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RASSEGNA STAMPA

DICEMBRE 2005

 
2.12.2005
Andrea Camilleri incontra i funzionari di Polizia al circolo della Polizia di Roma
 
 

BOL, 2.12.2005
Andrea Camilleri
La pensione Eva
Mondadori, Euro 14,00, pagine 184, in libreria dal 17/01/2006.

Per le stanze della Pensione Eva, il casino di Vigàta appena rinnovato e promosso dalla terza alla seconda categoria, transitano figure e personaggi di quei provinciali, sonnolenti, tipici anni Trenta che potremmo benissimo aver incontrato in altri indimenticabili romanzi di Camilleri. E questa "casa chiusa" diventa lo sfondo - o il primo piano? - di un vero e proprio romanzo di formazione prima dolce e poi crudele. Ogni quindici giorni le sei "picciotte" della Pensione partono, e ne arrivano delle nuove; è in mezzo a queste presenze carnali che trascorre la giovinezza di Nenè, Ciccio e Jacolino. Un periodo indimenticabile, perché "le storie che quelle picciotte potevano contare gli avrebbero permesso di capire. Capire qualichi cosa di lu munnu, di la vita".
 
 

Bandiera Gialla, 2.12.2005
"Liberate Silvia": il dvd sulla Baraldini

Venerdì 2 dicembre, a Ozzano Emilia, presso il Palazzo della Cultura in piazza Allende, alle ore 21, si svolgerà la proiezione in anteprima nazionale del DVD sul caso Baraldini: "Liberate Silvia".
Il DVD traccia la storia della Baraldini attraverso una sua intervista inedita e attraverso le dichiarazioni di personaggi di fama nazionale e internazionale, da Gianni Minà a Pino Cacucci, da Dacia Maraini a Jack Hirschman, proseguendo con Edoardo Sanguineti, Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli e altri ancora. Le musiche sono di Paola Turci con un inedito per la colonna sonora.
Il progetto, nato grazie all’impegno di tre ozzanesi, Giuliano Bugani, Matteo Lenzi e Massimiliano Valentini, con il sostegno di ARCI Bologna e il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura di Ozzano, si pone come obiettivo la liberazione della detenuta Silvia Baraldini, arrestata negli USA nel novembre del 1982 e ora agli arresti domiciliari a Roma per gravi motivi di salute.
Per informazioni: www.liberatesilvia.org - bugani_giuliano@hotmail.com - Tel. 348/842.88.34
 
 

Radio New Web, 2.12.2005
Cavaria con Premezzo: cene culturali, primo appuntamento. Stasera a tavola con il commissario Montalbano

Varese. Libri, animazione e menu a base di pesce. E’ ormai tutto pronto per il viaggio nel mondo della letteratura alla ricerca dello speciale legame che unisce il piacere della lettura a quello del cibo, nel nome dell’arte di mangiare bene. La prima serata, organizzata dall’assessorato alla cultura del comune di Cavaria con Premezzo in collaborazione con la compagnia teatrale “La Combriccola” di Somma Lombardo è in programma per oggi al ristorante “Compagnia delle Cozze” di Gallarate. “La voce del violino”, “Gita a Tindari” e “Ladro di Merendine” sono i testi di Andrea Camilleri cui si ispirerà l’animazione teatrale che accompagnerà la gustosissima cena, tutta di pesce e realizzata sulla base delle descrizioni che nei suoi libri l’autore fa delle varie pietanze. Si inizierà con un antipasto di polipetti alla napoletana per passare ad un primo piatto di pasta con granchio. Per secondo spigola allo zafferano e, dulcis in fundo, cassata alla siciliana, inevitabile omaggio alla terra d’origine del grande scrittore. L’idea è quella di ritrovarsi a tavola per riscoprire il gusto della conversazione, oltre a quello della gastronomia, avvicinandosi alla letteratura grazie a piacevoli intermezzi proposti da attori musicisti e cantanti. Alla cena di stasera ne seguiranno altre tre, in date ancora da definire. Serate inserite nell’ambito dell’iniziativa intitolata “Il ‘gusto’ di leggere ossia Stuzzicanti letture e gustosi menu” e ovviamente aperte a tutte le persone interessate ad assaporare la straordinaria atmosfera che, insieme, cibo e cultura sanno creare.
Sarah Foti
 
 

La Repubblica, 2.12.2005
Canal Grande
Quel commissario che viene dalla nebbia

Un intreccio noir che nasce all'esterno della tv (i libri di Valerio Varesi, giornalista di Repubblica e giallista di pianura), una storia che affonda le radici nella Storia - e per di più ricordando il sangue versato dai vincitori e non solo dai vinti, e chissà che non tornino un po' di moda – un viluppo di provincia sulle sponde del Po, il grande padre che sprigiona nebbie. E delitti, come in questa serie di RaiDue (in onda il mercoledì, previsti altri tre episodi e viene già annunciato un seguito). Ha tutti i codici a posto questo “Nebbie e delitti”, lanciato con qualche pretesa eccessiva come si usa oggi in tv, per cui dietro quella che dovrebbe essere una trafila normale (prendere un buon libro di racconto, adattarlo al mezzo televisivo, scegliere gli interpreti e così via), dovrebbero esserci invece simbologie padane, di riscossa del racconto del nord contro il mito di Montalbano ormai caro a tutto il paese. E in più il protagonista, quel Luca Barbareschi controverso e riottoso, che prima di ogni ritorno al grande pubblico si fa precedere da qualche lamentazione sulle molte occasioni che non gli vengono concesse.
Barbareschi dovrebbe invece ringraziare, eccome, di avere quest'occasione e lasciar perdere per sempre il passato. L'interpretazione del commissario Soneri può rimetterlo a nuovo e rilanciarlo, può far dimenticare la sua voglia costante di proporsi come efferato 
eversore delle regole della società dello spettacolo (ci vuole un altro fisico), può perfino far- gli azzeccare qualche sguardo giusto quando deve giocare al Maigret della bassa padana che conosce le cose del mondo e degli uomini, ha sopportato grandi dolori e - con qualche sforzo, va detto – diffonde pietas nei confronti degli altri.
Per entrare nella parte, Barbareschi è anche ingrassato - il Soneri è un ghiottone come il suo equivalente di Vigata - e, quando ti pagano per farlo, uno non dovrebbe chiedere altro alla vita. Con Barbareschi una Natasha Stefanenko anch'essa con un paio di chili in più distribuiti con rara perfezione, e sorprendente nella presenza scenica, anche se per il momento un po' troppo relegata a donna dell'eroe. Una fiction di quelle che arrivano nei momenti tranquilli della stagione tv, quando la sarabanda sugli ascolti cala d'intensità e tutti si chiedono perché non potrebbe essere questa, la normalità.
Antonio Dipollina
 
 

Giallo Mediterraneo
VII edizione - Siracusa, 26.11-4.12.2005
Sabato 3 dicembre alle ore 22:30, nei locali del circolo ricreativo del Banco di Sicilia, omaggio per gli 80 anni di Andrea Camilleri, con la partecipazione di Filippo Lupo, Presidente del Camilleri Fans Club.
 
 

NAE, Anno IV, n° 12, Autunno 2005 (in libreria 12.2005)
Le tentazioni del dottor Montalbano
ANDREA CAMILLERI, La luna di carta, Sellerio, Palermo, 2005, pp. 272, Euro 11,00

Un informatore farmaceutico, Angelo Pardo, viene trovato assassinato. Un rappresentante in apparenza innocuo, di cui Montalbano tuttavia scopre progressivamente diversi elementi, nel passato e nel presente, che potrebbero spiegarne l’omicidio: i rapporti sentimentali; il legame morboso con la sorella Michela; le relazioni con personaggi noti nella politica e compromessi con la solita famiglia Sinagra, la principale cosca vigatese; infine, la stessa sfera professionale, in quanto la vittima potrebbe essere coinvolta nello scandalo sul comparaggio. Un intrico di concause, insomma, che dilata i tempi dell’investigazione, la quale si interseca con un’altra inchiesta che riguarda la morte per overdose di personaggi eccellenti, divenuta improvvisamente frequente a Vigàta. L’inaspettata soluzione viene individuata dal commissario solo dopo numerosi ribaltamenti e fraintendimenti, anche attraverso l’apporto di un insolito aiutante, quando sembrava che le indagini fossero già concluse.
Come ne "La forma dell’acqua", in cui tutto è diverso da come sembra, per arrivare allo scioglimento del caso Montalbano deve andare oltre le apparenze, andare oltre il “teatro”. La posa oscena della vittima, esposta, anche in questo frangente, al pubblico ludibrio, farebbe supporre un movente erotico, indicare la classica pista passionale, ma potrebbe essere anche una manovra diversiva dell’assassino per depistare l’investigatore. Altre circostanze del romanzo riportano, invece a "La voce del violino": l’anziano marito impotente e la sposa giovane e intraprendente, nonché la comparsa di componenti femminili che turbano il commissario. La professoressa Anna Tropeano, tuttavia, non ha alcuna somiglianza con le due ambigue donne de "La luna di carta" per le quali Montalbano si ritrova a provare una certa attrazione, pur se costretto per così dire a combattere, a difendersi dalla loro aggressività e da un comportamento quasi animalesco: la bellissima e disinvolta Elena era l’amante di Angelo, ormai stanca di lui, come ella stessa sostiene o ne era gelosa fino all’omicidio? Michela, la sorella del morto, è una zitella dimessa e rassegnata alla singletudine come suggerirebbe il suo abbigliamento castigato o quei suoi occhi alla Liz Taylor nascondono abissi nei quali lo stesso detective ha paura di scivolare?
Ne "La luna di carta", in cui l’eterna fidanzata Livia è quasi del tutto assente, Montalbano, inoltre, continua ad avere pensieri di morte, a prendere sempre più coscienza dell’età che avanza, a chiedersi se non sia il caso di prendere appunti, come i poliziotti dei telefilm, perché la sua memoria comincia a sfagliare e a tradirlo: pare che Camilleri stia proseguendo gradatamente a preparare il lettore all’uscita di scena della sua più celebre creatura che, come ha egli stesso anticipato, dovrebbe avvenire con il prossimo libro, il decimo della serie.
Un romanzo forse non dei più originali di questo prolifico autore, ma come sempre avvincente, che si muove da una casa morta (che rinvia a quelle morbose atmosfere faulkneriane già presenti ne "L’odore della notte") a certe vestaglie troppo corte o slacciate che lasciano intravedere corpi sodi e nudi (con una strizzatina d’occhio alla hard boiled school); da incontri kafkianamente rimandati con l’odiato questore, agli intermezzi umoristici con il solito Catarella, inseriti come di consueto per sdrammatizzare situazioni a volte troppo scabrose perfino per lo scafato commissario.
Simona Demontis
 
 

Corriere della sera, 3.12.2005
«Povera sinistra, clonata da Berlusconi»
Roberta Torre: è l’era dell’apparenza. Ma ci resta il cinema politico

[...]
Quando la giovane Torre, nel 1997, mette in scena una commedia musicale sulla mafia, "Tano da morire", a Palermo è uno choc. «Volevo ridere della mafia, demitizzarla, utilizzare la sceneggiata, il ballo, l’Opera dei pupi, per far lavorare tutti personaggi veri, presi dalla strada. Volevo anche far un po’ riflettere sui valori fondamentali del prodotto mafia, l’unico che riusciamo a esportare in tutto il mondo: basata sulla famiglia, è sempre più forte di qualunque Stato. Basta vedere l’uso del pentitismo, un’arma infallibile da girare contro chi te la dà, ovvero lo Stato. Il cinema e la letteratura non possono prescindere dalla mafia: la voglia di Sicilia, che è anche un po’ la voglia di sfogliare il nostro album di famiglia, insieme amato e maledetto, è ovunque. Nei libri di Camilleri, nel romanzo di Pietrangelo Buttafuoco che è in testa alle classifiche, negli sceneggiati banali che però raggiungono vertici di ascolto altissimi».
[...]
 
 

Stretto Indispensabile, 5.12.2005
Porto Empedocle, presentato a bordo della M/n Laurana “Racconti di mare” di Alfonso Gaglio

Presentato sabato 3 Dicembre a Porto Empedocle, a bordo della motonave Laurana della Siremar, l’ultimo libro di Alfonso Gaglio intitolato “Racconti di Mare”.
[…]
In “Racconti di mare”, lo scrittore empedoclino di 82 anni, ha espresso sentimenti e immagini che hanno scandito parte della propria vita.
Camilleri stesso, nonché amico di Gaglio, ha definito il libro una “sorta di canto del mare” come il ragazzo leggendario che, con lo zufolo incantava il mare sul molo di levante del porto empedoclino.
[…]
Daniele Alletto
 
 

Corriere di Gela, 5.12.2005
Guglielmo Greco dal teatro alla fiction

Guglielmo Greco regista della compagnia teatrale “l’Antidoto” di Gela approda in Rai vestendo i panni di un poliziotto nella fiction dal titolo “Montalbano” di cui il noto attore Luca Zingaretti è protagonista.
[…]
La partecipazione al film con la regia di Alberto Sironi è stata un’esperienza nuova e affascinante per l’attore gelese, che già l’anno scorso aveva tentato di entrare a far parte del cast di Montalbano, ma senza successo, questa volta è stato diverso, dopo il nuovo provino la conferma della sua partecipazione al film. 
“Questa nuova esperienza all’interno di una troupe televisiva, quasi cinematografica, mi ha permesso di osservare nuove tecniche e di prendere coscienza dell’enorme lavoro che precede il ciack – ha detto Guglielmo Greco – Il giorno prima di partire per le riprese sono stato sommerso dalle telefonate di truccatori, sarte, organizzatori che volevano avere informazioni sul mio conto per preparare il tutto. Al mio arrivo ho trovato l’autista privato che ci portava direttamente sul luogo in cui dovevamo effettuare le riprese. Ho provato davvero delle forti emozioni sul set, anche se la mia è solo una piccola parte”. Greco vestirà i panni di un poliziotto inviato da Montalbano ad arrestare un delinquente nella puntata dal titolo: “Il gioco delle tre carte” che andrà in onda tra il mese di marzo e quello di aprile. La puntata è stata girata come di consueto in Sicilia, ad ottobre, presso una grande villa di San Pieri.
La settima serie della fiction, conclude un ciclo televisivo seguito da molti italiani che in Luca Zingaretti hanno trovato il vero volto dell’ispettore dall’inconfondibile inflessione siciliana, che ha appassionato i tanti lettori dei libri di Andrea Camilleri da cui è tratto il film.
[…]
Lorena Scimé
 
 

Avui, 7.12.2005
De l'humor a l'horror
Narrativa. "La presa da Macallè", Andrea Camilleri, traducció de Pau Vidal, Edicions 62, Barcelona, 2005

Andrea Camilleri (Sicília, 1925) va debutar en el món literari el 1978 amb la publicació d'"El curs de les coses", la primera d'una sèrie de novel·les històriques ambientades a la Sicília del XIX. El reconeixement del públic, però, no arribaria fins uns quants anys després amb l'edició del cicle de novel·les policíaques protagonitzades pel comissari Montalbano. Avui, Camilleri ocupa un lloc central en la literatura italiana com a autor de culte i alhora com a escriptor popular. "La presa de Macallè" se suma a les novel·les històrico-sociològiques, al costat d'obres memorables com ara "Un fil de fum", "La concessió del telèfon" i "L'òpera de Vigata". Com en la resta d'aquestes obres, l'humor i la crítica social sempre hi són presents, per bé que en la darrera novel·la hi aparegui la violència, inèdita en les ocasions anteriors.
A Vigata, l'any 1935, en plena puixança feixista, Michilino, fill del secretari local del partit del Facio i Balilla, descobreix el sexe. La criatura és innocent com un querubí, però disposa d'un ocellet fora mida que és l'atracció general. Així, la cosineta adolescent, la viuda luxuriosa, el capellà lúbric, el professor pedòfil i alguns altres es proposaran mostrar el sentit de la vida al nen superdotat quan aquest, influenciat per la ideologia feixista, es pregunta si és pecat matar un comunista.
És en aquesta variant del joc que Camilleri es compromet i entre escenes grotesques carregades de sexe declina cap a l'horror i l'assassinat perpetrats per una criatura de set anys. El somriure del lector se li esborrarà aviat, de sobte es trobarà amb un infant perdut en un laberint d'idees i conceptes morals disposat a matar. En aquest sentit, "La presa de Macallè" és una paràbola que il·lustra la tragèdia de la violència gratuïta o, si més no, en mans d'una criatura víctima de la rancúnia feixista. Camilleri du la narració fins a les darreres conseqüències amb mà mestra. Una bona part del llibre té el sabor d'all i pebre del sexe explícit, fet en família amb el punt de grotesc que sol tenir la copulació quotidiana. Quan l'autor enfoca l'infant assassí procura passar de puntetes per l'escena dels fets, sense carregar l'accent tràgic, sense oblidar que Michelino no és responsable dels seus actes.
Joan Agut
 
 

La Stampa, 7.12.2005
Borsellino e Prestigiacomo
Se in Sicilia il duello e' tra due donne

[...]
Capovolgendo una convinzione tramandata e accettata acriticamente, Sciascia scrisse che «molte disgrazie, molte tragedie del Sud ci sono venute dalle donne, soprattutto quando diventano madri»; dal potere delle donne meridionali mogli e suocere, dal «matriarcato» esercitato con assolutismo nelle case e nelle famiglie siciliane, e poi da queste trasudato nella società. Una verità limpida e trasparente, negata, logicamente - e furiosamente -, dai siciliani, oltre che dalle donne, e dalle femministe che all'epoca di questa polemica, negli Anni Settanta, crocifissero lo scomodo scrittore siciliano.
Prima di lui, nessuno si era avventurato su una materia così rischiosa. Non la politica, restia ad affrontare lo specifico isolano al femminile. Non la letteratura, né il romanzo storico pieno di soli grandi personaggi maschili, cui le donne fanno da contorno, e su cui, da De Roberto a Tomasi di Lampedusa, lo Stato unitario e i governi nazionali degli esordi potevano provare a capire quella che Sciascia definiva «la follia siciliana». Forse solo Brancati tentò, a suo modo, descrivendo l'uomo siciliano soggiogato dal proprio desiderio sessuale, di smontare, ridurre, dissacrare, il mito del potere maschile. Ma di descrivere, analizzare o contrastare il crescente potere delle donne, né lui né altri ebbero la forza. Ancora oggi, accanto al commissario Montalbano, il siciliano forse più popolare nel mondo, Camilleri ha voluto una compagna ligure, di Boccadasse, e un'amica svedese.
[...]
Marcello Sorgi
 
 

L'opinione, 8.12.2005
La Rai della destra non si desta

Questa sera andrà in onda la seconda puntata di “Nebbie e delitti”, un poliziesco reclamizzato come “l’anti-Montalbano”. Gli ingenui avevano pensato che potesse trattarsi di una svolta, come dire, ideologica: tanto Camilleri e Zingaretti sono di sinistra, tanto, magari, questa era una fiction di destra. Che l’attore principale fosse Luca Barbareschi, e il canale fosse Rai Due, in teoria in quota An, faceva ben sperare... invece nella prima puntata ci hanno raccontato di un comunista a cui i fascisti avevano ucciso il padre, violentato madre e sorella, e bruciato la casa. Il partigiano, pacifista ante-litteram, nauseato dalla violenza, smette di combattere e fugge in Sud America. Torna sessanta anni dopo per vendicarsi dei due fascisti, che nel frattempo, nello sceneggiato, sono stati descritti come vecchietti loschi, avidi, cattivi, disprezzati da tutti. Viva la Rai di destra.
 
 

L'espresso, 15.12.2005 (in edicola il 9.1.2005)
Cultura - Il caffè
Anteprime
Montalbano indaga Camilleri

È come se Salvo Montalbano, il popolare commissario inventato da Andrea Camilleri, si mettesse a investigare sul suo autore: perché scrive in quel modo? Quali bisogni dell'immaginario riesce a interpretare? La risposta è in un libro che merita di essere segnalato: "L'incantesimo di Camilleri" di Ornella Palumbo (Editori Riuniti).. Nel quale l'autrice svela finalmente il mistero: "Il teatro è l'anima del percorso letterario dello scrittore". E Palumbo racconta che il modello di Camilleri fu il drammaturgo e sceneggiatore televisivo Diego Fabbri.
Lo scrittore siciliano lo studiò a lungo quando costruiva le trame degli episodi del commissario Maigret interpretato in tv da Gino Cervi. "Fabbri comprava un libro" scrive Palumbo "ne sforbiciava materialmente le pagine poi le disponeva per terra a una a una, come un mosaico, secondo l'intreccio che via via si rivelava funzionale all'efficacia del racconto televisivo". Camilleri, per sua stessa ammissione, procede esattamente così.
R.C.
 
 

Corriere della sera, 9.12.2005
Il critico Fernandez boccia la letteratura italica «globalizzata e banale»
Se i francesi ci stroncano senza conoscerci

La letteratura italiana d’oggi è un «disastro». Questo è in sostanza il giudizio di Dominique Fernandez, intervistato da Ludina Barzini su La Stampa . L’autorevole critico (e scrittore) francese, da tanto tempo vicino alla nostra cultura, è duro e drastico. «Tabucchi è esile, Busi è orrendo». Eco è un «erudito» che «fabbrica romanzi dove manca la passione creatrice». Forse si salva solo Erri De Luca. Insomma l’Italia non esporta idee nel mondo, come ai tempi di Moravia e Pasolini, di Calvino e Sciascia. La nostra letteratura si è «globalizzata» nella ricerca di una scrittura omologata e di strutture narrative banali. Anzi si è «americanizzata». La colpa - nello specifico - è degli editori, naturalmente, che puntano su libri mediocri e facili «melasse». Ma la colpa - più in generale - è del regime morbido di Berlusconi che ha portato l’Italia in guerra contro l’Iraq. Non ci sono scrittori che si mettano in gioco contro il potere: il vizio italiano sarebbe diventato allora quello di una malinconica «apatia». Mi pare un’esagerazione. Berlusconi non è di certo in grado di ipnotizzare tutti gli intellettuali.
D’accordo, l’Italia letteraria non attraversa un grande periodo: come del resto accade in tutta l’Europa occidentale, con la Francia in testa. Ma questo appiattimento generale che ci rinfaccia Fernandez non è reale. C’è ancora qualche «vecchio» giovanilmente impegnato in una scrittura fortemente creativa. Da Bonaviri a - sia pure a tratti - Camilleri. Giuseppe Pontiggia, scomparso da poco, con la sua ricerca di una parola essenziale e incisiva resta un grande maestro, come Claudio Magris, dalla scrittura più appassionata. E poi qualche giovane di talento ce l’abbiamo pure: Roveredo e Perissinotto, Ammaniti e Veronesi non sono certo da buttare via con tanta sbrigativa noncuranza. Ma forse Fernandez non li conosce.
Giorgio De Rienzo
 
 

Più lib(e)ri, 10.12.2005
Alle ore 17:00 alla Sala Dante Andrea Camilleri presenterà Il diavolo. Tentatore/Innamorato (Donzelli) e, a seguire, Tè per un cammello - Casi e casini dell'ispettore McCoy (Edizioni Oltre) di Jaroslaw Mikolajewsky.
 
 

Thurgauer Zeitung, 10.12.2005
Andrea Camilleri a San Gallo
Nell'ambito del Primo Convegno su “L'Italiano: lingua minoritaria?” il 17 dicembre presso l'Università di San Gallo si terrà l'incontro con l'autore Andrea Camilleri
[Camilleri parteciperà in videoconferenza, NdCFC]

San Gallo - Tra gli scrittori più letti in Europa Camilleri ha un suo linguaggio che piace e si fa leggere dal popolo europeo. È un siciliano illuminato oppure uno scrittore che ha saputo affascinare il suo pubblico con il proprio dialetto?  Andrea Camilleri, grande scrittore siciliano dei nostri tempi, personaggio poliedrico, poeta precoce e  scrittore tardivo che tra mille attività è stato anche regista, insegnante, produttore televisivo e sceneggiatore.
Nasce a Porto Empedocle (la futura Vigàta dei suoi romanzi) il 6 settembre del 1925 e già nel 1942 inizia a lavorare come regista teatrale, da allora metterà in scena più di 100 opere molte delle quali di Pirandello, ma non solo, porterà in Italia il teatro dell'assurdo di Beckett, e rappresenterà opere teatrali di Ionesco, di Adamov, di Strindberg, di T.S.Eliot e di Majakovskij. Camilleri non ha a che fare solo con opere letterarie, di fatto dal 1948 al 1950 studia regia all'Accademia di Arte drammatica Silvio D'amico e inizia a lavorare come regista a sceneggiatore, realizzando dal 1949 numerose regie di opere teatrali e di romanzi sceneggiati per radio e per televisione, e di programmi culturali sempre per radio e televisione.
Prima regista, poi scrittore
Col passare degli anni affianca a questa attività quella di scrittore: è autore di importanti saggi «romanzati» di ambientazione siciliana nati dai suoi personali studi sulla storia dell'isola. Incredibile come la lingua di questo scrittore siciliano abbia avuto tanto successo e sia stata assaporata nelle sue particolari sfumature non solo in tutt'Italia, ma anche all'estero in Svizzera, Germania, Francia, Spagna, Portogallo e ancora in Grecia, Olanda, Danimarca, Norvegia Finlandia e Svezia. Nel 1978 esordisce con la prima narrativa «Il corso delle cose» (Casa Editrice Lalli), scritto 10 anni prima e pubblicato da un editore a pagamento, che non gode di grande successo. Nel 1980 pubblica con Garzanti «Un filo di fumo» (che verrà riedito da Sellerio come pure «il corso delle cose»), primo di una serie di romanzi ambientati nell'immaginaria cittadina siciliana di Vigàta tra fine 1800 e inizio 1900.
L'attività di scrittore di Camilleri si ferma per 12 anni, lunga pausa interrotta nel 1992, anno in cui scoppia il boom del Camilleri scrittore con «La stagione della caccia», opera che conta ben 60 mila copie vendute con cui egli diventa autore cult, affermato e di successo. Oltre a queste opere che si sviluppano nella Viagàta di un tempo, dal «Birraio di Preston» del 1995 -quasi 70 mila copie vendute- a «La concessione del telefono» del 1999, ci sono i gialli della Vigàta odierna del Commissario Montalbano, iniziando da «La forma dell'acqua» uscito nel 1994. È con Montalbano, personaggio semplice, misantropo, disincantato e sarcastico, che arriva il grande successo.I romanzi di cui Motalbano è protagonista non abbandonano mai atmosfere e ambientazioni siciliane ed è proprio questo, assieme ad un azzeccatissimo accento siculo, che da anni affascina migliaia di lettori. Nei romanzi di Camilleri l'intreccio poliziesco é fondamentale , ed é in questo sfondo che egli viene delienando i suoi personaggi. L'aspetto ed il carattere di questi é ciò che Camilleri privilegia. Sono spesso personaggi ironici, divertenti ma anche molto malinconici, basti pensare allo stesso Montalbano, uomo burbero, di una durezza un pò goffa, ma dotato di un grande senso di umanità e leale fino in fondo.
(com.)
 
 

Adnkronos, 11.12.2005
TV: Manetti Bros, al via con loro la serie noir di Ce Cataldo

Courmayeur - Saranno i Manetti Bros a dirigere il primo episodio di 'Crimini', la serie tv ispirata all'omonima raccolta noir, curata da Giancarlo De Cataldo e composta anche da racconti di Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti, Massimo Carlotto e Andrea Camilleri. Il magistrato, autore del Romanzo criminale che ha di recente ispirato il film di Michele Placido sulla Banda della Magliana, sara' coinvolto anche in veste di story editor dell'intera serie.
 
 

Cinecittà.com, 11.12.2005
TV
I primi "Crimini" firmati dai Manetti Bros

Partiranno il 20 dicembre le riprese di "Crimini", la serie tv in 8 episodi da 100 minuti tratta dall'omonima raccolta di racconti voluta e coordinata da Giancarlo De Cataldo e pubblicata da Einaudi. Prodotta da Rodeo Drive e Rai Fiction con un budget complessivo di 10 milioni e mezzo di euro, la serie è nata perché "nei palinsesti Rai mancava una collana di film televisivi dove non ci fossero protagonisti fissi e senza divisa", come hanno dichiarato i responsabili di Rai Fiction nel corso della presentazione al Noir In Festival di Courmayeur.
Tra i grandi scrittori noir che hanno prestato al progetto il proprio talento figurano Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti e Massimo Carlotto; loro stessi hanno poi trasformato in sceneggiatura i loro racconti. Il primo a partire in ordine di tempo sarà "Il bambino e la befana" - tratto dalla storia di De Cataldo - che sarà diretto dai Manetti Bros e interpretato da Giampaolo Morelli, Elisabetta Rocchetti e Ivan Franek; poi arriveranno l'adattamento de "Il covo di Teresa" di Diego De Silva, da girare a Napoli, "Ospiti d'onore" di Giorgio Faletti, che sarà ambientato nell'Isola d'Elba (dove lo scrittore vive), e "Quello che manca", tratto dalla storia di Marcello Fois che si svolge a Cagliari. L'unico racconto della raccolta a non arrivare sul piccolo schermo sarà quello di Niccolò Ammaniti e Antonio Manzini; gli altri verranno diretti prevalentemente da registi cinematografici e saranno girati uno dopo l'altro dalla stessa troupe.
Mi. Gre.
 
 

Il Giornale, 12.12.2005
Faletti, Lucarelli e Fois firmano i «Crimini» Rai

Courmayeur - Saranno i Manetti Bros, che ieri in chiusura del Noir in Festival hanno ottenuto il premio del pubblico con il loro "Piano 17", a dirigere il "Il bambino e la befana" di Giancarlo De Cataldo, primo episodio della nuova serie tv Crimini, che andrà in onda nel prossimo autunno su Raidue. Le altre sette storie saranno tratte da racconti polizieschi di Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti, Massimo Carlotto, Andrea Camilleri, Sandrone Dazieri, Marcello Fois e Diego De Silva. Ogni scrittore l'ha ambientato nella propria terra (Roma, Napoli, Milano, Bologna, Padova, Sicilia e Sardegna) ad esclusione dell'astigiano Faletti che ha scelto l'Isola dell'Elba, dove vive da tempo e dove ha scritto i suoi primi due fortunati gialli. Il progetto di Rai Fiction e Rodeo Drive Media (autori Giovanni Facchini, Marco Poccioni e Marco Valsania) prevede la realizzazione di otto puntate da cento minuti l'una, con l'intento di riunire tre generi, letterario, televisivo, cinematografico e di raccontare l'Italia attraverso il suo territorio. Il ciak del primo episodio avverrà il 20 dicembre in Piazza Navona a Roma tra le classiche bancarelle natalizie. Del cast faranno parte Ivan Franek, Giampalo Morelli e Elisabetta Morelli.
 
 

TgCom, 12.12.2005
Rai, parte la serie noir "Crimini"
Dai racconti di Faletti e Camilleri

Saranno i Manetti Bros a dirigere il primo episodio di Crimini, la serie tv ispirata all'omonima raccolta noir, curata da Giancarlo De Cataldo e composta anche da racconti di Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti, Massimo Carlotto e Andrea Camilleri. Oltre a Ivan Franek, del cast faranno parte Giampalo Morelli ed Elisabetta Morelli.
Il magistrato, autore del "Romanzo criminale" che ha di recente ispirato il film di Michele Placido sulla Banda della Magliana, sarà coinvolto anche in veste di story editor dell'intera serie.
Il progetto, finanziato da Rodeo Drive e Rai Fiction per un totale di 10 milioni e mezzo di euro, prevede la realizzazione di 8 puntate da 100 minuti l'una, entro il settembre del 2006. Le riprese del primo episodio, scritto e sceneggiato dallo stesso De Cataldo e intitolato "Il bambino e la befana", partiranno a Roma il 20 dicembre.
Oltre a Ivan Franek, del cast faranno parte Giampalo Morelli ed Elisabetta Morelli, protagonisti per i Manetti Bros. del loro prossimo "Piano 17", anche questo presentato al Noir in Festival di Courmayeur.
Eccezion fatta per il racconto firmato a quattro mani da Niccolò Ammaniti e Antonio Manzini, l'adattamento televisivo prevede quindi la trasposizione integrale della raccolta "Crimini". Filo rosso, a parte il radicamento nel territorio e l'ambientazione in diverse città italiane, sarà l'impiego della stessa troupe e l'utilizzo di due soli direttori della fotografia.
I prossimi adattamenti ad entrare in produzione saranno quelli dei racconti "Il covo di Teresa" di Diego Da Silva, che sarà girato a Napoli, "Ospiti d'onore" di Giorgio Faletti, ambientato invece all'Isola D'Elba, e "Quello che manca" di Marcello Fois a Cagliari.
Tra le altre location previste, ci sono Bologna, Milano, la Sicilia e il Veneto per "Morte di un confidente" di Massimo Carlotto.
 
 

Panorama, 13.12.2005
Fabbriche a cielo aperto - Dal Piemonte alla Sicilia, si girano i nuovi film
L'Italia è tutta un set
Tornatore a Trieste, Verdone a Roma, Sorrentino a Sabaudia. E poi le fiction, tante, politicizzate o di mera evasione. Grazie a una politica di promozione del territorio, si torna a investire sugli scenari di casa nostra

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Marina di Ragusa, la Vigata televisiva, si prepara al ritorno di Luca Zingaretti per gli ultimi due episodi del Commissario Montalbano, sul set tra pochi giorni per Rai Fiction.
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La Gazzetta del Mezzogiorno, 13.12.2005
Che video fa: «Il Giudice Mastrangelo». Stasera su Canale 5 il 2° episodio della serie
Con Diego, Salento in primo piano
Puglia protagonista con vizi e virtù. Peccato per un «Santa Cesarèa»

È un Montalbano del Salento il giudice Mastrangelo-Abatantuono visto ieri sera su Canale 5 nella prima delle sei puntate (oggi la seconda) dirette da Enrico Oldoini, dal titolo "Fiori d'arance amare". Alle spalle del magistrato, non c'è nessuna matrice letteraria alla Camilleri, ma un solido team di sceneggiatori costituito da Graziano Diana (I e 5ª puntata), Salvatore Basile (2ª e 6ª puntata) e Giancarlo De Cataldo (3ª e 4ª puntata), che ha cucito sulla pelle di Diego Abatantuono un personaggio che gli sta a pennello.
[...]
Osvaldo Scorrano
 
 

La Stampa, 14.12.2005
Il mistero conquista i cuori

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Quindi i due narratori italiani che mettono d’accordo critica e pubblico: Andrea Camilleri, che con «La luna di carta» ha scritto la storia di Montalbano forse più carica di suggestioni poliziesche, insidioso com’è di allusioni a un assassino che resta sfuggente; e Alessandro Baricco.
[...]
Alberto Papuzzi
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 15.12.2005
In edicola dal 22 dicembre
Natale con "Le strade di Roma"

"Le strade di Roma" diventano un libro. I 25 racconti domenicali che ci hanno accompagnato da maggio a novembre illustrati da 25 artisti contemporanei sono stati raccolti in un volume. 25 storie avvincenti, ricche di fascino e di ricordi, spesso personali, ambientate tra le piazze e i vicoli della Capitale. Storie raccontate da Francesco Piccolo, Erri De Luca, Ugo Riccarelli, Igiaba Scego, Fulvio Abbate, Lidia Ravera, Carola Susani, Emanuele Trevi, Luca di Fulvio, Giulia Carcasi, Andrea Carraro, Nicola Lagioia, Luigi Guarnieri, Antonio Pascale, Christian Raimo, Aurelio Picca, Carlo Lucarelli, Alessandro Piperno, Melania Mazzucco, Elena Stancanelli, Vincenzo Cerami, Valeria Viganò, Edoardo Albinati, Andrea Camilleri, Marco Lodoli. "Le strade di Roma", 192 pagine, sarà in edicola a partire da giovedì 22 dicembre con Repubblica al prezzo di 6,90 euro, oltre al costo del quotidiano.
 
 

La Stampa, 15.12.2005
RAI. Proposta dell’assessore Oliva in vista del 2011
L'Unità d'Italia diventa fiction

[...]
«C’era una volta un castello...», ci sarebbe solo l’imbarazzo quale scegliere per partire e raccontare la storia del nostro Paese. E nel 2011 si celebrano i 150 anni dell’Unità d’Italia. Il professor Gianni Oliva, storico, insegnante di Storia e Filosofia, preside del liceo Alfieri, sta pensando da tempo a come cercare di collegare il vissuto di un territorio con l’attualità, per farne partecipe l’intero Paese, per valorizzare la cultura della gente che ha fatto una nazione. L’idea l’ha avuta, e ora che è anche assessore alla Cultura della Regione intende provarci. Oliva pensa a una serie di fiction televisive. E’ il modo più facile per entrare in tutte le case, modo che in questo momento trova un pubblico molto ospitale. E’ il modo per convincere la Rai a utilizzare al meglio il centro di produzione di Torino. E’ il modo già attuato dalle Regioni Lazio, Sicilia (con Montalbano-Camilleri), Calabria (Gente di Mare) per far conoscere le loro bellezze naturali. 
[...]
Luciano Borghesan 
 
 

.com, 16.12.2005
La critica tv
Dalle nebbie alle spiagge

Volevamo essere Montalbano. Come recitava il titolo di un modesto film tratto da una pièce di Umberto Marino sulla generazione di giovani cresciuta nel mito degli U2, eccoci di fronte a una generazione di personaggi televisivi nati dal desiderio di imitare il commissario uscito dalla fantasia di Camilleri e portato felicemente sui teleschermi da Alberto Sironi. Il caso ha voluto che questi epigoni, il giudice Mastrangelo e il commissario Soneri, si siano venuti a trovare l'uno accanto all'altro nel corso della stessa settimana così da rendere inevitabile il confronto tra i due nuovi eroi e quello con il loro evidente modello. Tanto più che, almeno per quanto riguarda il Soneri di "Nebbie e delitti", il riferimento a Montalbano e al suo travolgente successo letterario e televisivo è dichiaratamente, cioè per dichiarazione del gruppo che ha lavorato alla serie, all'origine del progetto. Come moti ricorderanno, si è molto parlato dell'esigenza di dare ai telespettatori di una rete, che non nasconde la sua vocazione a rappresentare un'identità culturale settentrionale, una storia impregnata di umori padani, in contrapposizione alle troppe immagini centromeridionali che popolano le fiction italiane. E, visto il successo delle fiction che hanno al centro personaggi e plot investigativi, si è facilmente pensato a un'ambientazione nordista di vicende "gialle", inconsueta ma non assente nella storia letteraria nazionale e anche in quella televisiva (se la si conosce bene).
Il commissario Soneri, il suo universo geografico, morale e psicologico dovevano e potevano, dunque, rappresentare un'alternativa a Montalbano e al montalbanismo, per rispecchiare una cultura diversa ma altrettanto significativa. Ma su questa strada, già di per sé non priva di pericoli, si è lavorato sommariamente: al paesaggio colorato della Sicilia si è sostituita una Ferrara grigia e spoglia, al posto dell'esuberanza e della passione del commissario Montalbano ha trovato posto un distacco che rasenta l'indifferenza, invece di personaggi molto marcati e di vicende forti, piene di colpi di scena, si è giocato su situazioni e figure sfumate. Ma lavorando per diminuzione, per sottrazione, si è arrivati quasi all'autoannullamneto: Ferrara non si vede avvolta com'è dalla nebbia, Barbareschi in cerca del più assoluto understatement sembra non credere troppo al suo ruolo e così quello che succede, se non interessa molto a lui, figuratevi a noi.
Da questo punto di vista se la sono cavata assai meglio gli autori e gli attori del giudice Mastrangelo che hanno scelto la strada, opposta, della conferma: una strada che, pure, comportava un rischio grave - quello della brutta copia -, ma che ha prodotto esiti gradevoli. Qui hanno prevalso le adesioni all'ineludibile modello: il mare, le spiagge, l'architettura barocca, il verde lussureggiante del sud, la cucina appetitosa messa in primo piano, la società ossessivamente familista, le rispettabilità, le convenzioni e le ipocrisie della società raccontate con tutto la prevedibilità, il macchiettismo, le scivolate nel pittoresco che si potevano facilmente immaginare, affidate proprio a quelle facce che si aspettavano in quel ruolo. I ribaltamenti riguardano solo i margini: il protagonista che rifugge le passioni enogastronomiche, per nulla "fimminaro", attratto da una donna semplice e indipendente. Ma la riedizione funziona e sembra migliorare con il passare delle puntate: le giova molto la presenza di Abatantuono in uno dei ruoli che da sempre gli riescono meglio, quello del malinconico non privo di ironia, la costruzione di qualche personaggio originale e ben tratteggiato, quello della Sandrelli su tutti. Il tutto attraversato da una sensazione di coinvolgimento nell'impresa, di fiducia nella storia raccontata e di piacere di raccontarla. Insomma siamo alle solite: l'intensità dei sapori, dei colori, dei profumi, la passione, la genuinità, il calore che contagia e tutto quello che si vuole aggiungere ai luoghi comuni sul sud che saranno inutili e anche dannosi in molte occasioni, ma nella fiction, a quanto pare, fanno sempre bene la loro parte. 
 
 

La Repubblica (ed. di Milano), 16.12.2005
Le curiosità
Viaggio nelle librerie della città per scoprire che cosa sceglie chi vuole fare un regalo in cui ci sia cultura e informazione
Nel Natale tra gli scaffali vanno di moda finanza e scienza
Soddisfatti i piccoli editori e vanno bene alcuni volumi dedicati alla vecchia Milano
Gli esperti escludono che ci sia un titolo in grado di trainare da solo il mercato

[...]
Giorgio e Silvia, 31 e 27 anni, mettendo in pratica quel misterioso criterio di scelta del "passaparola", sconvolgono le leggi del mercato editoriale passeggiando tranquilli tra gli scaffali della Feltrinelli di piazza Duomo.
Loro viaggiano tra i titoli, si lasciano guidare dall´istinto e alla fine aggiungono ai loro acquisti "La gita a Tindari" di Andrea Camilleri e "I fiori blu" di Raymond Queneau. «Uno facile - dice Silvia - e uno che volevo leggere da tempo».
[...]
Sandro De Riccardis
 
 

Gazzetta del Sud, 16.12.2005
Personale della pittrice Anna Kennel a Messina
Poeticità mediterranea

[...]
Come anche la grande letteratura siciliana – quella verghiana da "Storia di una capinera", "Le menzogne della notte" da Bufalino, "L'ulivo e l'olivastro" da Consolo, "Il muretto di Vigata" ispirata a Camilleri – come se la parola sentisse la necessità di abbracciare il visivo per offrirsi completamente.
Sergio Di Giacomo
 
 

17.12.2005
L'Italiano: lingua minoritaria?
Andrea Camilleri parteciperà in videoconferenza a un incontro che si terrà a San Gallo (Svizzera), nell'ambito del Primo Convegno L'italiano: lingua minoritaria? presso la locale Università.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.12.2005
Il volume
Il romanzo delle stazioni ferroviarie

Un viaggio inedito, straniante, per treni, ferrovie e stazioni. Un itinerario suggestivo e poetico, alla scoperta di un´altra Sicilia, che si snoda attraverso gli scatti del fotografo agrigentino Angelo Pitrone, raccolti nel bel libro "Linea di terra. Viaggio in Sicilia per treni e stazioni" (Edizioni di passaggio, pagine 152, 40 euro), arricchito dai testi di Roberta Valtorta e Franco La Cecla, e da un´intervista ad Andrea Camilleri.
Col suo obiettivo rapace e con lo sguardo rapsodico, Pitrone è riuscito a dar corpo a un mosaico policromo, in cui ogni tessera è un pezzo di storia, e insieme un frammento di memoria. C´è il particolare inatteso, nelle foto di Pitrone, che provoca una sorta di cortocircuito, ma ci sono anche gli sfondi scenografici, alla Piero della Francesca. A fare da filo rosso, il paesaggio isolano, coi suoi colori forti; un paesaggio in cui il vecchio e il nuovo ora convivono, ora fanno a pugni. In una stratificazione complessa, spuria. E così passaggi a livello, silos, binari, torri d´acqua, vagoni abbandonati, si sommano a una natura che sembra rifiutarli, o accoglierli a suo modo. Alternando al paesaggio antropizzato, ampi margini di intatta bellezza, sacche di resistenza in cui il verde degli alberi lascia spazio alla terra brulla, da mettere invidia al deserto del Sahara: vedi ad esempio gli scatti che ritraggono il tratto ferroviario tra Licata e Butera. A colpire, poi, i nomi delle stazioni: Acquaviva Platani, Fiumetorto, Roccapalumba, Caltanissetta Xirbi: più che sostantivi, suoni, suggestioni, come dice Andrea Camilleri nell´intervista, con cui «si potrebbe comporre un poemetto». E in realtà le stazioni ferroviarie siciliane, non solo per i loro incantevoli nomi, hanno esercitato un fascino irresistibile, attirando l´attenzione di numerosi scrittori: basti pensare al Verga dei "Malavoglia", dove il treno assurge a simbolo sinistro della modernità; al De Roberto di "Paradiso perduto", in cui si racconta un viaggio in un vagone cupamente illuminato, che si trasforma in una discesa agli inferi; al Vittorini di "Conversazione in Sicilia", al Russello di "Il singhiozzo dei treni per i monti"; a Mino Blunda, col suo radiodramma dal titolo futurista "Per la potenza del vapore e la rapidità dell´elettrico", e all´immancabile Sciascia del "Mare colore del vino" e soprattutto di "Occhio di capra", dove tra l´altro si legge: "Nun mi futtinu: dintra ci su´ li cavaddri", ovvero "Non me la fanno: dentro ci sono i cavalli". Si tratta della frase pronunciata da don Camillo Picataggi nel 1880 al passaggio del primo treno dalla stazione ferroviaria di Racalmuto: a significare la diffidenza dei siciliani, l´oscurità di mente nei confronti del progresso.
s.f.
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.12.2005
Patten, il ritrattista dei siciliani
Una mostra ad Agrigento e un libro dedicati al fotografo americano
Morì nella terra di cui s´era innamorato immortalando scrittori e artisti

Agrigento, 9 marzo 1999: Arturo Patten, fotografo americano, grande ritrattista, amico di Don DeLillo, di Russel Banks, di Antonio Tabucchi e di Federico Fellini (con cui realizzò lo spot pubblicitario per la pasta Barilla), decide di farla finita, impiccandosi nel bagno della casa in affitto. «Sono siciliano», soleva ripetere Patten, col suo inconfondibile accento americano. E in Sicilia sono rimaste le sue spoglie, nel piccolo cimitero di Montaperto, nella nuda terra, come si usa con chi è senza famiglia: «C´è un cumulo di terra - racconta il fotografo agrigentino Angelo Pitrone - con una croce bianca di marmo e una lapide, su cui si legge l´epigrafe: Arturo Patten fotografo. Siamo in pochi a sapere che a Montaperto giace uno dei più grandi ritrattisti dello scorso secolo. E non è giusto».
Per ridare a Patten quel che gli spetta, Pitrone, assieme ai responsabili del Centro culturale Pier Paolo Pasolini di Agrigento, ha organizzato una mostra dal titolo "In fondo agli occhi. Ritratti siciliani di Arturo Patten", che sarà inaugurata oggi alle 16,30, al Museo archeologico regionale della città dei templi, in presenza di Edith de la Héronnière, scrittrice legata a Patten da amicizia profonda, e Salvatore Silvano Nigro, ordinario di Letteratura italiana a Pisa e sodale di Patten. In concomitanza, Joselita Ciaravino, per i tipi delle Edizioni di passaggio, ha dato alle stampe la prima monografia italiana dedicata al fotografo americano ("In fondo agli occhi", 110 pagine, 15 euro), che allinea una testimonianza di Andrea Camilleri, un saggio di Diego Mormorio e i volti siciliani messi in mostra. Volti che Patten incrociò nel suo viaggio in Sicilia e dai quali rimase incantato, a tal punto da lasciarne numerosi ritratti. Da quello di Gesualdo Bufalino a quello di Vincenzo Consolo, da Michele Perriera a Gaetano Testa. E ancora, Letizia Battaglia, Andrea Camilleri, Enzo Sellerio, Silvana La Spina, Dacia Maraini, Sebastiano Addamo. Una carrellata in bianco e nero, proveniente dall´Istitut Mémoire de l´Édition Contemporaine di Caen (Francia), che fanno venire in mente i dipinti di Antonello da Messina, come spiega Silvano Nigro: «Come fotografo - dice il critico - Patten era improvvisato. Non apparteneva a nessuna scuola: lui la fotografia se l´è inventata, guardando direttamente ai ritratti di Antonello: aveva una grande competenza in merito alla storia dell´arte, un vero e proprio occhio clinico per la pittura. Da lì la sua diversità, la sua genialità».
Non sempre i volti fotografati da Patten appartengono a personaggi noti: basti sfogliare il volume "Li signori romani", una scelta di ritratti di artigiani e piccoli commercianti del centro storico di Roma, eseguiti tutti, come racconta Diego Mormorio, usando una finestra di casa. «I soggetti si mettevano all´interno della stanza, si accostavano al davanzale e venivano ripresi da Arturo dalla terrazza».
Se oggi di Patten non si è persa memoria, il merito è soprattutto della scrittrice Edith de la Héronnière, che ha scritto un bellissimo diario di viaggio sulle tracce spirituali di Arturo Patten, "Dal vulcano al caos", in cui racconta il suo rapporto di attrazione e di dolore con la Sicilia.
Salvatore Ferlita
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 17.12.2005
L’iniziativa. Testi di Camilleri, Grasso e Manfredi Borsellino
Legalità, un calendario alle famiglie di Alcamo

Trecentosessantacinque giorni di legalità. L´amministrazione comunale di Alcamo ha realizzato un´iniziativa per le scuole nell´ambito dell´Accordo di programma quadro Sicurezza e legalità per lo sviluppo della Regione. Un diario e un calendario per parlare ogni giorno di legalità e amicizia inviato a tutte le famiglie alcamesi. Attori, scrittori e personaggi da anni impegnati nella lotta alla mafia hanno scritto dei pensieri: da Andrea Camilleri a Gregorio Porcaro, ex sacerdote che ha lavorato al fianco di padre Pino Puglisi a Brancaccio, dall´ex Procuratore di Palermo Pietro Grasso a Manfredi Borsellino, figlio del giudice ucciso dalla mafia nel 1992. I pensieri sono pieni di speranza. «Sono convinto - scrive, a esempio, Borsellino - che voi giovani avrete più forza di reagire di quella avuto dalla generazione di mio padre». E ancora Grasso: «La mafia continuerà ad esistere fino a quando la maggioranza silenziosa non troverà il coraggio di ribellarsi».
s.sa.
 
 

18.12.2005
Ninne nanne italiane 1934 - L’incantesimo del mondo
Nell'ambito della IV edizione della rassegna 40 Concerti nel giorno del Signore, al Teatro Valle di Roma va in scena in prima esecuzione Ninne nanne italiane 1934 - L’incantesimo del mondo, uno spettacolo con trenta ninnananne provenienti da tutte le regioni italiane intervallate dalla lettura di tre favole, fra cui Magarìa di Andrea Camilleri.
Protagonisti il soprano Denia Mazzola Gavazzeni, il pianista Giovanni Brollo, l'attrice Alessandra Mortelliti; messinscena e pantomime di Rocco Mortelliti.
Alla serata sarà presenta Andrea Camilleri.

Un racconto veloce di "Ninne Nanne Italiane 1934 - L'incantesimo del mondo"
Come lo definisce Rocco Mortelliti un "concerto-spettacolo", tenutosi il 18 dicembre al Teatro Valle di Roma, all'interno della rassegna  "40 concerti nel Giorno del Signore".
Il Camilleri Fans Club, invitato dal simpaticissimo Mortelliti, era chiaramente presente.... 
Lo spettacolo è stato un alternarsi di racconti, o favole, e 30 ninne nanne delle varie regioni d'Italia. Le favole magistralmente "raccontate" dalla brava Alessandra Mortelliti al sopravvissuto ad una catastrofe apocalittica (e mimo nello specifico) Rocco Mortelliti; le ninne nanne interpretate dal soprano Denia Mazzola Gavazzeni.
Spettacolo gradevole e ancora più bella la favola "Magaria" ascoltata dalla voce di Alessandra Mortelliti.
In sala presente il Sommo, che devo dire la verità non ero riuscito ad individuare... quando alla fine della rappresentazione e durante i meritati applausi rivolti agli attori, pianista etc. vedo che gli sguardi degli stessi erano puntati verso l'alto... palchetto primo piano, esattamente al centro di fronte al palco. Il Sommo in piedi applaudiva, dolcissimo lo sguardo della nipote.
I ringraziamenti finali della compagnia e in particolare del soprano, Denia Mazzola Gavazzeni,  sono tutti per Andrea Camilleri e per la favola "Magaria".
Riporto in coda l'intervista a Camilleri pubblicata sul programma di sala.
Lorenzo

Intervista ad Andrea Camilleri
D - Qual è il suo rapporto con la musica, in particolare con la lirica?
R - Con la musica lirica il mio rapporto è stato curioso. Era il 1958. Il direttore artistico del Teatro "G. Donizetti" di allora, Missiroli, mi chiese di fare una regia d'opera: "San Giovanni decollato" di Nino Martoglio, opera buffa popolaresca siciliana in tre atti. Si trattava di una libera interpretazione della commedia omonima di Nino Martoglio su testo originale in prosa tradotto in italiano ed elaborato per la propria musica da Alfredo Sangiorgi. Maestro concertatore e direttore Franco Mannino. L'opera andò in scena nell'ambito del "Teatro delle novità" il 30 settembre e l'1 ottobre. L'accoglienza della critica non fu delle più clamorose. Feci fatica a mettere in piedi uno spettacolo in soli quindici giorni, per me che venivo dalla prosa era un lasso di tempo troppo breve. Lo spettacolo ebbe comunque un successo di pubblico. Tant'è vero che me ne proposero un'altra ma rifiutai. La nota curiosa è che a distanza di oltre quarant' anni proprio a Bergamo è andato in scena un mio racconto trasformato in libretto da Rocco Mortelliti, musicato da un giovane compositore siciliano, Marco Betta, e cantato dalla signora Mazzola Gavazzeni.
D - "Magaria" nasce come racconto musicale?
Aveva sentito già le musiche di Marco Betta?
R - Partiamo dal fatto che io ho lavorato come regista per diversi anni. Il mio "attivo" teatrale si è ribaltato tutto intero nella mia scrittura.
Non ho mai perso niente. Come tirare fuori un personaggio, come farlo parlare, come costruire la ritmica sequenza delle scene è stato un insegnamento decisivo. Mi era stata chiesta una favola, l'ho scritta senza pensare alla musica, il compositore Marco Betta l'ha fatta sua riportando al racconto le giuste sonorità. Non so in queste ninna nanne come è stata inserita, sono infatti curioso, so solo che sarà recitato in prosa e so che l'interprete è mia nipote Alessandra.
 
 

l’Unità, 18.12.2005
Lullina, la picciriddra scomparsa
Lullina, il nonno e la magia contagiosa
[testo della favola "Magarìa", NdCFC]
Andrea Camilleri
 
 

l’Unità, 18.12.2005
Un palcoscenico per raccontare le novelle in tutti i dialetti italiani

L’Italia raccontata con la fantasia letteraria delle fiabe. Trenta ninna-nanne, provenienti da diverse località della penisola, con i testi nei rispettivi dialetti, per rappresentare la molteplicità linguistica della cultura popolare italiana. Una varietà di espressioni geo-culturali armonizzate da grandi compositori degli anni Trenta. Sarà questo filo rosso ad animare lo spettacolo del 18 dicembre al Teatro Valle (Roma), dal titolo Ninne Nanne italiane-L’incantesimo del mondo. Fiabe e musiche per raccontare, incantare, rimembrare, sul filo della nostalgia e del sogno. All’interno dello spettacolo-concerto vi sarà anche una fiaba di Andrea Camilleri. Una favola già andata in scena ma mai pubblicata in prosa, un inedito sul piano letterario che potete leggere qui a fianco, sulle colonne de l’Unità. Fra gli interpreti della serata, il soprano Denia Mazzola Gavazzeni, l’attrice Alessandra Mortelliti (voce recitante), Giovanni Brollo al pianoforte. Con testi di Andrea Camilleri, Luca di Fulvio e Karl Valentin. Il regista Rocco Mortelliti, anticipa a l’Unità la trama dello spettacolo. «Logorati e consumati dal tempo, ormai indefinito, Ale e Roc, unici due sopravvissuti da una catastrofe apocalittica, mantengono viva la memoria inventandosi una sorta di quotidianità. Attraverso la fantasia ripercorrono la storia ormai cancellata, nella speranza che il mondo possa presto risorgere. Apostrofano spesso l’uomo come maggior responsabile di un tale cataclisma. Il tempo non esiste, è creato da loro, né notte, né giorno. In questo lasso di tempo (che è dello spettacolo-concerto) i due rievocano il bel canto, le note musicali ed immaginano un concerto di canto e pianoforte a loro dedicato: trenta ninna nanne italiane, intervallate da situazioni mimate (Roc rappresenta il gesto) e monologhi (recitati da Ale) che sottolineano le paure e le contraddizioni dell’umanità».
Il tutto nasce dalla fiaba, come elemento di narrazione di cultura popolare, di trasmissione di emozioni, sentimenti, stati d’animo, che nella loro semplicità sono testimonianze antropologiche di culture diverse, della pluralità e della ricchezza della storia italiana. La fiaba come elemento di rilettura del passato, di conservazione e trasmissione di conoscenza.
In questa cornice la fantasia letteraria di Camilleri si estrinseca ne la favola Magarìa. Una storia breve giocata sulla dimensione della magia, della sparizione e dell’apparizione, del sogno e dell’inganno, del desiderio di sperimentare l’esistenza e il dramma che giunge spontaneo ed inaspettato. Come la scomparsa della bimba nel racconto, che interrompe l’atmosfera gioiosa della fiaba, introducendo un elemento tragico, fondato sull’ingiustizia nei confronti del vecchio nonno. Che si trova a vivere una situazione kafkiana, e nello spiegare il paradosso della scomparsa della piccola Lullina, vive la sua tragedia. Ma è pur sempre una fiaba. Qui la visione scettica dell’esistenza di Camilleri non diventa pessimismo cosmico perché impregnata da quella che un tempo veniva definita visione umanistica della vita. Nella quale l’ironia critica, con tutta l’esplicazione tipica della grande tradizione letteraria siciliana, diventa la luce che orienta l’uomo nelle contraddizioni dell’esistenza. Che coglie e le vive con la leggerezza di chi sa distaccarsi dalla vita pur amandola, di chi non finisce di stupirsi, e guarda ad uno spettacolo dove reciterà sua nipote, Alessandra Mortelliti, con curiosità. E così Alessandra, la nipote di Camilleri lavorerà nel concerto-spettacolo ideato dal regista Mortelliti, che è suo padre, e quindi il genero di Andrea. Come le famiglie della grande tradizione teatrale, questa però non napoletana, ma siculo-romana.
Salvo Fallica
 
 

La Repubblica (ed. di Palermo), 18.12.2005
Dalla cioccolata al design ecco i regali made in Sicily
Qualche idea per gli acquisti nella settimana dello shopping natalizio
Gioielli di corallo trapanese, prodotti doc e anche cura del corpo
Vini per tutte le tasche e a prova di sommelier. Di tendenza anche i buoni per l´hammam
Vanno forte i gadget del Palermo calcio e la serie completa in dvd di Montalbano

[...]
Con 76 euro, si può regalare la serie completa delle avventure televisive del Commissario Montalbano. Sono le 10 puntate in dvd della fiction ispirata ai racconti di Camilleri, interpretati sul piccolo schermo da Luca Zingaretti. E´ disponibile nei negozi della grande distribuzione, o sul sito www.madeinrai.rai.it.
[...]
Isabella Napoli
 
 

AISE, 19.12.2005
Italiani nel mondo
Andrea Camilleri in videoconferenza con la comunità di San Gallo nell’ambito del convegno "L'italiano, lingua minoritaria?"

San Gallo - Si è svolto il 17 dicembre scorso all’Università di San Gallo "L’italiano: lingua minoritaria?" convegno organizzato dal Consolato, dall’Università, dalla Dante Alighieri e dal Comites di San Gallo in collaborazione con la Cattedra di italianistica che ha ospitato in videoconferenza lo scrittore siciliano, padre del Commissario Montalbano e non solo, Andrea Camilleri.
Tra gli scrittori più letti in Europa, Camilleri ha un suo linguaggio che piace e si fa leggere dal popolo europeo. È un siciliano illuminato oppure uno scrittore che ha saputo affascinare il suo pubblico con il proprio dialetto? Quello che è certo è che a parlare con i nostri connazionali riuniti a San Gallo è stato un personaggio poliedrico, o come lui stesso si definisce "un poeta precoce e uno scrittore tardivo, in mezzo, un regista e un insegnante, un produttore televisivo e uno sceneggiatore".
Dopo il saluto di benvenuto che il Console Gianpaolo Ceprini gli ha rivolto a nome del Ministro degli Affari Esteri, il Professore Andrea Camilleri ha dialogato con i presenti, tra i quali il consigliere del CGIE, Michele Schiavone, il tesoriere del Comites di San Gallo, Carlo Ancora, il presidente dell’Associazione siciliani, Antonino Cannizzaro, il direttore del settimanale, Emiddio Bulla, e molti nostri connazionali che gli hanno chiesto di tutto sui suoi romanzi e sulla sua vita in risposta ai quali lo scrittore ha "svelato" i segreti dei suoi romanzi a partire dai più celebri ambientati a Vigata.
I professori Renato Martinoni dell’Università di San Gallo e Nunzio La Fauci, di quella di Zurigo, hanno invece commentato il linguaggio di questo grande autore italiano che ha dimostrato come l’italianità non abbia confini in Europa. Le sollecitazioni alla discussione stimolate da riferimenti letterari e culturali, fatte dal professore La Fauci, hanno permesso al famoso scrittore di dare il meglio di sé, spingendosi anche a rivelazioni ed aneddoti della sua vita famigliare.
È incredibile, commenta oggi Schiavone, come la lingua di questo scrittore siciliano abbia avuto tanto successo e sia stata assaporata nelle sue particolari sfumature non solo in tutta Italia, ma anche all’estero, in Svizzera, Germania, Francia, Spagna, Portogallo e ancora in Grecia, Olanda, Danimarca, Norvegia Finlandia e Svezia, dove gode di grande popolarità e di un folto pubblico di estimatori. Alla conferenza stampa che ha rilasciato in esclusiva al St Galler Tagblatt ed ai giornali italiani in Svizzera dell’emigrazione Camilleri ha raccontato i "segreti" del suo successo anche in area germanofona.
Il Convegno realizzato a San Gallo, prosegue quella serie di iniziative avviate da "Coscienza Svizzera" e la Pro Grigioni italiana, tese a sostenere l’uso e lo studio della lingua italiana "terza" tra cotanto senno in Svizzera. Questo ennesimo segnale che parte dall’Università di San Gallo è frutto di una attenta analisi sull’importanza che sta assumendo la lingua italiana nei Cantoni di San Gallo e dei Grigioni non a torto definiti "la linea Maginot della lingua italiana".
Come ha affermato lo stesso Presidente della Pro Grigioni, l’Avv. Keller, "in tale atteggiamento, non possiamo che riconoscere una voglia di coesione linguistica nazionale ed un riconoscimento per l’importante ruolo che per il futuro degli svizzeri svolge una lingua quale l’italiano e non certo l’inglese che è una lingua utilitaristica".
 
 

L'opinione, 19.12.2005
Soneri: la scenografia è suggestiva, ma la trama è un po’ fiacca

I gialli in tv piacciono. E lo sanno bene gli autori di fiction che nell’ultima stagione hanno sfornato ben due nuovi “Montalbano”, uno del Salento interpretato da Diego Abatantuono, e l’altro della bassa Padana. Quest’ultimo si chiama commissario Soneri ed è interpretato da Luca Barbareschi nella serie “Nebbie e delitti”. Sullo sfondo dei casi di omicidio c’è Ferrara, in un atmosfera grigia e piovosa tipica della Padania e che aiuta molto il genere. Scenografia e ambientazione, infatti, sono molto suggestive. Un po’ meno le trame, lente e piuttosto ovvie. Fra le trovate un po’ “scontate”, la storia d’amore tra il commissario e una bella avvocatessa russa (una bravissima Natasha Stefanenko al suo debutto come attrice co-protagonista), in cui spesso s’insinua la discordia a causa proprio dei loro lavori. Gli attori sono eccellenti, tra conferme e sorprese, come quella di Francesco Salvi in un ruolo drammatico. La sceneggiatura, invece, è eccessivamente lenta. L’intento sicuramente era giustificato da non voler trasformare un romanzo in un poliziesco “guarda e getta”, come ce ne sono a migliaia. Ma allungare troppo pause e riflessioni porta a più di uno sbadiglio. La figura del commissario, invece, è ben costruita. Soneri è un uomo malinconico e sarcastico, concreto e semplice, amante dei piaceri della vita, soprattutto della tavola, come dimostra la sua figura non troppo agile. Barbareschi si è voluto talmente immedesimare nella parte, ha dichiarato lui, da decidere di metter su dieci chili prima di iniziare le riprese. Vogliamo credergli.
Gabriella Persiano
 
 

VareseNews, 20.12.2005
Fiction - Terminate in Sicilia le riprese dei due episodi che chiuderanno la serie del noto commissario, entrambi diretti, come sempre, dal gallaratese Alberto Sironi
Il volto nascosto di Montalbano

«Un Montalbano diverso dal solito, più intimo, più introspettivo». Terminate le riprese degli ultimi due episodi di Montalbano diretti sempre dal regista di origini gallaratesi Alberto Sironi. Dieci settimane in Sicilia con l’attore principale Luca Zingaretti e la storica troupe che nel corso degli anni hanno formato una vera e propria squadra di lavoro, tanto che in dieci anni sono stati realizzati ben 14 episodi. Gli ultimi due, girati nelle scorse settimane, sono tratti dai racconti di Andrea Camilleri, gli unici a non essere stati ancora realizzati, "La pazienza del ragno" e "Il gioco delle tre carte".
«Sono molto stanco perché sono state otto settimane molto intense – spiega il regista rientrato a Roma proprio nella giornata di lunedì -. Si tratta degli ultimi due episodi e vi abbiamo messo davvero tutto quello che potevamo perché riuscissero al meglio».
Ora, a gennaio si passerà alla fase di montaggio e i due episodi dovrebbero essere consegnati alla Rai a marzo. Non si ancora la data della messa in onda, ma non si esclude possa essere già a primavera oppure in autunno. I precedenti episodi trasmessi da Raiuno sono andati in onda lo scorso settembre con un grande riscontro di pubblico, come sempre, superando gli otto milioni di telespettatori.
«Sicuramente c’è una certa affezione del pubblico al personaggio – prosegue Sironi -, ma crediamo di aver comunque fatto un buon prodotto, anche con questi episodi che, in teoria, dovrebbero essere gli ultimi della serie di Montalbano». Infatti Zingaretti ha dichiarato più volte che non interpreterà ancora il personaggio del noto commissario, ma non è mai detta l’ultima parola. Il personaggio dei libri ha quasi sessant’anni e Zingaretti ne dimostra quaranta: ormai sono quasi due personaggi, quello della tv e quello dei libri, piuttosto diversi. Ma non è detto che Camilleri decida di scrivere un ultimo episodio conclusivo per tutta la serie. E quindi che Zingaretti voglia chiudere anche lui in bellezza.
Ma per ora limitiamoci a queste due ultimi film che i fans attendono con ansia. Il regista è soddisfatto? «Certamente, anche se devo dire che questi episodi sono diversi da quelli che lo hanno preceduto – conclude Sironi -. C’è più introspezione per i personaggi, entriamo più nell’intimità di Montalbano. E anche se il cinema è azione per definizione, ogni tanto serve entrare maggiormente nell’animo dei protagonisti. Personalmente sono piuttosto soddisfatto del risultato, ma la parola definitiva l’avranno gli spettatori».
Manuel Sgarella
 
 

La Repubblica (ed. di Roma), 20.12.2005
Roma, le vie della memoria artisti e scrittori in mostra
Si inaugura questa sera a Villa Poniatowski l´esposizione di opere e testi dalla serie di Repubblica
L´esperimento di un racconto scritto in base a un´immagine ispirata dall´idea di una strada

La strada è un po´ l´unità di misura di una città. Tratto distintivo, segno particolare, quel che contribuisce - per sommatoria di segmenti - a definirne l´identità finale, a comporre il ritratto, fotografico, poetico o labirintico che sia. Dato questo punto di partenza particolarmente evocativo, la mostra "Strade di Roma" ha un valore in più: quest´anno gli artisti e gli scrittori (un bel numero) si sono messi alla prova intorno a un´idea che ha dato, in immagini e parole, ottimi frutti, esposti da oggi nelle sale di Villa Poniatowski, un angolo di Roma tra via Flaminia e il Ninfeo di Villa Giulia. L´appuntamento con le opere realizzate dagli artisti insieme agli scrittori per le pagine romane di Repubblica e pubblicate nel corso dell´estate, arriva alla VI edizione, con qualche novità non da poco ma senza modificare lo schema di fondo. E´ aumentato il numero dei partecipanti: dieci alla prima edizione, sono oggi venticinque moltiplicato due. E´ cambiato il luogo espositivo. La Casa delle Letterature che dall´inizio ha collaborato a questo progetto, ha offerto la propria sede di piazza dell´Orologio poi, un anno fa, il "salto" nel salone centrale della Galleria nazionale d´arte moderna, mentre ora è tutto pronto nel gioiellino della villa accanto al Museo etrusco, concesso anche grazie alla Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio.
L´esperimento procede nel senso di un racconto ispirato ad un´immagine ispirata da un´idea di strada. Un gioco d´invenzione che sconfina in una specie di vertigine creativa. A completare l´opera, si aggiunge - da questa sera - l´occhio dello spettatore, del visitatore che giudica e incrocia immagini, parole, quello che evocano, suggeriscono, gridano, sussurrano. C´è tutto. Il grande scrittore affermato e l´emergente di qualità, il collaboratore storico e il talento della nuova pittura. Spiega l´assessore alla Cultura Gianni Borgna, che segue l´iniziativa dal suo esordio, che si tratta di un progetto «capace di riunire talenti all´insegna della reciproca creatività, stimolando gli incontri tra loro e con il pubblico e testimoniando, ancora una volta, il felice momento creativo che la nostra città vive in campo culturale».
Spigolando fra opere e parole, s´incontrano gli incroci di Stefano Di Stasio con Francesco Piccolo, Ontani con Erri De Luca, Paola Gandolfi con Ugo Riccarelli, Salvatori con Shego, Lim con Abbate, Mimmo Paladino con Lidia Ravera, Canevari con Susani, Dessì con Trevi, Fumasoni con Di Fulvio, Accardi con Carcasi, Alessandra Giovannoni con Andrea Carraro, Felice Levini con Nicola Lagioia, Albanese e Guarnieri, Paris e Pascale, Aquilanti e Raimo, Pizzi Cannella e Picca, Fabio Mauri con Carlo Lucarelli, Gallo e Alessandro Piperno, Kounellis con Melania Mazzucco, Enzo Cucchi con Elena Stancanelli, Marco Tirelli e Vincenzo Cerami, Chia e Viganò, Nunzio e Albinati, Mariani e Camilleri, Salvino e Lodoli. Opere e testi si incrociano nelle sale del Villino cinquecentesco che fu sede di atelier d´artista prima di essere la residenza fuori porta del principe di cui porta il nome. A completamento e memoria di quest´excursus metropolitano, anche quest´anno un catalogo completo dei lavori esposti.
Strade di Roma, Villa Poniatowski, via di Villa Giulia 34. Dal martedì alla domenica orario 10-18, lunedì chiuso. Ingresso libero. Fino al 28 febbraio.
Francesca Giuliani
 
 

Stilos, 20.12.2005-2.1.2006
Catalogo
Morfologia del re di Girgenti
Tina Cancilleri, “Andrea Camilleri e il romanzo storico in Italia”, pp.114, euro 11, Tracce, 2005

Sarà anche un libro per i fans di Andrea Camilleri che vi potranno leggere anche un’intervista del 2003, ma il breve saggio di Tina Cancilleri si sofferma in particolare sul "Re di Girgenti", il più storico tra i romanzi di Andrea Camilleri che si sottraggono alla prominenza del pur simpatico commissario Montalbano e che è tra i titoli più amati dallo stesso Camilleri. E la Cancilleri inserisce "Il re di Girgenti" in quel filone-genere del romanzo storico italiano di cui analizza la genesi e lo svolgersi nell’800/900, per poi giungere al “caso” Camilleri e alla sua svolta nel romanzo rappresentata proprio dall’impegnativo “cuntu” di Zosimo, il re girgentano.
 
 

Carmilla, 20.12.2005
Termidoro
Note sullo stato della letteratura di genere

La vera Restaurazione
Sono risuonati, negli ultimi tempi, roboanti proclami contro l’età della Restaurazione, epoca dominata dalla dittatura plutocratica dei dati di vendita e ignara dei tanti Kafka, Joyce, Proust che nascono a frotte e che la cecità delle burocrazie editoriali non permette di strappare alle tenebre dell’anonimato. Abbiamo letto invettive contro il pervertimento della “cultura”, allusioni a presunte pratiche censorie, prediche oziose su sottili meccanismi di auto-censura, pronunciamenti isterici contro i processi di «convergenza» che agiscono sulla letteratura, disponendola alle influenze contraddittorie di altri mezzi espressivi. Il discorso è rimasto astratto, cupa profezia di un’apocalisse senza millennio. Soprattutto, sono rimaste oscure tre cose che andavano dette chiaramente e senza giri di parole: ovvero quale istituto – o regime – sarebbe stato reintegrato nelle sue funzioni, dopo quale periodo di vacanza si sarebbe consumato il re-insediamento e quali opere rappresenterebbero la letteratura della Restaurazione. Visto che niente di tutto questo è stato detto, è consentito ribaltare il piano e offrire un’altra versione.
Chiamiamo «restauratori» gli ayatollah dell’autonomia letteraria, i sostenitori di una scrittura orientata verso se stessa e verso la sufficienza delle sue ricerche linguistiche. Appelliamo «reazionari» gli avversari dei «generi» eredi del feuilleton, i nemici della «letteratura ferroviaria» e «culinaria», delle canzonacce da taverna e delle «forze» popolari. Definiamo «vandeani» gli oppositori delle tensioni eteronome che mischiano i linguaggi, aprono la letteratura a intenzionalità altre e creano spazi discorsivi nelle zone di frontiera che separano la pagina scritta dalla celluloide delle pellicole e dai ripetitori televisivi. Consideriamo ultras i nostalgici legionari dell’aura dell’Opera e dell’Autore, i partigiani fanatici di una creazione intesa come sofferta e incompresa «intuizione» che non deve confondersi mai con le tecniche di un sapere artigiano avvezzo al gioco di clichés, archetipi e modelli narrativi. Diciamo «restauratori, reazionari, vandeani, ultras» i divulgatori della «fine del romanzo», massimo grado di «auto-intenzionalità» masturbatoria della letteratura.
L’età che costoro vorrebbero restaurare è quella del bel tempo andato. Quale sia questo tempo non è dato sapere. Forse l’evo degli antropofagi pulp? O l’epoca degli altri libertini? O il periodo neo-sperimentale degli invisibili? O i fasti del realismo? O – ancora meglio – gli anni in cui editori-strozzini imponevano contratti-capestro a Dostoevskij? Non lo sappiamo, ma sappiamo che il mito dei bei tempi andati è aria fritta. Nel tempo e nella storia, la grandezza e la miseria degli uni, degli altri e degli stessi, si con-fondono. 
«Era il 25 ottobre e mancavano esattamente dieci minuti alle sette. Fu allora che Mario Pannunzio, direttore del Mondo, si avvicinò al gruppo scorrendo un manoscritto. Senza alzare gli occhi, entrò nella conversazione, con una voce calma che aumentò l’inesorabilità delle sue parole: “Io credo che il romanzo sia morto”, egli disse». Scriveva così Gian Carlo Fusco in un esilarante divertissement sulle polemiche tra «romanzisti» e «antiromanzisti». Impossibile non notare quel riferimento all’orario con cui lo scrittore spezzino ironizza sulla profetica e ieratica dichiarazione di Pannunzio. Quasi a dire: perché proprio in quel momento e non due minuti prima o quattro giorni dopo?
Era l’autunno del ’52, o del ’53. Dunque, tutto già visto. Tuttavia – da quei remoti anni Cinquanta –un paio di buoni romanzi sono anche stati scritti. La Restaurazione, quella vera, quella di chi vuole condannarci a massacranti sgroppate su pagine che si concludono nella gloriosa apoteosi di un ciclopico sbadiglio, è di là da venire. Ci auguriamo – con entrambe le mani sugli attributi – di non vederne mai l’avvento.
Invece, ciò che si è consumato è un Termidoro prima strisciante e poi manifesto. Parliamo di un processo regressivo, di una contro-spinta normalizzatrice interna alla letteratura di genere, che taglia trasversalmente la produzione di alcuni autori e ci costringe a un discorso preciso, concentrato su distinzioni chiare e non fraintendibili.
Crisi di sovra-produzione
Che strano paese quello in cui non c’è mai IL «genere» – che presupporrebbe lettori e scrittori di noir, gialli, fantascienza, horror, finanche di western – ma sempre e soltanto UN «genere». La stagione della fantascienza costituisce un perfetto esempio della dialettica tra riproduzione scolastica e tradimento virtuoso dei canoni che accompagna – e segna – il manifestarsi di una certa letteratura. Sviluppatasi ben oltre i confini del fenomeno letterario, la fiction fantascientifica è stata un vero e proprio processo sociale. Libri, “inediti” mezzi di comunicazione, elementi di costume, cinema hanno fatto di un «genere» un vasto ambito eteronomo capace di produrre profonde ricadute sulla realtà e sugli stili di vita. L’industria culturale venne dopo, quando la sussunzione reale sottopose l’intelligenza collettiva a una capillare estrazione di plusvalore. Così, una smania di profitto facile produsse quell’irragionevole aumento dell’offerta che generò la crisi di sovra-produzione. I mercati furono invasi di fantascientifica merce, la domanda crollò e i titoli si rivelarono per quello che erano: pezzi di carta senza valore. La carta in questione era quella di brutti e pedissequi romanzi cyberpunk. È l’esito inevitabile dell’argentinizzazione libraria, il destino delle «bolle» di finanza editoriale.
Che capitalismo straccione quello che ogni dieci anni cerca di imporre – contro la complessa ricchezza della letteratura – uno standard, al fine di creare un settore di rendita. E – tanto per essere chiari – quando parliamo di complessa ricchezza della letteratura, ci riferiamo a quella presente in libreria e non ai capolavori – senza dubbio strabilianti – che la loggia coperta di giornalisti culturali complici, consulenti editoriali proni, scrittori venduti al culto del dio denaro e critici affiliati all’orecchio di tenebrosi maestri non consente di pubblicare.
Oggi, è la volta di un generico e vago macrofilone criminale, gigantesca corte dei miracoli in cui è impossibile distinguere qualcosa. Un macrofilone edificato su un processo di «convergenza» viziosa, all’interno del quale giornalismo accomodante, noiosa letteratura e cattiva televisione concorrono – in un tempo unico – alla definizione del prodotto. Questo «bazar criminoso» ha perso da tempo le sue determinazioni cromatiche. Esso non è né giallo, né nero. Esso scimmiotta – in forme invertite – la benefica interazione tra molteplici campi energetici che rende l’inquietudine nera, gli schemi della detection o la forza muscolare dell’hard-boiled tensioni sempre presenti nella storia della letteratura, flussi capaci di agitare e scuotere – prima della "Trilogia nera" e di "Continental OP" – libri come "I demoni" e "Il grande Gatsby".
Termidoro
Termidoro si preparava da tempo. Montava nella nera-tv da intrattenimento. Si manifestava attraverso le buffe comparsate dei serial-killerologi. Cresceva nelle sceneggiature di fiction sempre pronte a recepire caratteri bloccati, ruoli codificati e temi stantii. Traeva alimento dallo smantellamento del racconto della lunga notte della Repubblica, dal volontario depotenziamento di un giornalismo che comincia con l’idea di rifare Zavoli e finisce – o poco ci manca – a «rossi e neri tutti uguali».
Soprattutto, Termidoro covava in una stanca ripetizione. Si organizzava nella fiacca riproduzione delle principali serie del polar nostrano. Termidoro era visibile ne "Il corriere colombiano" di Massimo Carlotto. Non occorreva aspettare "Il Maestro di nodi". E non smetteremo mai di rimpiangere quel proiettile con cui, in "Nessuna cortesia all’uscita", uno sgherro di Tristano Castelli avrebbe dovuto mettere fine ai travagli di Marco Buratti e chiudere la serie nella forma simbolica di un trittico. Come non smetteremo mai di rimpiangere quel definitivo congedo dalla polizia che, ne "Il giro di boa", Salvo Montalbano avrebbe dovuto prendersi senza indugi.
Vecchia storia quella dell’impoverimento delle concatenazioni seriali, evidente perfino nelle pagine di Simenon e Malet anche se parzialmente contenuta da programmi più solidi: dal progetto urbano alla Eugène Sue sviluppato nei romanzi di Burma e dalla lucida costruzione del polar para-freudiano, dialettico, psicologico e anti-deduttivista di Maigret. Ma la sostanza non cambia, e la questione non si riduce a un problema di date. Nemmeno quelli erano tempi strabilianti, consentivano soltanto sperimentazioni più immediate e legittimavano interpretazioni più naturali.
Al giro di boa
Si è fatto un gran parlare della versione televisiva de "Il giro di boa". Una destra senza più argomenti ha attaccato. A quanto pare, la televisione pullulerebbe di comunisti. Ammettiamo la distrazione: non ce n’eravamo accorti.
Come si fa a non capire che proprio le accuse rivolte da quel commissario ai vertici di polizia sono uno spot sopraffino per le forze dell’ordine? Quello sì che è un romanzo “edificante” per le questure italiane. Pareggia i conti: per uno schifo immondo (Genova 2001), un riscatto letterario (storie di immigrazione in Sicilia). E quell’«anticchia» di cazzoneria di Salvo è la stessa, simpatica, affabile, gioviale coglioneria che si dispiega su una gamma di gradazioni distinte e arriva fino al Decimo Tuscolano di "Distretto di polizia" e alla Procura di Lecce, frequentata – di recente – dal giudice Mastrangelo. Un umorismo buontempone – da sciocco stereotipo dialettale e da barzelletta regionalistica – è la prima istanza letteraria evocata a difesa di una Legge, umana troppo umana, che può sbagliare e redimersi, e rimane – comunque – capace d’un bel sorriso.
Non sempre il motto di spirito accompagna l’azione innovativa.
La “crisi” di Montalbano si consuma nello spazio di mezzo libro e viene declinata attraverso il motivo dell’urgenza sempre presente, costantemente differita e poi dimenticata. Montalbano le dimissioni non le dà. Per molto meno – e senza “Diaz” – Fabio Montale liquida la polizia di Marsiglia e si ritira a mare, e là rimarrebbe – torrente di Lagavulin e sigaretta infinita – se Gélou, in "Chourmo", non lo costringesse a rimettersi in gioco. Un altro canone narrativo che, insieme all’umorismo e all’ossessione gastronomica del cosiddetto «noir mediterraneo», concorre ad animare la processione termidoriana di poliziotti perplessi e magistrati pieni di dubbi, e a lavare il sangue da divise su cui bisognava sputare e narrativamente affondare. Senza esitazioni.
E tutto questo si consuma in nome dell’«interesse generale», di una comunità nel complesso sana, di cui i tutori dell’ordine fanno parte a pieno diritto. Siamo davanti a un macrogenere criminale pronto a diventare macrogenere sbirresco enfio di vetero-piccismo mentale: realismo edulcorato e incapace di mordere, cofferatismo letterario, progressismo d’accatto con gli uomini delle istituzioni al posto della classe operaia (dalla fabbrica al pubblico impiego?), «genere» statolatrico di una crepuscolare «compromissione storica» che viene da lontano e vuole andare lontano.
Abbiamo mestamente imboccato la via giudiziaria alla letteratura di genere.
Termidoro trova il suo compimento in "Crimini", antologia che riduce la misteriosa e irrazionale inquietudine del noir a un annacquato trittico tematico composto dai motivi della «corruzione patrimoniale», della paura per lo straniero e dell’«ossessione per il successo». Insomma, ecco l’enciclopedia di un modesto, vago, girotondista «genere» antiberlusconiano che ci impone il cinismo ultra-legalitario dell’ispettore Campagna, la commozione per la morte dei confidenti dei questurini, una versione – fiabesca e natalizia – del noir al confronto della quale i gremlins sembrano Léo Malet, e altre amenità.
Il resto
Ma se la serialità letteraria e televisiva annega in una funesta riproposta, imponendo la prospettiva degli apparati di pubblica sicurezza contro il punto di vista dei rei, occorre sottolineare il valore di romanzi che assumono e innovano la lezione del «genere». Si tratta di opere scritte spesso dagli stessi autori che – su altri versanti – lavorano per Termidoro. "La presa di Macallè", "Arrivederci amore, ciao", "L’oscura immensità della morte", "Romanzo criminale" sono espressioni riuscite di noirceur, di potenza hard-boiled e dinamismo western. Parliamo di libri pronti a mettere in scena l’abominio e l’orrore, la sordida grandezza della miseria e l’inesorabilità del destino, il rovello psicologico e la perversione sessuale, la pulsione di morte e il tenebroso dominio delle ossessioni, l’assenza di una purezza originaria e il meschino intrecciarsi degli interessi.
Tuttavia, la stessa serialità può conoscere sbocchi differenti, a condizione di leggere le tendenze, rinunciare alla trita retorica di una mimesi a tesi e praticare un sistematico tradimento dei canoni. Le inchieste colitico-caffeiniche del sergente Sarti Antonio rimangono un sarcastico monumento alla sfigata ottusità delle burocrazie repressive e rappresentano una straordinaria lente attraverso cui osservare – in anticipo sulla realtà – le trasformazioni di uno spazio urbano. Ed è un fecondo adulterio quello consumato da Evangelisti in "Antracite", romanzo che costituisce una frontiera, varcata la quale la saga fantasy-western di "Metallo urlante" vira verso il noir-storico di "Noi saremo tutto", mentre la fosca epica metallurgica conosciuta da Pantera anticipa l’epopea sindacal-portuale dell’immondo e ributtante Eddie Florio.
In conclusione: il consorzio criminal-sbirresco ha esaurito l’azione del noir; il «crimine» è un cartello semantico da cui emerge un’idea accomodante della realtà e una mimesi priva di spinta critica; la televisione – in quanto settore economico trainante – svolge una funzione centrale nella riproduzione delle pratiche termidoriane; un’altra televisione e un’altra letteratura di genere sono senza dubbio possibili a condizione di praticare un consapevole tradimento dei canoni e un continuo slittamento nell’applicazione dei modelli; all’inverso, un piatto impiego degli schemi determina la caduta nello standard conformistico; l’umorismo non desacralizza bensì nobilita le istituzioni; la Restaurazione, quella vera, si combatte combattendo Termidoro.
Tommaso De Lorenzis
 
 

Il Mattino, 20.12.2005
«Crimini»: per Patierno Taricone e Paravidino

Roma. Raidue, visto il successo delle «detective stories» televisive all’italiana, prepara una serie tratta da «Crimini», l’antologia del giallo italiano curata da Giancarlo De Cataldo e Marcello Fois per Einaudi. Otto episodi, otto racconti, otto gialli diretti da altrettanti registi dell’ultima generazione. Primo ciak in questi giorni per i Manetti Bros., poi dovrebbe toccare a Francesco Patierno, che però non ha ancora accettato l’incarico dalla produzione. Per l’occasione il regista di «Pater familias» dovrebbe dirigere Fausto Paravidino (che torna a fare l’attore dopo l’esordio da regista in «Texas») e Pietro Taricone (nella foto, con Patierno), ma è ancora incerto se «distaccarsi» dall’obiettivo cinematografico che si è prefisso di perseguire per un’esperienza televisiva. Gli autori dei «Crimini» letterari sono però nove: Niccolò Ammaniti, Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Sandrone Dazieri (presto nei cinema col «Il karma del Gorilla», interpretato da Claudio Bisio e Stefania Rocca e tratto dalle avventure del suo detective, ex punk da centro sociale), Diego De Silva (che porta i lettori a Napoli, alla scoperta del mistero del covo di Teresa), gli stessi De Cataldo e Fois, Giorgio Faletti, Carlo Lucarelli. Insomma il gotha del giallo italiano. 
 
 

Giornale di Brescia, 21.12.2005
Le passioni della storia le tragedie di un secolo
I casi di Buttafuoco, Baricco e Piperno. La novità di Magris

Finalmente un Natale senza Camilleri. Gli appassionati e i frequentatori del mondo di Vigàta hanno già avuto modo di godersi "La luna di carta" e "Privo di titolo" e quindi possono guardare agli scaffali della narrativa italiana scegliendo fra gli altri autori.
[...]
Claudio Baroni
 
 

AISE, 21.12.2005
Cultura
Perché l’italiano torni a diffondersi come la lingua viva e vitale che è: presentato oggi a Roma l’annuario e l’operazione “Icone letterarie” della Dante Alighieri

Roma - L’italiano è una grande lingua di cultura e civiltà. Pensieri e parole espressi questa mattina a Roma dal Presidente della Società Dante Alighieri, Bruno Bottai, nel corso della seconda giornata di lavori in cui la Società ha presentato, oltre a novità editoriali e multimediali, anche le prossime iniziative messe in campo in occasione del 150° anniversario della nascita di Giovanni Pascoli. Pensieri condivisi da tutti i relatori presenti, moderati dal Segretario Generale della Dante, Alessandro Masi, nonostante l’innegabile declino che la diffusione della nostra lingua paga ormai in tutto il mondo unito ad una sorta di sottovalutazione che subisce anche dentro i confini patri.
Tutti dati contenuti ne "Il mondo in italiano" primo annuario della Società Dante Alighieri nato, ha spiegato il Vice Presidente Paolo Peluffo, per avere dati credibili su cui rilanciare il progetto e l’organizzazione del lavoro della Società e dei suoi 500 comitati attivi in tutto il mondo.
[…]
Dell’identità cultuale italiana e delle icone letterarie ha parlato brevemente Nando Pagnoncelli, Presidente dell’Istituto Ipsos Italia che ha curato la ricerca. Circa duemila le interviste effettuate in cui si è chiesto agli italiani cosa pensano della loro lingua, quali opere e personaggi letterari la rappresentino di più e cosa farebbero per promuoverla meglio. Ne è scaturito un quadro interessante che vede saldi ai primi posti Dante e Manzoni con la Divina Commedia e i Promessi Sposi citati dalla maggior parte degli intervistati che hanno messo il Libro Cuore di De Amicis al terzo posto tra le opere e Pinocchio e il Commissario Montalbano di Camilleri tra i personaggi più rappresentativi dopo Renzo, Lucia e Don Abbondio.
[…]
Manuela Cipollone
 
 

Speciale Primo Piano, 23.12.2005
L’ispettore Ali incontra il commissario Montalbano
[Trasmissione della puntata inizialmente prevista per il 7.11.2005, NdCFC]
 
 

Carmilla, 22.12.2005
Le voci di dentro (1/2)
Intervista a Emilio Quadrelli

[...]
Esiste un rapporto tra la riflessione politica sugli anni di piombo e la fioritura del romanzo giallo/noir degli ultimi anni? Un dato che mi ha fatto riflettere è l’aver notato che molti di questi narratori provengono da studi storici.
Probabilmente sì. Si tratta anche di generi di scrittura che consentono, senza provocare drammi di varia natura, di dire: le cose non sono come appaiono e, soprattutto il noir, di non dividere il mondo rigidamente in: bianco e nero, buoni e cattivi, bene e male. Sul giallo e il noir, nel nostro paese, il discorso porterebbe lontano. In linea di massima persino Poirot e Marple riescono ad essere più “sovversivi” o perlomeno ironici di gran parte degli eroi creati dai nostri scrittori. Personaggi per lo meno buffi, veri e propri vasi di luoghi comuni, come l’Ispettore Japp o il capitano Hastings (i rappresentanti della società legittima e per bene), da noi sono a dir poco impensabili. La figura del commissario Montalbano è quanto mai esplicativa. Da noi non basta scoprire l’assassino ma tutti i salmi devono finire per forza in gloria. La sola idea che il “Male” abiti la società legittima è un autentico ossimoro. In gran parte della nostra letteratura di genere, l’impostazione che prevale è di tipo “filosofico” piuttosto che “empirico/etnografico”. Gli attori sociali in carne ed ossa sono, a ben vedere, semplici incarnazioni di “concetti”, “funzioni”, “modelli” che trascendono sempre il loro essere concreto. Non ci sono mai i criminali ma il Crimine, non i poliziotti ma la Polizia e alla fine tutto si riduce alla lotta tra due campi concettuali. Il denaro e il potere che abitualmente giocano ruoli decisivi nella vita di tutti gli individui, e che in particolare il noir mette in luce impietosamente, da noi sono bellamente ignorati. La vita concreta degli individui evapora nella loro funzione e alla fine, per forza di cose, il cerchio deve quadrare. Pensa a uno scrittore come Ellroy, che non mi sembra particolarmente sovversivo o semplicemente progressista. Da noi, se un autore scrivesse quel genere di cose sui poliziotti, gli uomini politici, i magistrati, i giornalisti ecc., finirebbe tranquillamente messo all’indice. Forse, il vero problema della nostra cultura nazionale, le cui ricadute attraversano tutta, o almeno gran parte della produzione intellettuale, è l’incapacità di liberarsi dall’ingombrante peso della “filosofia” come regina delle discipline.
[...]
Chiara Cretella
 
 

La Stampa, 25.12.2005
Il nuovo romanzo a metà gennaio
Camilleri, amore in "casa chiusa"
"Pensione Eva" è un tuffo nostalgico nella Sicilia Anni 30 dove le prostitute iniziavano i ragazzini al sesso e alla vita

Salvo Montalbano per il momento riposa. E intanto arriva La pensione Eva, il nuovo atteso romanzo di Andrea Camilleri, dove il celebre personaggio dei libri del narratore siciliano questa volta è assente. C'è grande curiosità e anche molta riservatezza intomo all'ultimo parto del romanziere di Porto Empedocle, che uscirà il 17 gennaio edito dalla Mondadori. Infatti non solo il noto commissario di Vigata è andato in ferie ma il suo padre letterario ha cambiato musica. Camilleri batte una strada per lui completamente inedita. Ha, intanto, rinunciato al genere che lo ha lanciato e che gli ha assicurato un grande successo, il giallo (peraltro tutti i diritti delle opere in cui appare il commissario Montalbano se li è assicurati la Sellerio). Dopo aver festeggiato i suoi 80 anni, Camilleri si è gettato in una nuova avventura, il romanzo d'amore. Ma si tratta di un amore un po' particolare.
Protagonista del libro è la pensione Eva, casa chiusa non solo metaforicamente ma anche realmente. Con persiane abbassate, finestre ermeticamente serrate, porte sprangate, il casino nei pressi di Vigàta, paese-mito dei romanzi di Camilleri, è dimora di passioni e di audaci segreti. Così appare all'imberbe e curiosissimo picciriddu, il ragazzino che a metà degli anni Trenta vi compirà la sua educazione non solo sessuale ma anche sentimentale. Il picciotto, prima di assaggiare i piaceri e i sapori della «casa», ne sperimenta comunque la fama. La pensione Eva è al centro delle chiacchiere e dei commenti di tutti i benpensanti, compresi i suoi genitori che ne parlano continuamente.
I ragazzi che passano la loro giovinezza in quelle stanze spoglie e tra le bianche braccia delle donne di vita che vi soggiornano si chiamano Nenè,Cicdo e Jacolino. La «casa» che li accoglie nel tempo fa passi avanti, aumenta le sue stelle, promossa da postribolo di terza a seconda categoria, mentre migliora la qualità'delle belle di giorno che vengono offerte ai clienti. La pendone Eva è anche un Grand Hotel di Vigàta, con gente che va e gente che viene. Il via vai è assicurato non solo dai sonnolenti e provinciali frequentatori di quelle segrete alcove ma dal turn over che fa sì che ogni quindici giorni le sei prostitute che vi sono ospitate partano mentre ne arrivano delle nuove. I giovani si incontrano con sempre nuove prosperose picciotte ma con lo sbarco degli americani il ricambio delle fanciulle in fiore della pensione si arresta e qui nasce e si alimenta una storia di amore e di morte.
La Pensione Eva è anche un tuffo nell'adolescenza e nei meandri dell'eros con un piglio insolito per Camilleri. Da sempre legato alla fidanzata Livia, Montalbano è, da par suo, capace di fiutare la «fimmina», di seguirne ardori e umori. Del sesso non si è mai negato niente, alle trasgressioni non ci ha mai rinunciato, coltivando pure una liaison con un'amica scandinava. Nei romanzi in cui il commissario è latitante, Camilleri, sempre con il suo humour, ha narrato la maturazione erotica nell'età più verde, come ne La presa di Macallé, anche questo ambientato in periodo fascista, Ma di recente, saranno stati proprio gli 80 anni, il sesso coniugato all'«ammore» per Camilleri è assai più tentatore. Nel Diavoto (Donzelli) è arrivata la passione più «pazza ed esecrabile». Qui un diavolo. di quella specie che ha per compito di indurre uomini e donne in tentazione carnale, si infila nel «loco del piaceri». E «strica oggi, strica dumani» accende vulcaniche eruzioni amorose. Così avviene anche ne La pensione Eva. Dove i ragazzi scoprono che alle lucdole devono molto, poiché offrono loro impagabili lezioni d'amore e di vita. Dal momento che «le storie che quelle picciotte potevano contare gli avrebbero permesso di capire. Capire qualichi cosa di lu munnu, di la vita». Siamo all'autobiografia: da dove si evince che sotto le lenzuola si impara pure a fare i narratori.
Mirella Serri
 
 

Raisat Premium, 25.12.2005
Intervista ad Andrea Camilleri
In occasione della trasmissione di "Una mangiata impossibile", una commedia di cui a suo tempo Camilleri stesso ha curato la ripresa televisiva.
Raisat Premium trasmette inoltre in questi giorni un'altra regia storica di Camilleri, "La carretta dei comici", una serie di 8 storie che ruotano intorno al mito di Pappagone interpretate da Peppino De Filippo.
 
 

La Sicilia, 27.12.2005
Camilleri, storia di sesso e amore in una casa chiusa

Con l'inizio dell'anno nuovo, arriverà nelle librerie italiane il primo romanzo d'amore di Andrea Camilleri. A pubblicare «La pensione Eva» (pagine 188, euro 14) sarà Mondadori il prossimo 17 gennaio. L'opera propone una storia in cui l'amore è più forte della morte, quello destinato a lasciare per sempre nell'aria la scia del suo profumo. Tra i protagonisti non ci sarà Salvo Montalbano, il commissario di polizia che ha fatto la fortuna di Camilleri, i cui diritti di pubblicazione sono un'esclusiva dell'editore Sellerio. Il romanzo è ambientato negli anni Trenta e mette in scena la storia del casino di Vigàta, dove i giovani siciliani dell'epoca facevano le loro prime esperienze sessuali. Per le stanze della pensione Eva, il casino di Vigàta appena rinnovato e promosso dalla terza alla seconda categoria, transitano figure e personaggi provinciali e sonnolenti. E questa «casa chiusa» diventa lo sfondo nella penna di Andrea Camilleri di un vero e proprio romanzo di formazione, prima dolce e poi crudele. Ogni quindici giorni le sei «picciotte» della pensione partono, e ne arrivano delle nuove. È in mezzo a queste presenze carnali che trascorre la giovinezza di Nenè, Ciccio e Jacolino. Per i tre giovanotti è un periodo indimenticabile, perché «le storie che quelle picciotte potevano contare gli avrebbero permesso di capire. Capire qualichi cosa di lu munnu, di la vita», come scrive Camilleri nel romanzo.
 
 

Lospettacolo.it, 27.12.2005
Scomparso Ciccino Sineri
Con lui scompare uno degli ultimi eredi della tradizione teatrale catanese

È deceduto a Catania l'attore Ciccino Sineri.
Nonostante i 93 anni, aveva recitato in una delle puntate della fiction tv del commissario Montalbano.
Originario di Biancavilla, da anni viveva in una casa di riposo per anziani ma non ha mai voluto smettere di recitare.
Discendente di una famiglia di pupari era stato uno degli attori principali del Teatro Stabile di Catania, spaziando nella sua carriera dal teatro verista di Verga a Martoglio.
 
 

TG1, 28.12.2005
Servizio di Vincenzo Mollica sull'incontro fra Andrea Camilleri con Fiorello e Marco Baldini, da cui nacque l'idea dello spot per la trasmissione Viva Radio 2.
 
 

La Stampa, 28.12.2005
Da Camilleri a Faletti, a Lucarelli gialli d'autore per spiegare l'Italia

Roma. L’idea l’ha avuta Giancarlo De Cataldo, il magistrato autore del libro sulla banda della Magliana «Romanzo criminale» da cui Michele Placido ha tratto il suo film: raccontare l’Italia contemporanea attraverso otto film gialli, convinto che «Il poliziesco rappresenta un modo intelligente per parlar di cose serie», come ha detto Frederich Glauser. De Cataldo ne ha parlato con Lucarelli, altro giallista celebre ma più di lui legato da anni alla televisione e, appoggiati dalla Rodeo Drive di Marco Poccioni, lo hanno proposto alla Raifiction di Saccà. Con qualche dubbio, però, perchè non è una serie, non è una storia a puntate, non prevede unità di tempo e luogo né gli stessi protagonisti, lo stesso gruppo di sceneggiatori, gli stessi registi. «Crimini» è infatti una «collezione»: otto film-tv affidati a otto autori, gli stessi De Cataldo e Lucarelli, certo, ma anche Diego De Silva, Giorgio Faletti, Marcello Fois, Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Sandrone Dazieri, chiamati a scrivere una storia poliziesca ambientata nella città italiana che meglio conoscono, da nord a sud, attraversando l’intera penisola. E perciò ci sarà l’isola d’Elba di Faletti, la Milano di Dazieri, la Bologna di Lucarelli, la Catania [Sic! In effetti si tratta di Palermo, NdCFC] di Camilleri, la Cagliari di Fois, la Napoli di De Silva e la Roma di Giancarlo De Cataldo, in qualche misura coordinatore dell’intero progetto nonché autore del primo di questi otto lavori, «Il bambino e la Befana», la cui preparazione è cominciata in questi giorni a Piazza Navona addobbata per la festa della Befana. Giallo anomalo questo di De Cataldo, senza un delitto e senza poliziotti. Un bambino scompare a piazza Navona tra la folla. La madre chiede al suo compagno di aiutare a cercarlo. Ma è lui il complice della donna che ha preso con sè il bambino, complici altri sbandati arrivati dai paesi dell’est in Italia a cercare una fortuna che sfugge. Il piccolo verrà ritrovato con l’aiuto di un extra-comunitario, un lituano che convincerà la donna che lo ha preso a cambiare idea e restituirlo alla madre. Gli attori sono Giuliana De Sio, Ivan Franek, Elisabetta Rocchetti, Giampiero Morelli, Damir Todorovic, Enzo Salvi, Genti Kame, Simone Colombari. A dirigerli due giovani registi, i fratelli Manetti, lanciati da Carlo Verdone.
Perchè questa storia, De Cataldo?
«Mi interessavano due cose: una è la presenza dialettica degli extra-comunitari che ormai affollano le nostre città, l’altra è l’avidità di denaro che appare a molti una scorciatoia per il successo».
Quale Italia esce da questa raccolta di gialli?
«Amara, disgregata, senza illusioni ma con gli anticorpi per rimettersi in riga. In fondo sono un ottimista: nel nero vedo la luce».
Sono cambiate in questi anni i motivi per delinquere?
«No. Sono sempre gli stessi: motivi di interesse o motivi di passione. In fondo è per volere qualcosa o qualcuno che si compiono dei crimini».
La Napoli di Diego De Silva è diversa dalla Bologna di Lucarelli?
«Cambia l’atmosfera. A Napoli si confrontano due giovani: quello del nord che ha scelto di fare il carabiniere e quello del sud che ha fatto una rapina. Nella Bologna di Lucarelli si parla di intrighi farmaceutici e traffici illeciti. Nella Sardegna di Fois, naturalmente, di speculazione edilizia».
Come ha raccolto questo gruppo di autori?
«Ho chiesto agli amici. Ugualmente ha fatto Lucarelli. E siamo qua».
Non ci sono altri magistrati nel gruppo, eppure i magistrati giallisti non sono pochi.
«No. Ormai siamo parecchi. Me ne vengono in mente tre: Gianrico Carofiglio, Domenico Cacopardo, Cristine von Borries. Deve essere perchè ci viene messo a disposizione un prezioso patrimonio di vite umane».
Lei come ha scoperto questa passione?
«In realtà io ho sempre scritto. La domanda giusta sarebbe: quando ha pensato di fare il magistrato? Sono arrivato a Roma da Taranto con la speranza di diventare regista: volevo andare al Centro di cinematografia. Poi ho capito che per dirigere un film ci vuole un «fisico bestiale» e mi sono accontentato di scrivere storie. E’ da quando da ragazzino ho letto Salgari che scrivo».
Il successo, però, l’è arrivato adesso.
«Certo. “Romanzo criminale” mi ha imposto e oggi il mio telefono è molto caldo. Ma da un altro mio libro avevano già fatto un film: “Nero come il cuore”. Non mi era piaciuto. M’ero sentito tradito. Ma sbagliavo. Un film non può essere uguale a un libro. Adesso, per esempio, non ho avuto niente a chè dire sul giudice Mastrangelo di Canale 5: Abatantuono è perfetto, dà peso e fisicità al personaggio».
E’ un magistrato pentito, lei?
«No».
 
 

La Stampa, 29.12.2005
Non più solo mafia
La Sicilia dei delitti "normali"
Andrea Camilleri
 
 

La Stampa, 29.12.2005
Roma
Fiorello&Camilleri come si fa uno spot

«Sono Andrea Camilleri, ho una laurea honoris causa fumatori». Davvero dice questa frase lo scrittore? No. E' Fiorello che parla per lui. Imita alla perfezione il padre di Montalbano, in uno sketch trasmesso ieri sera Tgl sulla preparazione di uno spot per «Viva Radio2», il programma condotto dallo showman.
 
 

Quotidiano Nazionale, 29.12.2005
Libri
Ecco i più letti del 2005

Roma - Qual è l'autore più letto del 2005 in Italia? Poco da fare: è Dan Brown. Con 'Angeli o demoni', 'Il codice da Vinci' oppure l'ultimo 'La verita' del ghiaccio' lo scrittore americano ha di gran lunga superato ogni avversario.
Dal Belapaese a tenergli testa: Andrea Camilleri con 'Privo di titolo' e 'La luna di carta' o 'Il medaglione' ha insidiato il predominio di Brown ed e' stato re dell'estate, nonostante il fenomeno dei libri sul 'sudoku'.
[…]
 
 

Il Giornale, 30.12.2005
«Mio padre, un disorganico geniale e ribelle»
La figlia Luciana: i grandi editori lo snobbano ed ecco il mio «Antimeridiano»

Tra i curatori dell'Antimeridiano di Luciano Bianciardi, accanto a Massimo Coppola e Alberto Piccinini, c'è anche la figlia dello scrittore, Luciana, che dal padre ha preso non solo il nome ma anche in buona parte il carattere. È lei che ha voluto con forza quest'opera, tanto da rinunciare, per vederla finalmente stampata, a un'introduzione di Umberto Eco a lungo promessa e mai mandata, e di pubblicarla - visti i costi per un libro di oltre duemila pagine - con il marchio congiunto Isbn ed ExCogita,  cioè la casa editrice che lei stessa ha fondato nel 2000 per ristampare molti titoli «di famiglia» ormai scomparsi dalle librerie.
Luciana Bianciardi, perché un Antimeridiano?
«Perché trovo vergognoso che ci sia un Meridiano dedicato persino a Camilleri ma non a mio padre. E visto che Mondadori non si è mai fatta avanti, allora mi sono mossa da sola. Tanto più che anche un romanzo come "La vita agra" è praticamente introvabile oggi».
[...]
Luigi Mascheroni
 
 

Corriere della sera, 31.12.2005
Il caso. La figlia dell’autore: «Vergogna, la Mondadori preferisce un commissario a mio padre»
Bianciardi-Camilleri: la guerra del Meridiano
Onofri: una collana senza valori. Nigro: giusto pubblicare Montalbano

«Bianciardi è stato un grande scrittore: sono contento di questo Antimeridiano. Anzi, le confesserò una cosa: sono stato forse fra i primi a comprare il libro appena è uscito. Mi spiace però che per parlare bene di Bianciardi, si debba dare addosso a Camilleri». Salvatore Silvano Nigro parla con grande calma anche se, in qualche modo, è indirettamente sotto accusa, almeno secondo la figlia di Luciano Bianciardi che ieri, presentando su Il Giornale "L’antimeridiano" da lei pubblicato (ExCogita-Isbn Edizioni, pagine XXXV-2095, 69), che raccoglie le opere complete dello scrittore-giornalista toscano (nato a Grosseto nel 1922 e morto a Milano nel 1971), aveva tra l’altro dichiarato: «Trovo vergognoso che ci sia un Meridiano dedicato ad Andrea Camilleri ma non a mio padre».
Nigro, che del Meridiano Mondadori dedicato a Camilleri è stato il curatore con Mauro Novelli e Nino Borsellino (due volumi con le Storie di Montalbano e i Romanzi storici e civili ) ribatte però con grande pacatezza e sicurezza: «Lo ripeto: hanno fatto benissimo a pubblicare questo Antimeridiano, ma le accuse della figlia di Bianciardi servono solo a confermare una vecchia piaga della letteratura italiana: da noi lo scrittore per essere considerato davvero bravo deve essere illeggibile e invendibile, altrimenti diventa immediatamente di consumo. Camilleri, oltretutto, ha una colpa in più: quella di avere riempito con il dialetto lo spazio della cosiddetta "letteratura media", quella letteratura ingiustamente strozzata tra la "grande" e la "popolare". Ecco, questa è forse la cosa che nessuno sembra voler perdonare mai ad Andrea Camilleri».
E, dunque, Luciano Bianciardi contro Andrea Camilleri, l’uomo della Maremma più profonda e quello della Sicilia più a Sud del Sud. In una battaglia che si gioca attorno a un Meridiano, non tanto geografico, quanto letterario. Anzi attorno a due Meridiani, quello pubblicato e quello sperato. La figlia di Bianciardi, fondatrice a Milano di quella editrice Ex-Cogita che dal 2000 si occupa «di riproporre l’opera dello scrittore», parla tra l’altro del silenzio a cui è stato ingiustamente condannato «un personaggio scomodo, disorganico e ribelle, che aveva rotto l’anima a tutti», di un’introduzione firmata da Umberto Eco all’opera omnia di Bianciardi «a lungo promessa e mai mandata», di libri (da "Aprire il fuoco" a "Il lavoro culturale", da "L’integrazione" agli scritti dedicati al Risorgimento) diventati ormai introvabili.
Renata Colorni, responsabile della collana dei Meridiani, spiega in modo assai semplice questo possibile caso-Bianciardi: «Nessuna ostilità, solo una questione di priorità editoriali. Amo molto Bianciardi, tanto che l’ho utilizzato come "libro di testo" per una serie di lezioni che ho tenuto all’Università. Ero stata anche contattata dalla figlia di Bianciardi e glielo avevo già spiegato che "La vita agra" non rientrava tra i nostri progetti. Oltretutto non è vero che quei libri sono introvabili; quelli più importanti in libreria si possono benissimo trovare, magari in edizione tascabile». Quali, allora, le priorità per i Meridiani Mondadori? «Nel 2006 usciranno Soldati, Chiara, Meneghello, Cassola e Raboni».
In qualche modo vicino alle posizioni di Luciana Bianciardi si colloca invece il critico Massimo Onofri (responsabile, tra l’altro, della rubrica di narrativa italiana su Diario e recentemente autore de "Il sospetto della realtà" pubblicato nei Tipi di Avagliano). Sia pure con qualche "distinguo": «Adoro Bianciardi - dice Onofri -, ma la sua assenza non mi sorprende più di tanto, anche perché i Meridiani Mondadori hanno da tempo ormai perso quella originaria dimensione di "canone estetico", che aveva caratterizzato i primi volumi, per privilegiare quella diciamo così "inclusiva", di vera e propria summa dell’opera di un autore. La non-presenza di uno scrittore anomalo come Bianciardi, in quanto "scrittore caso" al pari di un Angelo Fiore, non mi sorprende così più di tanto».
Onofri giudica sbagliata la scelta della denominazione «antimeridiano» («Svilisce l’intera operazione») e aggiunge: «Non credo sia stato un fatto premeditato, oggi i Meridiani sono più che altro delle "antologie", sia pure assai ben fatte. Per questo si privilegiano gli autori che vendono piuttosto che quelli scomodi o di scarso successo come appunto Bianciardi. D’altra parte come dimenticare altri grandi assenti, ad esempio Giuseppe Antonio Borgese mentre solo ora sta per essere pubblicato quello su Mario Soldati? Inutile allora scandalizzarsi». E Camilleri? «Il suo Meridiano è stato fatto bene, ma resta, prima di tutto, un’antologia studiata per avere successo».
Per raccontare comunque, quanto sia difficile la vita dei libri di Bianciardi basterebbe forse un piccolo aneddoto, risalente soltanto allo scorso anno quando venne ripubblicato, sempre da ExCogita, "I minatori della Maremma", il saggio scritto da Luciano Bianciardi e Carlo Cassola dedicato alle quarantatrè vittime «dello scoppio di grisou che si verificò fra le 8.35 e le 8.45 del 4 maggio 1954 nella sezione Camorra della miniera di Ribolla». Quel libro all’epoca era più facile trovarlo nel negozio di cappelli (oggi chiuso) di via Aldobrandeschi a Grosseto di proprietà della prima moglie dello scrittore, Adria Belardi (quella che gli aveva dato due figli, Ettore e appunto Luciana) e non come sarebbe stato forse più logico in una più comune libreria. «Agra» davvero la vita per uno scrittore scomodo come Bianciardi.
Stefano Bucci
 
 

Leggere tutti, n.4, 12.2005
Vini siciliani con etichette ispirate dai libri di Camilleri

Sei vini siciliani contraddistinti da etichette che fanno riferimento ai libri di Andrea Camilleri. L'idea di far diventare un marchio i personaggi del padre del commissario Montalbano è dei fratelli Scordato che hanno pensato di abbinarli ai vini siciliani per dare slancio alla produzione delle cantine di Cellaro, Santa Ninfa e di altri produttori locali. Così, ad esempio, le bottiglie caratterizzate dal marchio "Vigata", la città immaginaria dove lo scrittore ambienta i romanzi che hanno per protagonista Montalbano, riportano l'isola Ferdinandea nell'etichetta.
 

 


 
Last modified Saturday, July, 16, 2011