Il primo capitolo del romanzo
in anteprima.
(da Stilos,
21.6.2005)
«Ho dato "Riccardino" alla casa editrice solo a questa condizione: che
venisse tirato fuori quando l´alzheimer per me sarà irreversibile. Intanto, con le
facoltà di intendere e di volere intatte, mi diverto a inventare nuove storie».
(da un'intervista a
La Repubblica (ed. di Palermo), 9.11.2006)
«L'ultimo romanzo di Montalbano si chiama provvisoriamente "Riccardino".
Nella cassaforte di Elvira Sellerio ci sono due romanzi, "Il campo del vasaio" è quello che prepara la dipartita
di Montalbano, con nuove crisi.
Per arrivare allo sdoppiamento di "Riccardino", quando Montalbano ha problemi
con lo stesso Luca Zingaretti, diventato più noto di lui. Il commissario arriva sul luogo di un delitto e un gruppetto di curiosi grida:
"Talè! Talè! ‘U commissariu arrivò!" "Montalbano è!" "Cu? Montalbanu? Chiddru di la televisioni?" "No, chiddru veru".
E a lui gli girano le scatole. Così comincia una sfida con il suo alter ego, una sfida a perdere, perché si sente sempre più diviso.
Si mette anche a leggere "La scomparsa di Patò" di Camilleri.
Ma "Il campo del vasaio" e "Riccardino" non
usciranno a breve da quella cassaforte della casa editrice».
(da un'intervista
a Il Venerdì, 15.9.2006)
«In quel cassetto c’è il mio Montalbano terminale, ci sto lavorando in questi
giorni. Sarà la fine del personaggio.
Il fatto che Montalbano - a differenza di altri personaggi seriali, come
Sherlock Holmes o Maigret - invecchia, partecipa alla vita di tutti i giorni, mi
rende sempre più difficile stargli dietro. Così ho deciso di scrivere il romanzo
finale. Mi è venuta l’idea e non me la sono fatta scappare. Ma non è che finisce
sparato o va in pensione o si sposa Livia, come piacerebbe ai lettori: ci voleva
una trovata alla Montalbano per fargli abbandonare la scena. Anche se non è
detto che questo libro uscirà subito, magari se mi viene ne pubblico prima
qualche altro, o magari uscirà postumo.
Nelle pagine che sto scrivendo c’è uno scontro continuo fra me e il personaggio.
Montalbano si lamenta sempre, “sono vecchio, sono vecchio...”. Non è vero
niente, gli rispondo, è che ti sei rotto le palle!
Il personaggio non può che finire nel momento in cui comincia a pensare al
doppio. Cioè comincia a pensare a Zingaretti. E si trova sopraffatto dall’altro
personaggio. E non trova in Camilleri l’appoggio necessario per andare avanti.
Così gli fa un discorso cinico: “Senti un po’, quando io stampo un libro e sono
500 mila copie si tocca il cielo con un dito; quando l’altro appare in
televisione sono 10 milioni di spettatori: che vogliamo fare?”. Allora Montalbano ha un’idea montalbaniana. L’inizio di questa cosa è lui che arriva
sul luogo del delitto, e tutta la gente, sulla strada, col morto, tutti
affacciati ai balconi che pare una festa. “Il commissario arrivò, Montalbano
arrivò!”. “Cu, chiddru della televisione?”. “No, chiddru vero”. A Montalbano gli
girano i cabasisi e...».
(da un'intervista
a La Stampa, 1.9.2005)