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Giancarlo De Cataldo

Bibliografia

NERO COME IL CUORE. Interno Giallo, 1989; nuova edizione Giallo Mondadori, 2001; Einaudi, 2006.
E’ un poliziesco ambientato a Roma. Protagonista è l’avvocato Valentino Bruio che, indagando sulla misteriosa uccisione di un immigrato sudafricano, scopre un losco traffico di organi. Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film diretto da Maurizio Ponzi e interpretato da Giancarlo Giannini (trasmesso da Canale 5 nel 1993).
Il romanzo è diventato anche una graphic novel coi disegni di Angelo Bussacchini (Edizioni BD, 2011).

MINIMA CRIMINALIA. Manifestolibri, 1991, 2000, 2006.
Saggio in forma narrativa sulle esperienze di De Cataldo come giudice delle carceri. Adottato nel corso di Sociologia Giuridica dell’Università di Salerno.

CAMICI BIANCHI E IMPRONTE DIGITALI.
Il Pensiero Scientifico Editore 1992 (scritto con Tiziana Pomes). Antologia di racconti di autori famosi e non sulle analogie fra il medico e il detective. Preceduto da un saggio introduttivo e accompagnato da note.

CONTESSA. Liber, 1993.
Seconda avventura di Valentino Bruio, questa volta alle prese con l’uccisione di una nobildonna romana.

TERRONI. Theoria, 1995; nuova edizione Sartorio, 2006.
Saggio in forma narrativa sul Sud e i suoi personaggi. Adottato nel corso di letteratura italiana dell’università di California- San Diego (anno accademico 2001/02).

IL PADRE E LO STRANIERO. Manifestolibri, 1997, 2001; e/o (collana Assolo) 2004.
Due padri di bambini handicappati si incontrano e diventano amici. Uno è un modesto impiegato, l’altro un affascinante e misterioso ricco arabo, forse una spia, forse un trafficante di droga.

I GIORNI DELL’IRA. STORIE DI MATRICIDI. Feltrinelli, 1998, 2001 (con Paolo Crepet).
Quattro storie di matricidi narrate in prima persona dai protagonisti, fra finzione e realtà processuale.

ONORA IL PADRE. QUARTO COMANDAMENTO. Giallo Mondadori, 1999 (con lo pseudonimo di John Giudice); nuova edizione Einaudi, Stilelibero, 2008.
Novellizzazione dell’omonimo film-tv trasmesso da Retequattro nel 2001.
Al centro del romanzo sono Matteo Colonna, un poliziotto testardo, e un serial killer ovviamente sadico. De Cataldo esplora a suo modo la tacita crudeltà di un rapporto perduto tra padre e figlio, che si incontrano da adulti per la prima volta. La storia porta infatti Matteo da Milano a Rimini, sua città natale, dove compie i suoi delitti quello che la stampa soprannomina "Figlio dei fiori", per via del bastoncino d’incenso che lascia accanto alle sue vittime.

TENERI ASSASSINI. Einaudi, Stilelibero, 2000.
Sei racconti di giovani omicidi nella Roma d’oggi, fra periferie, immigrazione, normalità e follia.
Uno dei racconti, Cassandra, è diventato un graphic novel edito da Tunué, disegnato da Marco Caselli e sceneggiato da Leonardo Valenti.

ACIDOFENICO. Piero Manni, 2001.
Monologo teatrale di Mimmo Carunchio, camorrista tarentino: ascesa, caduta e mancato pentimento di un boss degli anni Ottanta. Il testo è stato scritto per l’omonimo spettacolo teatrale del gruppo Koreja di Lecce, sorta di musical-rap con il gruppo Sud Sound System.
Dal testo è stato tratto un romanzo a fumetti (Einaudi, Stilelibero Extra, 2016), in collaborazione con lo sceneggiatore Steve Della Casa e il disegnatore Giordano Saviotti.

ROMANZO CRIMINALE. Einaudi, Stilelibero, 2002.
Romanzo storico in chiave noir su quindici anni di storia italiana, fra il 1977 e il 1992, vissuti attraverso le gesta di una banda criminale romana e di coloro che la combattevano dalla parte dello Stato. Questo romanzo ha vinto i premi Camaiore Giallo, Giorgio Scerbanenco, Biblioteche di Roma, Sandro Onofri (tutti nel 2003).

NELLE MANI GIUSTE. Einaudi, Stilelibero, 2007.
Anni Novanta. Caduto il Muro, il mondo ha girato pagina. Ora si pensa piú in grande. I nuovi criminali hanno un progetto preciso. Prendersi l'Italia. Un romanzo-affresco che getta una luce nera sull'epoca in cui siamo tuttora immersi. L'epoca segnata dalle stragi di mafia. Sotto il segno della convenienza, persone diverse, con progetti diversi, si ritrovano a essere le pedine di un disegno folle. O forse no. Si tratta di consegnare l'Italia nelle mani giuste. Delitti e passioni si intrecciano con bombe e affari. Una donna che doveva solo tradire trova il coraggio di amare. Mentre le vite e i destini si consumano, e la speranza si rifugia nel cuore stesso dell'inferno.

FUOCO! Edizioni Ambiente, VerdeNero - Racconti di Ecomafia, 2007.
Nessuno ha la grazia, la bellezza, la sensibilità di Cecilia: sembra venuta da un altro mondo. Lu invece è apatico e incasinato, non ha più voglia di niente e di nessuno. Adolescenti in fasi diverse dell'esistenza, uno di Roma, l'altra di Napoli. Ma improvvisamente entrambi vengono costretti dai rispettivi padri a una gita forzata. I due uomini devono partire, spinti da opposte ragioni. In comune hanno un'unica cosa: la necessità di proteggere i figli. È una calda estate, quella del viaggio in Puglia. Un'estate di fuoco.

UN SOGNO TURCO (fumetto con i disegni di Giuseppe Palumbo). Rizzoli, BUR, 2008.
Quando due grandi talenti artistici si incontrano possono dar luogo a un terribile incubo o a un bellissimo sogno. Questa storia è entrambe le cose: è ispirata da pulsioni e inquietudini, da fantasmi di oppressione e libertà. È una visione che nasce in un paesaggio brullo e deserto. Davanti alle rovine di una città, due uomini si fronteggiano: un vecchio reso saggio dalla vita e il soldato venuto per ucciderlo. Quale filo segreto e invisibile lega questi due destini? Da quanto si inseguono senza raggiungersi? Prima di morire il vecchio ha qualcosa da raccontare: tutto comincia con il ricordo di un cortile rinchiuso da alte e anguste mura. Di un ragazzo povero e insofferente della povertà che agogna di correre l'avventura per le strade del mondo. Di una musica misteriosa e sbagliata. Di una rivolta, o forse una rivoluzione, e di un assassinio insensato. Di una fuga. Il racconto del vecchio scioglie, mescola, unisce, rivela, si tinge di molti colori. Mette i due uomini a nudo. Prepara una nuova fuga. Quella definitiva, forse. Un Giancarlo De Cataldo sorprendente, lontano dai toni e dai luoghi consueti, ci regala una vicenda dal sapore esotico, che affronta temi universali come l'ansia per la vendetta e la tensione per il riscatto. La sceneggiatura e i disegni di Palumbo la reinterpretano graficamente attraverso chiaroscuri pittorici e scenografie di grande fascino, che evocano atmosfere di terre conturbanti e misteriose.

L'INDIA, L'ELEFANTE E ME. Rizzoli, 24/7, 2008.
Sulle tracce di vecchie suggestioni lasciate dai Misteri della jungla nera di Emilio Salgari, Giancarlo De Cataldo parte per l’India del nord alla ricerca di un mondo di avventure estreme. Ma fallisce nel suo tentativo di provare il brivido della natura selvaggia nell’unico parco in cui forse ancora si aggira, schiva, qualche rara tigre. E invece che dai Thugs sanguinari, dovrà guardarsi dalla folla di mendicanti avidi di qualunque cosa un turista possa offrire. Di fronte a una realtà che si ostina a mostrarsi diversa da quella che dovrebbe, l’unica soluzione possibile è una resa incondizionata. È allora che il viaggiatore viene risucchiato dalla precaria simultaneità indiana dove passato e futuro si intrecciano in un presente improbabile; dove le donne sono il primo motore e le prime vittime della modernizzazione, mentre divinità ancestrali contendono ad ammiccanti stelle del cinema il cuore dei fedeli; e il ricordo della non violenza gandhiana sbiadisce davanti all’avanzata del nazionalismo hindu. Dopo la resa, il viaggio, spogliato da ogni vezzo da turista, porta con sé la nudità dell’esperienza. E l’anima si schiude, lascia le sue ferite risalire verso la foce di ogni sentimento, di ogni dolore. Perché non sei tu che guardi l’India, è l’India che guarda dentro di te.
a sua personalissima indagine della nuova modernità indiana, De Cataldo si muove con gli occhi puntati sulle persone, interrogandosi su come i grandi e piccoli cambiamenti influenzino le vite dei singoli individui, il loro sguardo sul mondo. Un’esperienza che porta con sé sorprendenti scorie di vita e mostra un’India che non ci saremmo mai aspettati.

LA FORMA DELLA PAURA (con Mimmo Rafele). Einaudi, Stilelibero, 2009.
Il primo thriller del mondo post-Bush.
Nell'Occidente senza confini le armi, le informazioni, i complotti e gli amori non hanno piú una sola bandiera.
E la democrazia è un optional.
Il Comandante lo sa.
Il Comandante pensa in grande.
Dove c'è lui c'è la guerra. E la paura.
È il Comandante che dà forma alla paura. Governa con mente lucida una corte di mercenari, sbirri corrotti, politicanti spregiudicati.
E una bellissima donna senza pietà.
Si infiltra nel cuore dello Stato.
Coltiva accortamente l'odio. Manipola il terrore vero e quello virtuale. E se un cucciolo del Maggio, un po' sbadato, si innamora della donna sbagliata e rischia di lasciarci le penne, peggio per lui. Ma il cucciolo ha la pelle dura. E un potente alleato. Lupo. Un poliziotto che sta dalla parte giusta. L'uomo che conosce meglio di chiunque altro il Comandante.
E non lo teme.
«Tutti i media di questa e dell'altra parte del mondo avrebbero mostrato l'immagine del cadavere crivellato di colpi dello sciita che voleva compiere una strage a Roma. E milioni, miliardi di cittadini di questa e di quell'altra parte del mondo avrebbero provato un brivido di paura».

NON SO CHE FARMENE DEGLI ANGELI (con Tiziana Pomes). Allegato a Stilos n.3, aprile 2010.
Carlo e Davide sono due bambini che tengono un diario sul quale annotano non solo i fatti quotidiani ma anche i loro giudizi sul mondo degli adulti. Ne emerge uno spaccato al calore bianco della società moderna, con i difetti, le debolezze, i vizi e i segreti per i quali sono proprio i bambini ad offrire le migliori soluzioni. Lontano dal genere al quale De Cataldo ci ha abituati, questo testo narrativo integra il canone dell'Autore e ne rivela aspetti originali e inattesi.

I TRADITORI. Einaudi, Stilelibero, 2010.
Da Palermo a Londra, da Roma a Torino, da Venezia alla Transilvania, nelle carceri inglesi e nei boschi della Calabria, tra pittori preraffaelliti e camorristi promossi poliziotti, tra mercanti di carne umana e lord irrequieti, giovani uomini e donne sognano, combattono e amano.
E tradiscono. Ognuno va incontro al suo destino.
A qualcuno tocca in sorte una nuova vita.
Alcuni diventano faccendieri e delinquenti.
Alcune donne guardano più avanti, più lontano.
Gli ideali più puri si fanno gretta convenienza.
Le organizzazioni criminali si innervano nella nazione che nasce.
I mafiosi intraprendono. I tagliagole tagliano gole.
E Mazzini tesse la sua tela di sangue e utopia.
Eppure, tra battaglie e cospirazioni, tra vite leggere e amori complicati, si compone potente e netto il disegno di una stagione e di un ideale che è sempre possibile.
E che di nuovo ci attrae, con l'innocenza di una forza giovane che non possiamo dissipare.

150. LE STORIE D'ITALIA. La Repubblica / l'Espresso, 2011.

IN GIUSTIZIA. Rizzoli, La scala, 2011.
Questo è il libro che ho cullato per trent’anni, è la storia di un giudice che crede ancora nella giustizia. È il libro della mia vita da magistrato e di un po’ di storia d’Italia vissuta da dentro i tribunali, raccontata attraverso le vicende esemplari di chi ha sbagliato, di chi ha lottato, di chi si è difeso e di chi è stato condannato.
E di chi tutti costoro ha dovuto giudicare. Non è un libro sulla giustizia ma di giustizia, per capirla e cercare di salvarla raccontando come stanno le cose al di là delle isterie della politica e della cronaca.
La giustizia è un’aspirazione, una conquista quotidiana. Non si può mai darla per scontata. Bisogna lottare di continuo per realizzarla, specialmente in questo momento in cui troppi sembrano volerne fare a meno.

IL MAESTRO, IL TERRORISTA, IL TERRONE. Laterza, I Robinson / Letture, 2011.
Il Risorgimento, i furori, gli arresti, i sogni, i tradimenti, le bombe, le amicizie di un'avventura rivoluzionaria.
"Il Maestro è Giuseppe Mazzini: così lo chiamavano i suoi seguaci, una legione di giovani e giovanissimi pronti al sacrificio estremo perché il progetto dell'Italia una, indipendente, repubblicana e democratica diventasse realtà.
Il Terrorista è Felice Orsini: fallì nell'intento di uccidere Napoleone III, e le sue bombe fecero strage di vittime innocenti.
Il Terrone è Carlo Pisacane: credette nel riscatto del Sud, visse un sogno d'amore con slancio politico, e la passione politica con slancio amoroso.
Tutti e tre consacrarono la propria esistenza a un'utopia, senza calcolo né meschinità. Orsini finì ghigliottinato, Pisacane trucidato dalle bande borboniche, Mazzini esule e mai riconciliato. A prima vista, tre grandi sconfitti dalla Storia. Eppure, senza la fede del Maestro, la violenza del Terrorista e la lucida disperazione del Terrone, quell'utopia non si sarebbe mai realizzata. Se siamo italiani, oggi, lo dobbiamo anche a loro. È giusto ricordarli. Perché la memoria delle loro gesta è un prezioso stimolo per l'agire quotidiano, e un eccellente antidoto alle miserie del presente."

IO SONO IL LIBANESE. Einaudi, Stilelibero, 2012. Anche in audiolibro, letto dall'Autore (emons:audiolibri, 2012).
«Perché la vita o è tutto o è niente, Libano».
Roma, primi anni Settanta.
Il Libanese è un ragazzo di strada.
Ha un sogno: diventare il re della Roma criminale.
Ma la scalata è dura, quando sei nato nei vicoli e i tuoi unici alleati sono il cervello e il coltello.
Giada è una ragazza dei quartieri alti.
Anche lei ha un sogno: cambiare il mondo.
Sono destinati a incontrarsi, scontrarsi, perdersi, ritrovarsi. Ma è più facile cambiare il mondo che uno come il Libanese.

INT'ALLU SALENTO. Ad est dell'equatore, NIMU, 2012.
Intall’u Salento racconta storie di malavita in transito – Napoli, Roma, Puglia, Albania – che, rispetto al celebrato Romanzo Criminale, vanno invece verso la piccola furfanteria, si occupano di miserie indigene, umanamente concentriche. Come sottolinea Davide Morganti nella prefazione al volume, i dialoghi sono spinti al massimo in un susseguirsi pirotecnico di battute che portano al baldanzoso finale. L’aspetto tragico, in De Cataldo, va sempre di pari passo con un andamento apparentemente scanzonato, fracassone che raccoglie le voci della strada fino a ridurle a suoni ben distinti di fragili cadute. Si leggono con piacere i racconti dello scrittore-magistrato di Taranto, anche perché del male lui ne fa materia da trattare non soltanto come un crimine, ma soprattutto come un luogo da disinnescare e riutilizzare in altro modo. E lo fa con eleganza ironica, disincantata e arguta. Sono storie che sembrano spuntare dall’acqua sporca che si raccoglie ai lati dei vialoni di periferia o di qualche circumvallazione suburbana. E sono sempre strade e territori del Sud che De Cataldo sceglie per condividere con il lettore questo prezioso volume.
Il volume contiene i racconti Intall’u Salento e Una terra promessa, un mondo diverso.

SUBURRA (con Carlo Bonini). Einaudi, Stilelibero, 2013.
«Il Libanese era morto.
Tanti altri erano morti, qualcuno era diventato infame, qualcuno si faceva la galera in silenzio, sognando di ricominciare, magari con un lavoretto senza pretese.
Il Samurai era ancora là. L'antico nome di battaglia denunciava ormai soltanto sogni abbandonati. Ad affibbiarglielo era stato il Dandi, ma lui aveva cercato di esserne degno.
E il potere, quello, era concreto, vivo, reale.
Il Samurai era il numero uno».
Una Roma lunare e sguaiata scenario di una feroce mattanza. Un Grande Progetto che seppellirà sotto una colata di cemento le sue periferie. Due vecchi nemici, un bandito e un carabiniere, che ingaggiano la loro sfida finale. Intanto, mentre l'Italia affonda, politici, alti prelati e amministratori corrotti sgomitano per partecipare all'orgia perpetua di questo Basso Impero criminale.

IL COMBATTENTE. COME SI DIVENTA PERTINI. Rizzoli, la Scala altri EROI, 2014.
Esistono uomini talmente smisurati, complessi e contraddittori che sembra impossibile raccontarli. Per esempio, come si racconta la vita di uno come Sandro Pertini, che ha attraversato da protagonista tutte le stagioni del Novecento italiano? Da dove si parte: dal giovane soldato in azione tra le trincee della Prima guerra che, pur contrario al conflitto, combatte furiosamente e conduce i suoi soldati in imprese al limite della follia? Dal militante socialista, picchiato e bandito dal fascismo, che al fianco di Turati fugge dall'Italia su un motoscafo nel mare in tempesta? Oppure dal partigiano che, dopo quattordici anni fra carcere e confino, diventa intransigente giustiziere di camicie nere? O magari dall'ultima fase, dall'immagine benevola del vecchietto con la pipa? Rispondere a queste domande è la sfida del Giancarlo De Cataldo protagonista di questo libro. Sfida doppia, perché da un lato è chiamato a sceneggiare un film sul "Presidente di tutti gli italiani", dall'altro cerca di spiegare a suo figlio tredicenne la grandezza di quell'uomo, e il contrasto, doloroso, tra passato e presente. Ma per lui il combattente Pertini è qualcosa di più: è un'affinità elettiva, è l'integrità che illumina la lunga notte del regime e della prima repubblica, è l'orgoglio delle idee, è la furia della battaglia. E l'eroe incorruttibile, libero, severo, ma anche guascone e maldestro, che tutti noi vorremmo avere accanto.

NELL'OMBRA E NELLA LUCE. Einaudi, Stilelibero, 2014.
«Lui era lí, chino su di me, come quella prima sera. Vedevo la sua bocca dalla piega amara, a stento coperta dal becco argenteo. La sua voce era quella di sempre: calda, profonda, educata. Posso riferirti esattamente le sue ultime parole: “Non è ancora tempo di morire, signor Saint-Just. Sarò io a decidere quando”».
1848. Nella Torino di Carlo Alberto, che si accende a giorno con mille fanali per l'illuminazione a gas, un'ombra turba la festa. È l'ombra lunga di un demonio col naso d'argento, che somiglia a Scaramouche, ma strazia giovani donne. Il suo nome è solo sussurrato. Prima che la paura del misterioso Diaul generi rivolte, dovrà scendere in campo Emiliano Mercalli di Saint-Just, giovane ufficiale dei Carabinieri Reali, eroe di Pastrengo. Ma l'aitante Emiliano è un po' confuso. Come fa il Diaul a riempire di terrore le notti dei buoni cittadini, se lo stesso Emiliano l'ha spedito da un pezzo all'Ospedale dei Pazzarelli? E oltretutto dopo una caccia all'uomo che gli ha fatto perdere il suo migliore amico, il molto sapiente medico-detective Gualtiero Lancefroid, e la bellissima, affascinante, troppo libera fidanzata, Naide Malarò, idolo dei teatri cittadini.
Con il maldestro, coraggioso, contraddittorio Emiliano di Saint-Just, chiamato a investigare su efferate uccisioni, opera di uno sfuggente criminale che somiglia a un diavolo, Giancarlo De Cataldo ci trasporta in una Torino divisa tra slancio progressista e reazione, nuove tecnologie e vecchi pregiudizi, inconsueta per l'occhio di oggi, ma nella quale è facile ambientarsi per la naturalezza e la precisione dei dettagli: da una nuova grande piazza appena costruita alla mefitica paludosa Vanchiglia, a un gran ballo a Palazzo Carignano, a un dinamicissimo Ghetto dove gli ebrei combattono per non diventare il capro espiatorio della rabbia e della paura di tutti. E sotto i nostri occhi, mentre un Cavour infuriato rischia di esser preso a bastonate dal reazionario duca di Pasquier, e le alte sfere consigliano al giovane carabiniere di cercare il colpevole preferibilmente negli strati piú bassi e «infami» della città, impartendogli una lezione di modernissimo controllo sociale, si svolge una vorticosa, molto attuale commedia umana. Le opposizioni private e pubbliche di gelosia e amore, obbedienza e libertà, viltà e coraggio, politica e crimine, tipiche del futuro carattere nazionale degli italiani, fanno qui le prove generali, come a teatro. E il Diaul, che sia un mostro malvagio, un assassino seriale o la pedina di un complotto politico, diventa la cifra, il luogo geometrico delle contraddizioni di tutti. Senza smettere di far paura, tutt'altro.

LA NOTTE DI ROMA (con Carlo Bonini). Einaudi, Stilelibero, 2015.
Brucia la città, bruciano le passioni. Nella notte di Roma, non c'è misericordia per nessuno.
Dove è Suburra, comincia la notte di Roma. Il giovane Sebastiano ci prova, a reggere le fila di un regno del crimine. Ma se il re è lontano, gli incidenti capitano. E il Samurai è molto lontano. Chiara ci prova, a ben governare. Ma se il cuore è troppo scoperto, magari ti innamori di chi nemmeno vorresti guardare in faccia. E gli incidenti capitano. Adriano Polimeni ci prova, con un monsignore di buona volontà, a guardare in faccia il pericolo. Troppo da vicino, forse. Si accende la guerra che tutti vedono, continua quella che non vede nessuno, la piú feroce. La lotta stavolta è per salvare l'anima.

DARK SOUL. VIAGGIO NEL MONDO INVISIBILE (con Francesca Marchi, Luca Saraceni). Infinito, Afriche, 2015.
Lukaya e Shako, due ragazzi di strada di 13 e 15 anni, si introducono in una villetta di Kinshasa dall'aria benestante per derubarla. Nel frugare scoprono amuleti e ingredienti specifici ai guaritori-stregoni. Scoperti sul fatto dal proprietario della villa accettano la sua imposizione di ripagare il disonore di volerlo derubare mettendosi al suo servizio. I ragazzi, impauriti dai suoi poteri di guaritore-stregone, si piegano. È l'inizio dell'emancipazione dei tre personaggi.
Per i due giovani sarà l'occasione di lasciare la strada e di inserirsi, a loro modo, nel contesto socio-economico precario di Kinshasa.
Per il supposto stregone, un artista del gruppo dei pittori sociali, sarà l’occasione di fare i conti con il proprio passato e di trovare un punto di congiunzione alla sua doppia appartenenza: i valori e le eredità propri alla visione cosmologica tradizionale congolese e quelli propri all'urbanità occidentalizzata della Kinshasa contemporanea.
“La paura, si sa, mangia l’anima. Questo libro nasce dalla necessità di uno degli autori, Luca Saraceni, di andare a sfruculiare tra le nostre paure più recondite, di andare di persona a vedere e toccare tutto quello che generalmente rimuoviamo dalle nostre coscienze di bravi cittadini.
‘Ricca’ vado in Congo… – mi disse una mattina bussando al mio studio – Voglio capi’…’.
‘Non cercare di capire, cerca solo di osservare e ricordati di disegnare’, fu l’unico consiglio che gli detti. Luca evidentemente seguì il mio consiglio perché riuscì a portare a casa un’enorme quantità di suggestioni, emozioni e immagini che per un sacco di tempo seppe tenersi negli occhi e nella pancia. Ho visto e seguito per un paio di anni tutte le evoluzioni, le modifiche e gli aggiustamenti della gestazione e alla fine ho finalmente potuto godermi questa strana alchimia virale. Questo libro ti serve a ricordare che non c’è niente da capire, c’è solo da lasciarsi andare e farsi contaminare dall’incomprensibile, dal mistero dell’altro, dal diverso da te, uguale a te.

COME SI RACCONTA UNA STORIA NERA. Rai Eri, Afriche, 2015.
I gialli non gli piacevano nemmeno. Poi un’estate, grazie a un libraio, Giancarlo De Cataldo ha cambiato idea. Ed è diventato l’autore di indimenticabili storie di genere, capace di tradurre in fiction la dura realtà del crimine in bestseller come Suburra e Romanzo criminale. In questo libro ricorda le molte e varie letture che hanno costellato il suo percorso, ripercorre le lezioni apprese nel tempo anche nel prezioso laboratorio della scrittura a quattro mani con Carlo Bonini, riassume il grande cambiamento che il genere poliziesco ha conosciuto in questi anni anche grazie ad altre forme narrative, come le serie televisive, e si pone domande fondamentali per chi aspiri a diventare autore di “storie nere”. Quanto pesa la contaminazione della realtà? C’è differenza tra “raccontatore di storie” e scrittore? Come si costruisce un personaggio? Come ci si immedesima nel “cattivo”? Come si trasforma un romanzo in un film? Le sue risposte e le sue riflessioni danno vita a un racconto in sé appassionante, che è nel contempo summa di un’esperienza personale e indispensabile guida.

UN FITTO MISTERO. IMMAGINI E STORIE DEL CRIMINE. Contrasto, In Parole, 2017.
In una sceneggiatura, per quanto ardito possa essere il plot, vi giuro che una roba così non me la passa nemmeno il più complottista dei produttori. (Giancarlo De Cataldo)
Contrasto pubblica Un fitto mistero di Giancarlo De Cataldo per la collana In Parole. In questo libro l’autore racconta alcuni dei delitti più efferati ed eclatanti della storia italiana e internazionale dal secolo scorso ai giorni nostri.
“Perché certi delitti attraggono tanto la nostra attenzione e altri ci lasciano indifferenti?”, si chiede De Cataldo nella introduzione al volume. Questo fenomeno non è dovuto solo a come i giornalisti propongono gli eventi, spesso “reinventando” il caso, costringendoci a provare dolore per la vittima o pietà per l’assassino. Difatti, per quanto i cronisti possano “gonfiare” gli avvenimenti con il loro racconto, certi episodi di cronaca nera sono destinati a sopravvivere nella storia e nella memoria collettiva al di là dell’oggettività. L’autore indaga proprio su quegli elementi differenziali che possono aver contribuito in certi casi a focalizzare l’attenzione nei confronti di determinati delitti.
Accanto ai testi di De Cataldo, il volume è corredato dalle fotografie che all’epoca dei fatti raccontati dominarono le prime pagine dei quotidiani. I casi raccontati dall’autore sono raggruppati per grandi tematiche in otto sezioni: Delitti di famiglia; Complotti; Mafia; Delitti d’affari; Delitti politici; Mostri&Co; Delitti a luci rosse. Il filo rosso che li accomuna tutti non è solo il clamore che hanno suscitato, ma il fatto che sono stati i primi a essere oggetto di una copertura mediatica diffusa, inaugurando la caccia allo scoop, e iscrivendosi nell’immaginario collettivo al punto da diventare fonte d’ispirazione per artisti, scrittori, musicisti.
Dalle vicende della banda della Magliana al mostro di Firenze, passando per Jack lo Squartatore, fino ad arrivare ai bagni di sangue della mafia e delle brigate rosse: Giancarlo De Cataldo analizza e racconta crimini illustri, quasi iconici, che hanno riempito le pagine della cronaca nera tanto da rimanere impressi nella cultura e nella memoria di tutti. Che siano delitti d’affari, come il caso Sonzogno, o delitti a luci rosse, come l’omicidio della Dalia nera, a stupire e impressionare l’opinione pubblica è stata soprattutto la dinamica di queste uccisioni.

Libri collettivi

MI RIGUARDA Edizioni  E/O, 1992

Racconti in antologie (selezione)

Killer and co. (Sonzogno, 2003)

“Dieci storie contro la guerra” (con Dazieri, Scaglia e altri; Piemme, 2003)

Viva L’Italia (in “Per un Paese da non dividere”, con Carlotto, Ravera, Rugarli e altri; Fandango, gennaio 2004)

Seduto alla sua destra (in “Giallo Natale”, Mondolibri, 2004)

Il bambino rapito dalla Befana (in “Crimini”, di cui è anche curatore; Einaudi, giugno 2005)

The dark side / Il lato oscuro” (Einaudi, 2006)

Una terra promessa, un mondo diverso (in “Omissis”, Einaudi, 2007)

Neve sporca (in “Crimini italiani”, di cui è anche curatore; Einaudi, giugno 2008)

Progetto Cybus (in “Sul filo del rasoio”, Supergiallo Mondadori - Estate gialla 2010, giugno 2010)

Una terra promessa, una terra diversa (in “Scampia trip. Restare e (r)esistere a Scampia”, a Est dell’equatore, 2010)

Il triplo sogno del procuratore (in “Giudici”, con Camilleri e Lucarelli; Einaudi, 2011)

Intervista impossibile a Giuseppe Mazzini (in “Ti vengo a cercare”, Einaudi, 2011)

Ballo in polvere (in “Cocaina”, con Carlotto e Carofiglio; Einaudi, 2013)

Medusa (in “Giochi criminali”, con De Giovanni, De Silva e Lucarelli; Einaudi, 2014)

Caro Montalbano. Lettres au commissaire” (Istituto Italiano di Cultura Paris, 2017)

Traduzioni

L'energia degli schiavi, di Leonard Cohen (con Damiano Abeni; anche curatore; minimum fax, 2003)

Confrontiamo allora i nostri miti, di Leonard Cohen (con Damiano Abeni; anche prefazione; minimum fax, 2009)

Le spezie della terra, di Leonard Cohen (con Damiano Abeni; minimum fax, 2010)

Parassiti del paradiso, di Leonard Cohen (con Damiano Abeni; minimum fax, 2011)

Cinema

Romanzo criminale” (2005 - regia M. Placido, con un cameo come attore)

Sceneggiatore di “Noi credevamo” (2010 - regia M. Martone; premio David di Donatello 2011 per la sceneggiatura)

Il padre e lo straniero” (2010 - regia R. Tognazzi; coautore della sceneggiatura)

Suburra” (2015 - regia S. Sollima)

Soggetto e sceneggiatura di “Il permesso - 48 ore fuori” (2017 - regia C. Amendola)

TV

Collaboratore alla sceneggiatura del film TV “Nero come il cuore” (1994 - regia M. Ponzi, prod. Reteitalia)

Serie “Avvocati” (Rai Due, 1998)

“Onora il padre” (Mediaset, 2001 - regia G. Tescari, miniserie)

Collaboratore alla sceneggiatura di “Il giudice Borsellino” (progr. Mediaset 2004 - regia G. Tavarelli)

Autore di alcuni episodi della serie “La Squadra” (Rai Tre)

Story editor della serie “Crimini”, tratta dall'omonima raccolta di racconti (progr. Rai Due 2006; anche autore dell'episodio “Il bambino e la Befana”)

Sceneggiatore della serie “Il giudice Mastrangelo” (Rete 4)

Coautore del film TV “Gli ultimi del Paradiso” (Rai Uno, 2010)

Story editor della serie “Crimini”, tratta dalla raccolta di racconti “Crimini italiani” (progr. Rai Due 2010; anche autore dell'episodio “Neve sporca”)

Sceneggiatore della miniserie in 2 puntate “Il caso Enzo Tortora” (Rai Uno, 2012)

Sceneggiatore della miniserie in 2 puntate “Il giudice meschino” (prod. Fulvio Lucisano, 2013; trasmissione prevista Rai Uno, 2013/2014)

Autore e giudice del talent show letterario “Masterpiece” (Rai Tre, 2013/2014)

Teatro

“Acidofenico”, compagnia Koreja e musiche dal vivo dei Sud Sound System.
Festival di Santarcangelo 2000, Teatro Valle, Roma, 2000/2001.

“Generazione Suburbe”, con musiche dal vivo degli 'A67.
Teatro di Tor Bella Monaca, Roma, 23/1/2009.

“Pasolo Scalo” (con Serge Quadruppani), messa in scena dalla Compagnia Teatro Libero di Rebibbia.
Settimana delle legalità, Teatro Piccolo Eliseo, Roma, 10-14/3/2009.

“I fatti di Fontamara” (con Michele Placido; voce narrante).
Teatro India, Roma, 9-14/3/2010.

Varie

Territori (2009)

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L'idea di patria ieri e oggi
Seminario organizzato dalla Casa Editrice Laterza, Roma, 4 febbraio 2011

 

 


 
Last modified Sunday, November, 12, 2017