Comprende La vampa d’agosto,
Le ali della sfinge e
La pista di sabbia.
Con una Nota dell'Autore
Il metodo del commissario più celebre d’Italia si affina: annusare, raccogliere, intuire,
collegare, simpatizzare e antipatizzare. E nello stesso tempo Montalbano fa i conti con l’età
che avanza, i cui primi sintomi, un rallentamento dei riflessi e una leggere miopia, lo mettono
in allarme e lo spingono a dialogare con se stesso. Peri fortuna le sue indagini lo tengo
occupato: il caso dagli strani risvolti della Vampa d’agosto, dalla scomparsa di un
bambino al ritrovamento di un cunicolo che rivelerà clamorose sorprese tra cui un baule con
il cadavere di una ragazza; il ritrovamento in una vecchia discarica di una donna uccisa con
un colpo di pistola al volto in Le ali della sfinge: niente borse o indumenti in giro,
solo un piccolo tatuaggio sulla spalla sinistra – una farfalla – potrebbe aiutare il commissario
a identificare la donna; tra scuderie e maneggi, ippodromi e piste, tra corse clandestine e corse
di beneficenza, un mondo nuovo sorprende e spiazza il commissario nel caso de La pista di
sabbia.
Nota di Andrea Camilleri
Come ho scritto nelle rispettive note a fine libro, anche per questi tre romanzi lo spunto di partenza non è nato da una mia invenzione, ma da un suggerimento della realtà. Addirittura, per quanto riguarda La vampa d'agosto, io personalmente sono stato più volte ospite di quella casa costruita sopra una duna a pochi metri dal mare senza che né il mio amico, che ne era l'affittuario, né io, minimamente sospettassimo che sotto di noi c'era sotterrato un secondo appartamento gemello già quasi pronto all'uso. Poi successe che il figlio più piccolo del mio amico scomparve per qualche ora, gettando la famiglia nel panico. Riapparve all'improvviso comunicando ai suoi che, entrato dentro una buca nella duna, era andato a finire in una casa nascosta sotto la loro. Il mio amico credette che si trattasse di una fantasia infantile, poi andò a controllare. Quando poi mi raccontò della scoperta fatta, la domanda che mi posi fu addirittura inevitabile: e se dentro a quell'appartamento sotterraneo fossero state rinvenute le tracce di un vecchio delitto? Da lì a inventarmi il resto della storia, il passo è stato breve. Le ali della sfinge invece cominciò a prendere concretamente forma dentro di me a seguito dei racconti fattimi da una giovane donna russa circa i modi d'arruolamento delle ragazze per la loro «esportazione» nei paesi più ricchi e i gravosi impegni che dovevano sottoscrivere. Mi raccontò poi come molte di queste ragazze, spacciate come ballerine, erano già in partenza destinate ad attività tutt'altro che legali. Lei era riuscita, con l'aiuto di un amico italiano, a riscattare con moneta sonante la sua libertà, ma il destino di due sue compagne era stato addirittura tragico. Il romanzo è, in sostanza, un mio personale stravolgimento fantastico di quei fatti reali. La pista di sabbia è uno di quei libri che bussano insistentemente alla mia porta per essere scritti. Ogni tanto mi capita. Per primo, durante una vacanza sull'Amiata, mi arrivò un ritaglio di un giornale siciliano che parlava di me, nel retro però c'era una notizia di cronaca che riguardava un cavallo ucciso a sprangate, forse per una rivalità tra organizzatori di corse clandestine. La storia mi colpì sgradevolmente, mi parve un gesto di una barbarie e di una ferocia assolute. Mentre ci rimuginavo sopra, qualche giorno dopo i giornali locali diedero ampio spazio a un misterioso furto di cavalli da corsa nel grossetano. A questo punto mi fu chiaro che dovevo scrivere un romanzo sui cavalli e le corse clandestine.
Vorrei soffermarmi sul fatto che questi tre romanzi, editi i primi due nel 2006 e il terzo l'anno seguente, costituiscono un punto nodale nella vita del personaggio Montalbano. Per la prima volta, ne La vampa d'agosto, il commissario, che è nato nel 1950, comincia a fare i conti con gli anni che avanzano; ma li fa, forse, in un modo del tutto sbagliato. Perché egli non si considera, come in effetti è, un uomo ormai maturo, ma vede se stesso assai pericolosamente vicino al limitare della vecchiaia. Naturalmente si tratta solo di una sensazione soggettiva, molesta e sgradevole quanto si vuole, ma pur sempre una semplice sensazione che non trova oggettivo riscontro nella quotidianità dei fatti. A Montalbano però sembra avvalorata da certi mimmi sintomi, quale ad esempio un certo rallentamento dei riflessi, e da qualche leggera e non preoccupante smagliatura fisica come la miopia. E di questa sua condizione egli comincia a dialogare con se stesso, addirittura arrivando a sdoppiarsi (tendenza sempre presente in lui). Ma la conclusione di questi dialoghi è sempre, inevitabilmente, un aggravamento del suo disagio. Mai come in questo periodo avrebbe bisogno di avere accanto a sé Livia. Invece avviene che Livia, forse per un suo momento di stanchezza, si allontana rendendosi addirittura irreperibile. E l'assenza di Livia non può che rendere ancora più vulnerabile Montalbano. Come se non bastasse, ci si mette la calura dell'agosto. A un meteoropatico come il commissario quell'infernale vampa a un tempo obnubila la ragione ed acuisce i sensi. In un contesto simile la giovanissima e bella Adriana non può che avere partita vinta nel suo sottile, e finalizzato, gioco di seduzione. E Montalbano si lascia prendere e travolgere da quello che per lui è un tardivo e malaccorto sentimento d’amore. Quando alla fine si renderà conto dell'inganno patito non potrà fare altro che piangere di dolore sì, ma soprattutto di rabbia. Apro una parentesi: dopo un po' che il romanzo era stato pubblicato, cominciarono ad arrivarmi decine di lettere dì lettrici e di lettori. Solo una, ripeto una, di una lettrice, rimproverava aspramente a Montalbano il suo tradimento. Tutte le altre non solo l'approvavano, ma addirittura ne esultavano. Il «tradimento» veniva apprezzato non solo per un diffuso sentimento di antipatia verso Livia, ma anche come gesto di libertà e di autonomia. Chiusa la parentesi. EÈ un Montalbano ancora più provato quello che ritroviamo ne Le ali della sfinge. Qui, più che l'indagine poliziesca, mi ha interessato il tema del difficile riavvicinamento tra Salvo e Livia. Difficile anzitutto per la scelta del campo destinato al primo incontro faccia a faccia. Livia non vuole che il luogo del chiarimento sia la casa di Marinella, troppo carica di ricordi cari sì da rischiare d'influenzare ogni possibile decisione. Perché, come nota acutamente Ingrid, il loro passato è quel figlio che non hanno mai avuto. Alla fine la crisi sembrerà essere stata superata. Ma è come quel vaso di coccio rotto e magistralmente riparato che purtuttavia, ad un attento esame, mostra i segni delle fratture. Che ci sono state e sono sempre lì, anche se rese quasi invisibili.
Ne La pista di sabbia ho voluto in un certo qual modo continuare questa deriva di Montalbano mettendolo a confronto con una quarantenne fascinosa ed esperta che, con la complicità di Ingrid, riesce a sedurlo. Montalbano non sa resisterle ma, dopo, non sarà di certo fiero dì se stesso. Troppo meschine, e, in fondo, banali, le ragioni del cedimento. Non ha che una sola giustificazione: quella di essere un uomo come tanti. E ne dovrà amaramente prendere atto.