanissimo Camilleri seguiva la famiglia in campagna per evitare di morire. Ma soprattutto emerge un ruolo-chiave di Umberto, figlio del re Vittorio Emanuele III, arrivato nell'Agrigentino poco prima dello sbarco: «Secondo alcune precise testimonianze, è emerso un possibile ruolo del principe mirato a evitare il massacro degli italiani che non avrebbero retto la forza degli angloamericani. Probabilmente — questo emerge dai documenti — a Roma ritenevano già vicino l'armistizio». Si traccia un ritratto di Umberto II, noto antinazista, dotato di qualità politiche, ma anche di un piglio militare, «elementi utili a raccontare una possibile trattativa segreta tra gli italiani e gli alleati, con Mussolini ancora al potere e all'oscuro di tutto». Il re era d'accordo?
Giorgio Ruta
 
 

MilanoPost, 10.7.2018
Spieghiamo a Camilleri come la sinistra ha distrutto l’Italia

I compagni sono confusi. Smarriti. Non capiscono. Alcuni di loro, però, sono abbastanza umili da ammetterlo e per questo vanno ricompensati. Nel caso di Camilleri, ad esempio, con delle risposte a dei dubbi impliciti che lo stanno divorando. In una intervista a Repubblica, ad esempio dichiarava:
«La domanda dobbiamo farcela e assumerci anche le nostre responsabilità. Una delle mie più grosse pene è proprio questa: a novantatré anni, a un passo dalla morte, mi trovo a lasciare a nipoti e pronipoti un’Italia che non mi aspettavo di lasciare in eredità. I miei uomini politici si chiamavano De Gasperi, Togliatti, Nenni, Sforza. Avevano un preciso concetto dello Stato e di quello che si poteva fare del paese. Abbiamo ricostruito l’Italia, ora la stiamo risfasciando. Per questa ragione sento di aver fallito come cittadino italiano. E mi pesa molto».
Ecco, in trasparenza si intravede chiaramente il dubbio che lo erode: dove abbiamo sbagliato? Ovviamente il discorso non è facile né breve, ma vista anche l’età io rimarrei nel concreto e partirei col punto più importante: se lo ricorda, dottore, quando davate del fascista a De Gasperi? Quello che ora ricorda così teneramente come un Padre della Patria? Secondo me sì. Ma preferisce sorvolare. Ecco, non lo faccia. È là che inizia tutto. Per settanta lunghi anni avete marchiato gli avversari. Li avete descritti come il male. Tutti, indistintamente. E per così tanto tempo e usando così tanto a caso le parole che ora, che magari vi servirebbero davvero, la gente è totalmente desensibilizzata.
È un processo affascinante e non totalmente Italiano. In Usa, ad esempio, questo meccanismo si è riproposto intatto: tutti razzisti, da Bush a Bernie Sanders. Sì, persino il socialista Sanders è stato accusato di maschilismo e razzismo. Alla fine la gente si è stufata ed è stato eletto Trump. Perché? Se sono tutti il male assoluto,scelgo il male più nero. Se non esistono moderati (lo avete detto voi per decenni) allora scelgo gli estremisti. Se la Democrazia è in pericolo ogni volta che non vi voto, allora voto quelli che odiate di più. Avevate il monopolio della cultura, l’avete usato per tentare di eliminare tutti gli avversari politici. E la cosa vi si è rivoltata contro.
Su Salvini e sulla sua opera di governo molto si può e si deve dire. Ma voi, orami, siete completamente privi di credibilità. Ed ogni volta che parlate fate guadagnare consenso alla compagine Giallo Verde. Ed è solo, soltanto e solamente colpa vostra. Eravate i principi di questa nazione, vi siete trasformati in donne di malaffare ed ora ne pagate le conseguenze. Non so se i pochi moderati sopravvissuti sapranno rettificare la situazione, ma la cosa è piuttosto dubbia. Quindi sì, dottore, la colpa è del tutto vostra. Adesso, cortesemente, prima di peggiorare le cose, prendetevi qualche anno di silenzio. Sempre, ovviamente, che l’ovvio obiettivo non si veder bruciare tutto.
Luca Rampazzo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 12.7.2018
Lo studio. Il semiologo Gianfranco Marrone indaga sul commissario di Camilleri: la casa, i cibi, il rigore
Analisi di un personaggio diventato icona dell’Isola
Un eroe antimoderno
Montalbano ai raggi X

"La sua Sicilia si riduce alla terrazza di Marinella
Palermo è un luogo esotico e lontanissimo"

Si fa presto a dire: «Montalbano sono». Ma quale Montalbano? Quello dei fortunati libri di Andrea Camilleri, un po' goffo e progressivamente invecchiato di storia in storia, o quello risoluto ed eternamente giovane della serie tv che ha il volto di Luca Zingaretti? Quello radiofonico che è solo una voce, quello baffuto che appare tratteggiato nei fumetti o quello sotto il cui nome si promettono tour turistici, si vendono libri di ricette, e ancora quello che - persino- si assume in prima persona la responsabilità delle proprie opinioni e prende parte sui giornali al dibattito politico? Probabilmente Camilleri, pirandelliano fino al midollo, lo aveva previsto, o forse si è trattato di un modo di travalicare i confini letterari del tutto casuale, ma di Montalbano ce n'è uno e ce ne sono centomila.
Ad analizzare tutti gli aspetti, i modi e le sfaccettature di questo personaggio che è diventato modello letterario del genere poliziesco e icona del nostro tempo, ci ha pensato il lavoro e la passione del semiologo palermitano Gianfranco Marrone al quale nel 2003 la Rai ha commissionato un'analisi semiotica che è diventato un libro oggi ristampato dalle edizioni del Museo delle marionette Pasqualino, "Storia di Montalbano". Un'indagine sul commissario che scompone la sua figura e ne analizza le ragioni del successo, idiosincrasie e peculiarità.
«Ho cominciato a leggere Camilleri fin da subito, i romanzi che hanno preceduto Montalbano sono stati una folgorazione -attacca Marrone -Ma ho continuato a seguire con passione tutto quello che proveniva dalla sua penna e non ho perso né un libro né un film. Mi è interessato studiare Montalbano quando questo si è manifestato come un personaggio in grado di dividere il pubblico tra chi lo ama e chi lo odia».
Amarlo o odiarlo è diventata quasi una questione di schieramento politico-sociale, tanto più che Montalbano sembra rivelarsi nell'equilibrio perfetto tra gli eccessi dell'immaginario collettivo nazional popolare: è un personaggio che adora la sua terra ma non ne fa un'ideologia; in lui la giustizia formale si scontra con la sua etica personale; è acuto e intelligente, ma anti-tecnologico per vocazione; oscilla tra piccole tentazioni carnali, buoni sentimenti e un integerrimo sentimento di fedeltà; ama la cucina, ma non dà ricette.
Dice Marrone: «L'effetto Montalbano, quello che ha reso il personaggio non solo popolare, ma capace di uscire fuori dalle pagine di Camilleri per assumere nuove e altre forme- un'operazione in questo caso casuale, a differenze di quelle per altri personaggi studiate e progettata a tavolino, vedi il caso di Harry Potter- è il recupero di una figura anti moderna, un eroe contro la modernità. Un intransigente che poi ha il buon senso da padre di famiglia».
Marrone divide il libro in due parti, nella prima affronta "il personaggio in questione" e nella seconda "la dominante televisiva", attraversando la trans-medialità di Montalbano e descrivendo le caratteristiche principali che distinguono il personaggio letterario da quello televisivo.
«Più che cogliere le differenze, per me è stato interessante seguire il dialogo conflittuale tra il Montalbano letterario e quello televisivo - spiega Marrone - Nella serie tv Montalbano non invecchia mai, secondo un torjos tradizionale della serialità. È al di là del tempo ed è depurato dalle caratteristiche un po' goffe che disegnano il personaggio letterario. Ma fin da subito si può notare che il successo della serie e dell'interpretazione di Zingaretti ha creato una specie di zona di influenza reciproca. Per cui, Camilleri ha cominciato a cambiare il suo personaggio in funzione di quello televisivo - giocando nei testi ad alludere al "personaggio famoso" che Montalbano è diventato- e viceversa».
Secondo Marrone non è un caso che la serie Tv sia iniziata non dal primo romanzo in ordine cronologico, ma da quello più funzionale a ottenere un impatto emotivo molto forte, come è il caso de "Il ladro di merendine", storia interculturale che ha un bambino come protagonista e che mette subito il rapporto tra Livia e Salvo alla prova su un tema scottante come l'adozione.
«Ne "La forma dell'acqua" invece, primo romanzo del commissario Montalbano assistiamo a una precisa dichiarazione di intenti letterari. Camilleri si dichiara come una sorta di Sciascia al contrario. Mentre in Sciascia tutto sembra una questione di corna e poi si rivela essere una questione di mafia, in Camilleri è l'esatto opposto: la mafia sembra ovunque, ma in realtà è tutta una questione di corna». Assioma che rende tutti felici, perché la mafia non si nega, c'è il suo spettro che si aggira nello scenario, ma poi c'è la consolazione che in Sicilia ci siano le stesse passioni che muovono il resto del mondo.
Anche la geografia di Montalbano è oggetto di studio di Marrone svelando che l'amore per la Sicilia di Montalbano, in realtà è l'amore per casa sua, per Marinella, per la sua terrazza che è isola nell'isola, sospesa tra il mare e la terra. Vigàta è da preferire alla lontanissima Palermo, posto esotico e quasi irraggiungibile, e oltre lo stretto c'è un indistinto resto del mondo.
Non manca un capitolo dedicato al rapporto tra Montalbano e la cucina che è fatta di parole, nella quale non c'è spazio perle ricette, eccezione fatta per gli "arancini" (oggetto di discordia campanilistica) che però diventano occasione per dichiarare guerra ai nemici, ovvero a Milano, bandendo lo zafferano dalla preparazione del riso.
È anche attraverso queste indagini per "(dis)piaceri della tavola" che Montalbano è entrato nei cuori dei suoi estimatori e nelle critiche dei suo delatori, che poi forse sono i suoi più grandi supporter, tanto che proprio nel tentativo di scrivere i numerosi "anti-Montalbano", la fama del commissario si è accresciuta fino a diventare inespugnabile.
Eleonora Lombardo
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 12.7.2018
Catania
La stagione del teatro Musco

Ci sarà un testo di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, “La creatura del desiderio”, nella nuova stagione del teatro Musco di Catania. Protagonisti Valeria Contadino e David Coco.
 
 

Gazzetta del Sud, 13.7.2018
"Il metodo Catalanotti"
Camilleri indaga le inquietudini di Montalbano
Un romanzo in cui irrompe l'attualità
Il male che dilaga nella società civile appanna anome e coscienze
Cliccare qui per l'articolo in pdf
Patrizia Danzè
 
 

Università degli studi di Cagliari, 13.7.2018
Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica
Progetto di ricerca ISOLE
Fondazione di Sardegna
Indagini poliziesche in un'isola: Storia di Montalbano
Presentazione del libro "Storia di Montalbano" di Gianfranco Marrone
Insieme all'Autore intervengono: Duilio Caocci, Giuseppe Marci, Franciscu Sedda
Venerdì 13 luglio 2018, ore 19.00
Libreria Miele Amaro, via Giuseppe Manno 88

Gianfranco Marrone ha presentato in una nota libreria cagliaritana la riedizione del suo volume su Montalbano. Dopo l’introduzione del moderatore prof. Franciscu Sedda, che ha esibito alcuni dei lavori più significativi dell’autore, Marrone ha esposto la sua nota tesi secondo la quale il personaggio letterario sia stato condizionato nel suo farsi dal successo televisivo, talché nel primo periodo della produzione dei libri e dei telefilm si sia creata una osmosi fra i due mondi. Ha sottolineato, tuttavia, come la serialità inamovibile del personaggio televisivo sia distante ormai dal personaggio letterario, alla luce anche dell’ultimo volume montalbanico (su cui evito di fare spoiler).
Tale discorso è proseguito anche nell’intervento del prof. Marci, il quale, con la consueta capacità affabulatoria, ha regalato all’uditorio anche un breve resoconto del monologo Io Tiresia di Camilleri a Siracusa, mostrando anche un invidiatissimo, quanto peraltro introvabile, libriccino con il testo, in vendita solo il giorno dello spettacolo, ma che speriamo il giovin editore renda disponibile quanto prima.
Sono seguiti altri interventi da parte del prof. Caocci e del prof. Sedda nel merito dell’apporto del libro di Marrone agli studi camilleriani. Infine alcune domande dal pubblico: come si può spiegare un tale successo di pubblico di un autore che abbina qualità a quantità; quanto abbia contribuito lo charme di Zingaretti al trionfo del personaggio; se Marrone avesse in programma di occuparsi anche del giovane Montalbano, fenomeno mediatico in cui la tv ha fagocitato il personaggio. L’autore ha risposto brevemente ai quesiti e l’incontro si è concluso tra gli applausi della piccola folla convenuta.
Simona Demontis - Camilleri Fans Club


Franciscu Sedda, Giuseppe Marci e Duilio Caocci (foto Simona Demontis - Camilleri Fans Club)


Gianfranco Marrone e Franciscu Sedda (foto Simona Demontis - Camilleri Fans Club)
 
 

TG1 - DoReCiakGulp, 14.7.2018
Intervista ad Andrea Camilleri
Vincenzo Mollica


 
 

Repubblica Tv, 14.7.2018
Spoleto 61, Premio Repubblica a Michele Riondino: "Io e l'azzardo del mio 'Giovane Montalbano'"

Il Premio Repubblica del 61° Festival di Spoleto va a Michele Riondino, l'attore noto al grande pubblico per l'interpretazione televisiva del Giovane Montalbano di Andrea Camilleri. A consegnare il Premio la giornalista di Repubblica Arianna Finos e il direttore del Festival Giorgio Ferrara
Video di Fabio Butera
 
 

Gayburg, 14.7.2018
Camilleri contesta Salvini, i neofascisti gli augurano la morte: «Muori vecchio bavoso. Accogli spese tue il negrume»

Andrea Camilleri, creatore del celeberrimo commissario Montalbano, dice che l'estremismo di Matteo Salvini sia molto simile a quello del Duce. In una lunga intervista rilasciata a Repubblica, lo scrittore siciliano non nasconde la sua preoccupazione per il futuro dell’Italia, asserendo: «Non voglio fare paragoni, ma intorno alle posizioni estremiste di Salvini avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini». Osserva anche che lo sdoganamento dell'inumanità e dell'odio «fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto. Prima di tutto il razzismo».
Se Camilleri ha detto di non voler fare paragoni, Il Primato Nazionale afferma che Camilleri «attacca il governo e afferma che Matteo Salvini è il nuovo Duce». Poi, facendo leva sul nazionalismo che tanto piace ai gruppi neonazisti, prosegue strumentalizzano ogni parola e sostenendo che «secondo Camilleri gli italiani sono un popolo razzista, che ha cercato di tenere nascosto dietro l’immagine di “italiani brava gente”. E nel dirlo rievoca la tiritera di quando lui negli anni Sessanta andava a Torino a lavorare in Rai e leggeva cartelli in cui c’era scritto “Non si affittano case ai meridionali”. Ma soprattutto Camilleri ce l’ha con il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, che lo scrittore non esita a definire marziano e mafioso».
Apprendiamo così che Forza Nuova non tollera si possa constare il loro nuovo duce, il fiero condottiero che sta sdoganando ogni più perversa forma di intolleranza a gratificazione dei loro pregiudizi.
Forse poco esperti nel far di calcolo, i redattori de Il Primato Nazionale paiono non comprendere che il 17% di voti ottenuti da Salvini non siano una maggioranza dato che l'87% del popolo italiano si era espresso contro di lui, eppure giurano: «Viene da chiedersi il motivo per cui Camilleri, che tanto critica il popolo italiano che ha dato il suo consenso a Salvini, non critichi lo stesso popolo che a ogni sua uscita in libreria fa andare a ruba le avventure del suo commissario Montalbano. Ma di questo Camilleri sembra non curarsene».
Tra i commenti emerge l'odio e la violenza verbale che caratteristica il neofascismo vicino a Salvini.
 
 

la Lettura - Corriere della Sera, 15.7.2018
La pagella
Andrea Camilleri "Il metodo Catalanotti" Sellerio
VOTO Ex voto (per tante grazie ricevute)
Montalbano sfida sé stesso (e stravince)

Nel nuovo romanzo del commissario Montalbano, Il metodo Catalanotti, Andrea Camilleri torna ai suoi vecchi amori. Al teatro, per cominciare. In un'atmosfera alla Agatha Christie, una parte della vicenda vede protagonista una compagnia di attori e la stessa vittima, il Catalanotti del titolo (una strana, luciferina figura), è un aspirante regista con una sua personale teoria scenica che tende a confondere pericolosamente finzione e realtà. Ma, precedentemente al teatro, il primo amore di Camilleri fu la poesia. E nel romanzo i versi di Patrizia Cavalli (i più belli, i più gai, i più pazzerelli), di Pablo Neruda, di Wislawa Szymborska e dello stesso Camilleri (che ancora ragazzo vinse un importante premio di poesia), celebrano, alla maniera delle arie dei melodrammi, le fasi più roventi della storia principale. Storia principale che non è stavolta quella poliziesca (ancorché l'indagine sia complessa e piena di mistero), e non è nemmeno quella comica delle gag tra il commissario e la sua ormai rodatissima compagnia di giro: Mimì, Fazio e Catarella. Si ride molto, come sempre, pure nel Metodo Catalanotti, ma la trama maggiore del romanzo è la trama sentimentale. Camilleri evoca i suoi primi amori (teatro e poesia) per raccontare un ultimo amore, la passione autunnale, se non addirittura invernale, che travolge il più famoso poliziotto della letteratura italiana. Non si tratta di una sbandata momentanea, di un'avventura alla Augello, ma di un fuoco divampante che nemmeno «un Everest di cenere» basterà a soffocare. Succede agli eroi di serial letterari e televisivi che il pubblico adorante se ne impadronisca sottraendoli all'autore e un po' edulcorandoli. In questo spettacolare, sorprendente romanzo Camilleri si riprende Montalbano, lo rimette in gioco, lo inventa daccapo. Una sfida temeraria che il grande scrittore (metodo Camilleri in purezza) lancia ai suoi lettori, ai suoi personaggi (e Livia?) ma, soprattutto, a sé stesso. Stra-vin-cen-do-la.
Antonio D'Orrico
 
 

RagusaNews, 15.7.2018
Camilleri: Il piatto preferito di Montalbano? la pasta ncasciata
La mamma di Andrea Camilleri la faceva sempre per il figlio goloso

Roma - "Il piatto preferito dal commissario Salvo Montalbano? La pasta ncasciata". Perchè? "Perchè la faceva sempre mia madre, e io l'ho sempre amata molto". Così Andrea Camilleri, che svela di poter mangiare pochissimo, in seguito al diabete che lo ha reso cieco, ma di aver assaporato questo piatto tipico siciliano tante volte durante la sua carriera di appassionato di cibo e cucina. "La pasta 'ncasciata che ha mangiato Salvo è letteraria, fatta di carta, io ho mangiato quella vera".
[L'articolo si rifà all'intervista trasmessa a DoReCiakGulp il 14.7.2018, in cui Camilleri non ha mai parlato di diabete, NdCFC]
Ma in cosa consiste la ricetta? "È la pasta al forno con melanzane. Non un timballo, però, per cui niente anelletti. Vanno bene i sedani rigati, ma non manca la Sicilia che resiste scegliendo i maccheroni.
Il nome “‘ncasciata” deriva probabilmente dalla pentola dove veniva assemblata a strati e poi cotta prendendosi tutto il tempo. O più semplicemente dalla presenza del cacio.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 20.7.2018
Taormina, Guerritore diventa Giulia Trigona “Vi racconto quel femminicidio”
L'attrice al festival: “Mi sono appassionata alla storia della contessa palermitana”

Monica Guerritore, signora del teatro ed ex “Lupa” verghiana, diventa Giulia Trigona per raccontare il femminicidio che scosse Palermo. L’attrice, ospite della masterclass del TaominaFilm Fest numero 64, anticipa il soggetto di un film a cui tiene in maniera particolare, di ispirazione tutta siciliana: «A convincermi definitivamente è stato Andrea Camilleri, punto di riferimento per questo progetto, che mi ha detto: "Monica quando si parlava della Trigona a casa mia si abbassava la voce". E queste sue parole introdurranno la vicenda che racconterò». Così la Guerritore sarà non solo attrice ma anche regista e sceneggiatrice. «Se fossi un uomo sarebbe normale - dice sorridendo - ancora per noi donne è una conquista. Sarà un cortometraggio di quindici minuti, inizieremo le riprese a settembre, tra Roma, Trieste e Ortigia. È un progetto a cui lavoro da dieci anni, tante le porte in faccia - dice l'attrice - e che adesso riesco a realizzare grazie al sostegno del ministero Pari opportunità Università e Ricerca, vincendo un bando. È una storia di femminicidio datata 1911, ma ancora estremamente attuale». È la vicenda di Giulia Trigona, zia di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e moglie del sindaco di Palermo Romualdo Trigona, dama della regina, trovata con la testa staccata dal collo sul letto di un albergo a Roma, uccisa dal suo amante, Vincenzo Paternò. Del fatto si occuparono le cronache dei giornali con grandissimo scandalo e risonanza, fu uno dei primi processi mediatici. Dice Guerritore: «Mi sono chiesta cosa ha portato la donna nel vortice di una relazione cosi pericolosa. Cosa spinge una donna a consegnarsi al suo assassino? La vicenda mi aveva completamente stordito quando ne ero venuta a conoscenza, leggendo un libro di storie di donne uccise dai loro uomini. L'ho approfondita e mi sono appassionata sempre di più. Nessuno sa cosa ha pensato la donna, cosa c'era nelle lettere che sono state ritrovate accanto al cadavere della Trigona, perché sono state bruciate. Ne parlai subito con Andrea Camilleri, il mio maestro d'elezione, e gli dissi: voglio solo cercare di capire, cosa può aver attraversato quel corpo e quel cuore? Ne parlerò ancora con lui a breve, ci vedremo in Toscana».
E conclude: «La cosa incredibile è che nel processo con personaggi eccellenti che venne istituito dopo la morte della Trigona, è come se di lei non ci fosse traccia. Ripercorrendo il suo cammino, mettendo i piedi nelle sue orme, cerco di riprendere il suo respiro».
[...]
Paola Nicita
 
 

La voce di Genova, 22.7.2018
Festival in una notte d'estate: prosegue la rassegna fra teatro e cultura
Plauto e la Fallaci in piazza San Matteo, gli aperitivi digitali a Palazzo Giulio Pallavicino, “Medea Kalì” a Sestri Levante e Camilleri a Vernazza: un menu decisamente ricco e assortito quello servito dal Festival in una notte d'estate tra lunedì 23 e venerdì 27 luglio

[...]
Venerdì 27 luglio, infine, nella piazza del porticciolo di Vernazza il debutto della minitourné dedicata a "Maruzza Musumeci", spettacolo tratto dall'omonimo romanzo del maestro Andrea Camilleri, portato in scena dall'eclettico Pietro Montandon che già aveva tenuto a battesimo il Festival 2018 con l'opera di un altro grande scrittore siciliano, "Il fu Mattia Pascal" di Luigi Pirandello. Maruzza debutterà a Vernazza per poi toccare anche Ventimiglia il 18 agosto, Santa Margherita Ligure il 22 e Bogliasco il 24 agosto.
[...]
 
 

MicroMega, 23.7.2018
In edicola, libreria, ebook e iPad da giovedì 26 luglio
MicroMega 5/2018 - “Camilleri sono” - Presentazione e sommario

È a uno tra i più grandi scrittori italiani a cavallo degli ultimi due secoli, Andrea Camilleri, che MicroMega ha deciso di dedicare il quinto numero dell’anno, in edicola, libreria, ebook e iPad da giovedì 26 luglio.
Un omaggio al bardo novantatreenne conosciuto al grande pubblico soprattutto per i gialli con protagonista il commissario Salvo Montalbano, nonostante la sua produzione letteraria sia sterminata, e includa anche straordinari romanzi storici.
Il numero si apre con una ricca testimonianza dello stesso Camilleri che racconta i suoi esordi da piccolo poeta ‘fascista’, i lunghi anni dedicati al teatro, il passaggio alla letteratura, la faticosa invenzione del vigatese, il ‘ricatto’ di Montalbano, le donne dei suoi romanzi e della sua vita, il suo impegno civile e politico fino al recente ritorno in teatro, con un monologo su Tiresia scritto da lui stesso: un modo per chiudere e riaprire il cerchio della sua vita artistica e letteraria che proprio in teatro era iniziata, nel 1947.
Alle peculiarità della scrittura di Camilleri è dedicata una prima sezione del numero con interventi di Salvatore Silvano Nigro, che spiega perché i due filoni narrativi dello scrittore (quello dei gialli e quello dei romanzi storici) costituiscono due parti di uno stesso ‘sistema’ letterario; Nunzio La Fauci ne analizza nel dettaglio le particolarità linguistiche; Giuseppe Marci racconta come e perché ha ‘adottato’ le opere dello scrittore agrigentino all’università; e infine Marilù Oliva ci conduce alla scoperta delle straordinarie figure femminili nella narrativa storica di Camilleri.
Una seconda sezione è invece incentrata sulle trasposizioni televisive dei romanzi di Camilleri. Luca Zingaretti racconta come ha fatto a dare un volto al commissario Montalbano; Alberto Sironi spiega le scelte di regia che stanno dietro alla serie più famosa della tv italiana; il produttore Carlo Degli Esposti descrive come è nata l’idea e come è stato possibile mantenere un tale livello di qualità negli anni; lo scenografo Luciano Ricceri spiega perché ha deciso di ambientare i film nel ragusano; Michele Riondino e Gianluca Maria Tavarelli raccontano la sfida di mettere in scena Il giovane Montalbano; Franco Piersanti rivela come è nata la colonna sonora della serie; e infine Francesco Bruni illustra il modo in cui dal romanzo si passa alla sceneggiatura dei film.
Quello di Camilleri è peraltro un successo planetario, nonostante tradurre i suoi romanzi in altre lingue sia un’operazione particolarmente complicata. Quattro tra i suoi traduttori – Stephen Sartarelli per l’inglese, Pau Vidal per il catalano, Moshe Kahn per il tedesco e Serge Quadruppani per il francese – ci raccontano cosa significa immergersi nella selva linguistica dello scrittore, quali sono le difficoltà principali e quali i ‘trucchi’ per superarle.
Al Camilleri dell’impegno civile e politico è dedicata un’altra parte del numero nella quale lo scrittore Maurizio de Giovanni spiega perché l’autore di Montalbano sia il padre nobile di tutti i giallisti italiani contemporanei, sia dal punto di vista letterario sia da quello dell’impegno civile; Giovanni De Luna illustra perché nei romanzi di Camilleri gli storici del futuro troveranno fonti preziose per ricostruire il nostro tempo e Tomaso Montanari ricorda tutti i momenti in cui Camilleri è intervenuto in maniera diretta nel dibattito pubblico, con la coerenza e l’integrità che caratterizzano i veri intellettuali.
Chiude il numero la sezione intitolata ‘Il mio Camilleri’ in cui Valentina Alferj, sua storica collaboratrice, ripercorre la storia di questo sodalizio umano e professionale; il poliziotto Corrado Empoli ricorda con nostalgia e affetto le lunghe conversazioni con ‘il professore’; Antonio Sellerio descrive il rapporto della casa editrice palermitana con il suo scrittore di punta; e infine Simonetta Agnello Hornby spiega perché Camilleri sarebbe degno del Nobel ma è il Nobel a non essere degno di lui.

SOMMARIO

NEL CORSO DI UNA VITA
Andrea Camilleri – Camilleri sono
Lo scorso giugno, a quasi novantatré anni e dopo quasi quarant’anni di assenza dalla scena, ormai cieco, Andrea Camilleri è tornato in teatro, recitando un monologo su Tiresia scritto da lui stesso. Un modo per chiudere e riaprire il cerchio della sua vita artistica e letteraria che proprio in teatro era iniziata nel 1947. In questa lunga testimonianza lo scrittore racconta i suoi esordi da piccolo poeta ‘fascista’, i lunghi anni dedicati al teatro, il passaggio alla letteratura, la faticosa invenzione del vigatese, il ricatto di Montalbano, le donne dei suoi romanzi e della sua vita, il suo impegno civile e politico. Un intellettuale sempre coerente, uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento.

ICEBERG 1 – Camilleri scrittore-scrittore
Salvatore Silvano Nigro – Il sistema Camilleri
La ‘verità’ non è mai in bianco e nero nei romanzi di Camilleri, i ‘buoni’ non è detto che siano sempre completamente buoni, e la stessa cosa dicasi per i ‘cattivi’. Questo vale sicuramente per i romanzi storici, ma anche per i gialli, nei quali la scoperta dell’assassino non è la principale spinta ad andare avanti nella lettura. A Montalbano e ai suoi lettori interessano sempre meno le finali manette ai polsi, li appaga l’investigazione in sé, con il coinvolgimento emotivo che comporta. Questo sguardo, insieme a quell’originalissima lingua d’invenzione che è il vigatese, è ciò che tiene insieme tutta la sterminata produzione letteraria di Camilleri in un unico sistema.
Nunzio La Fauci – L’oceano linguistico di Camilleri
Bisogna distinguere due ‘Andrea Camilleri’: la persona e la funzione. Come persona, suscita un’ammirazione inesauribile e merita una permanente gratitudine per il suo generoso contributo allo spasso dell’umanità. La funzione ‘Andrea Camilleri’ è anzitutto un fenomeno linguistico, incarnando in una forma pressoché perfetta l’identità linguistica italiana, la cui essenza sta,a differenza di altre, nella commistione tra italiano standard e varietà dialettali. Camilleri però non si limita a mescolare italiano e siciliano, ma plasma il materiale linguistico a suo piacimento, creando dei giochi del tutto originali che non corrispondono a nessuna parlata reale. In una produzione letteraria che chiede anche la complicità del lettore e nella quale l’incidenza dell’apparire è cresciuta sempre più sopra quella dell’essere.
Giuseppe Marci – CamillerIndex. Il valore etico e letterario dell’opera camilleriana
Tutto nasce da un incontro in aeroporto in cui Camilleri si trova davanti “Montalbano in persona, con sotto braccio una copia del Birraio di Preston”. Si trattava in realtà del professore di Letteratura dell’Università di Cagliari che lo aveva invitato per un seminario. Da allora inizia un lungo sodalizio personale e letterario, culminato in molte iniziative, dai Quaderni camilleriani all’Index delle sue opere.
Marilù Oliva – Mogli, buttane e regine. Le fìmmine nella narrativa storica di Camilleri
Dalle donne metamorfiche della trilogia mitologica alla viceregina di La rivoluzione della luna, il caleidoscopio delle figure femminili nei romanzi e nei racconti storici di Camilleri è ricco e complesso. L’atto rivoluzionario dell’autore girgentino è stato infatti proprio quello di non essersi appiattito nello stereotipo della donna angelo del focolare o in quello della licenziosa, ma di aver dipinto figure dotate di spirito intraprendente, intelligenza, consapevolezza, arguzia, autodeterminazione.

ICEBERG 2 – sul piccolo schermo
Luca Zingaretti – Un personaggio in cerca d’attore
Incappò in un libro su Montalbano per puro caso e fu subito amore per quel personaggio da cui si sentiva tirato per la giacca. L’attore che ha dato il proprio volto al commissario più famoso della tv italiana racconta il suo primo incontro (all’Accademia nazionale d’arte drammatica, dove ha studiato tre anni) con quello che poi sarà il padre del suo personaggio, la scoperta del Camilleri scrittore, l’approdo alla serie e il lavoro sul set, in questa sorta di ‘bolla magica’ che si crea durante le riprese grazie a uno staff che da vent’anni lavora dando sempre il massimo.
Alberto Sironi – La creazione del cinema televisivo italiano
Paesaggi, musiche, cast, costumi: costruire cinematograficamente un mondo richiede pazienza e ricerca. Se poi quel mondo è la Sicilia del commissario Montalbano, vale a dire la Sicilia dell’infanzia di Andrea Camilleri, il lavoro è ancora più complesso: perché occorre richiamare un odore di antico all’interno di storie contemporanee. Dal provino di Luca Zingaretti – che scalzò da subito ogni altro candidato – alle straordinarie ambientazioni, il regista Alberto Sironi racconta passo passo la nascita del prodotto televisivo di maggior successo della televisione italiana, che ha creato un modello capace di conquistare i network mondiali.
Carlo Degli Esposti – La sfida di Montalbano in tv
Sono più di 30 i film per la televisione tratti dai romanzi e dai racconti sul commissario Montalbano. Alcune puntate fanno numeri da finali calcistiche. ‘Montalbano sono’ è ormai un modo di dire, i silenzi di Salvo mentre mangia o le sue lunghe nuotate mattutine sono entrati nell’immaginario collettivo. La serie tv tratta dai romanzi di Camilleri ha centrato un obiettivo difficilissimo: tenere insieme altissima qualità del prodotto e straordinaria popolarità. Il suo produttore ci racconta genesi e ‘segreti’ di un successo senza precedenti.
Luciano Ricceri – Alla ricerca di Vigàta
Vigàta non esiste, è un luogo immaginario della fantasia di Camilleri, che evoca una Sicilia fuori dal tempo. Ed è questa atmosfera quasi ‘metafisica’ che lo scenografo ha voluto ricreare percorrendo la Sicilia in lungo e in largo, e decidendo di fermarsi poi nel Ragusano. In quel fazzoletto di terra, mettendo insieme spicchi presi da diversi paesini, svuotando piazze e strade, è nata la Vigàta che tutti noi conosciamo e riconosciamo sul piccolo schermo.
Michele Riondino – Il rischio del ‘secondo’ Montalbano
Dalle incertezze iniziali – quando pensava che quella del Giovane Montalbano fosse un’operazione meramente commerciale – al primo incontro con Andrea Camilleri, che lo persuase a buttarsi nell’avventura: Michele Riondino racconta la costruzione del suo giovane Montalbano nonché l’impegno per la trasposizione televisiva del romanzo storico La mossa del cavallo, che lo ha visto ugualmente protagonista.
Gianluca Maria Tavarelli – Da Il giovane Montalbano al romanzo storico
Dalla scommessa di portare sullo schermo Il Giovane Montalbano alla sfida di trasporre televisivamente per la prima volta uno dei romanzi storici di Andrea Camilleri – cui l’autore è particolarmente legato: La mossa del cavallo. Il regista che ha compiuto entrambe le ‘imprese’ racconta genesi e sviluppo dei due progetti e in particolare i passaggi fondamentali di quel processo di ricerca di una propria identità, necessario per costruire un immaginario nuovo e diverso rispetto alla serie sul commissario con Luca Zingaretti.
Franco Piersanti – Montalbano Suite
La sigla di Montalbano è ormai diventata un’‘icona’ musicale, parte integrante e inscindibile della serie tv, al pari dell’ambientazione. Una musica con una forte identità, immediatamente riconoscibile eppure quasi irriproducibile, trattandosi di un brano molto lontano dai facili motivetti. “Una specie di tango ansimante che, in realtà, contiene qualcosa del teatro dei pupi. Dietro c’è l’ombra di un dialetto che racconta le favole, favole che sono anche capaci di fare paura”. Il compositore che l’ha creata ci racconta com’è nato quel brano e tutti gli altri che costituiscono la colonna sonora di Montalbano, ormai divenuta una vera e propria libreria musicale.
Francesco Bruni – La sceneggiatura un esercizio di equilibrio
I gialli, per gli sceneggiatori, sono il paradigma perfetto della narrazione, perché, almeno teoricamente, nessuna scena è inutile, ma tutto spinge in una precisa direzione: la scoperta della verità. Il lavoro si fa però più arduo (ma anche più avvincente) se l’autore è uno scrittore della portata di Andrea Camilleri, perché i suoi sono gialli di grande ricchezza e complessità narrativa. Lo sceneggiatore della serie più di successo della tv italiana racconta il processo che dalla pagina porta allo schermo.

ICEBERG 3 – Il vigatese in giro per il mondo
Stephen Sartarelli – La chiave è l’invenzione
L’espediente più comune quando si ha di fronte un testo che mischia la lingua standard con un dialetto è tradurre quest’ultimo con un dialetto della propria lingua. Errore madornale, in cui sono caduti anche traduttori di altissimo livello. Perché ogni dialetto è inestricabilmente legato al luogo in cui è nato e sentire mafiosi o poliziotti siciliani parlare come dei pastori delle highlands sarebbe più che ridicolo. Come affrontare allora l’‘ascesa’ di tradurre Camilleri? Affidandosi alla fantasia. E come Camilleri ha inventato il vigatese, il suo traduttore inglese ha inventato il suo vigatese anglo-americano da collage.
Pau Vidal – Enigmistica e pirotecnica per Camilleri in catalano
Dall’invidia nei confronti del primo traduttore provata leggendo La concessione del telefono alla ‘sfacciata’ proposta che quel lavoro venisse affidato a lui, forte della sua esperienza di autore di giochi enigmistici per El País. II traduttore catalano di Andrea Camilleri racconta il percorso che, tra tentativi ed esperimenti linguistici, lo ha condotto ad affinare la sua strategia per affrontare la pirotecnia verbale dello scrittore siciliano.
Moshe Kahn – Ogni traduzione è una nuova sfida
Tradurre non significa semplicemente rendere il senso di una frase, ma anche l’atmosfera, il ritmo, lo stile. È quindi un’operazione letteraria complessa, nella quale per Camilleri si aggiunge l’ulteriore livello del vigatese. Non c’è una regola universale per rendere in una lingua diversa dall’originale questi linguaggi particolari, perché un espediente che ha funzionato con un autore non è detto che funzioni per un altro. Ogni traduzione è una sfida a sé. Una sfida più semplice quando il traduttore può affidarsi alla solidità della narrazione, come nel caso di Camilleri.
Serge Quadruppani – Contro il grammaticalmente corretto
È nella ricca biblioteca della sua compagna dell’epoca che, nel 1997, il futuro traduttore francese di Andrea Camilleri scopre quella lussureggiante selva di lingue, parole, immagini e significati nata dalla penna del padre di Montalbano. Una selva in cui la difficoltà principale, come scoprirà ben presto, è quella di rendere il camillerese, questo italiano sicilianizzato che è una creazione tutta personale dell’autore e che richiederà di sfuggire alla dittatura della ‘fluidità’ e del ‘grammaticalmente corretto’ che aveva imposto a generazioni di lettori francesi un’idea troppo vaga dello stile reale di tanti autori.

ICEBERG 4 – Camilleri scrittore civile
Maurizio de Giovanni – Maestro di scrittura e di vita
Oggi la letteratura mainstream è sostanzialmente letteratura borghese. Gli unici a fare romanzi sociali, magari inconsapevolmente, sono i giallisti tra i quali, in Italia, si contano autori di grande qualità, tutti debitori di chi ha dato a questo genere la dignità letteraria che merita: Andrea Camilleri. Un intellettuale a tutto tondo, che non si è mai sottratto all’impegno civile e politico, che secondo de Giovanni è responsabilità e dovere di chi, a qualsiasi titolo, ha un “microfono in mano”. Un maestro di tutti noi, di scrittura e di vita.
Giovanni De Luna – Una fonte per gli storici del futuro
Gli studiosi che fra qualche tempo vorranno ricostruire le vicende italiane degli ultimi trent’anni troveranno nei romanzi di Camilleri un gigantesco giacimento documentario e archivistico al quale attingere. C’è infatti nei suoi libri la capacità di rispecchiare quell’insieme di scelte, comportamenti, bisogni, emozioni che definiscono l’esistenza collettiva di un paese. Ma c’è, soprattutto, una particolare efficacia nell’aiutarci a penetrare nelle profondità del rapporto tra realtà e rappresentazione della realtà, svelandone la finzione, abituandoci a una consapevolezza critica da usare come antidoto nei confronti di mitologie che appartengono oggi al mercato e ai media, così come in passato appartenevano ai regimi totalitari.
Tomaso Montanari – La scrittura e l’impegno
Una delle caratteristiche principali di Camilleri, tra gli autori italiani contemporanei più amati, è il suo cristallino e generoso impegno civile e politico, che lo scrittore non ha mai sentito disgiunto dalla sua attività letteraria. Un intellettuale a tutto tondo, di quelli che oggi scarseggiano nel nostro paese, capace di prendere posizioni nette senza guardare in faccia nessuno, né il potente di turno né i propri lettori.

ICEBERG 5 – Il ‘mio’ Camilleri
Valentina Alferj – La ‘magarìa’ di un incontro
“Mi sono ricordato dei tuoi occhi intelligenti e ti volevo chiedere di venire a lavorare per me”. È così che inizia il rapporto professionale e di amicizia tra Andrea Camilleri e Valentina Alferj, che qui ripercorre questi sedici anni di fruttuosa collaborazione: dai primi tempi, in cui andava a casa dello scrittore qualche pomeriggio a settimana per rispondere alle lettere e agli inviti, a oggi che ne è diventata gli occhi e la penna.
Corrado Empoli – Un poliziotto per amico
Le lunghe chiacchierate al Bar Vigàta a Porto Empedocle, le telefonate, i racconti di aneddoti della vita reale di chi lavora ogni giorno in commissariato. Corrado Empoli, poliziotto siciliano a capo della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Bologna, a lungo impegnato ad Agrigento, racconta del suo rapporto con ‘il professore’ rivelando alcuni dettagli del suo lavoro che sono finiti nei romanzi di Camilleri. Un’amicizia di cui va molto fiero e che gli ha lasciato tanto: “Come uomo e come poliziotto, gli insegnamenti del professore hanno avuto un grande peso nel tracciare il mio percorso di buonsenso e imparzialità”.
Antonio Sellerio – Camilleri in blu
Dal primo incontro come scrittore – con La stagione della caccia, che gli provocò un piacere nella lettura raramente provato prima – a quello dal vivo, in cui fu subito palese che, al di là del talento, fosse una persona con un carisma straordinario, fino alla dolorosa perdita dei genitori, periodo in cui lo sentì più vicino che mai: l’erede di Elvira ed Enzo Sellerio racconta il suo rapporto con Andrea Camilleri.
Simonetta Agnello Hornby – Il Nobel non è degno di Camilleri
Lo amava già come scrittore, poi sentendolo parlare in pubblico decide che la presentazione del suo primo libro avrebbe dovuto farla lui. È così che, tra lo scetticismo di amici e parenti, l’allora neoscrittrice Simonetta Agnello Hornby prende carta e penna e scrive una lettera al già celebre Andrea Camilleri per sondare la sua disponibilità. Passano tre giorni e poi, inaspettata, la telefonata di Andrea: “Venga a trovarmi”.
 
 

MYmovies.it, 23.7.2018
Andrea Camilleri. Conversazione su Tiresia
Regia di Roberto Andò. Un film con Andrea Camilleri. Genere Eventi - Italia, 2018, Uscita cinema lunedì 5 novembre 2018 distribuito da Nexo Digital.
La registrazione dello spettacolo del celebre scrittore a Siracusa.
Lo scrittore chiama a raccolta i suoi fan.

Conversazione su Tiresia scritta ed interpretata da Andrea Camilleri è stata messa in scena per la prima volta al Teatro Greco di Siracusa l'11 Giugno 2018 nell'ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall'Istituto Nazionale del Dramma Antico. Una storia mitica scritta e narrata dallo stesso Camilleri che chiama a raccolta tutti i suoi fan.
 
 

Corriere della Sera, 23.7.2018
Il bello delle persone - Il premio
Racconti per conoscere e condividere la rinascita dopo il tumore al seno
Il concorso letterario «Donna Sopra le Righe» è dedicato a donne e familiari che hanno vissuto in prima persona o da vicino la malattia e alle storie di ansie, dolori e vittorie


Pinuccia Musumeci con Andrea Camilleri (Facebook)

Tre parole per raccontare emozioni e storie di donne che hanno affrontato un tumore al seno e che trovano la forza per mettere nero su bianco la loro esperienza e parlarne pubblicamente: narrazione, condivisione, conoscenza. Parole significative che richiedono tanta consapevolezza e la voglia di mettersi in gioco ed esporre in prima persona momenti difficili, di dolore e di fatica personali e familiari, giorni, mesi, magari anni di resistenza e resilienza, di lotta, cadute e ripartenze.
Si declina così la decima edizione del premio Letterario Nazionale «Donna Sopra le Righe», ideato e promosso da Pinuccia Musumeci, presidente dell’Associazione di Chianciano Iosempredonna Onlus, che mira a coinvolgere donne che hanno affrontato il cancro al seno, lo raccontano e si offrono come supporto a chi quella malattia la conosce o la vuole vincere.



[...]
Il concorso prevede tre sezioni: racconto breve, racconto lungo e poesia. La partecipazione è gratuita e gli scritti devono pervenire entro il 7 agosto. A leggerli e giudicarli una giuria guidata da Andrea Camilleri, presidente onorario del Premio.
[...]
Raffaella Cagnazzo
 
 

Ragusah24.it, 24.7.2018
Tra amore e teatro: l'ultimo Montalbano è un uomo spiazzato

È un Montalbano inedito quello raccontato nell’ultimo libro di Andrea Camilleri.
Il commissario, che ormai la provincia iblea ‘ha adottato’, torna in Il metodo Catalanotti in una veste completamente nuova.
È un commissario disorientato, un aggettivo con cui è difficile descrivere il commissario di Vigata, ma che invece questa volta calza a pennello. È confuso per l’indagine, che si svolge in un teatro e che dal teatro prende le regole, che a lui risultano sconosciute.
Camilleri qui si è ‘divertito’ a mettere in risalto il suo amore per l’arte scenica, rappresentando la tecnica di Grotowski, inventore del teatro povero, che era convinto che l’attore non deve, semplicemente, illustrare il testo ma compiere un ‘atto dell’anima’.
Ma Montalbano è un uomo disorientato soprattutto dall’amore e dalla passione che lo spingono verso Antonia, il medico legale. Per lei è disposto perfino a trasferirsi al nord Italia, cosa che non aveva mai fatto per la storica fidanzata Livia.
Tutto questo perché, come spiega lo scrittore Andrea Camilleri, Montalbano sa che questo sarà il suo ultimo amore e quindi è disposto a giocare tutte le sue carte.
Alessia Metastasio
 
 

La Stampa, 25.7.2018
Su «Micromega» un intervento del traduttore Serge Quadruppani
Montalbano, je suis
Le mie acrobazie linguistiche per far capire Camilleri ai francesi
A volte uso le parole del Sud della Francia: per esempio «minot» per «picciliddru»


Andrea Camilleri e il suo traduttore francese Serge Quadruppani

I lettori di Camilleri sanno perfettamente cosa significano espressioni come «taliare», «spiare», «addrumare». Provate però a renderle in italiano con «guardare» «domandare», «accendere», e avrete perso quello speziato sapore di Sicilia che erompe dalla pagina. Quali sono gli scogli a cui va incontro chi addirittura deve trasportare Camilleri in una lingua straniera? Nel numero di MicroMega da domani in libreria, interamente dedicato al «papà» di Montalbano e con una lunga intervista, il problema è sviscerato dallo scrittore francese Serge Quadruppani, traduttore Oltralpe dell'autore siciliano. Anticipiamo qui un ampio stralcio del suo intervento.

Il camillerese non esaurisce la lingua camilleriana, la quale opera, in proporzioni variabili, su tre registri: l'italiano standard, il dialetto e il camillerese vero e proprio, questo italiano sicilianizzato che è una creazione tutta personale dell'autore. I romanzi che chiamo «simenoniani» (Il tailleur grigio, Il Tuttomio e altri) o quelli inclassificabili, come Intermittenza, sono interamente scritti in italiano standard, che occupa un posto più o meno importante nella maggior parte degli altri romanzi. Questo registro non presenta difficoltà particolari nella traduzione: lo si trasla in un francese spesso familiare, come l'italiano dell'autore. Il secondo registro, quello del dialetto puro, interviene in circostanze specifiche, generalmente nei dialoghi in ambienti popolari o per esempio quando Montalbano si arrabbia o vuole portare fuori strada Livia per divertirsi.
Nella versione originale, nei passaggi in dialetto, se la lingua non è sufficientemente vicina all'italiano standard, Camilleri ne fornisce una traduzione di seguito. Nella versione francese, mi conformo per lo più alla strategia camilleriana: riproduco il testo in dialetto con a seguire la traduzione in francese standard segnalando la cosa nel corpo del testo (i lettori odiano le note a piè di pagina tranne che per le ricette di cucina!).
La difficoltà principale si presenta al livello intermedio, quello dell'italiano sicilianizzato, proprio sia del narratore sia di un buon numero di personaggi. Il camillerese è infarcito di termini che non possono essere ricondotti al dialetto più stretto ma sono diventati ormai piuttosto dei regionalismi (per citare due esempi molto frequenti: taliare per guardare e spiarecamillerese) non hanno bisogno di glossario, gustano la stranezza della lingua e comunque capiscono.
Tradurre questa lingua con una delle parlate regionali francesi non mi è sembrata una buona soluzione: da un lato queste parlate, ormai desuete, sono incomprensibili alla maggior parte dei lettori (e sarebbe bizzarro tradurre una lingua viva e ancorata nelle parole della Sicilia di oggi con una lingua morta), dall'altro contengono modi di dire troppo lontani dalle lingue latine (un Ca-milleri costellato di parole bretoni o basche non sarebbe più una traduzione in francese!).
Le deformazioni del Maestro
È stato dunque necessario rinunciare a cercare termini equivalenti per tutti i regionalismi. Il camillerese non è la trascrizione pura e semplice di un idioma da parte di un linguista ma la creazione molto personale di uno scrittore, a partire dal parlato della zona di Agrigento, con aggiunte di parole provenienti da altre zone della Sicilia, e di epoche più o meno recenti. E tuttavia, se ogni vera traduzione comporta una parte di creazione letteraria, il traduttore deve anche evitare di contendere il ruolo all'autore, cercando di non attirare l'attenzione attraverso inutili elementi di originalità. Il traduttore è al servizio dell'autore come l'interprete lo è al servizio del compositore.
Per rendere il camillerese ho quindi deciso di utilizzare termini del francese del Sud piazzandoli in alcuni punti del testo, come elementi deputati a ricordare in quale registro ci si trova. Innanzitutto perché, attraverso varie strade culturali, il francese meridionale si è piuttosto diffuso in Francia (così come il siciliano in Italia), perché fino a Calais si capisce cos'è un minot (è così che traduco il termine picciliddru). Inoltre questi termini diffondono un profumo di Sud. Ho invece scelto la letteralità per rendere percettibili alcune particolarità della costruzione delle frasi (come l'inversione soggetto-verbo di «Montalbano sono»: al posto dello standard «C'est Montalbano» ho tradotto «Montalbano, je suis») o questo curioso uso del passato remoto attraverso il quale si esprime l'enfasi siciliana: «Che fu?» per «che succede?», che ho tradotto alla lettera con «qu'est-ce qu'il fut?» invece che con «qu'est-ce qui se passe?». O il ricorso molto frequente a forme pronominali: «Si mangiava un arancino» anziché «mangiava» che ho tradotto con «se mangeait» anziché con «mangeait» che sarebbe stato più corretto in francese.
Ho anche tentato di trasporre alcune deformazioni che il Maestro infligge all'italiano standard per far capire la pronuncia della sua terra: «pinsare» anziché pensare, che io rendo con «pinser» al posto di «penser», «aricordarsi» anziché ricordarsi, che io traduco con «s'arappeler» al posto di «se rappeler». Scelte sicuramente discutibili, ma che tuttora mi sembrano le migliori, perché permettono di seguire l'evoluzione dello stile dell'autore. E in effetti il numero di trasposizioni di deformazioni orali non è lo stesso nei primi Montalbano e negli ultimi. Sembra che Camilleri, avendo ormai conquistato e abituato il suo pubblico, esiti sempre meno a far sentire le singolarità della sua musica. Si può dire che, di anno in anno, il Maestro abbia insegnato una lingua nuova, la sua, ai suoi lettori, che sono oggi centinaia di migliaia, questi italiani che oltre all'inglese e/o al francese padroneggiano una terza o quarta lingua: il camillerese!
Una civiltà antica e moderna
L'insieme di queste scelte di traduzione conducono a una lingua piuttosto lontana da ciò che comunemente si chiama «bon français»: la mia traduzione può sembrare poco fluida e si allontana spesso deliberatamente dalla correttezza grammaticale. Ma a partire da qualche decina d'anni fa, il lavoro dei traduttori è stato orientato dal tentativo di rendere meglio la lingua dei loro autori, sfuggendo alla dittatura della «fluidità» e del «grammaticalmente corretto» che aveva imposto a generazioni di lettori francesi un'idea troppo vaga dello stile reale di tanti autori.
Tale movimento si unisce anche al lavoro di alcuni autori francofoni impegnati a liberare il loro modo di esprimersi dalle catene di una lingua sulla quale si è legiferato troppo. Ciò che mi fa pensare che l'operazione sia riuscita sono gli incontri in libreria o ai festival, cui sono chiamato a partecipare come autore e talvolta anche in qualità di traduttore, e dove sono regolarmente accolto dall'esclamazione: «Montalbano, je suis!». A discutere con loro, a vedere il loro entusiasmo, mi dico spesso che i lettori francesi di Camilleri che hanno fatto lo sforzo di entrare nel camillerese sono in comunione con l'esperienza dei lettori italiani non siciliani. Francesi e italiani provano questa sensazione di strana familiarità che procura questa lingua, un'eco esilarante e tragica di ciò che si prova incontrando, non solo un'isola, la Sicilia, ma una civiltà antica e, al tempo stesso, molto moderna.
Serge Quadruppani - Traduzione di Ingrid Colanicchia
 
 

Fahrenheit, 25.7.2018
Tradurre Camilleri
Cliccare qui per ascoltare la puntata
Che succede quando si deve trasportare Camilleri in una lingua straniera? Lo chiediamo a Serge Quadruppani traduttore per la Francia di Andrea Camilleri

"Taliare" per guardare e "spiare" per chiedere. Tanto per fare due esempi frequesti. I lettori di Camilleri non hanno bisogno di glossario perché l'autore pone in maniera tale certe espressioni da renderne comprensibile il significato grazie al contesto. Ma che succede quando si deve trasportare Camilleri in una lingua straniera? Nel numero di MicroMega da domani in libreria, interamente dedicato al papà di Montalbano, il problema è sviscerato da Serge Quadruppani, traduttore per la Francia dell'autore siciliano. Su La Stampa di oggi leggiamo in anticipo un'ampia parte della lunga intervista allo scrittore francese che è nostro ospite nel salotto Fahrenheit.
 
 

Il Fatto Quotidiano, 26.7.2018
Il racconto
L’attore di Montalbano - Ricorda gli anni all’Accademia di arte drammatica, il primo libro comprato “per cortesia”, il successo e l'amore per Montalbano prima di diventarlo sul set
Cosa so di Andrea Camilleri (che mi ha cambiato la vita)
Lezione uno: imparare a osservare. "Parlava per ore del suo vicino di cappuccino che quella mattina aveva "pucciato" il cornetto in un certo modo"
Lezione due: essere se stessi. "Allora sconosciuto ai più, non faceva dipendere la propria autostima dal riconoscimento degli altri"



Il testo integrale di Luca Zingaretti è sul numero di MicroMega (il quinto dell'anno) intera-mente dedicato ad Andrea Camilleri. Da oggi in edicola e in libreria

Il mio primo incontro con Andrea Camilleri avvenne nel 1980 all’Accademia nazionale d’arte drammatica, dove insegnava regia e recitazione televisiva. In quell’anno vinsi il concorso e vi entrai come allievo, per rimanervi tre anni. In classe con me c’erano Maria Paiato, Massimo Popolizio, Danilo Nigrelli, Nicoletta Braschi e tanta, troppa gente che ha smesso.
Le lezioni di Andrea all'epoca erano soprattutto teoriche - l'Accademia attraversava un periodo di forte crisi e non aveva le risorse per affittare le apparecchiature necessarie per le lezioni pratiche - e si svolgevano più o meno così: lui entrava in classe, si cominciava a chiacchierare, qualcuno si alzava e proponeva divedere insieme una certa scena che aveva preparato, la si recitava, la si discuteva... Oppure si parlava degli spettacoli che davano in quel momento a Roma - e che avevamo visto praticamente tutti -o di un film o di uno sceneggiato e Camilleri ci descriveva la metodologia di racconto che era stata usata.
Fu così che mi imbattei per la prima volta nell'incredibile capacità affabulatoria di questo individuo, che ci incantava nonostante la nostra non fosse proprio una classe di santarellini. Ci piaceva da morire fare lezione con lui perché ci mostrava l'eccezionale in ciò che noi reputavamo solo quotidianità. Ci faceva vedere come ciò che davamo per scontato potesse invece essere straordinario a patto di saperlo vedere, giudicare, apprezzare. Era capace per esempio di parlare per ore del suo vicino di cappuccino che quella mattina aveva "pucciato" il cornetto in maniera particolare. "Voi - ci diceva - vi accorgete che tutto attorno c'è una vita brulicante di esseri umani, di insetti... e che tutto ciò può essere assolutamente straordinario?". E ci raccontava che lui aveva imparato a coglierlo da ragazzino, quando si annoiava. Una cosa che, ahimé, ai ragazzi d'oggi non capita più. Ed è un peccato perché la noia ti spinge a cercare qualcosa per sconfiggerla. E quindi impari a osservare. E il modo in cui Camilleri cercava di farci osservare le cose mi ha trasmesso proprio questa curiosità per il mondo.
(...) Credo che una delle cose che piace di più dei suoi romanzi sia proprio questo modo assolutamente non convenzionale di leggere la realtà, questo gusto del paradosso, del trovare il particolare che altri non hanno visto, di riflettere con lo specchio che ha dentro di sé un lato mai scontato e mai convenzionale dell'oggetto che l'altro non riesce a vedere nella sua interezza.
(...) Trovavo inoltre fantastico che, nonostante allora fosse un personaggio ancora sconosciuto ai più, non facesse dipendere la propria autostima dal riconoscimento degli altri. Mi piace moltissimo questo modo di pensare: io valgo per quello che sono, al di là del riconoscimento che il mondo mi dà e se il mondo non me lo dà, non è detto che sia io a valere poco, può essere che sia il mondo a sbagliarsi. Non è insomma il successo a determinare la mia autostima.
Il mio incontro con il Camilleri scrittore risale invece a molti anni dopo. Girando in libreria vidi che questa piccola casa editrice siciliana - con una veste molto elegante e soprattutto con una carta piacevole al tatto - aveva pubblicato alcuni libri di Camilleri. Pensai: "Toh, Andrea ha cominciato a scrivere... che strano". Ne comprai due: uno sul commissario Montalbano, uno dei primi, e un romanzo storico, Il birraio di Preston. Lo feci più che altro per una forma di cortesia e di amicizia, nella speranza che quell'acquisto potesse in qualche modo andare a ingrossare il numero delle copie vendute. Li lasciai da parte per qualche mese, poi li cominciai a leggere. Il birraio di Preston mi piacque tantissimo, ma soprattutto mi fulminò quello sul commissario Montalbano. Mi ricordo che dissi tra me e me: "Questo è un personaggio meraviglioso!". Al punto che pensai anche di comprarne i diritti, ma all'epoca non avevo una lira e soprattutto non ero un attore famoso e quindi in grado di montare su di sé un'operazione del gene-re. Dovetti lasciar perdere. Ma perché mi piacque così tanto il commissario Montalbano? (...) Montalbano rappresenta certi valori che forse appartenevano più alla generazione dei nostri nonni, e per i quali non possiamo non provare una struggente nostalgia. Non voglio dire che ai loro tempi si vivesse meglio, si vive certamente meglio adesso, però in alcuni casi abbiamo buttato il bambino con l'acqua sporca. Abbiamo dato un colpo di spugna su certe cose senza pensarci troppo. E invece forse avremmo dovuto pensarci non due ma dieci volte. Di questi valori qui, che forse non esistono più, proviamo una nostalgia incredibile perché sappiamo che invece andavano preservati. Perché non vale la pena vendersi al primo venuto per un tozzo di pane, che può essere anche un posto in televisione ma sempre tozzo di pane è rispetto a quello che dovrebbe essere il pensare e l'agire di un essere umano.
Passarono un paio d'anni e venni a sapere che un piccolo produttore di Bologna aveva comprato i diritti e che di lì a poco ci sarebbero stati i provini per il ruolo di Montalbano. Al che dissi alla mia agente di allora, Carol Levi, la decana degli agenti italiani, che ricordo con grande affetto: "Anche se lo cercano alto, biondo e con gli occhi azzurri io voglio fare il provino". Ero - stupidamente - sicuro che avrei avuto quel ruolo. E lo ero perché avevo un'idea precisa di come avrebbe dovuto essere il personaggio e pensavo che questo fosse sufficiente. Dopo sei mesi di provini in cui il drappello dei pretendenti si era sempre più andato assottigliando arrivò la telefonata della mia agente: "Vogliono te, ce l'hai fatta".
A quel punto telefonai a Camilleri e gli spiegai che non lo avevo chiamato fino ad allora perché non volevo dargli l'idea che cercassi il suo aiuto. Lui mi rispose che sapeva tutto, che il produttore lo teneva informato, che era molto felice per me e che, anche se in tutta verità lui pensava per Montalbano a un altro tipo di attore, con un'altra fisionomia, era sicuro che avrei fatto un ottimo lavoro. (...) Dopo la prima settimana di riprese telefonai a Camilleri e gli dissi: "Andrea, mi sento bloccato". E lui mi rispose: "Ti senti bloccato perché ci stai pensando, lasciati andare, lascia che l'attore che è in te, che ha lasciato sedimentare tutte le informazioni, agisca, emerga. Non mettere in mezzo il filtro mentale". Questo consiglio, che potrebbe sembrare una stupidaggine ma non lo è per niente, suggeritomi da quello che era stato il mio docente di recitazione, mi sbloccò.
Luca Zingaretti
(Testo raccolto da Paolo Flores d'Arcais e curato da Ingrid Colanicchia)

 
 

Rai News, 27.7.2018
Tuttifrutti: Andrea Camilleri, Roberto Bolle, Caetano Veloso e il duo Rezza-Mastrella
Cliccare qui per vedere l'intervista di Loretta Cavaricci (dal minuto 4:05)

Grandi personaggi questa settimana a Tuttifrutti con Laura Squillaci: insieme all'autore del commissario Montalbano, all'étoile della Scala, e al cantautore e chitarrista brasiliano anche i vincitori del Leone d'oro alla carriera alla Biennale teatro di Venezia
 
 

Vernazza (SP), 27.7.2018
Maruzza Musumeci
Piazza del Porticciolo


 
 

La Repubblica (ed. di Firenze), 28.7.2018
Canti di lotta e di passione quelle voci uscite dal buio
La storia. Il 13 agosto a Santa Fiora una festa-concerto celebra i 40 anni del Coro dei Minatori della Maremma creato da padre Ernesto Balducci "Siamo militanti della memoria". Simone Cristicchi li ha portati a Sanremo
Il 13 agosto festa con Laura Morante, Rocco Papaleo e Andrea Camilleri [La notizia non è confermata, NdCFC]

[...]
La musica li strappò alle ferite più oscure della terra e ora, a quarant'anni dalla formazione del Coro (che saranno celebrati con una festa-concerto il 13 agosto all'auditorium della Peschiera, parteciperanno Laura Morante, Rocco Papaleo e un santafiorese d'adozione come Andrea Camilleri) strappa la comunità di Santa Fiora dall'oblio.
[...]
Fulvio Paloscia
 
 

Il Giornale, 29.7.2018
C'è chi è capace di sorpassare pure Camilleri
"La ragazza con la Leica" assalta la vetta e supera Camilleri

Un sorpasso stregato che non ci saremmo mai immaginati. Almeno non così presto. Sono settimane, è vero, che Camilleri domina la classifica e ultimamente il suo vantaggio sugli inseguitori si era assottigliato.
Eppure Il metodo Catalanotti (Sellerio), che anche questa settimana staziona a quasi 11mila e quattrocento copie, sembrava in grado di rintuzzare ogni assalto alla vetta. E, invece, a sorpresa Helena Janeczek spinta dalla vittoria al Ninfeo di Villa Giulia riesce nella difficile impresa di sorpassare il giallista più amato d'Italia. La ragazza con la Leica (Guanda) è arrivata al primo posto spinta da ben 11mila e settecentocinquantadue copie.
Tolta la biografia romanzo della grande fotografa Gerda Taro, ai piani alti della Top ten troviamo soltanto gialli. In terza piazza infatti c'è Marco Malvaldi con A bocce ferme (Sellerio). Si ferma a 9mila e ottocento copie più spiccioli. Ottimo risultato ma è sceso sotto il muro delle diecimila e quindi sembra avere il fiato più corto di Camilleri, anche se il compagno di scuderia (Sellerio) «gira in pista» da molte più settimane.
[...]
Matteo Sacchi
 
 

Mangialibri, 29.7.2018
Una lama di luce
Autore: Andrea Camilleri
Genere: Romanzo Noir
Editore: Sellerio 2012

Dopo una quindicina di chilometri di polvere e buche, lungo “stratuzze di campagna tanticchia meno larghe della larghizza della machina”, il commissario Montalbano arriva in contrada Casuzza. Un contadino ha chiamato la polizia perché ha ritrovato nel suo campo una cassa da morto chiusa. Una strana storia. E quella è una mattina già complicata di suo, perché il Ministro dell’Interno, di ritorno da Lampedusa dove ha visitato i centri d’accoglienza per gli immigrati, prevede di passare per Vigàta, dove sono state allestite delle tendopoli di fortuna per ospitare qualche centinaio di migranti e alleggerire la situazione. Peccato che in quell’accampamento la situazione igienica e logistica sia drammatica, con “quei povirazzi costretti a dormiri ‘n terra e a fari i loro bisogni all’aperto”: così il questore Bonetti-Alderighi ha proclamato la mobilitazione generale sia della questura di Montelusa sia del commissariato di Vigàta per blindare le strade del percorso che seguirà il Ministro, onde evitare che veda scene sgradevoli e che subisca contestazioni, ma abbia “sulo gli applausi di quattro morti di fami appositamenti pagati”. Quando ha ricevuto la telefonata che lo avvertiva della bara di contrada Casuzza, Montalbano stava facendo la doccia e si è molto meravigliato di sentire Catarella che infilava parole latine qua e là nella conversazione mentre gli spiegava che il tabbuto, cioè la bara, non era vacante, ma “occupato da un catafero di morto”. Il commissario ora è davanti alla bara in questione, una di quelle da pochi soldi, di legno grezzo “senza manco ‘na passata di vernici”. È a terra, tra le zolle di terra secca, in “un paisaggio sdisolato, cchiù petre che terra, rari àrboli”, a un chilometro circa da una casetta di mattoni solitaria. Accanto a Catarella e Montalbano il proprietario del terreno, tale Lococo, che spiega di non coltivare nulla in quel terreno perché “ccà non piglia nisciuna cosa. Terra mallitta è”. I tre uomini si decidono ad aprire la bara. Dentro al tabbuto c’è il cadavere di un umo avvolto in un lenzuolo. Spostando il lenzuolo, appare il volto del questore Bonetti-Alderighi. E qui Montalbano si sveglia. Un sogno. E che sogno. Il commissario rimane a lungo coricato a pensarci, poi si alza, apre la finestra e si fa una doccia. Mentre si sta asciugando suona il telefono. È Fazio. Ha telefonato il questore. Il Ministro dell’Interno, che sta visitando Lampedusa, vuole venire ad ispezionare anche l’accampamento di emergenza di Vigàta. Montalbano è irritato e un po’ inquieto. Un sogno premonitore? Succederà dunque qualcosa di brutto a Bonetti-Alderighi?
Una lama di luce è un romanzo molto importante per la continuity della saga del commissario catanese Salvo Montalbano. Soprattutto – definiamolo così – sul fronte interno, quello dei sentimenti e della famiglia. Con Livia Burlando, la storica compagna, le cose non vanno affatto bene: dopo diciannove romanzi (e già nel primo capitolo della saga, il memorabile La forma dell’acqua, Montalbano faticava a resistere alle profferte di una bella sospettata pur di restarle fedele) la loro relazione a distanza scricchiola in modo sinistro, non riconoscono la voce dell’altro al telefono, si tengono il muso, iniziano a considerare l’ipotesi di lasciarsi. A far precipitare le cose però è indubbiamente il fatto che Montalbano perde la testa per un’altra donna, la gallerista Mariangela De Rosa, per gli amici Marian, “quarantina aliganti, beddra, àvuta, gamme slanciate, occhi granni, zigomi rilevati, capilli longhi e nìvuri come l’inca” e con lei avvia una relazione turbinosa, più passionale che cerebrale. Nel frattempo il commissario di Vigàta, turbato da uno strano sogno gravido di simboli, si trova ad affrontare una indagine su di un caso di rapina e violenza sessuale ai danni della giovanissima e bella moglie di un azzimato proprietario di supermercati di mezza età che sin da subito pare avere molti punti oscuri e a condurre un’indagine parallela all’Antiterrorismo su un gruppo di tunisini coinvolti in un traffico d’armi internazionale. Proprio questa seconda sottotrama, in modo del tutto inatteso (ma assai doloroso), va anch’essa a impattare sul fronte interno di cui dicevamo sopra, con il fato drammatico di una figura che torna dal passato di Montalbano e di Livia. Racconta Andrea Camilleri in un’intervista a “D”, il supplemento del quotidiano “la Repubblica”: “La vicenda ha un suo sviluppo che porta anche a una riflessione sulla paternità, la paternità mancata, il dolore comune che unisce le coppie. (…) Nel libro è legata al ricordo di François, il ragazzo tunisino che ne Il ladro di merendine, del 1996, Livia avrebbe voluto adottare, mentre Montalbano non se l’era sentita. François è una tappa fondamentale nella loro storia. Lui appartiene a quella categoria di uomini che non hanno la vocazione alla paternità, non per egoismo o paura delle responsabilità ma perché pensano che non sarebbero padri abbastanza buoni”. Come sempre a dominare la scena però è la scrittura di Camilleri, quell’ibrido di italiano e dialetto siciliano così efficace e suggestivo, e l’abilità dello scrittore di Porto Empedocle nel mescolare con sapienza registro alto e basso, dramma e comicità, cronaca nera e commedia dell’arte.
David Frati
 
 

La Repubblica, 29.7.2018
Prendere il largo sul mitico Stretto

[...]
Durante la traversata divento Ulisse e riattraverso tutta la mia vita, fra sirene ammaliatrici e mostri che mi tolgono amici e compagni, bellezza e suggestione e insieme rovina e solitudine. Faccio questi pensieri guardando dal parapetto la Madonnina del porto e i due piloni elettrici in disuso, uno su una sponda e uno sull'altra. Oppure rido assai fra me e me pensando agli arancini del traghetto: pure loro, da che ne ho memoria, sono oggetto di leggende per spaventare i bambini, per tenerne a bada la fame. Camilleri ne fa comprare uno a Montalbano che poi, schifato dopo un solo morso, lo getta via in mare, e — ne sono certa — da qualche parte affiora Cariddi che lo ingurgita e poi lo risputa pure lei.
 
 

Lerici (SP), 31.7.2018
Maruzza Musumeci


 
 

ANSA, 31.7.2018
Libri e social, Camilleri e Janeczek top estate 2018
Secondo prima indagine Osservatorio Capalbio

Roma. Sono 'Il metodo Catalanotti' (Sellerio) di Andrea Camilleri, al primo posto tra i libri più venduti su IBS, e 'La ragazza con la Leica' (Guanda) del Premio Strega 2018 Helena Janeczek, opera più chiacchierata considerando le mention su web e social, i titoli dell'estate 2018. Questo secondo la prima indagine dell'Osservatorio di Capalbio Libri, nato in collaborazione con il professor Carlo Alberto Pratesi, dell'università di Roma Tre, dedicata al rapporto tra web, social e mercato delle vendite di libri, affidata ad I Say Group. La ricerca parte dai primi 10 libri di autori italiani della classifica IBS, del 17 luglio 2018, per confrontarli con le mention ricevute su web e social, da ciascun titolo, dal 1 giugno al 15 luglio.
Il periodo di analisi preso in considerazione è segnato dal Premio Strega 2018: le citazioni si concentrano infatti sul 6 luglio, subito dopo la serata di premiazione del 5 luglio, che ha visto premiata, con la vittoria di Helena Janeczek, una donna, dopo 15 anni. Al secondo posto dello Strega 2018, 'Resto qui' (Einaudi) di Marco Balzano che ha scalato tre posizioni nella classifica delle mention rispetto ai libri venduti.
Ai primi posti nella speciale classifica degli autori più citati sul web troviamo Andrea Camilleri e Selvaggia Lucarelli, personaggi molto conosciuti anche a chi non è avvezzo alla lettura, mentre sul gradino più basso del podio troviamo Helena Janeczek. Selvaggia Lucarelli vanta anche il maggior numero di follower sui social, forte di un profilo Twitter con oltre 800 mila fan, seguita da Andrea Camilleri e Paolo Giordano. La ricerca mostra come ben tre autori su dieci non abbiano profili social ufficiali, sintomo di una mancanza di cultura digitale nel mondo degli autori che ancora non hanno colto pienamente il potenziale della rete a supporto dell'editoria. Il canale più utilizzato dagli autori è comunque Facebook, nel 50% dei casi.
Il monitoraggio delle keyword relative ai singoli libri ha registrato un volume di circa 4.600 post complessivi, generati da oltre 2.500 utenti unici, per una media di quasi 2 post per utente. A questo dato corrisponde un alto numero di impression potenziali: ciò significa che sono intervenute nella conversione fonti in grado di influenzare il dibattito, generando un alto tasso di interazione. Dall'indagine emerge anche che il canale su cui gli utenti preferiscono parlare di libri e che registra il maggior numero di mention è Twitter con quasi 2.800 citazioni. Tuttavia gli influencer che sono intervenuti sul tema, generando l'engagement più alto, hanno pubblicato contenuti su Facebook e su Youtube. Gli influencer possono essere suddivisi in generalisti e settoriali. Tra i primi: le pagine Facebook de La Repubblica, Internazionale e D-La Repubblica.
Tra gli influencer di settore invece spiccano youtuber quali Ilenia Zodiaco, la quale vanta anche il post più ingaggiante in assoluto, e Matteo Fumagalli, specializzati nelle recensioni di libri, nonché le pagine Facebook Il Librario e Libreriamo. Tra le case editrici è la Sellerio a generare maggiori interazioni, grazie a 3 libri nella classifica IBS: oltre a 'Il metodo Catalonotti' di Camilleri, 'A bocce ferme' di Marco Malvaldi e 'L'anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone' di Antonio Manzini. Tra gli editori la più citata nel periodo di analisi è Rizzoli, seguita da Mondadori e Feltrinelli. Il terzetto si conferma più seguito anche sui social, con Mondadori al primo posto con un fanbase complessiva cross-social di oltre 700 mila follower. Seguono Feltrinelli al secondo e Rizzoli al terzo.
[...]
Mauretta Capuano
 
 

 


 
Last modified Wednesday, August, 15, 2018