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Riccardino



Autore Andrea Camilleri
Prezzo  
Pagine  
Data di pubblicazione  
Editore Sellerio
Collana La memoria


Il primo capitolo del romanzo in anteprima.
(da Stilos, 21.6.2005)

In Montalbano si rifiuta lei parla con il commissario spiegandogli che è costretto a renderlo più pulp per via dei critici che l'accusano di ripetitività. Di questo incontro metafisico e pirandelliano tra autore e personaggio avremo in avanti più di una scena. Le piace comunque questa commistione.
«I critici non mi accusavano di ripetitività, ma di buonismo. La commistione mi piace tanto che diventerà risolutiva nell'ultimo Montalbano».
(dall'intervista a Gianni Bonina pubblicata in Il carico da undici, Barbera, 2007)

«Ho dato "Riccardino" alla casa editrice solo a questa condizione: che venisse tirato fuori quando l´alzheimer per me sarà irreversibile. Intanto, con le facoltà di intendere e di volere intatte, mi diverto a inventare nuove storie».
(da un'intervista a La Repubblica (ed. di Palermo), 9.11.2006)

«L'ultimo romanzo di Montalbano si chiama provvisoriamente "Riccardino".
Nella cassaforte di Elvira Sellerio ci sono due romanzi, "Il campo del vasaio" è quello che prepara la dipartita di Montalbano, con nuove crisi.
Per arrivare allo sdoppiamento di "Riccardino", quando Montalbano ha problemi con lo stesso Luca Zingaretti, diventato più noto di lui. Il commissario arriva sul luogo di un delitto e un gruppetto di curiosi grida: "Talè! Talè! ‘U commissariu arrivò!" "Montalbano è!" "Cu? Montalbanu? Chiddru di la televisioni?" "No, chiddru veru". E a lui gli girano le scatole. Così comincia una sfida con il suo alter ego, una sfida a perdere, perché si sente sempre più diviso. Si mette anche a leggere "La scomparsa di Patò" di Camilleri.
Ma "Il campo del vasaio" e "Riccardino" non usciranno a breve da quella cassaforte della casa editrice»
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(da un'intervista a Il Venerdì, 15.9.2006)

«In quel cassetto c’è il mio Montalbano terminale, ci sto lavorando in questi giorni. Sarà la fine del personaggio.
Il fatto che Montalbano - a differenza di altri personaggi seriali, come Sherlock Holmes o Maigret - invecchia, partecipa alla vita di tutti i giorni, mi rende sempre più difficile stargli dietro. Così ho deciso di scrivere il romanzo finale. Mi è venuta l’idea e non me la sono fatta scappare. Ma non è che finisce sparato o va in pensione o si sposa Livia, come piacerebbe ai lettori: ci voleva una trovata alla Montalbano per fargli abbandonare la scena. Anche se non è detto che questo libro uscirà subito, magari se mi viene ne pubblico prima qualche altro, o magari uscirà postumo.
Nelle pagine che sto scrivendo c’è uno scontro continuo fra me e il personaggio. Montalbano si lamenta sempre, “sono vecchio, sono vecchio...”. Non è vero niente, gli rispondo, è che ti sei rotto le palle!
Il personaggio non può che finire nel momento in cui comincia a pensare al doppio. Cioè comincia a pensare a Zingaretti. E si trova sopraffatto dall’altro personaggio. E non trova in Camilleri l’appoggio necessario per andare avanti. Così gli fa un discorso cinico: “Senti un po’, quando io stampo un libro e sono 500 mila copie si tocca il cielo con un dito; quando l’altro appare in televisione sono 10 milioni di spettatori: che vogliamo fare?”. Allora Montalbano ha un’idea montalbaniana. L’inizio di questa cosa è lui che arriva sul luogo del delitto, e tutta la gente, sulla strada, col morto, tutti affacciati ai balconi che pare una festa. “Il commissario arrivò, Montalbano arrivò!”. “Cu, chiddru della televisione?”. “No, chiddru vero”. A Montalbano gli girano i cabasisi e...»
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(da un'intervista a La Stampa, 1.9.2005)



Last modified Thursday, September, 13, 2012